15 Ago 2017 | Chiara Lubich, Spiritualità
«Al solo pensiero di parlare di Maria sento tremarmi l’anima e battere il cuore. È questo tale argomento che supera ogni nostra facoltà e al posto della parola meglio sarebbe il silenzio. «Maria! La straordinaria fra tutte le creature, l’eccelsa fino ad essere investita del titolo e della realtà di Madre di Dio e perciò l’Immacolata, l’Assunta, la Regina, la Madre della Chiesa. Maria è più vicina a Dio che all’uomo, eppure è creatura come noi creature, e tale davanti al Creatore. Di qui la possibilità per lei d’esser per noi come un piano inclinato che tocca cielo e terra e quindi, pur nel suo esser straordinario: bambina, giovanetta, fidanzata, madre, sposa, vedova … come noi che, ciascuno nella propria età e nella propria condizione, possiamo trovare un aggancio con lei e quindi un modello. […] «In quanto a possedere una vera devozione a lei – pur magnificando le varie devozioni che sono fiorite nei secoli per dar al popolo cristiano il senso d’un sicuro amore materno, che pensa a tutti i piccoli e grandi guai che la vita porta con sé – ti consiglierei una strada che fa nascere in cuore un amore per Maria simile e del tipo di quello che ha Gesù per lei. Ecco, se Maria ha tutte quelle magnifiche e straordinarie qualità che sai, essa è anche “la perfetta cristiana”. «Ed è tale perché, come dal Vangelo puoi dedurre, ella non vive la propria vita, ma lascia che la legge di Dio viva in lei. È colei che meglio di tutti può dire : “Non sono io che vivo, è Cristo che vive in me” (Gal 2, 20). Maria è la Parola di Dio vissuta. Se vuoi dunque amarla veramente, “imitala”. Sii anche tu Parola di Dio viva! «L’imitazione di lei ti fa simile a lei e ti porta ad amarla, perché se un detto dice: “L’amore o trova simili, o fa simili”, è vero anche che i simili si amano. […] «Imitiamo dunque Maria, diventiamo simili a lei e nascerà spontaneo nel nostro cuore l’amore per lei». Chiara Lubich “Dialogo aperto”. Pubblicato in Città Nuova, 1976, n. 9, p. 33. Vedi anche Centro Chiara Lubich (altro…)
13 Ago 2017 | Centro internazionale, Cultura, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Igino Giordani trattava i giovani con quell’amore che scaturisce dall’unità fra le generazioni. Era un fratello per chiunque, per i piccoli e per i grandi, giacché la fraternità ci raccoglie in uno, al cospetto dell’unico Padre: «Gesù usò le espressioni più vive per affermare questa sua intima fraternità con gli uomini. Si può immaginare quanto amasse sua madre e i suoi cugini, compagni della sua infanzia e confidenti della sua gioventù. Pure, una volta che gli vennero annunziati mentre insegnava, rispose: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? – E stendendo la mano verso i discepoli, disse: – Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; chiunque fa la volontà di mio Padre, che è nei cieli, è mio fratello e mia sorella e mia madre” (Mt 12, 48-50). Il significato della risposta è ovvio: chiunque accetta la paternità di Dio, che è l’oggetto della predicazione evangelica, entra a far parte della famiglia di Gesù, diventa fratello, sorella, madre di Lui. Il cristianesimo imparenta con Cristo e, per lui, con Dio, col primo grado di parentela, che è la fraternità». [da: Igino Giordani, Il messaggio sociale del cristianesimo, 2001, p. 87] Paragonava l’unità delle generazioni alla guida di una macchina: la gioventù è come un motore, l’anzianità è la guida prudente; tutte e due indispensabili per arrivare ad una meta! Tra i numerosi suoi corrispondenti, nel 1979, un anno prima di morire, troviamo un bambino di 9 anni sopranominato Sandokan, che stabilisce un rapporto profondo con Igino e lo chiama “nonnetto, col cuore di un gen”: «Caro nonnino, da quando so che sei ammalato cerco di pregare di più per te. Oggi con la mamma e papà abbiamo chiesto al sacerdote di ricordarti nella Messa e a Gesù nel mio cuore ho chiesto di aiutarti e di starti vicino in questo momento. Ricordo che in una lettera ti ho scritto che sarei venuto a casa tua, ma non ho potuto, l’importante però è averti nel mio cuore e io nel tuo. Quando avrai lasciato tutti noi puoi salutarci Gesù? Sai a me dispiace che tu vada perché ti voglio tanto bene, però sono contento che tu possa vedere Gesù che è stato tutto per te. Un grosso bacione dal tuo Sandokan». «Carissimo Sandokan, detto Ferdinando, ti ricordo benissimo: siamo tu e io figli dello stesso Padre, Gesù. E io passo le giornate accanto a te, senza badare se viviamo lontano. Papà ti ha spiegato bene: sono un nonnetto, col cuore di un gen. Perciò siamo coetanei e fratellini. Giusto salutami tanto i tuoi fratellini, figli anche loro di Gesù; e amali come ami mamma e papà e come ami Gesù… Un bacetto sul nasino dal tuo nonnino». Nella panchina del Centro Mariapoli, centro per i Congressi del Movimento dei Focolari, i giovani gli si affollavano attorno, cantando e danzando, si intrattenevano in colloqui intimi: ciascuno si sentiva amato e stringeva con lui il patto di seguire e vivere l’Ideale dell’unità proposto da Chiara Lubich. Giordani annota uno di questi incontri gioiosi nel suo Diario: «Pur senza voce, oggi, mi han pregato di parlare alla scuola dei gen e delle gen: trecento persone. Ho improvvisato, parlando di varie cose, ma polarizzandole attorno al mistero d’amore, in cui agisce la triade: Dio-Fratello-Io. Un entusiasmo, abbellito da canti, è esploso tra le gen e i gen, a dimostrazione della gioia e dell’unità di tutti i presenti». [da: Diario di fuoco, 25 aprile 1979]. (altro…)
11 Ago 2017 | Chiara Lubich, Spiritualità
Il primo avvenimento della vita della Madonna riportato dal Vangelo è l’Annunciazione (Luca 1, 25ss.). Maria è stata da sempre eletta da Dio, però all’Annunciazione è avvenuto qualcosa di molto particolare per lei: l’angelo le si presenta con un messaggio di Dio, che Maria accetta. Per questo suo ‘sì’ fiorisce subito in lei una realtà nuova: l’incarnazione del Verbo nel suo grembo. Se noi cerchiamo di capire la vita di alcuni santi, vediamo che qualcosa di analogo a quanto è successo in Maria avviene anche in loro spiritualmente allorché s’imbattono, ad esempio, in un carisma che Dio ha donato per il bene della Chiesa. Conosciamo la storia di santa Chiara d’Assisi, la più perfetta discepola di san Francesco. Quando si va nella chiesa di San Damiano, ad Assisi, dove ella visse, può succedere che la guida, illustrando quel luogo sacro, dica: “Qui Cristo si incarnò nel cuore di Chiara”. E questo non sono semplici parole. Rivelano una profonda verità. Benché Chiara d’Assisi – da quanto sappiamo – vivesse anche prima una fervente vita cristiana, l’incontro con san Francesco, che era la personificazione di una parola di Dio ridetta al mondo, la parola povertà, provocò in lei qualcosa di nuovo: fece sviluppare e crescere Cristo nella sua anima, fino a farne una delle più grandi sante della Chiesa cattolica. E non è forse pensiero di papi, di santi e di Padri della Chiesa che la Parola genera Cristo nelle anime? Così quando qualcuno ad un certo punto della sua vita si imbatte, attraverso una persona, uno scritto o un convegno, con il carisma dell’unità e sente la chiamata a farlo suo, se dice il suo ‘sì’ avviene anche in lui qualcosa di simile a quanto è successo in Maria e in questi santi. Cristo nel suo cuore può veramente svilupparsi e crescere spiritualmente, come per una attualizzazione del battesimo. Ho letto che santa Chiara d’Assisi prima di morire pronunciò una frase meravigliosa: “Ti ringrazio, Signore, d’avermi creata”. Vuol dire: perché avendomi creata, veramente tu hai procurato la tua gloria. Ed è stata, la sua, una morte d’amore. Voglia il Cielo che anche per noi sia così. Se saremo fedeli, anche la nostra morte non sarà semplicemente una morte fisica, ma una morte d’amore. Allora saliremo anche noi a trovare la Mamma nostra, la santa nostra, il modello nostro, Colei che qui sulla terra ci è stata Capo, Regina, Madre. Vedremo la gloria di Maria Regina del cielo e della terra. E la vedremo circondata soprattutto da tutti quelli che l’hanno amata». Da Chiara Lubich, “Maria – Trasparenza di Dio”, 2003 Città Nuova – pagg. 49-50-63. (altro…)
10 Ago 2017 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Arrivando da Manila (a 60 km) la prima sensazione che si avverte giungendo nella zona circostante il Lago di Taal (nell’isola di Luzon, la parte settentrionale dell’arcipelago delle Filippine) è quella di una profonda pace. Il visitatore rimane incantato alla vista di uno spettacolo unico nel suo genere: il lago, che con le sue acque ha riempito un’antica caldera, ospita al suo interno un’isola. Quest’isola, a sua volta, dentro un cratere più recente accoglie un altro lago molto più piccolo. E al centro di questo piccolo specchio d’acqua vi è un piccolo scoglio. Un effetto “matrioska” di laghi, uno racchiuso dentro l’altro. Dalla cima del vulcano, la vista si estende verso colline verdeggianti di boschi e prati, piantagioni di ananas, caffè, banane e una infinita varietà di fiori tropicali.
Nei pressi del Lago Taal, dal 1982 questa stessa sensazione si respira tra gli edifici e le strade della Mariapoli Tagaytay. “Pace” è la prima cittadella del Movimento in Asia. «Ho un sogno», aveva esclamato Chiara Lubich quell’anno, osservando le colline di Tagaytay: che proprio lì crescesse, una delle cittadelle dei Focolari, luoghi in cui vivere stabilmente il Vangelo, per mostrare in bozzetto come sarebbe il mondo se tutti lo vivessero. La presenza dei Focolari a Tagaytay è però più lontana nel tempo. Già nel 1966, infatti, si era svolto in questi luoghi un primo incontro di aderenti del Movimento. In quell’occasione i presenti, colpiti dalla bellezza del posto, pregarono affinché proprio lì potesse sorgere un centro di formazione, una “casa per tutti”. L’anno seguente, grazie a una prima donazione, quel desiderio cominciava a diventare realtà, prendendo forma nel 1975. Poi gli avvenimenti e il sogno del 1982, con la coincidenza di un invito rivolto al Movimento dalla Conferenza episcopale filippina a costruire, proprio nelle adiacenze di Tagaytay, una “scuola” per sacerdoti asiatici. Da allora gli sviluppi sono stati inaspettati. In particolare, tra le decine di costruzioni che hanno visto la luce, va segnalata la costituzione di una scuola per il dialogo con le grandi religioni dell’Asia, rivolta in particolar modo a musulmani e buddhisti, ma anche indù, scintoisti. Ogni anno convergono da queste parti, per sperimentare la gioia della convivenza, i giovani buddhisti di un’organizzazione laica giapponese. Di recente, nello scorso mese di maggio, 200 membri di grandi religioni di 13 diversi Paesi asiatici hanno preso parte alla Scuola delle Religioni orientali (SOR).
Dalla sua fondazione, la cittadella Pace ha assunto anche uno spiccato profilo di promozione umana e sociale, divenendo una delle sedi dove opera la , ONG senza scopo di lucro, fondata nei pressi di Manila nel 1983 per rispondere alle necessità sociali e sanitarie delle fasce più povere della popolazione, specie delle zone rurali. Famiglie intere, in precarie condizioni abitative (spesso dentro case di una sola stanza col pavimento in terra battuta, senza acqua corrente) con un difficile accesso ai servizi sociosanitari e scarse opportunità di lavoro. Con il motto «liberamente abbiamo ricevuto, liberamente doniamo», Bukas Palad (in lingua tagalog “a mani aperte”) ha fatto ormai un percorso di oltre trent’anni, migliorando la qualità di vita di migliaia di persone, non solo nell’aspetto medico, ma anche umano e spirituale, con un approccio integrato e globale volto alla promozione umana e alla salute delle persone. Attualmente nella cittadella hanno un particolare rilievo le aziende che aderiscono al progetto per un’economia di comunione, le attività dei volontari ospedalieri in diverse strutture sanitarie pubbliche, la vivace testimonianza degli operatori dei media e varie iniziative a livello educativo. A Tagaytay le esperienze di dialogo e condivisione crescono e si moltiplicano, come l’acqua del lago che si replica in altri specchi d’acqua. Ma i riflessi di Pace non si possono contare. (altro…)
9 Ago 2017 | Cultura
Il volume è frutto della lunga esperienza di Zanghì accanto a Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. Con lei l’autore ha partecipato all’attività del centro culturale del Movimento, la Scuola Abbà. Il testo cerca di fare emergere le novità culturali del Carisma della Lubich. La lettura si fonda sulle intuizioni che la fondatrice ha vissuto a seguito di un’esperienza mistica chiamata “Paradiso del ‘49”, per l’intensità raggiunta e la data in cui essa ha avuto luogo. Tale esperienza si è conservata in alcuni scritti nei quali, sotto la forza della luce divina, la Lubich andava annotando quanto era chiamata a vivere in quei giorni, pagine che costituiscono “radice e vertice” della spiritualità dei Focolari e che introducono ad una comprensione profonda del carisma e del messaggio che sottende la missione dell’Opera di Maria fondata sul comandamento nuovo di Gesù «che tutti siano uno». Città Nuova Editrice