Movimento dei Focolari
Lisbona 2023: “Há Pressa no Ar” inno ufficiale della GMG

Lisbona 2023: “Há Pressa no Ar” inno ufficiale della GMG

Un canto all’unisono per i giovani di tutto il mondo. Padre João Paulo Vaz, sacerdote di Coimbra (Portogallo) è l’ideatore del testo dell’inno della GMG di Lisbona 2023, trasformato in musica da Pedro Ferreira, insegnante e musicista. Due giovani del Movimento dei Focolari (Gen), Lourdes Catalán e Ivan Ho, lo hanno intervistato. Manca davvero poco alla Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) 2023 e già tra i vicoli di Lisbona (Portogallo), città dove avrà luogo questo evento globale, è possibile ascoltare la voce dei primi giovani in arrivo cantare “Há Pressa no Ar” (C’è fretta nell’aria), inno ufficiale ispirato al tema “Maria si alzò e andò in fretta” (Lc 1,39). Scopriamo insieme a Padre João Paulo Vaz, sacerdote della diocesi di Coimbra e ideatore del testo, come è nato. Lourdes: Padre João Paulo, cosa rappresenta per lei la GMG e come mai ha deciso di partecipare al concorso per la selezione dell’inno di Lisbona 2023?

Padre João Paulo Vaz: Ho partecipato a ben 6 GMG nella mia vita (Parigi, Roma, Toronto, Colonia, Sydney e Madrid), alcune anche come responsabile della pastorale giovanile della diocesi. Ciascuna di queste ha segnato il mio percorso come uomo, come cristiano e come sacerdote. Sono state esperienze molto intense di fede e di comunione e, alcune cose in particolare, hanno lasciato l’impronta. Una di queste è sempre stata l’inno. Quando è arrivata la notizia che avremmo potuto partecipare al concorso per la realizzazione dell’inno di Lisbona 2023 ne sono stato molto contento, sia per la mia esperienza personale, sia in quanto compositore. Mi ero deciso a presentare il testo ma, a un certo punto, ho scoperto di aver dimenticato di iscrivermi per tempo perché bisognava dichiarare l’intenzione di partecipare, ancora prima di presentare il brano. Quando me ne sono reso conto ero molto triste, ma Dio non mi lascia mai solo. Un gruppo di partecipanti che si era iscritto per tempo e aveva solo pronta la base musicale mi ha chiesto comunque di poter ricevere le mie parole e sono entrato nel concorso. Poco dopo, ho appreso con grande gioia che la mia canzone era stata scelta. Ero felicissimo perché l’ho sentita davvero come una risposta di Dio al mio desiderio.

Ivan: Quale messaggio voleva trasmettere attraverso la composizione di questo inno? Padre João Paulo Vaz: In primo luogo, il messaggio che ho pensato di rivolgere a ciascun giovane è “Cristo è sempre con te, non ti abbandona mai e con Lui potrai amare molto di più”. Per questo, con Lui, “la mia voce si eleva più in alto e tutti la sentiranno”, come spiega la canzone, perché non si ha più paura. L’intero testo va in questa direzione e Maria, protagonista principale di questa GMG, nella semplicità e nell’umiltà della sua figura, rappresenta tutte queste cose: Colei che per prima eleva la sua voce perché porta Cristo con sé; la prima evangelizzatrice che rivela anche a noi, con il suo “sì” e in cammino verso Elisabetta, come portarlo agli altri. Ivan: A Lisbona si attendono tantissimi giovani da tutto il mondo. Come ci si sente a pensare che tutti insieme canteranno questo inno? Padre João Paulo Vaz: È molto importante dire che, dal momento in cui la canzone è stata scelta come l’inno della GMG, non ci appartiene più, non è più nostra. Non sono più le mie parole né la musica creata da Pedro Ferreira. È l’inno della GMG di Lisbona 2023. Io canterò con gli altri: questa sarà la più grande gioia. Lourdes: Se potesse sintetizzare in una o due parole l’inno, quali sarebbero? Padre João Paulo Vaz: la prima è “profondità”, che significa scoprire chi siamo, scoprire Cristo in noi e vivere a partire da lì; la seconda è “coraggio”, per essere la presenza di Dio nel mondo, per annunciare la vita. È in queste due parole che, a mio avviso, fiorisce l’esperienza della fede. Ivan: Qual è il suo messaggio personale per i giovani di oggi? Padre João Paulo Vaz: Vorrei usare le parole di Papa Francesco, pronunciate in uno dei video promozionali della GMG in cui invita ad andare avanti senza paura, costruire un mondo migliore ed essere protagonisti. Abbiamo tanto bisogno che i nostri giovani diano più valore al mondo, che tornino ai veri valori. È necessario abbandonare la paura ed essere consapevoli che sono loro stessi, i giovani, coloro che costruiranno un futuro migliore. E allora, caro giovane, non puoi star fermo ad osservare il mondo dalla poltrona: devi alzarti e andare, come Maria. La GMG, e questa in particolare, è un’opportunità per dire che ci credi e che sei disposto a fare quello che Dio ti chiede; più di ogni altra cosa, ti dice che non sei solo in questo. Un intero mondo di giovani e il Papa sono pronti a camminare insieme a te.

 Lourdes Catalán e Ivan Ho

(altro…)

Vivere la preghiera

Entrare nella preghiera significa ritrovare il centro dell’incontro tra l’io e la presenza di Dio nella nostra vita. Chiara Lubich, Don Pasquale Foresi e Igino Giordani, attraverso parole che si fanno oggi sempre più attuali, tracciano le linee di una spiritualità civile, di tutti, vissuta nelle strade delle città di tutto il mondo.    Mi sono resa conto che i tempi moderni richiedono una preghiera un po’ particolare. Un tempo si pensava che il mondo e il cosmo fossero fermi, fissi. C’era quindi da trovare Dio attraverso le stelle, attraverso i fiori, attraverso la contemplazione, la pace, l’unione con Dio, momenti di raccoglimento, di preghiera in Chiesa, davanti al Santissimo…  Adesso hanno invece visto che tutto il mondo è in evoluzione, è in cambiamento: tutto cambia, l’uomo si trova dentro in questo movimento, è ingaggiato in questa corsa verso la perfezione. E allora non può più star fermo a contemplare, deve esser partecipe con Dio di questa evoluzione, di questa creazione.  Per cui tutto quello che fate, alla scuola, in ufficio, in fabbrica, è un costruire, con Dio creatore, il mondo, portare avanti il mondo. Però noi lo dobbiamo portare avanti con questo sentimento: che noi partecipiamo alla creazione di Dio; quindi, che la nostra opera è un’opera sacra; noi siamo un braccio di Dio creatore che va avanti, costruisce il mondo.

Chiara Lubich (Castel Gandolfo, 25 febbraio 1989 in “Il Respiro di Dio” a cura di Fabio Ciardi, Città Nuova, 2022, p.122-123)

  Una forma di preghiera, molto importante, si può avere nel lavoro. Penso soprattutto agli operari delle fabbriche, a tutte le persone che durante il giorno sono sopraffatte da una fatica che toglie quasi la facoltà stessa di pensare e quindi, in certo senso, anche di pregare. Se con una semplice intenzione al mattino si offre l’esistenza quotidiana a Dio, si vive profondamente, durante tutto il giorno, in rapporto con Dio. E penso che quando alla sera questi lavoratori, anche se per pochi istanti perché stanchi, potranno raccogliersi con Dio, troveranno l’unità con lui: la trovano perché hanno vissuto tutto il loro lavoro in relazione a lui. E questa è appunto la cosa più importante: essere nel giusto rapporto con lui.  Ed è questo in fondo ciò cui l’umanità è aperta a sentire oggi: che cioè tutto l’universo e quanto in esso si compie, religiosamente sia inteso e si possa trasformare in una grande preghiera che dal mondo si leva a Dio.

Don Pasquale Foresi (in “Dio ci chiama. Conversazioni sulla vita cristiana” Città Nuova, 2003, p.116)

  Stamane m’è parso d’essermi avvicinato a Dio. Mai, credo, l’avevo sentito più vicino. La mia gioia è stata, ed è, grandissima. Sento d’aver trovato l’accesso libero per andare a Lui; e mio proposito è di non più allontanarmi. Ho vinto, per la grazia di Dio, gl’impedimenti che mi tenevano aggrappato alla terra. Ora sono in terra e abito in cielo (la mia ambizione è immane, ma la misericordia di Lui è maggiore. Lo amo tanto. Non m’intralciano più gli impulsi di vanità, di preferenze nelle amicizie. Vado direttamente a Dio, scartando questi cenci. Possono gli uomini tradirmi, calunniarmi, uccidermi: ma ho Dio; e amo loro, senza dipender da loro. Sono di Dio. Non mi serve altro.

Igino Giordani (in “Diario di Fuoco”, Città Nuova, 1992, p.196)

https://youtu.be/phX4yQqQNWQ   (altro…)

50 anni di Loppiano Prima: amore al creato e profezia in cammino

50 anni di Loppiano Prima: amore al creato e profezia in cammino

Il 27 e 28 maggio si è tenuto a Loppiano (Firenze-Italia) un appuntamento per celebrare l’anniversario della nascita della Cooperativa Loppiano Prima. A 50 anni da quel 19 maggio 1973, giorno in cui fu costituita, l’evento è stata un’occasione unica per ricordare i momenti fondativi, fare il punto sul cammino compiuto e rilanciare l’attività produttiva e commerciale con uno sguardo aperto al futuro. Condividiamo l’intervista a Maria Ghislandi e Giuseppe Marvelli, tra i primi soci fondatori. “Senza memoria non c’è futuro. Ritornare alle radici è perciò determinante e in questa sosta vogliamo mettere in rilievo il nostro continuo impegno a recuperare, rinverdire e declinare nel presente, le ispirazioni fondative e le scintille di profezia consegnate nel tempo da Chiara Lubich alla Cooperativa”. Con queste parole Beatrice Vecchione, attuale Presidente della Cooperativa Loppiano Prima, ha dato inizio all’evento celebrativo dal titolo L’amore al creato, una profezia in cammino, un momento speciale per ricordare i 50 anni della fondazione della Cooperativa che si è svolto il 27 e 28 maggio 2023 presso l’Auditorium di Loppiano, la cittadella internazionale dei Focolari vicino Firenze (Italia). Un weekend di scambio e condivisione con uno sguardo all’ecologia integrale, che ha svelato il cuore di questa esperienza precorritrice dell’agricoltura ecologica proprio durante la Settimana Laudato Sì. “La Loppiano Prima– continua Beatrice Vecchione- ha una sua fisionomia e tipicità che il titolo ben sintetizza ed evoca perché si tratta indubbiamente di 5 decenni di “amore al creato e di una profezia in cammino”, profezia di cui, andando alle radici, racconta anche Raffaella Pinassi Cardinali, pioniera  e da sempre punto di riferimento per la cooperativa agricola, che nasce nel 1973 sull’onda di una sfida, quella di dare supporto alla costruzione e allo sviluppo della cittadella di Loppiano. A partire dal 19 maggio di quello stesso anno, con 8 soci fondatori desiderosi di mettere a frutto i terreni che erano stati donati dalla famiglia Folonari al Movimento dei Focolari sulle colline del Chianti, nel Valdarno fiorentino, Loppiano Prima è una cooperativa ad azionariato diffuso che conta oggi 3.256 soci. Come precisato nello Statuto, “non ha finalità speculative ed è retta da principi di mutualità prevalente”. Inoltre: “suo fine precipuo è il conseguimento dell’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini, nonché il concorrere nel dare attuazione alla fraternità universale”. È così che, negli ultimi 50 anni, sui terreni incolti, che erano stati abbandonati a causa dell’emigrazione di tanti contadini nel dopoguerra, la Cooperativa Loppiano Prima si è resa protagonista di un’esperienza peculiare di agricoltura ecologica ante litteram, che ha messo al centro l’umanità, la natura e la loro relazione. Un soggetto attivo e operante all’interno di Loppiano ma presente nel territorio e per il territorio, frutto della generosità, della tenacia e della passione in particolare di tantissimi volontari di Dio del Movimento dei Focolari che, 50 anni fa, hanno sentito la chiamata a rispondere a questa profezia di Chiara Lubich: dare Dio con il lavoro; frutto soprattutto della fede di chi ha creduto e ha voluto prendersi cura di questo sogno che oggi riceviamo in eredità: amare il creato, facendo della propria vita testimonianza vera di Vangelo. Condividiamo il racconto di Maria Ghislandi e Giuseppe Marvelli, due tra primi soci fondatori di Loppiano Prima.

Maria Grazia Berretta

https://youtu.be/IQzEiEkzwAQ (altro…)

Indonesia, il dialogo come stile di vita

Il viaggio in Asia e Oceania di Margaret Karram e Jesús Morán, Presidente e Copresidente del Movimento dei Focolari, è giunto al termine. Ecco alcuni aggiornamenti su quanto vissuto nella tappa conclusiva: l’ Indonesia Panongan (Indonesia), 17 maggio 2023 – Sono le 8.00 di mattina nella parrocchia cattolica di S. Odelia, a circa due ore da Jakarta. L’Arcivescovo Ignatius Suharyo, Cardinale della capitale indonesiana, ha invitato i rappresentanti del governo e delle forze dell’ordine, della municipalità, dei villaggi e i capi religiosi musulmani, buddisti e indù, a presentare alla Presidente e al Copresidente dei Focolari un progetto sociale pilota, realizzato in ampia sinergia tra tutte le suddette forze della società civile, per la città di Tangerang/Banten. Con più di due milioni di abitanti, questa è la terza area più popolosa ad ovest di Jakarta, la capitale dell’Indonesia, che con tutte le città satellite raggiunge quasi 30 milioni di abitanti. Si tratta di una zona in cui c’è grande sviluppo, ma anche disuguaglianze economiche e la popolazione dei villaggi è povera, lavora nei campi di riso, vive dei prodotti della terra e di piccoli allevamenti di galline, capre e qualche mucca. Il territorio, a stragrande maggioranza musulmana, fa parte della parrocchia. Padre Felix Supranto – “Romo Felix” per tutti (“romo” significa “padre” in bahasa, la lingua ufficiale del Paese) è il dinamico parroco di S. Odelia con il dono di saper mettere insieme le persone. Fa gli onori di casa, insieme ai molti parrocchiani che negli anni ha coinvolto nei diversi progetti sociali. “Il dialogo che facciamo qui con i fratelli di diverse religioni è concreto – spiega il Cardinale – guarda alle necessità della gente. C’è bisogno di case, di sviluppare opportunità lavorative, di portare l’acqua nei villaggi. Stiamo lavorando per questo ‘insieme’ ed è importante che la Presidente e il Co-presidente dei Focolari siano venuti fino qui a vedere quello che potrebbe essere un modello di dialogo anche al di fuori dall’Indonesia. Il motto del nostro Paese è ‘unità nella diversità’ ed esprime molto ciò che siamo e come affrontiamo le sfide”. “Siamo onorati di avervi tra noi – dice padre Felix a Margaret Karram e Jesús Morán– per condividere il cammino che stiamo facendo. Fino ad oggi abbiamo costruito 12 case per aiutare i poveri ed è questo lavorare insieme che ci fa fratelli, pur nelle nostre diversità”. La giornata prosegue con la visita ad una scuola con ragazzi dai 6 ai 15 anni, a diversi villaggi in cui, grazie ai fondi raccolti, si è potuto portare l’acqua, iniziare un allevamento di mucche, capre e pesci gatto, dove il valore aggiunto è proprio il pieno coinvolgimento di tutti: istituzioni e gente del posto. La visita alla Madrassa – una scuola islamica – è l’ultimo appuntamento di questa prima giornata “sul campo” che ci mostra il carattere comunitario e solidale, vera forza di questo Paese. Bhinneka Tunggal Ika – siamo diversi, ma siamo uno Bhinneka Tunggal Ika, “Siamo diversi, ma siamo uno” è infatti il motto dell’Indonesia, iscritto sullo stemma nazionale che raffigura un’antica divinità, l’aquila giavanese. Il Paese dei record Con le sue 17.000 isole e gli oltre 300 gruppi etnici, ciascuno ricco di una propria vivace tradizione culturale, l’Indonesia è un Paese dalle molte diversità. E oggi la popolazione è orgogliosa di presentarsi al mondo come un esempio di tolleranza e convivenza tra diverse culture e religioni. Un esempio su tutti: la moschea Istiqlal (dell’Indipendenza) a Jakarta è la più grande del Sud-est asiatico. Si trova esattamente di fronte alla cattedrale cattolica   durante le più importanti feste cristiane come il Natale, la moschea garantisce il proprio supporto, fornendo                                                                                                       parcheggi ai fedeli cristiani; viceversa, per le festività islamiche. In Indonesia c’è la più alta biodiversità del pianeta, ma la deforestazione e lo sfruttamento delle risorse mettono a rischio la preservazione di questi ambienti naturali con gravi effetti. La ricchezza economica è distribuita in modo diseguale e si calcola che 27.000 famiglie milionarie (lo 0.1% della popolazione) posseggano più della metà della ricchezza del Paese. Anche se non è facile avere statistiche accurate, si conta che la popolazione attuale sia di 273 milioni, facendone il quarto Paese più popoloso al mondo. È il Paese con la popolazione musulmana più alta al mondo (86,1 %); i cristiani di diverse Chiese sono il 10,53% e l’appartenenza religiosa è riportata sulla carta d’identità. I focolarini nel Sud-est asiatico e in Pakistan Jakarta, 19 maggio 2023 – Guardando i focolarini della zona dell’Sud-est Asia e Pakistan che sono arrivati a Jakarta per ritrovarsi con Margaret Karram e Jesús Morán, viene in luce tutto il potenziale del continente asiatico e cioè l’incontro possibile tra popoli e culture molto diversi tra loro: dalla Tailandia al Myanmar, dal Vietnam all’Indonesia, a Singapore, alla Malesia. Molti sono collegati via web, come i focolarini del Pakistan, ma la distanza non impedisce una comunione profonda in cui emergono sia le sfide dell’inculturazione nei singoli Paesi, che la forza dell’unità, capace di raggiungere i più diversi ambiti. L’attenzione è alta durante il momento di domande e risposte con Margaret Karram, Jesús Morán, Rita Moussallem e Antonio Salimbeni (responsabili per il Dialogo interreligioso dei Focolari). Le focolarine di Ho Chi Minh (Vietnam) domandano come diffondere la spiritualità dell’unità in questo tempo in cui è difficile interessare le persone, i giovani in particolare. “In questo viaggio in Asia e Oceania – spiega Margaret – ho capito che il modo che abbiamo usato fino ad oggi per offrire la spiritualità dell’unità deve cambiare, perché la società è cambiata. Viviamo tutti così ‘connessi’ gli uni agli altri che occorre trovare il modo di presentare le varie vocazioni non ciascuna per conto suo, ma le une accanto alle altre, magari quando ci si incontra come comunità del Movimento a livello locale, poi sarà Dio a parlare al cuore di ciascuno, a chiamare alle diverse strade.  Vedo che ciò che tocca il cuore delle persone è l’attenzione personale, costruire rapporti veri, fatti di amore disinteressato. Devono trovare in ciascuno di noi un fratello, una sorella, un amico. Solo quando avremo costruito un rapporto, potremo invitarli a conoscere la spiritualità del Focolare”. “A volte ci sembra di non avere i metodi adeguati per interessare le persone alla spiritualità dell’unità – prosegue Jesús sulla stessa linea – ma attenzione a cedere alla tentazione di adeguarci alla corrente del mondo per essere accettati a tutti i costi. Dobbiamo stare nel mondo, perché è bello, l’ha creato Dio. Ma il contrasto con il mondo dobbiamo sentirlo; è cristiano sperimentarlo, perché noi apparteniamo ad una verità, quella di Cristo, che va al di là del mondo”. Il dialogo come stile di vita Jakarta, 20 maggio-Yogyakarta, 21 maggio 2023 – “Da febbraio 2021 la nostra vita in Myanmar è cambiata completamente. La mia regione è quella in cui il conflitto è più grave. Nessuno dovrebbe sentire le esplosioni dell’artiglieria e dei bombardamenti aerei, non è umano. Radicati in Dio e concentrati nel vivere nel presente – perché non sappiamo se ci saremo domani – continuiamo a portare alla nostra gente amore e nuova speranza. Capisco ogni giorno di più l’invito di Gesù: ‘Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici’ (Gv 15,13)”. A parlare è Gennie, birmana, che lavora per un’agenzia umanitaria che si occupa degli sfollati, che dal colpo di stato sono oltre un milione. La sua è una delle testimonianze che hanno raccontato la vita e le sfide delle comunità dei Focolari nel sud-est asiatico al forum “Il dialogo come stile di vita”, che si è tenuto in partnership con l’università cattolica di Jakarta “Atma Jaya”. Presenti circa 290 persone provenienti, oltre che da varie parti dell’Indonesia, da vari Paesi del Sud-est asiatico. Atri 300 erano collegati in streaming dal Pakistan e da altre parti. Al centro delle testimonianze raccontate c’è la cultura del dialogo che è vissuta in queste terre su base quotidiana, diventando uno stile di vita, anche economico, come racconta Lawrence Chong di Singapore. Dal 2004 dirige un’azienda di consulenza gestionale con altri due soci, un metodista e un musulmano, secondo i principi di Economia di Comunione. “Oggi siamo presenti in 23 Paesi e il nostro lavoro è realizzare un cambiamento, incidere sul sistema economico e migliorarlo, sulla base dei principi dell’interdipendenza e dell’amore reciproco”. Dopo la festa in cui i diversi popoli presenti hanno aperto le porte alla grande ricchezza culturale e alla varietà delle tradizioni, Margaret Karram e Jesús Morán hanno risposto ad alcune domande e hanno condiviso le loro prime impressioni di questo viaggio. “L’Asia è il continente dove sorge il sole, mentre noi veniamo dall’Europa, dove il sole tramonta – dice Jesús -. In Asia e in Oceania abbiamo trovato una Chiesa molto viva, come pure la presenza delle diverse religioni e noi siamo stati immersi in questa luce che abbiamo trovato nella profonda umanità delle persone. Noi abbiamo ricevuto tanta speranza per la Chiesa, per l’Opera di Maria. Questa speranza non deluderà se questi popoli resteranno fedeli a sé stessi. Naturalmente abbiamo visto anche i problemi: povertà, conflitti, guerre. Dunque, è vero che il sole sta sorgendo in queste terre, ma abbiamo davanti a noi anche una grande sfida: che il Vangelo sia anche portatore di un messaggio di liberazione per questi popoli” Il Nunzio apostolico, Mons. Piero Pioppo, venuto a celebrare la S. Messa, augura che la parola dell’unità e della comunione possa fiorire e diffondersi in questo mondo che ne ha estremo bisogno.  Le radici del movimento in Indonesia Anche a Yogyakarta Margaret e Jesús sono stati accolti dalla comunità dei Focolari con la tradizionale danza di benvenuto. L’incontro è stato un viaggio nella ricchissima cultura e nelle tradizioni giavanesi e l’occasione per conoscere le radici e lo sviluppo del Movimento in Indonesia dove, dopo diversi viaggi dalle Filippine a partire dalla fine degli anni ‘80, il focolare è arrivato nel 2004 a Medan. Ma nessuno dimenticherà mai il 2006, l’anno del terribile terremoto che ha fatto migliaia di morti, con epicentro sull’isola di Giava, nella regione di Yogyakarta, dove si trova ora il focolare. Bapak Totok, uno degli animatori della comunità locale, racconta come il Movimento dei Focolari, insieme alla gente del posto, si siano rimboccati le maniche per aiutare nella costruzione di 22 “Pendopo” (centri comunitari in altrettanti villaggi) e un progetto sociale. Sono stati un segno di pace e di unità anche tra persone di fedi religiose diverse. Università islamica Sunan Kalijaga: in dialogo per promuovere la fratellanza Yogyakarta, 22 maggio 2023 – Con i suoi 20.000 studenti, l’università “Sunan Kalijaga” è un importante centro accademico nazionale di studi islamici e dal 2005 ha anche un Centro culturale per il dialogo interreligioso. Davanti a 160 studenti, docenti e membri della comunità locale dei Focolari, Margaret Karram, insieme Rita Moussallem e Antonio Salimbeni, partecipano al Seminario “In dialogo per promuovere la fratellanza”. Un tema che risuona in modo del tutto speciale qui, dove il dialogo “esce” dalle aule universitarie o dai forum di studio, poiché è allo stesso tempo la sfida e il fondamento della società indonesiana. “La presenza dei leader del Movimento dei Focolari è importante – spiega la prof.ssa Inayah Rohmaniyah – perché ci permette di fare un passo in più: non guardare solo all’Indonesia, ma diventare insieme costruttori di un mondo rinnovato dai valori della fraternità che stiamo vivendo, qui, oggi”. Le domande degli studenti si concentrano sulla strategia del dialogo per combinare diversità culturali e religiose anche in situazioni di conflitto sociale. “A volte parliamo molto delle difficoltà e poco delle ricchezze che queste diversità portano in sé,  risponde Antonio Salimbeni-. “Innanzitutto, siamo esseri umani, fratelli e sorelle, per questo è importante essere aperti, capire la religione dell’altro dalla sua prospettiva; provare a pensare come un musulmano pensa, come un indù pensa, vedere il mondo come l’altro lo vede”. Il viaggio si conclude, ma un mondo si apre 45 giorni di viaggio, 5 Paesi visitati, alcune migliaia di persone incontrate – 1.500 solo nell’ultima tappa indonesiana. Dopo aver conosciuto popoli e culture molto diverse, toccato con mano le sfide, ma anche la vitalità della Chiesa in Paesi dove il cristianesimo è minoranza, visto il dialogo tra persone di religioni diverse in atto nel quotidiano e capace di dar vita a risposte concrete ai problemi sociali ed economici dei popoli; condiviso la vita delle comunità dei Focolari in questo pezzo di mondo, il primo viaggio ufficiale di Margaret Karram e Jesús Morán in Asia e Oceania volge al termine. Non è facile fare bilanci così a caldo, ma la domanda arriva puntuale. Margaret condivide alcune impressioni negli ultimi appuntamenti pubblici: “Sento fortemente che Dio sta chiedendo al Movimento, in Asia in particolare, ma anche in tutto il mondo, di fare un passo importante. Il dialogo deve diventare il nostro stile di vita, il nostro modo di agire in ogni momento. Non possiamo continuare a fare come prima, guardare solo al nostro Movimento e fare le nostre attività. È arrivato il tempo di uscire fuori, lavorare con altre organizzazioni, con persone di diverse religioni, come si fa già qui. Allora corriamo, non c’è tempo da perdere! Questo viaggio mi ha dato ancora una volta la conferma che l’unità e la pace nel mondo sono possibili. A volte guardando il mondo oggi con le guerre, le ingiustizie, mi veniva da dubitare. Ma in tutti i Paesi che abbiamo visitato ho incontrato moltissime persone impegnate a realizzare una società diversa, a costruire ponti, anche con grande sacrificio. Sono loro che mi hanno dato la certezza che insieme potremo fare la differenza e dare il nostro contributo”.

Stefania Tanesini

(altro…)