Movimento dei Focolari

Lucio Dal Soglio, il suo Natale

Dic 26, 2014

Il 23 dicembre scorso, si è spento Lucio Dal Soglio. Primo a portare la spiritualità dei Focolari in Africa. Il popolo africano ed il Movimento dei Focolari nel mondo lo ricordano con immensa gratitudine.

LucioDalSoglio“Te ne sei andato in silenzio, quasi furtivamente e senza disturbare. Forse desideravi arrivare in tempo per celebrare il tuo Natale definitivo lassù, quello alla Vita …”, scrive uno dei focolarini che ha vissuto con lui negli ultimi anni a Rocca di Papa. Nato il 22 febbraio del 1927, conosce l’Ideale dell’unità a Pisa nel ‘52, mentre frequenta la Facoltà di medicina. Dopo alcuni anni in Italia (Roma, Pescara, Torino), ecco la grande svolta: l’Africa. Siamo ai primi di ottobre del ‘62, quando Chiara Lubich e don Foresi chiedono a lui e Nicasio Triolo, altro medico focolarino: “Siete pronti a partire per l’Africa?”. L’11 febbraio del ‘63 approdano in Camerun assieme a Danilo Gioacchin, veterinario e veneto come Lucio. La vita li è un quotidiano interrogarsi sulla realtà circondante, in un atteggiamento di onesto e disarmato rispetto per una cultura finora completamente estranea e per le sue genti. Stupore, incertezze, scoperte e percezione acuta dei limiti di fronte al mistero, ma soprattutto apertura incondizionata ai piani di quel Dio che trasformerà il tutto in uno stupendo “canto d’amore” che scorre parallelamente alla fondazione del Movimento e all’irradiazione dell’Ideale dell’unità nel continente africano. Questo periodo così particolare Lucio lo vivrà in stretto rapporto con Chiara Lubich che si recherà in Camerun nel ’65, ‘66 e nel ‘69. Più tardi Chiara andrà in Kenya nel ‘92 e ancora a Fontem (Camerum, dove nel frattempo è sorta la prima cittadella dei Focolari in Africa), per l’ultima volta nel 2000. Lucio ne è felicissimo quando costata che “nel giro di 35 anni il sogno di Chiara è diventato realtà, che Dio c’è, che l’amore è vero e che l’amore scambievole è il segreto della felicità; e questo perché la Madonna ci ha abbracciato tutti in una sola famiglia”.

FONTEM 1970-75

Da sinistra: Lucio Dal Soglio, Georges Mani, Dominic Nyukilim, Teresina Tumuhairwe, Benedict Murac Manjo, Marilen Holzhauser, d. Adolfo Raggio, Nicolette Manka Ndingsa.

Lucio non amava parlare di se, non si metteva mai in mostra, non appariva. Ma per quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, Lucio è stato un “grande Baobab” – come alcuni amici africani hanno scritto in questi giorni. Moltissimi gli echi arrivati dall’Africa: “Non saremo mai abbastanza grati a lui per quanto ha fatto per l’Opera di Maria qui in Africa!!!”. “Il suo amore per l’uomo era infinito, perché per lui ogni uomo era Cristo, colui che Lucio amava senza inganni …”. “Lo ricordiamo sopratutto dalla sua radicalità e sincerità nel vivere il Vangelo, un fratello maggiore, un amico vero che ci ha sempre accompagnato in questo ‘santo viaggio’ della vita”. “Immagino ‘Maria Africana’ con le braccia spalancate per accogliere questo suo figlio prediletto assieme a tanti altri che hanno vissuto, sofferto, lavorato e amato senza misura per portare l’Ideale dell’unità in terre d’Africa. Non è un momento di tristezza questo, ma di ringraziamento profondo a Dio per il dono di aver percorso un tratto del nostro santo viaggio con Lucio che ci è stato padre, fratello maggiore e amico.” La parola del Vangelo che Chiara Lubich gli aveva indicato come faro per la sua vita, era: “E lasciate le novantanove, andò in cerca della pecorella smarrita” (Mt. 18,12). “Preghiamo per lui – scrive ai membri dei Focolari Maria Voce – e chiediamo a lui di aiutare l’intera Opera di Maria a compiere il disegno di Dio, perché tutti siano uno”. Leggi anche: Presi dal Mistero

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