17 Ago 2023 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Senza categoria
Benoît e Chloé Mondou, giovani sposi francesi, hanno scelto di iniziare il loro cammino matrimoniale partecipando insieme alla Giornata Mondiale della Gioventù a Lisbona (Portogallo).
“Inizialmente volevamo fare il viaggio di nozze con un tour in Europa, ma quando si è presentata l’opportunità di andare alla GMG, non abbiamo esitato un solo secondo!”. Benoît e Chloé Mondou, si sono sposati in Alta Savoia (Francia), una settimana prima della Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona (Portogallo). Ventiquattro anni lui e ventidue lei, si sono conosciuti sette anni fa in un gruppo scout nel quale sono molto attivi, oggi sono guide volontarie. Benoît conosce la spiritualità dei Focolari fin da bambino e, attraverso di lui, anche Chloé ha iniziato a viverla. E proprio con un gruppo di giovani del Movimento di lingua francese, provenienti da Francia, Belgio e Svizzera sono partiti verso Lisbona. “Non abbiamo accantonato il viaggio in Europa – spiegano – ma ci siamo detti che era davvero importante andare alla GMG. Adesso possiamo dire che ha segnato fortemente una tappa nel nostro matrimonio”. Benoît e Chloé partecipano anche nella loro città ad un progetto sociale nel quale vanno a trovare le persone ospiti nelle case di riposo. “Abbiamo la fortuna di essere stati educati nella stessa religione – spiega Chloé – ma abbiamo anche la fortuna di essere felici nel pregare insieme. Di conseguenza, la partecipazione alla GMG ha dato una dimensione ancora più grande alla fede che entrambi abbiamo. Spesso eravamo separati, poi ci ritrovavamo per la lode o l’adorazione, trovando così momenti in cui pregare insieme”. “Ed era molto forte. – confida Benoît – perché nel quoatidiano non abbiamo veramente l’opportunità di pregare insieme. A Lisbona prendersi del tempo insieme, anche se si era in gruppo, è stato forte. Personalmente credo sia un’esperienza che si dovrebbe fare almeno una volta nella vita. E se in coppia, ancora meglio”
Momenti fondamentali quelli vissuti con papa Francesco. “Per me la cosa più importante che il Papa ha detto – dice Chloé – è quando ha ricordato che siamo tutti amati e ognuno così come è, perché quando si fa parte di un gruppo, a volte si tende un po’ di creare la propria personalità per apparire, per essere accettati. Ma in luoghi come quello ci si rende conto che in realtà è così che viviamo gli uni con gli altri, è così che siamo naturali ed è così che Dio ci ama di più”. “Io dalle parole del Papa – continua Benoît – sento di raccogliere una sfida che mi sta a cuore: cercare di essere Gesù. Ha invitato il milione e mezzo di giovani che eravamo a Lisbona a tornare nei nostri Paesi, diffondere la buona notizia, aiutare gli altri e far progredire gli altri con la parola di Cristo”. “Alla GMG – riflette Chloé – ho scoperto un nuovo modo di vivere la mia fede. Ho capito che ci sono tanti modi diversi di vivere la fede e non importa se una persona va a cantare per strada e un’altra preferisce stare da sola in fondo a una chiesa. Occorre che all’interno di una famiglia, tutti trovino il proprio posto e il proprio modo di pregare”. “Siamo ripartititi dal Portogallo con una fede molto cresciuta. – conclude Benoît – Questa esperienza ha reso più grande il desiderio, che già avevamo, di crescere i nostri figli nella fede e di educarli al Vangelo. Dopo il matrimonio religioso avevamo bisogno di questa GMG, del pellegrinaggio, del raccoglimento, della preghiera. Ci ha fatto molto bene”.
Anna Lisa Innocenti
(altro…)
8 Ago 2023 | Centro internazionale, Chiesa, Nuove Generazioni
Queste le ultime parole con le quali Papa Francesco ha salutato i giovani e tutti i partecipanti alla S. Messa conclusiva della GMG 2023.
È difficile descrivere ciò che abbiamo vissuto in questi indimenticabili giorni di grazia. So bene che è un luogo comune dire, in questi casi, che bisogna viverlo per capirlo. Ma è vero! È certamente vero in questa occasione. Ho partecipato a quattro GMG, le prime due e le ultime due, e posso testimoniare che c’è qualcosa che circonda questi giorni che non si può spiegare. Un noto personaggio pubblico portoghese, agnostico e amante del cinema, ha scritto in un articolo di giornale che quello che ha contemplato per le strade di Lisbona in questa rovente estate è stato il più bel film che abbia mai visto. Era impossibile non essere contagiati dall’allegria e dalla vivacità che i giovani giunti nella “città della luce” – e che l’hanno riempita con l’altra luce che portavano dentro di sé – riversavano a torrenti: nei quartieri, nei centri commerciali, nella metropolitana, sugli autobus, nei bar, nelle aree verdi o sul cemento, in piccoli gruppi o in grandi piene umane multicolori, sonore, loquaci, multi-carismatiche, con una simpatia che scaldava il cuore.
Camminando in mezzo a loro, vedevo gli abitanti della città, tra il perplesso e il curioso. Se Lisbona, con la sua magica e indescrivibile bellezza, è stata un dono per questi giovani, essi non sono stati di meno per questa città, che sarà orgogliosa di aver visto un milione e mezzo di giovani riunirsi per celebrare la fede in Cristo, cosa assolutamente inedita.
Straordinario il lavoro fatto dalla Chiesa portoghese così come dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, organizzatore dell’evento”. Così come la città, appunto, e le sue autorità civili. Ma non c’è dubbio che la corona d’alloro sia andata ai giovani. Ma chi avrebbe potuto immaginarlo dopo tre anni di grave pandemia e nel bel mezzo di una crisi istituzionale, come quella che sta attraversando la Chiesa cattolica a causa degli abusi di vario genere! Se oggi la stampa spagnola ha dato risalto al caso di una ragazza con il 5% di capacità visiva che sostiene di aver recuperato la vista nei giorni scorsi, per me il vero miracolo è stata la fede viva di questi giovani, espressa con il loro tipico linguaggio e con un’infinità di gesti audaci e sconcertanti. Infatti, se da un lato hanno mostrato un entusiasmo straripante cantando e ballando, il momento più emblematico – tra l’altro il vero centro di questa giornata – è stata ancora una volta l’adorazione eucaristica della veglia: più di un milione di persone si sono inginocchiate senza che nessuno lo abbia indicato per adorare in un silenzio “assordante” Colui che considerano il “cuore del mondo”!
Era impossibile non commuoversi. E in quel momento, il fado regalatoci dalla cantante Carminho ci ha fatto venire la pelle d’oca: “Tu sei la stella che guida il mio cuore/ Tu sei la stella che ha illuminato il mio cammino/ Tu sei il segno che io guido il destino/ Tu sei la stella e io sono il pellegrino”. E ci si chiede: ma quale forza di attrazione può esercitare un piccolo pezzo di ostia su una così grande folla di giovani sparsi su un campo di oltre 3 km di lunghezza (100 campi di calcio).
Si potrebbe pensare che i giovani che si sono riuniti a Lisbona siano brave persone, con una vita in ordine, giovani educati, che non si sporcano con i problemi degli altri. Niente di più sbagliato. Un gruppo internazionale di loro ha faticato per anni per elaborare un quadro artistico di straordinaria bellezza ed efficacia visiva, attraverso un palcoscenico monumentale, una sorta di impalcatura gigante su cui hanno sfilato quali mimi eterei, lasciandosi cadere legati a delle corde e portando la croce da una parte all’altra, su e giù. La sensazione di vertigine era continua, e la scelta di questo gesto non era casuale: in ogni stazione, con poche note di riflessione orale e molta visualità, veniva espressa con crudezza la vertigine che informa la vita dei giovani d’oggi: dipendenze, mancanza di senso, futuro incerto, disprezzo per la vita, relazioni tossiche. Tutti motivi che la croce portava, o meglio, il crocifisso portava sulle spalle, per essere poi trasfigurati in nuova vita.
Certamente i momenti chiave di questa GMG, come delle precedenti, sono stati gli incontri con il Papa. Un altro elemento sconcertante e tipico di questo evento: perché i giovani amano così tanto i papi, indipendentemente dal loro carattere (dei papi), sia esso tradizionale, intellettuale o riformista?
Ma al di là di questi punti salienti, il programma di questi giorni è stato costellato da molti altri eventi, minori ma non per questo meno significativi, come i concerti musicali nei centri nevralgici della città, gli incontri per nazionalità, la condivisione con persone impegnate nella Chiesa a livello parrocchiale o associativo, e soprattutto le varie catechesi guidate dai giovani stessi e che hanno avuto come relatori principali i Vescovi di diverse parti del mondo. Tutte occasioni per approfondire il motto della GMG: Rise up.
“Non abbiate paura, fatevi coraggio! Papa Francesco sembrava rivolgersi con queste parole a tutta la Chiesa. Perché non c’è dubbio che ci sia bisogno di coraggio. E in questo i giovani sono chiamati a essere protagonisti.
Sono il presente e il futuro di una Chiesa rinnovata dallo Spirito. Una Chiesa che, come Francesco ha ripetuto più volte, vuole essere una casa per tutti, senza esclusioni, e recuperare l’impulso profetico che la impregna. Una Chiesa che cammina con nuova fiducia, quella che trova in se stessa e oltre se stessa: in Gesù Cristo. Una Chiesa che vuole dare ospitalità a tutta l’umanità nell’umanità risorta di Gesù di Nazareth, come dice un noto teologo.
Forse sono un po’ ottimista, ma in questi giorni ho visto una Chiesa giovane che è un po’ al di là della prova, o almeno è fiduciosa di superarla. Me lo hanno insegnato le migliaia e migliaia di giovani che ho incontrato a Lisbona. Non problematizzano, non si fossilizzano nella critica, anzi, qualcosa (la loro purezza, forse, affinata nel dolore e nell’incertezza) li porta a concentrarsi sul centro della fede con il cuore dei semplici. E, come dice il Maestro, di loro è il Regno dei Cieli (cf. Mt 5, 1-12).
Riassumo in tre immagini tutto ciò che ho voluto esprimere in questo articolo: giovani che camminano, che camminano per tutta Lisbona (simbolo del mondo), a volte stremati dal caldo e dalla fatica accumulata dopo notti di poco sonno. Giovani con la vertigine della croce sulle spalle, su cui sono scritte tutte le loro sofferenze. Giovani inginocchiati in adorazione, consapevoli che in un pezzo di pane c’è tutta la vita, una vita che non passa. La Chiesa viva, quella di sempre, quella di oggi, quella del futuro.
Jesús Morán
(altro…)
31 Lug 2023 | Chiesa, Nuove Generazioni
Un canto all’unisono per i giovani di tutto il mondo. Padre João Paulo Vaz, sacerdote di Coimbra (Portogallo) è l’ideatore del testo dell’inno della GMG di Lisbona 2023, trasformato in musica da Pedro Ferreira, insegnante e musicista. Due giovani del Movimento dei Focolari (Gen), Lourdes Catalán e Ivan Ho, lo hanno intervistato. Manca davvero poco alla Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) 2023 e già tra i vicoli di Lisbona (Portogallo), città dove avrà luogo questo evento globale, è possibile ascoltare la voce dei primi giovani in arrivo cantare “Há Pressa no Ar” (C’è fretta nell’aria), inno ufficiale ispirato al tema “Maria si alzò e andò in fretta” (Lc 1,39). Scopriamo insieme a Padre João Paulo Vaz, sacerdote della diocesi di Coimbra e ideatore del testo, come è nato. Lourdes: Padre João Paulo, cosa rappresenta per lei la GMG e come mai ha deciso di partecipare al concorso per la selezione dell’inno di Lisbona 2023?
Padre João Paulo Vaz: Ho partecipato a ben 6 GMG nella mia vita (Parigi, Roma, Toronto, Colonia, Sydney e Madrid), alcune anche come responsabile della pastorale giovanile della diocesi. Ciascuna di queste ha segnato il mio percorso come uomo, come cristiano e come sacerdote. Sono state esperienze molto intense di fede e di comunione e, alcune cose in particolare, hanno lasciato l’impronta. Una di queste è sempre stata l’inno. Quando è arrivata la notizia che avremmo potuto partecipare al concorso per la realizzazione dell’inno di Lisbona 2023 ne sono stato molto contento, sia per la mia esperienza personale, sia in quanto compositore. Mi ero deciso a presentare il testo ma, a un certo punto, ho scoperto di aver dimenticato di iscrivermi per tempo perché bisognava dichiarare l’intenzione di partecipare, ancora prima di presentare il brano. Quando me ne sono reso conto ero molto triste, ma Dio non mi lascia mai solo. Un gruppo di partecipanti che si era iscritto per tempo e aveva solo pronta la base musicale mi ha chiesto comunque di poter ricevere le mie parole e sono entrato nel concorso. Poco dopo, ho appreso con grande gioia che la mia canzone era stata scelta. Ero felicissimo perché l’ho sentita davvero come una risposta di Dio al mio desiderio.
Ivan: Quale messaggio voleva trasmettere attraverso la composizione di questo inno? Padre João Paulo Vaz: In primo luogo, il messaggio che ho pensato di rivolgere a ciascun giovane è “Cristo è sempre con te, non ti abbandona mai e con Lui potrai amare molto di più”. Per questo, con Lui, “la mia voce si eleva più in alto e tutti la sentiranno”, come spiega la canzone, perché non si ha più paura. L’intero testo va in questa direzione e Maria, protagonista principale di questa GMG, nella semplicità e nell’umiltà della sua figura, rappresenta tutte queste cose: Colei che per prima eleva la sua voce perché porta Cristo con sé; la prima evangelizzatrice che rivela anche a noi, con il suo “sì” e in cammino verso Elisabetta, come portarlo agli altri. Ivan: A Lisbona si attendono tantissimi giovani da tutto il mondo. Come ci si sente a pensare che tutti insieme canteranno questo inno? Padre João Paulo Vaz: È molto importante dire che, dal momento in cui la canzone è stata scelta come l’inno della GMG, non ci appartiene più, non è più nostra. Non sono più le mie parole né la musica creata da Pedro Ferreira. È l’inno della GMG di Lisbona 2023. Io canterò con gli altri: questa sarà la più grande gioia. Lourdes: Se potesse sintetizzare in una o due parole l’inno, quali sarebbero?
Padre João Paulo Vaz: la prima è “profondità”, che significa scoprire chi siamo, scoprire Cristo in noi e vivere a partire da lì; la seconda è “coraggio”, per essere la presenza di Dio nel mondo, per annunciare la vita. È in queste due parole che, a mio avviso, fiorisce l’esperienza della fede. Ivan: Qual è il suo messaggio personale per i giovani di oggi? Padre João Paulo Vaz: Vorrei usare le parole di Papa Francesco, pronunciate in uno dei video promozionali della GMG in cui invita ad andare avanti senza paura, costruire un mondo migliore ed essere protagonisti. Abbiamo tanto bisogno che i nostri giovani diano più valore al mondo, che tornino ai veri valori. È necessario abbandonare la paura ed essere consapevoli che sono loro stessi, i giovani, coloro che costruiranno un futuro migliore. E allora, caro giovane, non puoi star fermo ad osservare il mondo dalla poltrona: devi alzarti e andare, come Maria. La GMG, e questa in particolare, è un’opportunità per dire che ci credi e che sei disposto a fare quello che Dio ti chiede; più di ogni altra cosa, ti dice che non sei solo in questo. Un intero mondo di giovani e il Papa sono pronti a camminare insieme a te.
Lourdes Catalán e Ivan Ho
(altro…)
26 Lug 2023 | Nuove Generazioni, Sociale, Testimonianze di Vita
La 37esima Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), che si terrà dal 31 luglio al 6 agosto 2023 a Lisbona (Portogallo), è ormai alle porte e tanti sono i giovani che si preparano a vivere questo evento globale insieme al Papa. Varie le iniziative promosse così come numerose sono le persone che, ormai da mesi, lavorano con dedizione a questo momento di vera famiglia per la Chiesa. Ecco alcune testimonianze. È tutto pronto. Il sole è alto sulle sette colline di Lisbona (Portogallo) e la brezza dell’oceano porta con sé un’aria di novità e di attesa: la GMG è alle porte e i giovani di tutto il mondo stanno arrivando. Dopo mesi di preparazione e dopo aver toccato varie tappe del Paese, lo scorso fine settimana la Croce del Pellegrino e l’Icona della Madonna “Salus Popoli Romani”, simboli della Giornata, sono finalmente giunti a Lisbona e si è pronti ora ad accogliere i primi giovani in arrivo per le “Giornate nelle diocesi” che si svolgeranno dal 26 al 31 luglio 2023 nelle 17 diocesi del Portogallo continentale e delle isole. Un modo per preparare i pellegrini e le comunità ospitanti ad entrare nell’evento e viverlo in pienezza.
“Quando ci è stato comunicato che la GMG si sarebbe tenuta a Lisbona, abbiamo accolto la notizia con immensa gioia. Sono sicuro che sarà un’occasione di grazia per ciascuno dei partecipanti, così come per il nostro Paese. Nel mio caso, sento di dover essere aperto alle sorprese che lo Spirito vuole comunicare” dice Padre José Cardoso de Almeida, parroco di Sátão, nella diocesi di Viseu, sacerdote volontario del Movimento dei Focolari. Lui che ha avuto modo di vivere in prima persona l’attesa e l’entusiasmo di varie GMG, ha sentito subito la chiamata, come tantissimi volontari, a mettersi all’opera nell’organizzare la Giornata che si sarebbe svolta proprio “in casa”, motivando i giovani e accogliendo coloro che sarebbero arrivati da varie parti del mondo: “Quest’ultimo anno è stato un periodo di incontri frequenti. Sono state organizzate tantissime attività per aiutare a sostenere le spese di coloro che avevano maggiori difficoltà nel partecipare. Come ‘piccolo costruttore’ di questa GMG insieme a molti, ho contribuito a motivare alcune famiglie ad aprire le loro porte a giovani stranieri nelle “Giornate nelle diocesi”. Nella nostra zona accoglieremo circa 3.000 giovani, in particolare, francesi. Poi partiremo per Lisbona e darò una mano per il sacramento della Riconciliazione, durante l’evento”. Un’esperienza concreta che suggerisce quanto il mettersi a servizio generi innumerevoli frutti nelle varie comunità. “Come la scoperta della bellezza di lavorare insieme – racconta ancora P. José. Penso che i giovani di oggi abbiano bisogno di scoprire che il segreto della felicità sta nell’amore vero, e nell’ esperienza, come dice Papa Francesco, di ‘uscire da se stessi’ ed ‘essere con e per gli altri’. Questa è la vera unità”. Ed è in questo “uscire” che ritroviamo la figura della Vergine Maria, pronta ad “alzarsi e partire in fretta”, come annuncia il motto di questa GMG, in cammino verso l’incontro con Elisabetta.
Un “invito all’incontro con Gesù vivo nella famiglia, nel lavoro, nella vita sociale e politica” spiegano da Lisbona, Ana e José Maria Raposo, della parrocchia di Nossa Senhora da Conceição dos Olivais Sul. Volontari di Dio nel Movimento dei Focolari, Ana e José sono sposati da 45 anni, hanno cinque figli e quattro nipoti e sono una delle tante famiglie portoghesi che ospiteranno in casa propria i giovani che prenderanno parte alla GMG. “Perché i giovani, come Maria, vivano la loro vocazione, è necessario credere e renderli protagonisti, senza dimenticare l’intergenerazionalità – ci dicono; è necessario credere che già oggi si cambia il mondo se si cambia il cuore, se si libera la mente, se si esce dalla propria zona di comfort, se ci si guarda intorno e si vede Gesù in tutti; è necessario credere che il mondo unito è possibile”. QQ Un’esperienza che guarda a questo tempo cosi fragile, guarda all’altro e prende vigore grazie anche alla testimonianza concreta di chi, questa certezza d’amore, vuole metterla al servizio anche nell’ “accoglienza” che, continuano Ana e José, “significa essere una famiglia per chi arriva. È stato spontaneo per noi unirci subito all’accoglienza dei giovani pellegrini che parteciperanno alla GMG. Abbiamo sempre accolto nella nostra casa chi ne aveva bisogno perché di passaggio, in viaggio e gli ultimi mesi sono stati anche l’occasione per rivedere alcuni aspetti e riorganizzare gli spazi in modo che i giovani che arrivano si sentano realmente a casa”. La Giornata Mondiale della Gioventù continua a rivelarsi, ancora oggi, un grande evento della Chiesa che, intorno al Papa e i giovani di tutto il mondo, si fa “Comunità”. Ed essere, come afferma Padre José Cardoso de Almeida “un laboratorio del Regno di Dio stesso e l’ immagine di quella fraternità universale che deriva dal Vangelo”.
Maria Grazia Berretta
(altro…)
16 Giu 2023 | Nuove Generazioni, Sociale, Testimonianze di Vita
È stato pubblicato oggi il primo episodio del nuovo podcast prodotto dallo United World Project. Racconta storie di changemakers che hanno deciso di avviare una nuova attività, ispirati da una scintilla che li ha spinti ad agire per migliorare la loro società.
Una scintilla può ispirare il cambiamento
Oggi, 16 giugno 2023, United World Project è felice di presentarvi il suo nuovo podcast in inglese: Sparks (Scintille). In ogni episodio vi racconteremo storie di changemakers provenienti da varie parti del mondo che hanno dato vita a un progetto, un’azienda o un’attività, dopo essere stati ispirati da una “scintilla”: una piccola luce che ha contagiato tante altre persone. Ognuno di loro ci porterà nel suo Paese, per immergerci nella sua cultura e raccontarci come è iniziato il suo progetto. Non bisogna essere Greta Thumberg o Ghandi per poter dare avvio a un cambiamento. Crediamo che ognuno di noi possa fare la differenza. Forse basta solo una scintilla.
Il primo episodio: Giving back to society one jar at a time
Restituire alla società, un barattolo alla volta. Tutti noi abbiamo grandi sogni. Quello di Mabih era lavorare alle Nazioni Unite e per anni ha fatto di tutto perché questo potesse realizzarsi. Ma non è andata come sperava. Nel 2019 si è resa conto che il sogno che stava inseguendo per poter aiutare gli altri, forse era un suo personale desiderio per potersi affermare in società. E così, lasciando che quel sogno potesse trasformarsi, la sua vita è cambiata in modi che non aveva mai immaginato prima. Oggi Nji Mabih è una piccola imprenditrice, ha 38 anni e vive in Camerun. Per continuare a leggere l’articolo, clicca qui. Per ascoltare subito la puntata su Spotify, clicca qui! Se invece preferisci ascoltare il podcast su altre piattaforme, trovi “Sparks” anche su Apple Podcast, Google Podcast, Amazon Music e Audible. Buon ascolto!
Laura Salerno
(altro…)
24 Mag 2023 | Cultura, Nuove Generazioni, Sociale
Il Movimento dei Focolari mette in pratica i richiami ad una formazione integrale e permanente degli incaricati della formazione dei giovani espressi nella esortazione apostolica post sinodale “Christus Vivit” e nel documento finale dell’Assemblea dei Giovani dei Focolari FormaT è un progetto – nato nel 2019 – su richiesta dei giovani del Movimento dei Focolari per una formazione continua per i formatori delle nuove generazioni. Durante quell’anno una rappresentanza di giovani a livello internazionale si radunò a Roma per un’assemblea di lavoro. Tra le varie indicazioni emerse, due punti meritano una speciale attenzione: fornire ai formatori gli strumenti per accompagnare i giovani in modo integrale e/o aprirsi ad esperti, secondo necessità particolari o momenti della vita dei giovani e insegnare ai formatori anche l’uso di metodi e linguaggi innovativi e accattivanti per la comunicazione della vita e la trasmissione del carisma dell’unità, coinvolgendo i giovani nel dare il loro contributo e i loro feedback. I giovani chiedevano quindi di avere incaricati della formazione meglio formati, in modo da accompagnarli integralmente, con strumenti adatti ai tempi odierni e con l’uso di metodologie e linguaggi accessibili, aggiornati ed efficaci. Questo in piena sintonia con le istanze espresse anche durante il Sinodo dei Giovani, raccolte nell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Christus Vivit”, come pure dal Patto Educativo Globale promosso da Papa Francesco. Nasce così il programma FormaT per offrire una risposta concreta alle esigenze dei giovani sparsi nei vari Paesi e della Chiesa. “Sapienza, passione, preghiera, creatività, apertura, disponibilità, ascolto e accompagnamento per amore. Sono parole incisive, essenziali, profonde! Basterebbero queste per capovolgere il nostro modo di formare ed accompagnare! – ha affermato Margaret Karram, Presidente dei Focolari durante la presentazione di FormaT a marzo 2023 -. Accompagnare e formare sono due aspetti di un’unica realtà, cioè ‘camminare’ insieme. Stare accanto ai giovani è prima di tutto una grande scuola di reciprocità, che ha il fondamento nel dono d’amore di sé, che apre all’altro braccia e cuore, in una dinamica relazionale che incoraggia la loro crescita a livello personale e in rapporto con gli altri. Se dedichiamo tempo e attenzione alle persone, chiunque esse siano, ci accorgeremo della loro sete di amore, di comprensione, di verità, di testimonianza nella quotidianità”. E Jésus Morán, Copresidente dei Focolari, in quella stessa occasione, ha osservato: “Ho avuto una lunga esperienza con giovani, ragazzi e ragazze: come professore di filosofia e religione, come assistente, come formatore nella pastorale universitaria. Ma prima ancora di questo sono stato un giovane del Movimento – nel mio caso un gen – che ha ricevuto una formazione. E ricordo bene quanto tempo hanno ‘perso’ con me i miei assistenti. Ore e ore di colloqui. (…) Un formatore deve essere una persona preparatissima, ma non deve fare leva sulla sua preparazione, ma sulla sua vita. (…) Dite che un formatore ha bisogno di tanta unione con Dio. Io lo personalizzerei un po’ di più: ha bisogno dell’umanità di Gesù, il suo cuore, la sua mente, le sue mani. A volte penso che a un buon formatore basterebbe l’eucaristia quotidiana. E poi lasciar fare a Lui.” Il modello ‘FormaT’ FormaT è un modello di formazione con 3 attributi espressi in 3 ‘T’: ‘T’ = trinitaria: formazione che abbia il timbro e lo stile dei rapporti di reciprocità che si ispirano alla vita di un Dio uno e trino. Si tratta di una formazione che mira all’ascolto, all’accoglienza, all’esperienza performativa e che abbia l’amore concreto e disinteressato (che genera la reciprocità) come regola di base; ‘T’ = integrale: formazione umana, spirituale, culturale, aperta ed inclusiva, che mira a fornire gli strumenti per affrontare le questioni calde oggi presenti e per crescere integralmente; ‘T’ = formazione non solo teorica ma performativa e attiva, che generi impatto positivo e cambiamenti in chi la riceve e nell’ambiente attorno. La metodologia di FormaT, prende spunto principale dalla ricchezza di vita e pensiero presente nella spiritualità dell’unità e dell’esperienza vissuta coi giovani sin dalla nascita del Movimento nel 1943, arricchendosi altrettanto dalle esperienze di ciascuno, in modo da tirar fuori i talenti nascosti negli incaricati della formazione e di non sprecare i doni presenti in quelli che “non vengono solitamente interpellati”. Si tratta di una metodologia inclusiva, esperienziale, rigenerante e performativa.
Lorenzo Russo
(altro…)