Movimento dei Focolari
Il cammino della speranza

Il cammino della speranza

25 marzo 2026. Ci troviamo nella Sala della Conciliazione del Palazzo Lateranense dove, dopo decenni di contrapposizione, la Chiesa cattolica e lo Stato italiano firmarono nel 1929 i Trattati Lateranensi. In questo stesso storico ambiente si concluse nel 2013 la fase diocesana della Causa di beatificazione di una delle figure spirituali più rilevanti del nostro tempo: il Cardinale vietnamita François-Xavier Nguyễn Văn Thuận.

Sono presenti 220 persone, Cardinali, Vescovi, famigliari, sacerdoti, suore e laici vietnamiti e di altri Paesi. Migliaia di altri sono collegati via streaming in sette lingue sui canali YouTube di Vatican Media. Motivo di questo incontro è il 50° anniversario da quando Nguyễn Văn Thuận, allora giovane Vescovo, nei primi mesi di prigionia iniziata il 15 agosto 1975, è riuscito a far pervenire ai suoi fedeli 1001 brevi meditazioni vergate su fogli di vecchi calendari. L’evento è organizzato dalla Causa di Beatificazione del Cardinale vietnamita, insieme al Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale (DSSUI), attore della Causa, in collaborazione con il Dicastero per il Clero, la diocesi di Roma e le edizioni Città Nuova.

Papa Leone sottolinea questa ricorrenza con un Messaggio a firma del Card. Parolin, suo Segretario di Stato, auspicando che «il significativo evento favorisca la riscoperta della fervida testimonianza di così intrepido discepolo del Vangelo e generoso Pastore». Il suo esempio – afferma – «è carico di attualità poiché ricorda che la speranza cristiana nasce dall’incontro con Cristo e prende forma in una vita donata a Dio e al prossimo».

Fa gli onori di casa il Card. Baldassare Reina, Vicario generale del Papa per la diocesi di Roma, il quale ricorda l’attualità della figura di Nguyễn Văn Thuận all’indomani del Giubileo della speranza, in un tempo in cui il Vangelo si trasmette soprattutto con la testimonianza.

Ma chi era questo Cardinale vietnamita? Risponde con brevi cenni biografici il dott. Waldery Hilgeman, postulatore della Causa di beatificazione. Discendente di una famiglia che nel XIX secolo ha avuto tra i suoi antenati dei martiri, François-Xavier sin da giovane si sente attratto dall’esempio dei santi e più tardi anche da spiritualità del suo tempo, tra cui i Cursillos e i Focolari. Entra in seminario, diventa sacerdote, consegue il dottorato in diritto canonico. Nel 1967 viene consacrato Vescovo di Nha Trang. Quando nel 1975 Paolo VI lo nomina Arcivescovo coadiutore di Saigon, inizia una lunga prova: arrestato, trascorre tredici anni in prigione, di cui nove in isolamento. Lì ho imparato – racconta – «a scegliere Dio e non le opere di Dio». Comprende che Dio lo vuole in mezzo agli altri prigionieri, quasi tutti non cattolici, presenza di lui e del suo amore, «nella fame, nel freddo, nel lavoro faticoso, nell’umiliazione e nell’ingiustizia». Liberato nel 1988, dal 1991 vive a Roma, dove Giovanni Paolo II lo nomina dapprima Vicepresidente, poi Presidente dell’allora Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace e nel 2001 lo crea cardinale.

Elisabeth Nguyễn, sorella del Cardinale, racconta l’avventurosa storia dei 1001 pensieri. Trafugati dall’arresto domiciliare, «iniziarono un viaggio di evangelizzazione da una famiglia all’altra, da una cellula di prigione all’altra, prima di attraversare con i boat people gli oceani». Anni dopo ne nasce il libro The Road of Hope (Il cammino della speranza).

Esperienze forti e toccanti, amplificate, a metà incontro, da un brano di pianoforte eseguito virtuosamente da don Carlo Seno: “La Campanella” di Franz Liszt.

Nel corso di appena un’ora e mezzo, moderata dal giornalista Alessandro De Carolis di Vatican Media, emergono ulteriori profili di Nguyễn Văn Thuận. Il Card. Lazzaro You Heung-sik, Prefetto del Dicastero per il Clero, parla di lui come «evangelizzatore in ogni circostanza» riferendo il racconto di un monaco buddista: «Era inverno, faceva due gradi sottozero e noi, nel campo di rieducazione, non avevamo abbastanza coperte. Allora il Vescovo usciva ogni giorno più volte per raccogliere rami e pezzi di legno per riscaldare di notte il campo… Era quello che noi buddisti chiamiamo un “Bo tac”: un uomo molto santo».

Il Card. Luis Antonio Tagle, Prefetto del Dicastero per l’evangelizzazione, ricorda invece come nel 1995 era nata un’amicizia personale con Nguyễn Văn Thuận: «Mi colpì il fatto che, mentre raccontava esperienze dolorose e persino umilianti, la sua voce rimanesse calma e il suo volto sereno. Non c’era traccia di amarezza né di odio in lui. Non riuscivo a distogliere lo sguardo dal suo volto radioso e sorridente».

Assieme alla statura spirituale, emerge la spiccata sensibilità per le questioni mondiali della giustizia e della pace. Ne parla il Card. Michael Czerny sj, Prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, che per l’occasione ha pubblicato la traduzione italiana di una nuova biografia di Nguyễn Văn Thuận, scritta da sua sorella Elisabeth insieme al sacerdote belga Stefaan Lecleir.

«Il suo contributo principale a livello mondiale – precisa il Card. Czerny – è il ruolo svolto nella genesi del Compendio della Dottrina sociale della Chiesa (2004)» e riferisce questa vibrante domanda posta dall’Arcivescovo vietnamita: «Di fronte all’attuale situazione politica ed economica, c’è chi si chiede: riusciremo ad attraversare con speranza la soglia del nuovo millennio?». In risposta, citava una nota giornalista che previde “tre fasi catastrofiche” per le società impoverite: sfruttamento – esclusione – eliminazione. «Quando penso a tutto questo – commentava Nguyễn Văn Thuận – il mio cuore è lacerato e vorrei gridare: “impossibile”».

A conclusione dell’incontro, l’attore e giornalista Rosario Tronnolone legge alcuni brani del Cammino della speranza che risuonano come il sigillo d’oro: «Tu vuoi operare una rivoluzione: rinnovare il mondo. Potrai compiere questa preziosa missione che Dio ti ha affidato, solo con “la potenza dello Spirito Santo”. Ogni giorno, lì dove vivi, prepara una nuova Pentecoste. Impegnati in una campagna che ha lo scopo di rendere tutti felici. Sacrificati di continuo, con Gesù, per portare la pace alle anime, sviluppo e prosperità ai popoli. Tale sarà la tua spiritualità, discreta e concreta a un tempo».

Hubertus Blaumeiser
Foto: © CM – CSC Audiovisivi

Trasmissione integrale sul Canale YouTube di Vatican Media

Convegno dedicato al Cardinale Văn Thuận

Convegno dedicato al Cardinale Văn Thuận

Se vuoi restare saldo nella fede, scegli la via della speranza destinata alla tua anima di discepolo di Cristo”. È uno dei 1001 pensieri rivolti dall’allora Arcivescovo François Xavier Nguyễn Văn Thuận ai suoi fedeli, nei lunghi anni della detenzione in carcere a motivo della sua fede: una collezione di riflessioni, moniti, incoraggiamenti, poi raccolti nel volume Il cammino della speranza”, considerato il “testamento spirituale” del cardinale vietnamita, dichiarato Venerabile da Papa Francesco. 

In occasione del 50° Anniversario della stesura del volume, la Causa di Beatificazione del Cardinale Văn Thuận e il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale – che è Attore della Causa – insieme con il Dicastero per il Clero, l’Editrice Città Nuova e la Diocesi di Roma, desiderano onorare la memoria del Cardinale vietnamita celebrando un convegno intitolato “François Xavier Nguyễn Văn Thuận. Testimone di speranza.

L’evento si tiene il prossimo 25 marzo a Roma, presso la Sala dei Trattati Lateranensi, nel Palazzo Apostolico Lateranense, dalle 16.00 alle 17.30 (utc +1).

Sarà presente la Sig.ra Élisabeth Nguyễn Thị Thu Hồng, sorella del Cardinale Văn Thuận.

Attraverso la testimonianza di chi lo ha conosciuto, e con brani e musiche tratti dai suoi scritti, il Convegno intende sottolineare l’attualità della figura del Cardinale Văn Thuận: un pastore fedele che seppe trasformare l’esperienza della prigionia in uno spazio di preghiera, perdono e offerta, mostrando come la luce del Vangelo possa vincere ogni oscurità. Dalle sue parole giunge fino a noi un messaggio di speranzapatrimonio spirituale universale.

Apre i lavori Sua Em.za Cardinale Baldassare Reina, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma. Intervengono Sua Em.za Cardinale Michael Czerny, S.J., Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; Dr. Waldery Hilgeman, Postulatore della Causa di Beatificazione del Cardinale Văn Thuận; Sua Em.za Cardinale Lazzaro You Heung-sik, Prefetto del Dicastero per il Clero; Sua Em.za Cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione.

Interviene al pianoforte Don Carlo Seno, presbitero della Diocesi di Milano, Responsabile del Centro di Spiritualità “Vinea mea”.

Modera l’incontro il giornalista Alessandro De Carolis, di Radio Vaticana – Vatican News.

Nel contesto del Convegno sarà presentata l’edizione in lingua italiana della nuova biografia del Cardinale Văn Thuận, redatta dalla sorella Élisabeth, pubblicata da Città Nuova Editrice, con Prefazione a firma del Cardinale Michael Czerny.

L’evento è aperto alla stampa, previa richiesta di accredito presso la sala Stampa della Santa Sede, e sarà fruibile via streaming in lingua italiana, con traduzione simultanea in inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, vietnamita.

A cura della Causa di Beatificazione del Cardinale Văn Thuận

Di seguito i link per seguire l’evento

IT: https://www.youtube.com/live/WQk9grOvTL0

EN: https://www.youtube.com/live/qr-lYRm1IGY

ES: https://www.youtube.com/live/7mQNE_tFE_4

FR: https://www.youtube.com/live/8xnl5NQ4jx8

DE: https://www.youtube.com/live/ULjKpE22E6s

PT: https://www.youtube.com/live/JSPZWH-Zwu0

VT: https://www.youtube.com/live/8Mx3gnY3wuE

La vita, le opere e la spiritualità del Cardinale Văn Thuận sono illustrate anche nel portale a lui dedicato, in più lingue, all’indirizzo https://www.cardinalvanthuan.va/it.html  


Vangelo Vissuto: “Alzatevi e non temete” (Mt 17,7)

Vangelo Vissuto: “Alzatevi e non temete” (Mt 17,7)

Come un chicco di grano maturo

Dopo quasi tre anni dal suo arrivo, gli accertamenti avevano riscontrato in Elio un tumore con metastasi diffuse. Inutile operare. Spontanea è affiorata in me una domanda: perché è toccato proprio a lui, una persona nel pieno della maturità umana-spirituale, che poteva dare ancora molto nella nostra comunità, dove già la sua presenza saggia e pacata aveva risollevato una situazione incresciosa? Era, il mio, un grido doloroso, quasi di rivolta. Poi, ragionando con i confratelli, abbiamo passato in rassegna alcuni esempi nella Bibbia, da Abramo a Giobbe, senza risposte nell’immediato. Certi accadimenti non si possono spiegare senza la fede. In quei giorni mi è capitato di leggere uno scritto illuminante di san Leone Magno: “La Chiesa è il campo del Signore che si riveste di una messe sempre più ricca, perché i grani che cadono ad uno ad uno rinascono moltiplicati”. Ecco! Solo con questa ottica potevo accettare la partenza per il Cielo di un amico carissimo. Cadeva come un chicco di grano grosso e maturo. Dovevo credere che ne sarebbe nata una spiga bella piena.

(G. – Belgio)

Piccoli grandi miracoli

Sono nata in Brasile, ma in seguito ho vissuto per nove anni in un altro Paese dell’America Latina con una inflazione al mille e una povertà diffusa, incentivo alla criminalità. Un giorno, un’amica è venuta da me piangendo perché era stata appena derubata dell’unico stipendio col quale si sostentava la famiglia, essendo il marito disoccupato e avendo quattro i figli. Che potevo fare? Ho cercato soltanto di consolarla, consigliandole di perdonare e pregare perché il ladro si convertisse. Ma lei ha reagito col rispondere che non lo avrebbe mai fatto. “In tal caso – le ho risposto –, pregherò io per lui”. Dopo alcuni giorni, quella stessa amica è tornata a trovarmi, ma stavolta con tutt’altro viso e animo: felice, mi ha raccontato che il ladro doveva essersi veramente pentito perché in un negozio dove lei era conosciuta aveva lasciato la borsa che aveva sottratto. E, cosa sorprendente, lo stipendio era ancora dentro, non mancava nulla.

(T.G.S.C. – Brasile)

In carrozzina

Da molto tempo, a causa di una artrite reumatica, vivo su una carrozzina. Tra ricoveri e interventi, avrò passato in ospedale tre anni della mia vita. Spesse volte, a causa dei dolori atroci, mi ritrovo completamente immobile, incapace perfino di pettinarmi o di afferrare un bicchiere. Tante le cose alle quali tenevo e che invece ho dovuto lasciare. Eppure, sono di indole scherzosa e spesso alla malattia reagisco con qualche nota umoristica. Pian piano, capire la “sapienza della croce” mi ha aiutata ad accogliere il dolore come la forma più sublime dell’amore e ad offrire la mia goccia particolarmente per le persone più provate, per la Chiesa, per l’unità chiesta da Gesù. Ora non chiedo più a Dio “Perché?”, ma solo: “Aiutami, Signore”. Agli altri cerco di non far pesare i miei problemi fisici, e pare che ci riesca abbastanza, tant’è che mi trovano alquanto gioiosa. Tutto coopera al bene se siamo aperti all’amore di Dio. Infatti, in famiglia ognuno ha sentito di dover fare uno scatto in avanti. Gli stessi figli sono maturati in fretta, divenendo più responsabili.

(Branka – Croazia)

A cura di Maria Grazia Berretta

(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno XII– n.1° marzo-aprile 2026)

Foto: © Pexels Shvets-Production

Un’azione corale fatta in unità

Un’azione corale fatta in unità

Sono un volontario del Movimento dei Focolari e la scorsa estate, durante una gita in montagna con Anna e Toni, degli amici del nostro gruppo di Famiglie Nuove, è venuto fuori che per molti anni in passato ho lavorato nella compagnia di bandiera italiana come steward di volo. Mi hanno subito chiesto se conoscessi un loro vicino di casa che aveva lavorato nella stessa azienda. Nel sentire il suo nome mi sono subito ricordato di lui nonostante fossero passati 30 anni. Ho appreso da loro che la sua situazione era molto triste. Abbandonato dalla famiglia; affetto da importanti malattie, viveva solo in una grande casa malandata che aveva urgentemente bisogno di riparazioni. Dopo il nostro incontro mi sono reso conto che era necessario dare una mano.

Così, insieme a Toni ed Anna, con mia moglie Rita ed altri abbiamo creato un piano di azione. Abbiamo cominciato con l’aggiustare una porta finestra con i vetri rotti grazie all’aiuto di un nostro amico falegname. Poi siamo passati al montaggio di una porta nuova che dava sulla cantina e abbiamo sistemato la porta del bagno che era stata rosicchiata dal cane. In seguito, è stata aggiustata una porta scorrevole da cui entrava la pioggia e la terrazza da cui penetrava l’acqua all’interno della casa. Abbiamo chiamato una donna delle pulizie, rimesso a posto l’impianto elettrico con l’aiuto di un nostro volontario elettricista che ha anche aggiustato l’impianto di riscaldamento con l’aiuto di Toni. Mia moglie ha dato un tocco delicato adornando il cortile con dei vasi di ciclamino. Insomma, ora Cesare, così si chiama, vive in condizioni più umane e si sente felice perché è circondato da persone che gli vogliono bene. Per il periodo delle feste natalizie è stato degente in ospedale, e non sono mancate le nostre visite.

Dà gioia sapere che da quei gesti ha ricominciato ad avere fiducia nel genere umano.

Raccolto da Carlos Mana

Foto © Pexels-Ksenia Chernaya              

Un piccolo miracolo in 27 ore

Un piccolo miracolo in 27 ore

Giovedì 5 febbraio, ore 22:00

Christine Schneider-Heinz e Michael Heinz di Eggenburg, in Bassa Austria, leggono sul cellulare un breve messaggio della comunità dei Focolari a Kiev: c’è urgente bisogno di abiti invernali per le persone in Ucraina. Da tempo i due si impegnano a favore dei rifugiati provenienti da diversi Paesi, hanno organizzato alloggi nella loro città e aiutato nella prima assistenza. Subito nascono le prime idee su chi poter coinvolgere.

Venerdì 6 febbraio – ancora prima del caffè del mattino

Partono i primi messaggi e le prime richieste, la prima a un’amica che lavora nella vicina fabbrica di scarpe e che più volte è riuscita a organizzare donazioni di calzature. Alle 10 arriva la conferma per 100 paia di scarpe invernali, compreso il trasporto fino a Eggenburg.

Venerdì 6 febbraio – ore 11:30

Viene pubblicato un messaggio nello stato di whatsapp e inviato un invito a tutti gli amici nei dintorni: consegnare abiti caldi e scarpe per le persone in Ucraina la sera, tra le 18:00 e le 20:00, presso la canonica della parrocchia cattolica.

Venerdì 6 febbraio – ore 18:00

Christine Schneider-Heinz e Michael Heinz hanno già controllato i propri armadi e si dirigono verso la canonica con i primi sacchi, muniti di etichette in inglese e ucraino per poter imballare ed etichettare tutto ciò che arriverà.

Quello che li aspetta è incredibile: assistono a uno spettacolo travolgente di solidarietà e disponibilità. La sindaca aveva condiviso l’appello sull’app comunale, la parrocchia tramite l’app parrocchiale, molti avevano diffuso il messaggio nel proprio stato e in vari gruppi.

Le persone arrivano con singole giacche, con scatole, sacchi e cartoni pieni. Alcuni portano le cose, altri le ricevono, le smistano, le imballano e le etichettano. Giovani di Kharkiv e dell’Afghanistan, donne di Kiev e di Eggenburg lavorano fianco a fianco.

Alcune famiglie tornano direttamente dalla settimana bianca e portano spontaneamente la loro attrezzatura da sci e la biancheria termica. Un uomo si toglie la sua pregiata giacca di piuma, la lascia lì e torna a casa in maniche di camicia. Molti non si conoscono affatto, restano per aiutare e tutti sono felici di poter dare un contributo. Alle 22:30 due minibus sono già carichi.

Sabato 7 febbraio, di primo mattino

I primi due minibus partono per Vienna, dove il materiale viene scaricato nel punto di consegna. Nella canonica di Eggenburg si continua intanto a smistare, etichettare e imballare. Alle 14 parte il terzo minibus verso Vienna.

Le donazioni arrivano da ogni parte e partecipano persone molto diverse tra loro: l’attuale sindaco e due ex sindaci, l’assistente pastorale e un insegnante di tedesco, un pizzaiolo afghano e altri commercianti, genitori con figli e pensionati.

Tra tutti si percepisce una grande cordialità: persone che si abbracciano, ma anche persone che lasciano timidamente le loro borse alla porta e se ne vanno in fretta.

Qualcuno scrive:
“Oh mio Dio, una cosa del genere fa sperare che l’umanità possa ancora raddrizzare la rotta. Si percepisce la volontà di aiutare dopo tutte le notizie da Kiev bombardata e gelida. Poi qualcuno inizia ad aiutare e improvvisamente accade un piccolo miracolo”.

Sabato 7 febbraio, ore 15:00

Più di una tonnellata è stata smistata, imballata, etichettata, caricata e consegnata al punto di raccolta per l’Ucraina. Sono passate 27 ore dall’appello. L’ingresso della canonica è vuoto e in ordine. È stato un sogno? No. Ma forse Eggenburg ha vissuto un piccolo miracolo.

Di Christine Schneider-Heinz
https://fokolar-bewegung.at/nachrichten/die-magie-des-augenblicks

Foto: © Sepp Schachinger, Michael Heinz

La malattia in comunione

La malattia in comunione

Ho 62 anni, sono irlandese e vivo a Taiwan da tanti anni. Da tempo soffro di fibrosi polmonare, per questo quando ho iniziato a sentirmi più affaticato pensavo fosse solo un peggioramento. Sono andato dal medico quasi con leggerezza. Invece mi sono sentito dire, in modo diretto e senza preparazione: tumore al quarto stadio, già esteso all’altro polmone e forse altrove.

La prima reazione è stata chiamare mia moglie. Lei e mia figlia, che vive con noi a Taiwan, erano accanto al telefono in silenzio. L’altra figlia è in Irlanda. In quel momento non ho avuto paura per me: il pensiero è andato subito a loro, al peso che questa notizia avrebbe messo sulle loro spalle. E insieme è arrivato un rammarico profondo per tutte le volte in cui non ho amato abbastanza, per le ferite lasciate lungo la strada. Mi sembrava troppo tardi per rimediare.

Un giorno un sacerdote è venuto a celebrare la Messa in casa nostra. Conosco il Movimento dei Focolari da quando avevo undici anni, e ho sempre vissuto l’offerta di me stesso a Dio durante la consacrazione. Ma quella volta ho capito qualcosa di nuovo: potevo mettere nel calice, insieme a me, anche tutte le persone che avevo ferito. Affidarle a Gesù perché fosse Lui a sanare ciò che io non potevo più riparare. È stato un sollievo immenso. Da allora una grande serenità mi accompagna.

Otto anni fa mia moglie ha avuto un cancro al seno. Abbiamo già attraversato il buio. Allora, come oggi, abbiamo scelto di fidarci dell’amore del Padre. Quando prego il Padre Nostro e dico “sia fatta la tua volontà”, sento che tutta la mia vita è già custodita in cielo. Il futuro non mi appartiene: è nelle mani di Dio. A me spetta solo dire sì.

Ripenso spesso a Loppiano (Italia) dove da giovane ho percepito una chiamata fortissima a seguire Gesù. Col tempo ho capito che era l’invito a riconoscerlo soprattutto nel dolore, in quel volto che il carisma chiama “Gesù Abbandonato”. Anche quando mia moglie era malata, davanti alla croce ho compreso che non basta restare sotto a guardare: bisogna salire con Lui, entrare nel suo abbandono e lasciarsi portare al Padre. Lì si trova casa.

Prima della diagnosi avevo una vita pienissima: insegnavo all’università, seguivo studenti e giovani, accompagnavo famiglie, partecipavo alla vita del Movimento. Ora tutto si è ristretto. Sono in congedo, esco poco per evitare infezioni. Ma succede qualcosa di sorprendente: le persone mi cercano. Mi scrivono da ogni continente, pregano per me. I giovani di Taiwan hanno creato un gruppo per pregare insieme ogni settimana. Pensavo di aver seminato poco; ora vedo che l’amore torna moltiplicato.

Quando parlo apertamente della mia malattia, molti trovano il coraggio di aprire le proprie ferite. La mia debolezza diventa spazio di comunione. È come se, alzato sulla croce, Cristo attirasse a sé i cuori. Questa malattia, che umanamente è una condanna, si rivela un’opportunità di accogliere.

Ci sono dolori che si possono condividere con tutti, e altri che si possono dire solo a Dio, in un profondo dialogo con Lui. So che verranno momenti in cui non avrò neppure la forza di offrire il dolore. Per questo mi preparo così: ripetendo il mio sì. “Non la mia volontà, ma la tua” (Lc 22,42). So di non essere capace di affrontare da solo ciò che verrà. Ma so anche che non sarò solo.

Ho capito in questi mesi che l’amore non è proprietà di chi conosce Gesù o si dice cristiano. In ospedale i medici e gli infermieri che mi curano non condividono la mia fede, eppure amano con una delicatezza e un’attenzione che mi commuovono. Ho visto nei loro gesti quotidiani – una telefonata in più, una spiegazione paziente, una presenza discreta – che l’amore è più grande delle etichette. Quando il dolore lo guardo con gli occhi dell’amore, non resta chiuso nella paura: si trasforma, diventa spazio di speranza, qualcosa di misteriosamente positivo. È come se ogni atto di cura, anche inconsapevole, fosse già un cammino verso Dio, perché l’amore, ovunque si trovi, porta sempre a Lui.

E dentro questa comunione immensa – fatta di famiglia, amici, studenti, giovani, medici che amano senza forse sapere fino in fondo perché – sperimento che tutto è già custodito in un disegno di bene. Io non devo controllarlo né capirlo fino in fondo: posso solo abitarlo, giorno dopo giorno, con gratitudine.

Raccolto da Carlos Mana

Foto © Engin Akyurt-Pexels