25 Lug 2017 | Chiara Lubich, Cultura
Quando Chiara Lubich, in uno scritto del ’49, afferma che il «dire è dare» apre nuove prospettive nel campo delle scienze del linguaggio. Questa sua intuizione, scaturita, prima di tutto, da una profonda esperienza di vita, si è dimostrata infatti particolarmente feconda per temtare nuovi itinerari di indagine in ambito linguistico e letterario. Ne sono un esempio i contributi qui raccolti, presentati in occasione del primo Convegno internazionale del Gruppo di studio e di ricerca dell’area linguistico-letteraria della Scuola Abbà. Gli autori, di varie provenienze geografiche e disciplinari, si sono lasciati interpellare dalle molteplici implicazioni che la “parola” – intesa come dono e relazione – suscita all’interno delle dscipline che li vedono impegnati come docenti, studenti o cultori appassionati. Ne nasce un percorso vario che apre ad ulteriori approfondimenti. Contributi di : I. A. Latorre – M.C. Atzori – E.M. Brito de Faria – A. Calabrese – C. Cianfaglioni – V. Crupi – D. Falmi – M.C. Ferro – A. Gòmez Olmos – P.K. – T.Hu – M.P. Marìn Ferrer – A. Nichilo – M. Pantalone – R.C. Pereira da Silva – S. Perniola – A.P. Pinheiro da Silveira – H. Rebelo – A.M. Rossi – J.W. Somogyi – K- Wasiutynska. Città Nuova Editrice
24 Lug 2017 | Chiesa, Cultura, Famiglie, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Dare a tutti, bambini e ragazzi, l’educazione necessaria a riscattare la propria dignità e costruire il proprio futuro. Questo l’impegno che accomuna le numerose attività di Scholas Occurentes (scuole del dialogo) e AFNonlus dei Focolari, con attività e interventi rivolti a ragazzi di tutto il mondo e una metodologia basata sui valori. Le radici di Scholas, organizzazione internazionale che lo scorso 9 giugno ha avviato le sue attività anche in Italia, con una cerimonia di inaugurazione ufficiale della nuova sede nel Palazzo San Calisto a Roma, risalgono a circa venti anni fa. Jorge Mario Bergoglio era arcivescovo della città di Buenos Aires e aveva intuito il valore delle cosiddette “escuelas de vecinos”. Nel 2013 Papa Francesco ha trasformato quelle scuole di quartiere in una Fondazione Pontificia per promuoverne il paradigma a livello mondiale. La rete attualmente comprende oltre 400mila scuole in collegamento tra loro nei cinque continenti, di tutte le confessioni religiose e anche laiche, pubbliche e private, presenti in 190 Paesi. Alla cerimonia, condotta da Lorena Bianchetti di Rai1, a cui abbiamo partecipato, il Papa ha desiderato essere presente e, di fronte a numerose autorità religiose e istituzionali e rappresentanti dell’associazionismo, ha dialogato a braccio in spagnolo con i giovani di vari paesi del mondo collegati via web. “In questa società” spesso “istruire” diventa “selezionare”, ha sottolineato, invece bisogna “darsi la mano: abbracciare, non aggredire e riconoscere che nessuna persona è un ‘no’, tutti sono un ‘sì’ ed hanno un significato. A volte nell’educazione, “selezioniamo male, creiamo gruppi chiusi”. “Siamo incapaci – ha detto il Papa – di pensare con un altro, incapaci di lavorare con l’altro”. L’educazione, invece è la capacità di parlare “il linguaggio della mente, del cuore, delle mani”. Occorre dunque “unità dentro ognuno di noi” ha detto ancora Francesco: “Se credo quello che sento, che penso, che amo, allora comunico”. “Siamo in un mondo in cui domina la globalizzazione e la globalizzazione è buona – ha spiegato il Papa – però il pericolo è di concepire la globalizzazione come una palla da biliardo, tutta uguale: una sfera dove tutto è equidistante dal centro, ma in cui si annullano le caratteristiche personali di un ragazzo o di una ragazza”. Invece “l’autentica globalizzazione è un poliedro” dove cerchiamo l’unità, ma ciascuno mantiene la propria peculiarità, la propria ricchezza.
Il presidente di Scholas, José María Del Corral, ha spiegato come questo passo “sia fondamentale nel percorso di crescita internazionale della fondazione”. Inoltre la vicinanza del Santo Padre è di stimolo a “intensificare gli sforzi sul fronte dell’educazione partecipata dei giovani”. Anche in Italia ha aggiunto, “Scholas si appella a tutte le forze sane della società per unire gli sforzi e collaborare costruttivamente”. Questa la sfida di Scholas e la sfida di AFNonlus dei Focolari, tra i partner dell’iniziativa, con quasi un centinaio di interventi in una cinquantina di Paesi del mondo e programmi educativi a favore dei ragazzi svantaggiati. “Si tratta di un progetto impegnativo, ma affascinante – ha detto Andrea Turatti, presidente di AFNonlus –. L’aula globale da realizzare mediante il web aiuterà a sviluppare strategie educative e un’azione di promozione umana e sociale nello spirito di sussidiarietà e nella prospettiva della fraternità universale”. Giovanna Pieroni Fonte: AFNonlus online Video (altro…)
22 Lug 2017 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Agostino ci dona una delle intuizioni più preziose del mistero della preghiera: «L’orecchio di Dio è sul tuo cuore» (commento al Salmo 148). Lasciare che l’orecchio di Dio si posi sul nostro cuore, aprire il nostro cuore all’orecchio di Dio: di questo si tratta, questa è l’arte della preghiera; un’arte del resto, per tutti; invero, non è nostra, ma dello Spirito che Dio ci dà e che prega in noi, poiché noi non sappiamo come e per cosa dobbiamo pregare (cf. Rm 8, 26s). […] Pregare è elevare il cuore a Dio. Ma ne siamo capaci? Non è troppo limitato il raggio della nostra percezione, perché il nostro cuore possa da solo elevarsi a Dio? Non è troppo debole lo slancio del nostro cuore? Non solo attaccati al nostro cuore pesi che, gravando su esso, lo paralizzano e lo trascinano verso il basso? Che cosa ci dà il coraggio di affermare: Abbiamo il cuore rivolto al Signore? Il suo orecchio. Egli l’ha chinato verso di noi. Il Padre ascolta il Figlio. E costui è disceso tra noi, nella nostra carne, nel nostro cuore. Nel cuore del Figlio, il Padre ode ogni battito del nostro cuore, nel cuore del Figlio ritrova il nostro cuore. In Lui, nel quale siamo creati, amati, sorretti, accolti, Egli ascolta noi. Elevare il nostro cuore vuol dire lasciarlo là dov’è, e scoprire che là dov’è, presso di noi, è il cuore di Dio nel cuore di suo Figlio. Abbandonati in Lui e ti sorreggerà. In Lui, l’orecchio di Dio è sul tuo cuore; in Lui, il tuo cuore è all’orecchio di Dio. […] L’inversione è altrettanto valida: Dio ha il suo cuore al tuo orecchio. Egli ti ha rivelato, trasmesso, donato non qualcosa di Sé, ma Se stesso. Se credi in Lui, se aderisci a Lui, se lo ascolti, allora non ascolti una notizia, una direttiva, un comando: tu odi il suo cuore. Rimani presso di Lui fin quando non scopri questo suo cuore. Egli ha bisogno del tuo paziente ascolto per aprirti il suo cuore; infatti, solo la pazienza comprende l’amore e impara l’amore. A chi lo ama, a costui Egli si rivelerà e prenderà dimora presso di lui (cf. Gv 14, 21-23). […] Dio ha il suo cuore al tuo orecchio, perché attraverso il tuo orecchio il suo cuore penetri nel tuo cuore, si faccia tuo cuore. L’orecchio di Dio sul tuo cuore – il cuore di Dio al tuo orecchio: alternanza della preghiera. Solo l’orante conosce Dio. Solo l’orante conosce l’uomo. Da Klaus Hemmerle, “Con l’anima in ascolto, Guida alla preghiera”, Città Nuova Ed., Roma 1989, pagg. 9-11. (altro…)
21 Lug 2017 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
“Ogni vita ha speranza”: in queste parole è racchiuso il leitmotiv portato avanti dalle Fazende da Esperança in tutto il mondo. “Abbiamo visto e vissuto l’inferno; in questi giorni siamo stati trasformati in artisti”, questa una delle espressioni raccolte durante lo scambio di esperienze a conclusione di cinque giorni di lavoro con due rappresentazioni finali di Campus – the musical. 110 giovani della Fazenda da Esperança e della Puglia si sono preparati in workshop di danza, canto, teatro e percussioni, per poi salire come attori insieme al Gen Rosso sul palco del teatro Kennedy della città di Fasano in alcune scene di Campus, nei giorni 7 e 8 luglio.
“Bisognava imparare bene e in fretta nonostante il caldo e i propri limiti”. Fondamentale è stata la condivisione del motto “Accogliere il diverso”. C’erano, infatti, persone provenienti da 15 nazioni e diverse per cultura, età, esperienza di vita… L’adrenalina saliva a mille proprio quando si trovavano lanciati sul palco a offrire il meglio di sé, mentre paure e preoccupazioni crollavano nell’incoraggiarsi reciprocamente. Alcuni dicevano: “Sentivamo una forza superiore che ci sosteneva e ci dava fiducia in noi stessi”. “La cosa che ho imparato è stata quella di non fermarmi mai durante l’esibizione a causa di un errore: questo mi ha fatto riflettere molto. Porto questo esempio nella mia vita andando avanti sempre, nonostante i fallimenti”.
Domenica 9 luglio a Monopoli c’è stata l’inaugurazione di una nuova Fazenda da Esperança. Erano presenti autorità civili e religiose, il Gen Rosso e un gruppo di 60 giovani “missionari” delle Fazendas provenienti da tutto il mondo, insieme ai fondatori. Significativa è stata l’esperienza di alcuni giovani che hanno anche conosciuto il carcere e che ora sono impegnati in prima linea ad aiutare altri giovani come loro. “Per noi del Gen Rosso – spiega Franco –, collaborare con la Fazenda, come facciamo da anni, è sempre di forte arricchimento e dà un decisivo impulso a cogliere ovunque nel mondo forti segnali di speranza”. La festa si è conclusa cantando “Io ero lì”, la canzone composta dal Gen Rosso come tributo alla Fazenda da Esperança. Gustavo Clariá (altro…)