“Giovani di tutto il mondo unitevi”: è l’invito che 60 anni fa Chiara Lubich ha rivolto alle nuove generazioni affinché ciascuno potesse rispondere alla chiamata di Dio di vivere per l’unità in maniera concreta. Oggi questa missione è ancora attuale e in un tempo estremamente lacerato continua ad essere un cammino, spesso controcorrente, che non vuole lasciare all’odio e alle divisioni l’ultima parola; un cammino di famiglia fatto di speranza e azioni che porta in sé sempre vivo il desiderio del mondo unito.
Uno spazio nuovo, per conoscere e far conoscere in modo diretto e informale. Un appuntamento dedicato alla condivisione di notizie, storie, iniziative per scoprire cosa succede al Centro Internazionale e nelle diverse aree del mondo e rafforzare il senso di comunità.
In questo primo Episodio partiremo dal Centro Internazionale (Rocca di Papa, Roma), cuore del governo del Movimento dei Focolari, e dopo qualche curiosità conosceremo meglio alcuni dei Consiglieri che, con l’Assemblea Generale di marzo 2026, hanno concluso il loro mandato.
Si parte!
Attivare i sottotitoli e scegliere la lingua desiderata
Il Coordinamento Emergenze del Movimento dei Focolari ha avviato una raccolta fondi straordinaria in sostegno della popolazione del Venezuela, attraverso Azione per un Mondo Unito (AMU) e Azione per Famiglie Nuove (AFN). I contributi versati verranno gestiti congiuntamente da AMU e AFN per far arrivare alle popolazioni colpite dal terremoto del 24 giugno 2026 aiuti di prima necessità per l’alimentazione, le cure mediche, la casa e l’accoglienza in diverse città del Paese anche in collaborazione con le Chiese locali.
Ogni contributo permetterà di portare sollievo immediato e immaginare, insieme, percorsi di speranza e ricostruzione.
O anche attraverso bonifico sui seguenti conti correnti:
Azione per un Mondo Unito ETS (AMU) IBAN: IT 58 S 05018 03200 000011204344 presso Banca Popolare Etica Codice SWIFT/BIC: ETICIT22XXX
Azione per Famiglie Nuove ETS | Banca Etica – filiale 1 di Roma – Agenzia n. 0 | Codice IBAN: IT 92 J 05018 03200 000016978561 | BIC/SWIFT: ETICIT22XXX
Causale: Emergenza Venezuela
Per tali donazioni sono previsti benefici fiscali in molti Paesi dell’Unione Europea e in altri Paesi del mondo, secondo le diverse normative locali.I contribuenti italiani potranno ottenere deduzioni e detrazioni dal reddito, secondo la normativa per gli ETS
Nella quotidianità di vita in focolare Maria Voce Emmaus ha vissuto in modo semplice e luminoso quel Vangelo dell’unità che si comunica con intelligenza, libertà e creatività.
Aveva una caratteristica che colpiva subito: metteva in moto cuore, fantasia e tutta la sua intelligenza per amare ciascuna davvero come desiderava essere amata, senza schemi, senza soluzioni preconfezionate. Ognuna era unica, e lei prendeva sul serio questo fatto.
Una di noi ricorda per esempio che, quando è arrivata, non poteva mangiare formaggio. Un dettaglio, si potrebbe dire. E invece no. Per Emmaus non lo era. Senza far pesare nulla, aveva sempre cura che ai pasti trovasse un’alternativa. Non era solo attenzione, era un modo di dire ognuna è importante così come è. E questo valeva anche per scelte o sensibilità alimentari diverse: le rispettava con una libertà che sapeva accogliere anche ciò che poteva sembrare opinabile.
Con Emmaus davvero tutto diventava possibile. Non per grandi programmi, ma per quella capacità di ascoltare i desideri più profondi e farli fiorire. Così, il sogno di una di noi — andare in un Paese di lingua inglese per migliorare la lingua — è diventato, con sorprendente semplicità, il suo regalo di compleanno.
Nel focolare aveva anche una sensibilità speciale per le culture diverse. Non solo le apprezzava, ma le accoglieva e le valorizzava con rispetto profondo. In occasione di una festa tradizionale coreana, ha incoraggiato una di noi a vivere pienamente quel momento: indossare il costume, compiere il rituale secondo la tradizione, senza semplificazioni. E non si è fermata a osservare: ha voluto partecipare fino in fondo, preparando una bella bustina con una somma di denaro, come prevede il gesto dell’anziano verso il più giovane. Era la sua maniera di dire che ogni cultura è un dono da custodire.
Sapeva anche riconoscere e sostenere i gusti e preferenze di ciascuna. A chi amava gli eventi culturali, non si limitava a dire: “Vai, è bello”. Li cercava lei stessa nei dintorni, li proponeva, incoraggiava, accompagnava. Era come se si facesse carico dei sogni altrui, rendendoli un po’ suoi.
E poi c’erano i regali. Non erano mai “tanto per fare”. Erano pensati, cercati, preparati con cura. Erano segni concreti di un amore personalizzato – come un determinato orologio o una passeggiata al mare per il compleanno -, che raggiungeva non solo noi, o altri focolari, ma anche le nostre famiglie: sorelle, genitori, nipoti.
Anche l’arte non è mai mancata nel nostro focolare, come una sua alleata per far crescere l’unità tra noi. Quante volte abbiamo cantato insieme, conosceva molte canzoni e poesie a memoria! … o messo in scena piccole rappresentazioni! Indimenticabile quella preparata per la festa del nome di Maria: una rielaborazione libera e gioiosa, ispirata alla “Divina Commedia” di Dante, grande poeta italiano, vissuta con lei e per lei, che ha saputo trasformare un momento semplice in una esperienza profonda con Maria.
In fondo, il suo vivere era questo: creava famiglia.Un episodio lo esprime bene. Una domenica pomeriggio, senza preannunciarsi, abbiamo fatto visita con tutto il focolare alla focolarina sposata appena trasferita al Centro. Quando, sorpresa, questa ha chiesto al citofono chi fosse, Emmaus ha risposto con semplicità e gioia: “La tua famiglia!”.
Un’altra volta ci ha chiamate nel fine settimana per raggiungerla dove trascorreva le vacanze. La nostra sorpresa era che lei aveva visto in un negozio alcuni capi di abbigliamento che potevano servire ad ognuna di noi. Ed era così, li abbiamo provati e scelti secondo il gusto e lo stile di ognuna, con quella gioia che si sperimenta quando c’è Gesù in mezzo!
Guardando alla nostra vita con Emmaus, possiamo dire che l’unità non è un’idea astratta. È qualcosa che prende forma giorno per giorno, che chiede di mettersi in gioco in prima persona nel rapporto con l’altro, nei dettagli, nelle attenzioni, nella creatività dell’amore. Lei ce lo ha mostrato: l’unità è possibile quando ciascuno ama e si sente amato davvero.
Alba Sgariglia è laureata in filosofia e licenziata in teologia. Dal 1975, anno precedente all’ ingresso in focolare, ha lavorato nel Centro studi dei Focolari, a fianco della fondatrice, Chiara Lubich.
In cosa consisteva il tuo lavoro nel Centro studi?
Andavo in biblioteca Firenze per fare le fotocopie di brani dei Padri greci, che poi a casa traducevamo per cercare, fra tante pagine e pagine, quelle piccole frasi che potevano servire a Chiara Lubich come conferma delle sue ispirazioni. Allora lavoravo con Marisa Cerini che mi diceva: per noi, costruire l’ut omnes significa entrare nel pensiero dei Padri greci e cercare di capire da lì quale è stata la luce del carisma che Chiara ha ricevuto. Negli anni successivi ho anche insegnato religione nei licei di Roma. Poi sono entrata nel governo dell’Opera per seguire l’aspetto culturale e successivamente nella Scuola Abbà, che Chiara ha fondato nel 1991 per studiare gli appunti del cosiddetto periodo del Paradiso ‘49. Infine, nel 2014 Maria Voce Emmaus allora Presidente del Movimento dei Focolari, mi ha affidato il Centro Chiara Lubich, istituito per custodire, studiare e promuovere la figura di Chiara.
Cosa rappresenta questo testo appena pubblicato?
Il Paradiso ‘49 è un testo che si pubblica postumo, perché scritto, curato e redatto da Chiara Lubich finché ha vissuto. Lei voleva descrivere l’esperienza mistica che aveva vissuto negli anni dal 1949 al 1951, corredandola di note per aiutarne la comprensione, in modo da consegnare al gruppo di studiosi della Scuola Abbà un testo fruibile, che potesse servire alla ricerca. Il testo contiene un’esperienza mistica che Chiara ha sempre detto che non poteva tenere per sé. Poi, sollecitata da tanti, ha capito che poteva essere un testo compreso e utilizzato anche da altri del Movimento.
Lei stessa, per esempio, nei primi anni del 2000 ha spiegato ai giovani del Movimento il cuore di questa sua esperienza. Infine, si è resa conto, un po’ alla volta, che l’esperienza riportata nel testo poteva essere partecipata anche a persone di altre religioni: negli anni abbiamo svolto simposi con indù, buddisti e musulmani, ai quali lei ha offerto alcuni brani del Paradiso’49. Abbiamo sperimentato il dialogo sul testo anche con persone senza un riferimento religioso, che hanno offerto riflessioni molto più profonde di quello che noi stessi avremmo potuto immaginare, sottolineando che è un testo di grande valore. Tanti fondatori di carismi hanno ricevuto questa possibilità di comprensione dell’opera che stavano portando avanti, attraverso le cosiddette “visioni intellettuali” in cui viene percepito con l’intelletto quello che Dio ti sta facendo intravedere.
Ma essendo un linguaggio mistico, non è difficile da capire per la gente normale?
Il linguaggio mistico è un genere letterario particolare, non è poesia, né teatro, né letteratura, né teologia. Per esempio, a volte si possono trovare difficoltà a livello teologico, perché il mistico cerca parole che non trova, cerca di esprimere l’inesprimibile: un esercizio difficile, tanto che Chiara stessa spesso, mentre rileggevamo questi brani, ci chiedeva: «Ma come ho potuto scrivere queste frasi? Cosa significano? Perché ho scritto questo?».
Ciò conferma che, in queste situazioni, i fondatori cercano di esprimere quello che “vedono” usando le categorie culturali e i concetti che hanno, a volte non adeguati. Per esempio, nel Paradiso ’49 si trovano riferimenti alla Divina Commedia perché Chiara la conosceva, oppure ai filosofi, per esempio Kant che lei aveva studiato. Anche la cornice esterna può influire: Chiara e le sue prime compagne hanno iniziato questa esperienza sulle montagne del Trentino, a Tonadico: è una natura che parla da sola con la sua bellezza. Anche questo la aiutava ad esprimere cose che percepiva per la prima volta nella sua vita.
Durante questi 18 anni dalla morte di Chiara avete pubblicato libri che possono chiarire il contesto dell’avventura del Paradiso del ’49…
Si è continuato ad approfondire il testo attraverso ambiti disciplinari diversi, con il metodo che Chiara ci aveva lasciato, cioè di vagliare le cose con “Gesù in mezzo a noi”. Penso che in questo volume si possano individuare tre valenze caratteristiche: la prima è una valenza didattica, perché insegna come vivere il carisma dell’unità, offre una chiave di lettura vitale; la seconda valenza si può definire artistico letteraria, perché il testo presenta molti generi letterari: diario, lettere, scritti, appunti; infine l’aspetto dottrinale, perché il testo ha senza dubbio un focus teologico. È infatti un’esperienza mistica che aiuta a capire da una parte le realtà del Cielo: Dio, la Trinità, il Verbo, Maria, la creazione, l’inferno, il paradiso; dall’altra, l’incarnazione del carisma in un’opera che sarebbe stata fondata negli anni successivi, cioè dopo gli anni ’49 – ’51. Ogni volta che si leggono questi testi di mistica, si comprendono cose nuove. È ciò che capita anche a me: ogni volta che leggo queste pagine capisco cose nuove, sia a livello intellettuale che spirituale.
Leggendo il testo, in certi passaggi Chiara sembra un po’ presuntuosa?
Bisogna capire perché Chiara dice quelle cose in quel modo. Diciamo che è come se Dio, per esprimere categorie non esprimibili attraverso una creatura umana, si identifichi in quella creatura, guardando le cose attraverso i suoi occhi. Per cui Chiara si trova a scrivere: io oggi sono la paternità universale. Ma lei stessa si chiede: cosa significa? In quel momento c’è un’identificazione di lei in quella realtà, per poterla esprimere. Nelle note a piè di pagina, lei stessa commenta ed esplicita questo suo stupore, e la gioia di vedere che altri fondatori avevano vissuto più o meno la stessa cosa.
Che consiglio di lettura daresti?
Direi: prenditi questo libro e leggilo quando e come vuoi, in qualunque momento. Puoi confrontarti con altri, o con un esperto, su qualche brano non chiaro o più complesso. Ma suggerisco di non lasciarsi condizionare, perché questo testo parla direttamente alla persona. Apriamolo a caso e leggiamo la pagina che ci capita. Capiremo quello che ci serve in quel momento, perché il testo, nonostante qualche difficoltà, prende nel profondo. È un’esperienza mistica, “partecipabile”, in certo modo. Questa è la novità, come Chiara stessa ci ha spiegato. Lei ha fatto sempre in modo che partecipassero tutti della sua esperienza e questo volume ce ne offre l’opportunità.
Un’aula piena, attenta, quasi sospesa. Così si presentava venerdì 22 maggio l’Aula Paolo VI della Pontificia Università Lateranense (Roma, Italia), dove è stato presentato per la prima volta al pubblico il volume Paradiso ’49 di Chiara Lubich.
Non era una semplice presentazione editoriale. L’impressione diffusa – raccolta anche nei corridoi e nei commenti tra il pubblico – era quella di trovarsi davanti a un momento storico: per la prima volta, un testo finora poco accessibile viene consegnato apertamente al dibattito ecclesiale e culturale, in un’aula gremita in ogni posto.
Ad accogliere i presenti, Anna Maria Rossi, intervenuta a nome del Centro Chiara Lubich – promotore della collana delle Opere di Chiara Lubich – ha subito chiarito il senso dell’evento, ricordando il lungo lavoro editoriale che ha portato alla pubblicazione del volume. «Non è un testo isolato – ha spiegato – ma parte di un percorso più ampio, che racconta il sorgere di un carisma nella Chiesa».
A introdurre i contenuti sono stati relatori di diversa provenienza ecclesiale e accademica. Alessandro Clemenzia, preside della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale e studioso della spiritualità di Chiara Lubich, ha offerto una chiave di lettura incisiva: «Non si tratta di capire cosa Chiara abbia scritto, ma cosa Dio voglia dire di sé attraverso questa esperienza». Una prospettiva che ha aiutato a cogliere la profondità del testo senza ridurlo a semplice documento.
Stefan Tobler, svizzero, teologo evangelico e anch’egli coinvolto nella riflessione sul Carisma dell’Unità, ha portato l’attenzione sulla figura dell’autrice: una donna che, attraverso queste pagine, «dona il più intimo del suo rapporto con Dio», esponendosi con autenticità.
Molto atteso l’intervento di Angela Ales Bello, filosofa e studiosa di fenomenologia, unica relatrice esterna al Movimento dei Focolari. Con chiarezza ha sottolineato che la mistica non è qualcosa di “strano” o esoterico, ma «una illuminazione della realtà vissuta nella fede». E ha evidenziato un tratto originale del Paradiso ’49: un’esperienza che coinvolge non solo la persona, ma anche la comunità, quasi un “noi” che diventa soggetto.
Da remoto è intervenuto Brendan Leahy, vescovo di Limerick (Irlanda) e – come Clemenzia e Tobler – anch’egli membro del centro di studi interdisciplinare del Movimento dei Focolari, Scuola Abbà, e ha evidenziato la portata ecclesiale del testo. Il Paradiso ’49, ha affermato, non è un trattato sistematico, ma può «ispirare nuove prospettive» e aiutare a comprendere la Chiesa come comunione viva e relazionale.
Durante tutto l’incontro si è percepita, accanto all’entusiasmo, anche una certa cautela: come accogliere un testo così intenso senza semplificarlo o fraintenderlo? La risposta è emersa più volte, quasi come un filo conduttore: il Paradiso ’49 non si può capire solo leggendo, ma lasciandosi coinvolgere.
Forse è proprio questo il senso più profondo della giornata. Con questa pubblicazione, il Movimento dei Focolari compie un passo di apertura: ciò che è nato come esperienza vissuta viene ora offerto a tutti. Non come un oggetto da analizzare, ma come una proposta di vita.