17 Ott 2015 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo
«Non sono mancati in questi anni, studi ed approfondimenti sia su Paolo VI, il “timoniere del Vaticano II”, che sulla Fondatrice dei Focolari. Ma non era ancora venuto il momento per approfondire l’intreccio provvidenziale dei rapporti intercorsi tra Giovanni Battista Montini e Chiara Lubich che risalgono, appunto, a quel periodo. Un Papa e una laica, una donna: cosa potevano avere in comune? La storia non finisce mai di sorprendere. E col concorso del lavoro svolto in comune dall’Istituto Paolo VI e dal Centro Chiara Lubich sono scaturite le due giornate di studio del 7/8 novembre 2014, che avevano come argomento Paolo VI e Chiara Lubich. La profezia di una Chiesa che si fa dialogo. In questo modo si è giunti all’attesa pubblicazione. Il libro, uscito alle stampe nel luglio 2015, ripercorre quelle giornate, che hanno permesso di conoscere, sotto prospettive di ambito storico, sociale, ecclesiale, ecumenico e teologico, il rapporto iniziato nel 1952 tra l’allora sostituto della Segreteria di Stato mons. Montini e Chiara Lubich, fino alla morte di Paolo VI nel 1978. Il percorso ha toccato periodi importanti sia per la Chiesa sia per il Movimento dei Focolari con la spinta carismatica che lo contraddistingueva fin dai primi passi compiuti nella città di Trento. Dalla verifica degli anni ‘50 sono emersi i forti dubbi dell’autorità ecclesiastica nei confronti della novità costituita dal Movimento ed il loro superamento all’inizio degli anni ‘60 con le prime approvazioni. Qui Paolo VI ha avuto un ruolo fondamentale con il suo impegno personale nella progressiva configurazione giuridica e istituzionale del Movimento. Un argomento ancora poco conosciuto, ma di grande interesse, è legato alla presenza dei Focolari nei Paesi dell’Europa dell’Est, fin dai primi anni ‘60, in piena Guerra Fredda, assieme all’intensificarsi di importanti contatti in campo ecumenico realizzatisi nello stesso periodo. Quanto esposto, è stato ampiamente documentato da una folta corrispondenza epistolare tra Chiara e Paolo VI e da quanto la Lubich ha scritto nel suo diario in seguito alle udienze private con papa Montini. Accanto a queste due figure è venuto in evidenza anche il ruolo di Igino Giordani, amico personale di Paolo VI il quale, ancora giovane monsignore a Roma, soleva frequentare la casa dell’allora bibliotecario del vaticano, futuro membro della Costituente e cofondatore del Movimento dei Focolari a fianco di Chiara Lubich. Maria Voce, presidente dei Focolari, ha evidenziato che «c’è una consonanza profonda che si rivela in modo speciale nella finissima capacità spirituale di Paolo VI nel cogliere nel carisma donato da Dio a Chiara Lubich l’agire dello Spirito Santo nel momento cruciale della celebrazione del Concilio Vaticano II che si apre al dialogo a 360°. Incontrando Chiara, egli ascolta, valorizza, incoraggia. Colpito nel 1964 dal carattere ecumenico del Movimento, esorta: “Come Lei ha aperto un dialogo con i cristiani non cattolici, così faccia anche con chi non ha fede”». «È una storia – nota Don Angelo Maffeis, presidente dell´Istituto Paolo VI – i cui inizi risalgono a ben prima della stagione del Vaticano II e che merita di essere ricostruita per illuminare il retroterra di contatti personali e di esperienze ecclesiali che ha gradualmente fatto maturare gli orientamenti proposti da Paolo VI nel corso del pontificato». Gli altri contributi – Andrea Riccardi, Alberto Monticone, Lucia Abignente, Paolo Siniscalco, Joan Patricia Back, Alberto Lo Presti, Adriana Cosseddu e Piero Coda – hanno illuminato sotto vari aspetti «la grandezza della profezia di una Chiesa che si fa dialogo». Due carismi si sono incontrati, si sono riconosciuti ed hanno lavorato insieme per rendere la Chiesa “casa di comunione”, e per ciò in dialogo col mondo. Il volume Paolo VI e Chiara Lubich. La profezia di una Chiesa che si fa dialogo è curato da Paolo Siniscalco e Xenio Toscani ed è edito da “Studium”». Caterina Ruggiu (altro…)
8 Set 2015 | Focolari nel Mondo
La presentazione di questo volume redatto in co-participazione tra l’Istituto Paolo VI e il Centro Chiara Lubich e pubblicato dall”Edizioni Studium, si terrà al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo Via S.Giovanni Battista De La Salle il prossimo 27 settembre. La data è stata scelta perché vicina alla prima memoria del beato Paolo VI (che si celebra il 26 settembre)

Depliant con il programma
Il programma si articolerà in due momenti. Dopo il saluto di Maria Voce – Presidente del Movimento dei Focolari – e di don Angelo Maffeis – Presidente dell’Istituto Paolo VI – ci sarà una tavola rotonda con Mons. Vincenzo Zani, segretario della congregazione per l’Educazione Cattolica, la dott.ssa Giulia Paola Di Nicola e Mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano Laziale. Moderatore Alessando De Carolis. Seguirà un concerto su musiche di Frederic Chopin interpretato al pianoforte da don Carlo José Seno, dal titolo “Aperto sul mondo”. Meditazione in musica sulla vita del beato Paolo VI. (altro…)
31 Ago 2015 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo, Senza categoria
I contributi raccolti nel presente volume analizzano i rapporti che si sono intrecciati tra Giovanni Battista Montini-Paolo VI, Chiara Lubich, Igino Giordani e il Movimento dei Focolari (Opera di Maria). È una storia che risale a ben prima della stagione del Vaticano II e che ha avuto un seguito anche dopo la metà degli anni Sessanta, in un periodo che ha visto la crescita e l’affermazione all’interno della Chiesa cattolica di numerosi movimenti ecclesiali. Dall’analisi di documenti d’archivio inediti emerge il profondo legame tra Chiara Lubich e Giovanni Battista Montini, il quale, fin dagli anni del servizio in Segreteria di Stato e durante il suo pontificato, seppe valorizzare e incoraggiare la dimensione cristocentrica, fraterna ed ecumenica del carisma del Movimento dei Focolari. A testimonianza le parole di Chiara Lubich dopo la morte di Paolo VI: «Per me il Papa non è morto, ha cambiato sede: dalla cattedra di Pietro dalla quale vigilava anche su di noi e ci proteggeva, alla presenza di Dio dove non può non continuare a proteggerci con quell’amore sensibile, fattivo, materno, costante di cui ci aveva colmati quando era su questa terra». Quaderni dell’Istituto Paolo VI
6 Ago 2015 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Così è dell’editoriale a sua firma del 20 aprile 1958. Con scrittura incisiva ed efficace, Chiara Lubich tratteggia le impressioni riportate da una visita all’Expo ‘58 di Bruxelles nella primavera di quell’anno. Si era recata in Belgio per la settimana di Pasqua: il Movimento iniziava proprio allora a muovere i suoi primi passi oltre la cerchia delle Alpi, nel cuore dell’Europa. Si comprende allora la grande impressione suscitata dalla visita: «Il 17 aprile – scrive Chiara Lubich – s’è aperta la mostra internazionale di Bruxelles. […] È qualcosa di colossale. Le più grandi potenze, i più grandi Stati dei cinque continenti sono andati a gara nello sfoggiare il meglio della loro genialità. […] Alla vista di queste costruzioni modernissime, arditissime nelle linee, nei colori, nelle luci, ma spesso composte in un sano e artistico equilibrio, con espressioni architettoniche le più varie, le più strane, non si può non rimanere ammirati. […] Il padiglione, che ha attirato la nostra attenzione però in modo particolare, è stato quello della Santa Sede. Si erge quasi di fronte a quello sovietico ed accanto a quello americano. È denominato “Civitas Dei”. Porta nel cuore una chiesa, improntata a uno stile snello e armonico, forse perché ricco di contenuto, molto elegante e modernissima. […] Lì sotto s’erge un altare, dove saranno celebrate di continuo delle Sante Messe. […] Gesù vivo, quindi, che continuamente s’immola per tutti, e la parola della verità di un Re che non è di questo mondo, sono le ricchezze esposte a Bruxelles dalla “Città di Dio”, mentre accanto, fra il resto, un rompighiaccio atomico, lo Sputnik II, una monumentale statua di Lenin occuperanno il Padiglione sovietico; un teatro gonfiabile e molte espressioni dell’arte moderna e del folklore il padiglione americano. Sì, Gesù alla mostra di Bruxelles, come un giorno Gesù alle nozze di Cana. Il Figlio dell’Uomo non disdegna di mescolarsi a tutte le faccende umane e, attraverso l’armonioso suono delle campane, farà arrivare il ricordo dell’eterno e del divino a tutti coloro che si sono lì riuniti, ad esaltare le capacità dei popoli, che Egli ha creato. Gesù che muore sull’altare per tutti, anche per quelli che di Lui non si curano, gonfi magari della loro scienza, delle loro scoperte, o che, addirittura, Lo combattono. Gesù, che insegna ancora la Verità attraverso coloro di cui ha detto “chi ascolta voi ascolta Me”. Questi i doni, il «prodotto» della Chiesa Cattolica, che Lo continua. Gesù Eucaristia, il frutto della Chiesa, come già un tempo Gesù di Nazareth, il frutto del purissimo seno della Vergine Maria. E lì all'”Expo ’58”, come in ogni nostra chiesa, Gesù cercherà di saziare la sete di luce, di amore, di ardimento, di potenza, negli uomini. Gesù espone Se stesso, o meglio il suo concreto amore, e si offre per salvare gli uomini anche lì, dove tutto parla di energia atomica, di tecnica, di invenzioni, di novità. È Lui la più grande novità, l’eterna scoperta, mai scoperta; Colui Che rimarrà, anche quando nei secoli nessuno ricorderà i particolari della mostra di Bruxelles, come nessuno oggi sa il nome degli sposi di Cana. Sta lì per non lasciare delusi, per riempire il vuoto che si creerà in molte anime – nonostante lo sciorinamento delle ricchezze più belle di oggi – quando si sarà sperimentata la vanità di tutto, anche del meglio, che non sia radicato in Dio […]». Fonte: Centro Chiara Lubich. Leggi il testo integrale (altro…)