Movimento dei Focolari

Chiara Lubich, fiorentina ad honorem

Set 21, 2000

In una città spiccatamente laica si apre una pagina di dialogo vitale. Firenze, 16 settembre 2000

In oltre 3000 per la cerimonia a Palazzo Vecchio, in collegamento con maxischermo in piazza della Signoria. Gli interventi del Sindaco, del Presidente della Commissione Europea Prodi, la testimonianza di Chiara Lubich. Presenti il card. Piovanelli, vescovi, parlamentari sindaci italiani e europei, l’imam musulmano, rappresentanti del buddismo, di altre Chiese e di movimenti ecclesiali. “In questo momento storico caratterizzato sempre di più dalla chiusura e dalle intolleranze verso tutte le diversità, con la cittadinanza onoraria viene riconosciuta l’ opera di Chiara Lubich, finalizzata al dialogo tra le diverse confessioni religiose e tra i popoli e la sua tenace volontà nel ricercare sempre punti di incontro e di condivisione anche con chi non professa alcuna fede religiosa, per la promozione dell’umanità”. Questo uno dei punti centrali della motivazione letta dal presidente del Consiglio Comunale, Alberto Brasca, nella solenne cornice del salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio. “Un messaggio che non parla solo ai credenti – ha affermato il sindaco Leonardo Domenici. “Parla anche a chi, da laico, non vuole mai smettere di credere che questo mondo, che questa società necessiti di profonde trasformazioni, per far sì, – come dice Chiara – che la sfida ‘di questo millennio sia la costruzione di un nuovo mondo di pace”. E definisce questo giorno, “un giorno di impegno e di riflessione, non solo occasione per festeggiare una nuova cittadina”. Apertura e dialogo quanto mai urgenti in un’Europa che si sta avviando verso un passaggio che il Presidente Prodi definisce “drammatico”: “di fronte alla scelta se rimanere chiusa o se portare a termine l’unità dell’Europa con l’allargamento ad est passando da 370 a 500 milioni di persone, ma con un aumento di reddito solo dell’8 per cento”. Prodi richiama uno slogan esigente di Chiara Lubich: “Amare la patria altrui come la propria”. E avverte “guardate che questa apertura non è la rinuncia alla nostra identità. E’ solo l’apertura agli altri che fa della nostra identità un’identità forte. Quando si ha questo concetto dell’unità nella diversità, nel confronto, nel colloquio continuo, immediatamente si riesce ad avere anche il coraggio della propria identità”. E Chiara Lubich, dopo aver ricordato il ruolo di Firenze nel mondo e le figure che hanno contribuito a renderla un crocevia di dialogo, ha parlato – scrive il “Corriere di Firenze” “con note di particolare profondità dell’eredità spirituale e culturale che il Movimento porta in regalo alla città”. Qui la neo-cittadina ha mostrato il coraggio della propria identità offrendo a quel pubblico così variegato la testimonianza della sua esperienza di Dio, radicata nel Vangelo, anima del dialogo a tutto campo in cui è impegnato il Movimento dei Focolari. Parole ascoltate “in un silenzio quasi religioso” come è stato detto in un servizio al TG 1. “A Chiara Lubich è stata riconosciuta la capacità di dialogo” ha detto l’Assessore allo Sport, Eugenio Giani. La cerimonia stessa ne è stata un’esperienza viva. Lo ha ben espresso il giorno seguente, quando è intervenuto al Palazzetto dello Sport di Firenze, prima dello spettacolo del Gen Rosso: “Non ho mai visto in questa sala personalità di fedi e di discipline così diverse: dall’ortodosso, al buddista, tutti lì a stringersi intorno a un atto che confermava, intorno alla persona di Chiara Lubich, una spiritualità talmente intensa da superare ciò che può essere una singola confessione, per testimoniare valori spirituali di fondo che in qualche modo, laicamente, tutti abbiamo accettato e in cui ci siamo immedesimati e che ci hanno dato una gioia profonda nel vivere un momento come quello”. “Tante fasce tricolore, tanti sindaci d’Italia, orgogliosi di essere lì. In qualche modo, conferendo la cittadinanza onoraria a Chiara Lubich abbiamo sentito di interpretare un sentimento profondo dei rappresentanti delle nostre comunità, di tutto il Paese, che ci ha riportato, una volta tanto, al senso di dialogo, di apertura, di proiezione internazionale con cui Firenze si vuol caratterizzare e di cui è caratterizzata la sua storia”.   

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