Movimento dei Focolari
L’ecumenismo che nasce dall’incontro

L’ecumenismo che nasce dall’incontro

Il 22 aprile una trentina di leader di Chiese e organizzazioni cristiane mondiali hanno visitato il Centro Internazionale del Movimento dei Focolari a Rocca di Papa. La visita si inseriva nel programma dell’incontro annuale del Comitato Internazionale del Global Christian Forum (GCF – Forum Cristiano Mondiale), svoltosi a Roma in quei giorni, ed è stata un’occasione significativa di conoscenza reciproca e di dialogo ecumenico.

L’incontro ha permesso di approfondire la storia, il carisma e l’impegno del Movimento dei Focolari per l’unità dei cristiani. Dopo una presentazione introduttiva, si è aperto un dialogo intenso e partecipato, animato da numerose domande e riflessioni. Al termine, Margaret Karram, Presidente del Movimento dei Focolari, ha portato un breve saluto, condividendo anche una testimonianza personale che ha suscitato forte risonanza tra i presenti.

I membri del Comitato hanno espresso gratitudine per l’accoglienza ricevuta e per la luce emersa dall’incontro. La Commissioner Jane Paone dell’Esercito della Salvezza internazionale ha commentato: “Per me è stata un’esperienza molto ‘vibrante’”: sono stata toccata dalla gioia e dall’ospitalità”.
Il dott. Hanns Lessing, rappresentante della Comunione Mondiale delle Chiese Riformate, diceva: “Mi ha toccato particolarmente come il comandamento evangelico, ‘Ama il tuo prossimo come te stesso’, possa oggi tradursi in “un invito ad amare l’altra comunità ecclesiale come la propria”.
Il prof. Dirk Lange della Federazione Luterana Mondiale ha messo in luce il legame profondo tra le storie ascoltate e l’identità del Global Christian Forum: “Le storie di fede di Chiara Lubich e di Margaret Karram ci hanno portati al cuore del GCF: costruire relazioni attraverso il dono di sé, nella fiducia che Dio provvede sempre. L’amore di Dio è al centro e l’amore reciproco unisce”.

Fondato nel 1998 su iniziativa del Consiglio Ecumenico delle Chiese, durante il mandato del allora Segretario generale, il dott. Konrad Raiser, il Global Christian Forum è uno spazio ecumenico unico che riunisce tutte le principali correnti del cristianesimo mondiale, comprese le Chiese pentecostali e libere. Il suo carisma specifico è la condivisione delle storie di fede personali come via privilegiata per costruire relazioni, superare le distanze storiche e promuovere l’unità nella diversità. Come ha sottolineato in questi giorni il dott. David Wells della Pentecostal World Fellowship: “Il GCF favorisce un dialogo che non parte da posizioni dottrinali o politiche, ma dalle persone”.

Il Comitato Internazionale, composto da circa 30 responsabili ecclesiali – tra cui dal 2026 anche il Movimento dei Focolari – ha riflettuto sulle sfide del futuro, in un mondo segnato da crescenti polarizzazioni che attraversano anche le Chiese. È emersa una domanda centrale: come essere oggi riconciliatori?

Per tutti è apparso chiaro che il GCF occupa uno spazio unico nel panorama ecumenico. Come ha aggiunto ancora David Wells, utilizzando una metafora efficace: “Il GCF è come un fertilizzante: lavora sotto la superficie. Non sempre si vede subito, ma i suoi frutti emergono nel tempo, orientati verso l’unità visibile”.

Si è evidenziata così una forte consonanza tra il l’obiettivo e metodo di dialogo del Global Christian Forum e il carisma e “dialogo della vita” del Movimento dei Focolari, aprendo prospettive di collaborazione ricche di speranza per il cammino dell’unità della Chiesa e dell’intera famiglia umana.

Enno Dijkema

Forza profetica nell’oggi

Forza profetica nell’oggi

Dal 16 al 18 aprile 2026, il Comitato di Orientamento della rete “Insieme per l’Europa” (IpE) si è riunito per il suo ritiro annuale, questa volta presso il Centro Schoenstatt di Vienna, Austria, sul Kahlenberg. 26 partecipanti, in rappresentanza di otto tra i Movimenti cristiani che compongono la rete, hanno tracciato un bilancio dell’anno trascorso e definito gli obiettivi per i progetti futuri.

Un aspetto centrale dell’incontro di quest’anno è stato l’avvicendamento di alcune persone in seno al Comitato di Orientamento. Questo passaggio è stato preparato negli ultimi due anni in un clima di ascolto dello Spirito, per garantire al contempo continuità e nuovi impulsi.

Margaret Karram, Presidente del Movimento dei Focolari, ha espresso in una lettera il suo profondo ringraziamento ai membri uscenti per il grande impegno profuso negli ultimi decenni nel plasmare IpE. Hanno salutato il gruppo: Gerhard Pross (CVJM Esslingen), co-fondatore di IpE e suo moderatore di lunga data, insieme a Thomas Römer e Walter Kriechbaum (entrambi del CVJM Monaco, impegnati in IpE fin dagli inizi).

Diego Goller (IT) e Ilona Toth (HU), rappresentanti della Presidente del Movimento dei Focolari nel Comitato di Orientamento, hanno dato il benvenuto ai loro successori: Liz Taite (GB), con una lunga esperienza nell’ecumenismo, e Alberto Lo Presti (IT). I compiti di Segretaria Generale saranno assunti da Maria Wienken (DE), affiancata da Elisabeth Danner (A), entrambe del Movimento dei Focolari. Il passaggio di consegne è stato celebrato solennemente durante una preghiera serale e suggellato dal “Patto dell’amore reciproco”. Gerhard Pross ha sottolineato la grandezza della missione di IpE e i suoi ricchi frutti, che hanno segnato tappe importanti nella storia della Chiesa, come descritto nel libro “Sternstunden der Einheit” (Momenti salienti di unità).

Il ruolo di moderatore di IpE sarà ora ricoperto da un gruppo composto da tre membri dell’attuale Comitato: Suor Nicole Grochowina (Communität Christusbruderschaft Selbitz), P. Raffael Rieger (Movimento di Schönstatt) e Matthias Bühlmann (Vineyard). “Questo cambiamento non segna solo la fine di un’era, ma anche l’inizio di una nuova fase di collaborazione a livello europeo“, ha commentato uno dei partecipanti.

Un altro membro ha aggiunto: “Le giornate sul Kahlenberg hanno dimostrato che la nostra diversità è la nostra forza. Con il nuovo team diamo un segnale chiaro di continuità e di nuovi orizzonti”. Un altro partecipante ha sottolineato: “IpE scrive una storia di speranza in questi nostri tempi apparentemente senza speranza. Per questo oggi è più importante che mai camminare insieme”.

Un altro punto focale dei colloqui è stato il lavoro dei Comitati Nazionali, che stanno assumendo una responsabilità crescente nel radicare IpE nei rispettivi Paesi.

Sono stati inoltre discussi i prossimi appuntamenti di rilievo:

  • 9-13 maggio 2026: In occasione della Festa dell’Europa, 120 giovani europei visiteranno il Parlamento Europeo. Colpiti dall’unità cristiana vissuta in IpE, i giovani hanno elaborato un “Patto tra le generazioni” che presenteranno ai parlamentari.
  • 29-31 ottobre 2026: Prossimo “Incontro degli Amici” presso il Centro Vineyard di Würzburg, Germania.
  • 4-6 maggio 2028 (data prevista): Grande evento a Castel Gandolfo e Roma, Italia.

L’incontro del 2026 del Comitato di Orientamento ha segnato così una pietra miliare importante per l’orientamento futuro della rete, che continua a impegnarsi per l’unità e la fraternità in tutto il continente.

Beatriz Lauenroth
Foto: gentilezza Insieme per l’Europa

“Siate la buona novella per il vostro Paese”

“Siate la buona novella per il vostro Paese”

Primo Pontefice della storia moderna ad avere una conoscenza diretta dell’Africa, papa Prevost, già dai tempi in cui era a capo dell’Ordine degli Agostiniani, aveva visitato di persona tutte le regioni dell’Africa: centrale, meridionale, occidentale, australe!

A bordo dell’aereo papale da Roma ad Algeri Papa Leone XIV ha dichiarato ai giornalisti: “Già lo scorso maggio avevo detto che nel mio primo viaggio avrei voluto visitare l’Africa. Molti mi hanno subito suggerito l’Algeria per via di sant’Agostino”.

11 giorni, 18 voli, oltre 18.000 km. Algeria, Camerun, Angola, Guinea Equatoriale. 25 discorsi e omelie, otto Messe pubbliche celebrate, incontri con presidenti, vescovi, imam. Il Pontefice, nei suoi interventi, ha messo in evidenza le opere di misericordia della Chiesa attraverso incontri a margine con: detenuti, orfani, anziani ed ha incontrato centinaia di migliaia di fedeli. Il talento poliglotta del Papa è stato messo in piena luce, “ci ha parlato in francese, portoghese, spagnolo e inglese per entrare in contatto personale con le diverse popolazioni locali”.

In un discorso storico tenuto alle autorità in Camerun il 15 aprile, giorno del suo arrivo, Leone ha affrontato in modo diretto il tema della crisi umanitaria, politica e sociale che da un decennio affligge il Paese. Ha descritto il costo umano in termini chiari — vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati dell’istruzione e una generazione di giovani priva di speranza — lodando al contempo la diversità culturale e linguistica del Paese come un “tesoro” piuttosto che un onere.

Una tappa fondamentale del viaggio in Camerun si è svolta a Bamenda, cuore di una regione dilaniata dalla violenza separatista da 10 anni. Papa Leone XIV ha presieduto un incontro sulla pace nella Cattedrale di San Giuseppe. Intorno al tavolo, un capo tradizionale, un moderatore presbiteriano, un imam e una suora cattolica. “Un immagine suggestiva che continuerà a nutrire il nostro immaginario per tantissimo tempo”, ha detto Elisabeth, una cittadina di Bamenda: “un Papa circondato da rappresentanti di diverse fedi e comunità in una città nel cuore di un conflitto in corso, che invoca il dialogo invece della violenza, la riconciliazione invece della vendetta”.

Il Papa si è rivolto all’intera comunità composta da persone giunte dal Nord-Est e Sud-Est, che avevano fatto tanti chilometri superando paura e ostacoli per essere presenti a questa giornata. Ha ringraziato tutti coloro che scelgono di costruire ponti tutti i giorni e che curano ferite. Ma ha anche lanciato un monito, “a coloro che distorcono le religioni e il nome stesso di Dio per perseguire i propri obiettivi militari, economici e politici”. Una denuncia per tutti quelli che- ha affermato il Papa- “spogliano la vostra terra delle sue risorse investono generalmente gran parte dei profitti nelle armi, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine”.

La seconda giornata del Papa in Camerun è stata interamente dedicata ai giovani. È proprio a questa gioventù, vivace e in movimento, che Leone XIV ha scelto di rivolgersi direttamente nella sua omelia, davanti a 120.000 fedeli allo stadio di Japoma, a Douala e poi di fronte agli studenti dell’Università Cattolica dell’Africa Centrale. Leone XIV ha moltiplicato gli appelli a resistere all’emigrazione, alla corruzione e alle illusioni del mondo digitale. Con, in filigrana, un messaggio ribadito due volte nello stesso giorno: il futuro del continente si costruirà qui, non altrove.

Il Papa non ha eluso la realtà del Paese nello stadio di Japoma parlando della povertà, sia materiale che spirituale e lanciando un invito ai giovani: “per fare del vostro spirito fiero una profezia del mondo nuovo, prendete come esempio ciò che abbiamo ascoltato negli Atti degli Apostoli. I primi cristiani danno infatti testimonianza coraggiosa del Signore Gesù davanti a difficoltà e minacce”, e pensando a come loro hanno perseverato anche tra gli oltraggi ha invitato a “rifiutare ogni forma di abuso e di violenza, che ingannano promettendo guadagni facili e induriscono il cuore”. Ha ricordato loro la vera ricchezza del popolo: “la fede, la famiglia, l’ospitalità, il lavoro”. Per illustrare il suo discorso, Leone XIV ha citato il Beato Floribert Bwana Chui, un martire congolese ucciso nel 2007 per aver rifiutato, in qualità di doganiere, di far passare una spedizione di medicinali contraffatti. È presentato come un santo della resistenza alla corruzione, un modello per la gioventù africana: Il Pontefice ha inoltre continuato dicendo: “Siate la buona novella per il vostro Paese”-

Nel pomeriggio a Yaoundé, il Papa è atteso all’Università Cattolica dell’Africa Centrale, fiore all’occhiello dell’istruzione superiore della regione, che attira ogni anno oltre 5.000 studenti provenienti in particolare dal Gabon, dal Ciad, dalla Guinea Equatoriale e da altri Paesi. Sono in 8000 ad accogliere il Pontefice con un grande entusiasmo, tipico del mondo universitario.

Di fronte a questa platea di giovani africani, papa Leone ha scelto di parlare di argomenti sensibili, attuali: la corruzione, l’intelligenza artificiale e le sue derive, le migrazioni, ecc.

È proprio questa tensione tra la tentazione dell’esilio e il dovere verso il proprio Paese che Leone XIV ha posto al centro del suo discorso. “Di fronte a questa tendenza a voler emigrare, che può far credere che altrove si troverà facilmente un futuro migliore, vi invito innanzitutto a rispondere con un ardente desiderio di servire il vostro Paese”, ha detto agli studenti, ricordando loro che l’università è stata fondata trentacinque anni fa proprio per formare “testimoni di saggezza ed equità di cui il continente africano ha bisogno”.

Parlando dell’Intelligenza Artificiale, il Papa ha dichiarato, con insolita gravità: “Quando la simulazione diventa la norma, viviamo come in bolle impermeabili le une alle altre, ci sentiamo minacciati da chiunque sia diverso”. La sua conclusione è diretta, senza giri di parole: “È così che si diffondono la polarizzazione, i conflitti, le paure e la violenza. Non è in gioco un semplice rischio di errore, ma una trasformazione del rapporto stesso con la verità”.

L’Africa paga il costo ambientale e umano dell’estrazione del cobalto, minerale indispensabile per le batterie che alimentano i data center e i dispositivi connessi a Internet. Il Papa non ha usato mezzi termini su questo punto: “Il lato nascosto delle devastazioni ambientali e sociali causate dalla corsa sfrenata alle materie prime e alle terre rare” deve essere denunciato, ha ribadito con forza.

Liliane Mugombozi (Camerun)


Foto: cortesia della Nunziatura Apostolica in Camerun

Il Vangelo che mette al centro “l’altro”

Il Vangelo che mette al centro “l’altro”

Sono un sacerdote anglicano dell’Uganda e ho conosciuto la spiritualità del Movimento dei Focolari quindici anni fa, quando ero in seminario per la formazione ministeriale. Questa ha plasmato in modo integrale me stesso, la mia famiglia e la mia Chiesa poiché esprime in modo ideale due aspetti fondamentali: l’Amore e l’Unità. In nessun punto della Bibbia troviamo una Scrittura che enfatizzi la divisione, la separazione, l’odio, la malizia, il tribalismo, le divisioni denominazionali o la segregazione razziale. Al contrario, la Bibbia invita all’unità e all’amore tra le persone, anche quando esistono delle differenze.
 Siamo chiamati, ad amare soprattutto il prossimo, perché attraverso di lui amiamo Dio. In questo modo ho imparato a vedere Gesù in ogni persona che mi è vicina (cf Mt 25) e ricevo molta pace ogni volta che condivido quel poco che ho con chi ne ha bisogno.

Gesù, in una delle sue ultime preghiere prima dell’ascensione, in Giovanni 17,21, dice: “che siano una cosa sola, come io sono una cosa sola con te, Padre”. Ciò implica che l’Unità dovrebbe essere il nostro obiettivo nella vita. Grazie a questa consapevolezza, ho avuto l’opportunità di incontrare e dialogare con molte persone di diverse denominazioni, come cattolici, ortodossi, luterani   e anche con persone di altre religioni, buddisti e seguaci delle religioni tradizionali, a tutti i livelli e in tutte le fasce d’età. Questo mi ha dato una visione più ampia di come vivere e gestire la vita in modo integrale. Ho sperimentato la gioia di vedere in loro fratelli e sorelle.

Ho anche visto vescovi della Chiesa anglicana dell’Uganda accogliere questa spiritualità attraverso la nostra esperienza, l’espressione della vita e la testimonianza. Attualmente, cinque vescovi sono amici del Movimento, incluso l’Arcivescovo della Chiesa anglicana dell’Uganda. E alcuni di questi hanno anche partecipato alle conferenze ecumeniche internazionali dei vescovi organizzate dal Movimento dei Focolari.

Attualmente abbiamo avviato un gruppo di comunione presso la Uganda Christian University, con l’intento di praticare l’aspetto dell’amore e dell’unità tra i giovani , studenti universitari; allo stesso tempo, trasmettiamo anche il valore di “Ubuntu”[1], all’interno dell’iniziativa Together for a New Africa, alla quale partecipo come tutor di questa seconda edizione. Dopo tutto questo, le persone mi pongono spesso domande alle quali faccio fatica a rispondere: “perché sei sempre felice? Non ti arrabbi mai? Perché sei sempre disponibile? Non hai altre cose da fare? Perché sei così generoso?”, e la mia risposta è sempre stata: “Fate il bene, la ricompensa è in Cielo”.

Dopo i quattro Vangeli del Nuovo Testamento, il quinto Vangelo che tutti dovrebbero leggere è quello del “tu”, nell’altro. Dobbiamo guardare a noi stessi come a una testimonianza viva, affinché nelle nostre opere e azioni si rifletta l’immagine di Dio, facendo agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi. Mettere in pratica ciò che la Bibbia insegna: amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta l’anima, e amare il prossimo come se stessi.

Reverendo Canonico Bwanika Michael Eric


[1] Ubuntu è una parola di origine bantu dell’Africa subsahariana che esprime una filosofia di vita incentrata sulla compassione, il rispetto e l’interdipendenza umana, riassumibile nella massima “Io sono perché noi siamo“, sottolineando che l’individuo si realizza attraverso la comunità, la condivisione e il benessere collettivo.

Ricordando i 60 anni dalla revoca delle scomuniche tra Roma e Costantinopoli.

Ricordando i 60 anni dalla revoca delle scomuniche tra Roma e Costantinopoli.

L’anno 2025, ormai tutti lo sanno, è stato un anno ricco di anniversari e avvenimenti ecumenici. L’incontro di papa Leone XIV e del patriarca Bartolomeo a Nicea con i leaders delle varie Chiese e Organismi ecumenici e, in seguito i vari appuntamenti ad Istanbul, hanno testimoniato il desiderio e impegno delle Chiese nel continuare il cammino verso l’unità. Un altro avvenimento ecumenico di grande importanza di cui ricorreva il 60° anniversario è la revoca delle scomuniche tra Roma e Costantinopoli avvenuta il 7 dicembre 1965 da parte di papa Paolo VI e del patriarca Athenagoras I, un evento che dette inizio ad una nuova stagione di rapporti tra cattolici e ortodossi. Paolo VI e il Patriarca Athenagoras uomini santi, di grandi vedute e amanti soltanto della volontà di Cristo per la sua Chiesa, hanno avuto la fortezza di rompere la spirale di ostilità e inimicizia trovandosi da fratelli a Gerusalemme nel gennaio 1964, preparando, così, il terreno per la revoca di quelle scomuniche scambiate tra i legati del Papa e l’allora patriarca di Costantinopoli ancora nel 1054. L’evento segnò l’inizio di un dialogo della carità che ha visto i due pionieri in un continuo e crescente impegno perché le due Chiese, cattolica e ortodossa, si riconoscessero nuovamente come Chiese sorelle.

La Cattedra ecumenica patriarca Athenagoras – Chiara Lubich, dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano ha promosso un Seminario per evidenziarne l’importanza. Hanno aperto i lavori i messaggi del patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, di papa Leone XIV a firma del cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, e di Margaret Karram, vice gran cancelliere dell’Istituto Universitario Sophia e Presidente del Movimento dei Focolari.  

Papa Leone XIV ha sottolineato l’importanza non solo di “riflettere su quanto accaduto in passato”, ma anche di “suggerire nuovi passi concreti che possiamo compiere insieme”.

Il Patriarca Bartolomeo, ricordando la centralità della Resurrezione di Cristo per la fede cristiana celebrata a Pasqua, lamenta il fatto che celebriamo questa festa ancora raramente nella stessa data e osserva quanto hanno fatto lui e papa Francesco per risolvere la questione della data comune della Pasqua.

Margaret Karram, nel suo video-messaggio, mentre guardando indietro nella storia ringrazia Dio per i miracoli compiuti, invita a guardare avanti e a rinnovare la nostra speranza che l’unità tra le Chiese avverrà nel tempo e nel modo a Lui noti, riprendendo il pensiero del Patriarca Atenagora: “L’unione avverrà. Sarà un miracolo. Quando? Non lo sappiamo. Ma dobbiamo prepararci. Perché un miracolo è come Dio: sempre imminente”.

I vari interventi hanno illustrato gli aspetti storici, spirituali, teologici e canonici di questo cammino. Mons. Piero Coda, professore eSegretario Generale della Commissione Teologica Internazionale; membro della Commissione mista per il dialogo tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa e della Commissione dei teologi per il cammino sinodale, ha sottolineato che quel gesto profetico della revoca delle scomuniche ci esorta a vivere, pensare, dialogare, agire in quella luce e in quell’amore in cui possiamo preparare e accogliere, gli uni e gli altri, gli uni con gli altri, il giorno benedetto in cui lo Spirito Santo ci farà trascendere – con un miracolo del suo amore, sotto lo sguardo tenero e forte di Maria, la piena di grazia e la ‘Theotokos’ – tutto ciò che ancora ci separa dallo straripare della piena condivisione tra noi della comunione in Cristo.

Sandra Ferreira Ribeiro, teologa ecumenista attuale co-responsabile del Centro “Uno” del Movimento dei Focolari, ha delineato il contesto storico che ha preceduto e preparato la revoca delle scomuniche e gli atti che l’hanno concretizzata nel 1965 inaugurando un nuovo clima di dialogo.

Declan O’Byrne, professore e rettore dell’Istituto Universitario di Sophia, cotitolare della cattedra ecumenica dell’Istituto Sophia, ha sottolineato l’importanza che la professione di fede proclamata a Nicea diventi una realtà vissuta attraverso la carità tra i cristiani e l’impegno per la ricerca di una chiarezza teologica.

Il metropolita Maximos Vgenopoulos di Selyvria co-titolare dela cattedra ecumenica e membro della Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, ha illustrato il tema Primato e Sinodalità nel secondo Millennio e oggi, tema dell’ultimo Documento della Commissione mista di Dialogo trovatasi ad Alessandria d’Egitto a giugno del 2023, concludendo che mentre le due Chiese procedono «nell’amore e nella verità» verso l’unità, il Documento apre vie e prospettive positive per il futuro riguardo all’autentica comprensione del Primato e della Sinodalità, specialmente nel contesto delle discussioni ufficiali in corso sulla Sinodalità all’interno della Chiesa cattolica romana.

Dimitrios Keramidas– professore di ecumenismo e teologia ortodossa all’Istituto Angelicum di Roma, ha ricordato che la condivisione della benedizione comune del Papa e del Patriarca ecumenico a Fanar, la recita del Padre Nostro e la preghiera ecumenica tenutasi a Nicea sono stati ulteriori segni del riconoscimento dell’ecclesialità delle due Chiese: una condivisione spirituale vera e visibile.

Augustinos Bairachtaris, professore associato di Studi ecumenici all’accademia ecclesiastica patriarcale di Creta ha enfatizzato la necessità di una teologia della croce e lo spirito di metanoia che devono sempre accompagnare il dialogo ecumenico.

A sottolineare l‘armonia che l’unità ricercata tra le Chiese rappresenta, è stato il pianista don Carlo Seno, con un pezzo musicale di rara bellezza.

La realizzazione del seminario ha messo in luce il ruolo irrinunciabile che può avere la Cattedra ecumenica Patriarca Athenagoras – Chiara Lubich nel promuovere l’ecumenismo e la crescente reciproca conoscenza e apprezzamento dei cristiani gli uni degli altri, considerando l’esortazione di papa Leone XIV e del patriarca Bartolomeo nella loro Dichiarazione congiunta: “Esortiamo vivamente tutti i fedeli delle nostre Chiese, e in particolare il clero e i teologi, ad accogliere con gioia i frutti finora conseguiti e a impegnarsi per il loro continuo incremento”. 

Sandra Ferreira Ribeiro
(Centro “Uno” per l’unità dei cristiani)

Foto: @ Mariane Gonçalves de Araújo

Cristiani protagonisti di dialogo 

Cristiani protagonisti di dialogo 

Il 29 giugno 1967 papa Paolo VI aveva invitato il Patriarca Athenagoras a inviare a Roma qualche rappresentante. Da allora i responsabili delle due Chiese si scambiano visite: il 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo, viene a Roma una delegazione del Patriarcato di Costantinopoli, e qualche volta è venuto il Patriarca stesso, mentre il 30 novembre, giorno di Sant’Andrea, va al Patriarcato una delegazione del Vaticano a nome del Papa. San Pietro, vescovo di Roma, e Sant’Andrea, secondo la Tradizione, fondatore della sede episcopale di Costantinopoli, erano fratelli, queste visite sono un richiamo per queste due Chiese che si vedono sorelle a impegnarsi per la riconciliazione e rafforzare i vincoli di solidarietà. 

In questa festa che ha quindi anche un valore nel cammino di unità tra le Chiese,  pubblichiamo un video con alcune impressioni raccolte a conclusione del Convegno dal titolo Called to hope – Key players of dialogue (Chiamati alla speranza, protagonisti del dialogo) promosso dal Centro Uno, la segreteria internazionale per l’unità dei cristiani del Movimento dei Focolari, al quale hanno partecipato 250 persone di 40 Paesi e 20 Chiese cristiane, con oltre 4000 nel mondo che hanno seguito l’evento via streaming.

Attivare i sottotitoli e scegliere la lingua desiderata (Versione internazionale)