Apr 22, 2020 | Vite vissute
All’età di 99 anni il 17 marzo è scomparsa Regina Betz, focolarina tedesca, professoressa di sociologia, pioniera dei Focolari in Germania e in Russia, appassionata di ecumenismo e dell’impegno per il rinnovamento cristiano della società. Era sempre di corsa. Da quando ho conosciuto Regina Betz, la ricordo con un passo accelerato. Non come qualcuno che si sente sospinto o inseguito, ma piuttosto come qualcuno cha ha una meta da raggiungere e non vuole perdere tempo inutile. Se invece si fermava con te, era pienamente presente: con quello sguardo sveglio e vivace, con quell’ inconfondibile sorriso, un po’ birichino, che ti illuminava una giornata intera. Regina Betz ne ha avute di cose da fare nella vita. Nata prima di due figli a Göttingen (Germania) in una famiglia cattolica cresce in una zona a maggioranza luterana con un ecumenismo naturale, rafforzato ulteriormente dalla comune resistenza al nazionalismo di Hitler. Avendo passato, durante la seconda guerra mondiale, alcuni anni in Italia, si stabilisce – dopo gli studi in economia sociale – per tre anni (1955-1958) a Roma per lavorare al Pontificio Consiglio per i laici. Qui conosce il Movimento dei Focolari e rimane colpita da “una luce ed una forza”, come scriverà più tardi in un suo libro (1). Per scoprirne il segreto partecipa alla Mariapoli del ’58 ed incontra – come racconterà – dei “cristiani, che volontariamente vivevano l’unità” ed il modello di una “nuova ed umana società”. “Finalmente avevo trovato – commenta – quanto stavo cercando da tanto tempo. Dentro di me un canto di giubilo”. Rientrata in Germania, dove non c’era ancora il focolare, continua il suo lavoro nella Chiesa e fa importanti viaggi in Asia e Sud America. Nel ’66 è tra le volontarie del Movimento dei Focolari quando riceve l’invito ad insegnare sociologia alla scuola di formazione di Loppiano (Italia), dove si sente spinta di entrare – all’età di 46 anni – come consacrata nel focolare. Gli anni dal ’68 fino al ’90 la vedono professoressa di sociologia a Regensburg (Germania) e come collaboratrice dell’ “Istituto per le Chiese orientali” che le permette di incontrare i cristiani dell’Est-Europa e fare viaggi in vari Paesi dei Balcani, in Bulgaria e in Romania. Rimane particolarmente impressionata dall’entusiasmo di giovani comunisti spinti nel loro agire dall’amore per i più piccoli. Nel 1989 le viene offerto un lavoro in ambito accademico a Mosca e ciò rende possibile aprire il focolare. „La vita a Mosca – commenta – si è rivelata come una vita dell’insieme: l’insieme nel focolare, l’insieme con tanti russi che venivano a conoscere la nostra vita. Ho conosciuto un po’ l’anima russa, piena di generosità, di cordialità. Ho sperimentato un’ospitalità grandiosa dove si condivideva tutto. Niente strutture, ma tanti amici“. La fioritura della vita intorno al focolare ha, però, un prezzo. Come mi ha confidato personalmente, Regina ci teneva, che dopo la sua morte, parlando di lei, venisse comunicata anche la parte “buia” della sua vita: “Non ho più nulla da dare – scriveva in un diario di quel periodo – però mi è di consolazione sapere Lui con me nel buco … Per me ogni attimo è faticoso, ho paura e non riesco immaginarmi di poter ancora concludere qualcosa”. Nel 2008 Regina ritorna in Germania, nella Cittadella ecumenica di Ottmaring. Sono anni caratterizzati da rapporti con le persone più varie, coltivati con visite e con migliaia di lettere, scritte a mano e ricche di sapienza. Con attenzione e condivisione segue gli eventi della Chiesa e della società. E anche nel venire meno delle forze è fedele alla Parola di Vita personale che aveva ricevuto Chiara Lubich: “Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà (Mt 16,25)”. “Quante volte ho lasciato tutto per ricominciare da un’altra parte! E quanto vi ho guadagnato: quante esperienze, quanta conoscenza della vita di Paesi e culture, quanti rapporti con innumerevoli persone!” Il 17 marzo Regina Betz ha terminato la sua corsa ed ha lasciato definitivamente tutto. Sono sicuro che ha trovato una vita inimmaginabile.
Joachim Schwind
(1) Regina Betz, Immer im Aufbruch, immer getragen, Verlag Neue Stadt, München 2014. (altro…)
Apr 20, 2020 | Chiara Lubich
Il seguente scritto di Chiara Lubich tocca un argomento che anche l’attuale pandemia ha messo tanto in evidenza: quello del dolore. Ci aiuta a cogliere in esso una misteriosa presenza di Dio al cui amore nulla sfugge. Questo sguardo genuinamente cristiano infonde speranza e ci sprona a fare nostro ogni dolore, quello che ci tocca direttamente come pure il dolore di quanti ci circondano. (…) La sofferenza! Quella che investe totalmente a volte le nostre persone o quella che ci sfiora e mescola l’amaro con il dolce nelle nostre giornate. La sofferenza: una malattia, una disgrazia, una prova, una circostanza dolorosa… La sofferenza! Come vedere questo fatto, (…) che è sempre pronto ad apparire in ogni esistenza? Come definirlo, come identificarlo? Che nome dargli? Di chi è la voce? Se guardiamo con occhio umano la sofferenza, siamo tentati di cercarne la causa o in noi, o fuori di noi, nella cattiveria umana ad esempio, o nella natura, o in altro (…) E tutto ciò può essere anche vero, ma, se pensiamo solo in tal modo, dimentichiamo il più. Ci scordiamo che dietro la trama della nostra vita sta Dio con il suo amore, che tutto vuole o permette per un motivo superiore, che è il nostro bene. Per questo i santi prendono ogni avvenimento doloroso, che li colpisce, direttamente dalla mano di Dio. È impressionante come non si sbaglino mai in ciò. Per loro il dolore è voce di Dio e null’altro. Essi, immersi come sono nella Scrittura, comprendono cos’è e cosa deve essere per il cristiano la sofferenza; colgono la trasformazione che Gesù vi ha operato, vedono come egli l’ha tramutata da elemento negativo in elemento positivo. Gesù stesso è la spiegazione del loro patire: Gesù crocifisso. Per questo è persino amabile, è addirittura cosa buona. Per questo non lo maledicono, ma lo sopportano, lo accettano, lo abbracciano. Apriamo del resto anche noi il Nuovo Testamento e ne avremo la conferma. Non dice san Giacomo nella sua lettera: «Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove»[1]? Il patire dunque è addirittura motivo di gioia. Gesù, dopo averci invitati a prendere la nostra croce per seguirlo, non afferma forse: Perché «chi avrà perduto la sua vita» (e questo è il colmo del patire) «la troverà»[2]? Il dolore è quindi speranza di salvezza. Per Paolo poi il patire è addirittura un vanto, anzi l’unico vanto: «Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo»[3]. Sì, il patire, per chi lo considera nell’ottica cristiana, è una grande cosa; è addirittura la possibilità di completare in noi la passione di Cristo per la nostra purificazione e per la redenzione di molti. Che dire, allora, oggi, ai nostri che si dibattono nella sofferenza? Che augurio far loro? Come comportarci nei loro riguardi? Avviciniamoli anzitutto con sommo rispetto: anche se ancora forse non lo pensano, essi sono in questo momento visitati da Dio. (…) Assicuriamoli anche del nostro continuo ricordo e della nostra preghiera, perché sappiano prendere direttamente dalle mani di Dio quanto li angustia e li fa soffrire e lo possano unire alla passione di Gesù, onde sia potenziato al massimo. Aiutiamoli poi ad avere sempre presente il valore della sofferenza. E ricordiamo loro quel meraviglioso principio cristiano della nostra spiritualità, per il quale un dolore amato come volto di Gesù crocifisso e abbandonato si può tramutare in gioia.
Chiara Lubich
(in una conferenza telefonica, Rocca di Papa, 25 dicembre 1986) Tratto da: “Natale con chi soffre”, in: Chiara Lubich, Conversazioni in collegamento telefonico, pag. 265. Città Nuova Ed., Roma 2019. [1] Gc 1, 2. [2] Mt 10, 39. [3] Gal 6, 14. (altro…)
Apr 18, 2020 | Cultura
In Italia la celebrazione del Villaggio per la Terra si trasforma in una maratona multimediale
Tutto è interconnesso. È questa la chiave che unisce le celebrazioni per il 50° Anniversario di Earth Day, il 22 aprile, alla pandemia da coronavirus che oggi sfida l’umanità. Nella Giornata per la Terra, l’emergenza sanitaria suscita una comunità globale che chiede modelli economici e sociali più giusti. Le celebrazioni hanno luogo nel 5° Anniversario dell’Enciclica Laudato Si di Papa Francesco sul tema dell’ecologia integrale, e sarà il web ad ospitare eventi in 193 Paesi. In Italia il Villaggio per la Terra, da tradizione a Villa Borghese, in Roma, si trasforma in una maratona multimediale in diretta su Rai Play e con incursioni in altre emittenti. Ne abbiamo parlato con Pierluigi Sassi, Presidente di Earth Day Italia. Il 50° Anniversario di Earth Day ha luogo mentre l’umanità si confronta con la sfida del coronavirus che ci porta a rivedere le nostre priorità, i valori e gli obiettivi… Oggi più che mai sentiamo l’urgenza di cambiare il modello economico e sociale che ha governato lo sviluppo negli ultimi decenni e vogliamo dare un messaggio di speranza, offrire una chiave di lettura che evidenzi la centralità dell’uomo e la necessità di rispettare il pianeta. Abbiamo alzato l’attenzione del mondo su questi temi ed è stata dirimente l’Enciclica di Papa Francesco Laudato Si con il principio dell’ecologia integrale. Si è creata oggi una sensibilità mondiale ma bisogna passare all’azione. Il coronavirus alimenta questa esigenza di cambiamento.

VILLAGGIO PER LA TERRA, Earth Day Italia, Villa Borghese, Roma 21 aprile 2018
© Lorenzo Gobbi/Smile Vision Srls
Ciò che emerge osservando lo sviluppo della pandemia è l’interdipendenza dei problemi e delle soluzioni. Un elemento chiave anche nella battaglia per la tutela della terra… Il grande concetto che il Papa ha trasmesso al mondo è che non esiste una questione ambientale, una questione sociale e una economica, ma ne esiste una umana in cui tutti questi fattori sono interdipendenti. Questa coscienza diventa operativa quando ci si rende conto che basta poco perché una crisi sanitaria come questa metta in luce problemi che sembravano scollegati. Emerge qui l’importanza delle relazioni umane e dell’impegno per una solidarietà economica e sociale. La Giornata ha un respiro mondiale. Che legame c’è fra le celebrazioni in Italia e quelle in altri paesi? Il coronavirus ha costretto tutti noi a digitalizzare le celebrazioni portandole in Rete. Abbiamo visto che dando vita ad una maratona digitale tante connessioni si sono andate creando. È la bellezza di un passo avanti che quasi miracolosamente, nell’emergenza, è avvenuto in spirito di unità, e che oggi nei 193 Paesi dove si festeggia l’Earth Day ci fa sentire più collegati e ci porta a unire gli sforzi per un maggiore rispetto per l’uomo e per il pianeta. Per l’Italia, come si svolgeranno le celebrazioni? Abbiamo organizzato una maratona multimediale chiamata “OnePeople, OnePlanet” per ricordare che apparteniamo a un’unica famiglia umana e viviamo in un unico pianeta. La realizzeremo con tanti partner mediatici fra cui la Rai che la trasmetterà in modo integrale dalle 8 alle 20 su Rai Play, ma anche con innesti in altri media, in contenitori rai e con collegamenti internazionali con tanti paesi dove parleremo di popolazioni indigene, deforestazione, della bellezza del nostro pianeta.
Claudia Di Lorenzi
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Apr 16, 2020 | Cultura
Com’è nata l’idea di realizzare l’Istituto Universitario Sophia e come si è sviluppato fino ad oggi: la portata culturale del carisma dell’unità di Chiara Lubich L’Istituto Universitario Sophia (IUS) nasce come patrimonio spirituale cristiano in costante dialogo con i principi su cui sono fiorite e si sviluppano le civiltà dei popoli. Ha sede a Loppiano (Italia), una cittadella dei Focolari che, dalla sua fondazione nel 1964, è luogo di formazione per famiglie, giovani e adulti ad uno stile di vita basata sul Vangelo.
Il prof. Piero Coda, Preside dell’Istituto universitario dalla nascita fino a febbraio scorso ci spiega come si è realizzato questo progetto nel corso degli anni. Prof. Coda, com’è nata in Chiara Lubich l’idea di fare un’università? “L’idea – da quanto mi ha confermato nel 2008, quand’è stata inaugurata Sophia, P. Casimiro Bonetti, il Cappuccino che ha accompagnato Chiara nei primi anni ‘40 – c’è stata sin dall’inizio. È nel DNA del carisma dell’unità, perché si tratta di un carisma da cui si sprigiona una cultura: una visione concreta della persona umana e del mondo. Lo start, in concreto, è scattato dopo il rodaggio negli anni ‘90 della Scuola Abbà che con Chiara ha cominciato a studiare la portata culturale del carisma attingendo al patrimonio di luce del Paradiso ‘49.” Quando è nata e come si è sviluppata? “L’università è nata, in una prima tappa, con l’Istituto Superiore di Cultura rivolto ai Gen (i giovani dei Focolari) inaugurato il 15 agosto del 2001 da Chiara con un discorso che ne costituisce la magna charta. Nel 2005 – visto il successo dell’esperimento e per sollecitazione di esponenti della cultura come Stefano Zamagni, Presidente della pontificia Accademia delle Scienze Sociali – iniziò la progettazione di un vero e proprio Istituto Universitario: ma di forma originale, secondo l’“idea” scaturente dal carisma. Il quale fu eretto dalla Santa Sede il 7 dicembre del 2007”.
Che legame c’è con la Santa Sede? “Fu una scelta meditata di Chiara quella di erigere un’Università che non fosse riconosciuta, immediatamente, da uno Stato ma dalla Chiesa Cattolica con il suo respiro universale. Ciò significava anche, per Chiara, un riconoscimento del fatto che il carisma dell’unità, come i grandi carismi della storia cristiana (da Benedetto a Domenico e Francesco, sino a Ignazio di Loyola e don Bosco), è un carisma in cui la Chiesa riconosce in atto un progetto di formazione umana e sociale che esprime il Vangelo. Con l’estendersi poi del “processo di Bologna” – il riconoscimento bilaterale dei titoli di studio a livello europeo e oltre, al quale la Chiesa partecipa – si prospettavano scenari praticabili per l’istituzione che così nasceva”. Com’è cambiata nel corso degli anni? “Sophia è nata e si è sviluppata camminando su tre gambe: quella dell’insegnamento e della ricerca a livello accademico; quella dell’esperienza formativa condivisa nella community life tra docenti e studenti di tutte le culture; quella del rapporto con le espressioni concrete d’incarnazione dei valori insiti nel carisma dell’unità nei vari ambiti della vita sociale, politica, economica. Sotto tutti questi profili si sono fatti passi da gigante. Basti dire, per un esempio, che siamo partiti con un unico corso di Laurea e ora ce ne sono quattro: l’originario programma in “cultura dell’unità” è sbocciato in ambito teologico e filosofico, economico e politico, dell’educazione, del dialogo e della comunicazione”. Cos’è Sophia oggi? “Una conferma importante, una speranza sicura, un investimento strategico. Una conferma del valore e dell’attualità dell’intuizione di Chiara. Una speranza che la ricerca del nuovo paradigma culturale che il cambio d’epoca ci chiede non è un’utopia. Un investimento per promuovere con serietà e visione lo sviluppo, non solo culturale, del carisma dell’unità e della sua incidenza storica”. In passato c’è sempre stato un Preside, oggi c’è un Rettore, cosa vuol dire per l’università? “Il fatto che il dicastero vaticano per gli studi e l’università abbia voluto questo passaggio sottolinea la validità del cammino fatto ed è un riconoscimento dell’accesso dell’Istituto allo status di Ateneo. Ci si può vedere anche un’eco di quanto Papa Francesco ci ha detto nell’udienza del 14 novembre scorso: «Sono contento del cammino che avete fatto in questi dodici anni di vita. Avanti! Il cammino è appena iniziato»”.
Lorenzo Russo
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Apr 11, 2020 | Centro internazionale
Gli auguri di Maria Voce, presidente dei Focolari, per questa Pasqua: sperimentare il continuo passaggio dalla morte alla resurrezione attraverso l’amore al fratello. Solo così supereremo questo doloroso tempo della pandemia e ogni altro dolore. Santa Pasqua 2020 Carissime e carissimi tutti, quest’anno il passaggio di Gesù dalla morte ad una vita del tutto nuova ci interroga e ci trova in ascolto. Ed è proprio qui che la fede e il nostro carisma ci vengono in aiuto: in Gesù crocefisso e abbandonato, il Dio di questo presente che non comprendiamo, troviamo la risposta. Anche la solitudine, in cui ora forse siamo costretti a vivere, vissuta con Lui può essere popolata e riempita dal Suo Regno [1] . Solo scegliendolo, abbracciandolo in ogni dolore ed amandolo in modo esclusivo, noi e tutta l’umanità troveremo la strada verso la luce, verso una nuova nascita. GESÙ È RISORTO! Facciamo questa esperienza di passare continuamente dalla morte alla risurrezione e proponiamola a molti, a tutti. Così prepariamo il domani e mettiamo solide basi al mondo che sarà, quando torneremo a incontrarci e ad abbracciarci di persona. BUONA PASQUA! [1] Vedi Chiara Lubich, “Dov’è la schiavitù?”, Fermenti di unità, pg. 130, ed. 1963. (altro…)
Apr 11, 2020 | Centro internazionale
L’emergenza Coronavirus ha imposto varie restrizioni in tanti Paesi e non si può uscire di casa. L’isolamento può essere un problema, ma la forza della solidarietà e la voglia di rimanere uniti e collegati grazie ai social sono più forti. Ecco gli auguri di Pasqua in giro per il mondo. https://vimeo.com/406299503 Tempo di Pasqua: isolati, ma sempre proiettati verso un mondo più unito from focolare.org on Vimeo. (altro…)
Apr 9, 2020 | Focolari nel Mondo, Senza categoria
- Data di Morte: 10/04/2020
- Branca di Appartenenza: Volontaria
- Nazione: Germania
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Apr 9, 2020 | Sociale
Per New Humanity, ONG dei Focolari il tempo della pace in Siria è adesso. L’appello inviato al Segretario Generale delle Nazioni Unite, alla Commissione e al Parlamento Europeo. Numerose le autorità politiche, civili e religiose che stanno aderendo. “Chiediamo di promuovere una sospensione delle sanzioni economiche al governo siriano in modo che il popolo abbia accesso ai mercati e ai servizi finanziari internazionali per ricevere le forniture mediche e i fondi necessari per difendersi dal virus COVID-19”. È questo il succo dell’appello promosso da New Humanity, ONG dei Focolari, in risposta – in primis – al grido della popolazione siriana giunta al decimo anno di guerra civile ed ora pesantemente provata dalla pandemia che ha raggiunto anche questo Paese. Ma non solo: al grido del popolo si aggiungono le voci di personalità da tutto il mondo. È di pochi giorni fa il messaggio di Antònio Guterres, Segretario Generale ONU, sulla condizione che ci vede tutti uniti a combattere il comune nemico: “Al virus non interessano nazionalità, gruppi etnici, credo religiosi. Li attacca tutti, indistintamente. Intanto, conflitti armati imperversano nel mondo. E sono i più vulnerabili – donne e bambini, persone con disabilità, marginalizzati, sfollati – a pagarne il prezzo e a rischiare sofferenze e perdite devastanti a causa del Covid-19”. “Di appelli a fini umanitari ne sono stati fatti a centinaia per la Siria – spiega Marco Desalvo, presidente della ONG – ma ora ci troviamo in una condizione eccezionale. Se da un lato il Covid-19 ci pone tutti su uno stesso grado di vulnerabilità, la risposta che i nostri stati sono in grado di dare è fortemente diseguale. Abbiamo redatto questo appello per il Segretario Generale delle Nazioni Unite, e per Istituzioni europee, per chiedere la sospensione, almeno temporanea, dell’embargo per ogni presidio medico e per le transazioni finanziarie, affinché la Siria possa rifornirsi di medicinali e materiale sanitario”. “Questo appello non entra nel merito delle varie posizioni politiche – spiega l’On. Lucia Fronza Crepaz, già deputato al Parlamento italiano, tra i promotori dell’appello” – al contrario, vuole andare oltre i partiti, poiché l’obiettivo di salvaguardare la popolazione civile siriana è al di sopra di qualsiasi orientamento politico o ideologico”. All’appello hanno aderito già diversi esponenti del mondo politico, accademico, scientifico, religioso e civile italiano e non, come Romano Prodi, il sottosegretario per il lavoro e le politiche sociali, sen. Steni Di Piazza, Patrizia Toia e Silvia Costa, d. Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele Onlus e di LIBERA, Giovanni Paolo Ramonda, Responsabile Generale dell’Associazione Papa Giovanni XXIII (APG23), Michel Veuthey, docente di diritto internazionale alla Webster University (Svizzera), Andrea Olivero, presidente emerito ACLI, Cornelio Sommaruga, già presidente Croce Rossa Internazionale, P. Bahjat Elia Karakash, ofm. Superiore dei frati francescani a Damasco. Aderisci alla petizione su change.org
Stefania Tanesini
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Apr 9, 2020 | Chiara Lubich
“Quest’anno per molti cristiani i giorni della Settimana Santa e di Pasqua – che le Chiese occidentali celebrano il 12 aprile, mentre le Chiese ortodosse e le Chiese orientali ortodosse il 19 aprile – saranno un’esperienza speciale. A causa della pandemia del Coronavirus non potranno partecipare fisicamente alle celebrazioni liturgiche. Nel seguente testo del 2000 Chiara Lubich fa delle proposte su come vivere questi “giorni sacri”. Oggi è il Giovedì Santo. E noi che, a motivo della nostra spiritualità fiorita dal carisma donatoci dallo Spirito Santo, lo avvertiamo specialissimo, non possiamo oggi non fermarci un po’ a meditare, a contemplare, a cercare di rivivere i misteri che svela, assieme a quelli di venerdì e sabato santo e di domenica di Pasqua. Ognuno di questi giorni, lo possiamo intanto intitolare con una parola che dice – anzi, vorrei dire –, grida da più di 50 anni nel Movimento il nostro dover essere: Amore il Giovedì Santo; Gesù abbandonato domani, il Venerdì Santo; Maria il Sabato Santo; il Risorto la Domenica di Pasqua. Oggi, dunque, Amore. Il Giovedì Santo, giorno nel quale, durante gli anni, abbiamo sperimentato spesso la dolcezza d’una particolare intimità con Dio, ci ricorda quella profusione di amore che il Cielo ha riversato sulla Terra. Amore innanzitutto l’Eucaristia, donataci in questo giorno. Amore il sacerdozio che è servizio d’amore e ci dà, fra il resto, la possibilità dell’Eucaristia. Amore l’unità, effetto dell’amore, che Gesù, come oggi, ha implorato dal Padre: “Che tutti siano uno come io e te” (cf Gv 17,21). Amore il comandamento nuovo che Egli ha rivelato in questo giorno prima di morire: “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34-35). Comando che ci permette qui in terra una vita sul modello della Santissima Trinità. Domani: Venerdì Santo. Un solo nome: Gesù abbandonato. Ho scritto un libro su di Lui in questi giorni intitolato: “Il grido”. L’ho dedicato a Lui con l’intenzione di scriverlo anche a nome vostro, a nome di tutta l’Opera di Maria “Come – questa è la dedica – una lettera d’amore a Gesù abbandonato”. In esso si parla di Lui che, nell’unica vita data a noi da Dio, un giorno, un preciso giorno, diverso per ciascuno di noi, ci ha chiamati a seguirlo, a donarci a Lui. E si capisce – lo dichiaro lì – come tutto ciò che voglio dire in quelle pagine, non può essere un tema, pur familiare, caldo, intimo, sentito; ma vuol essere un canto, un inno di gioia e soprattutto di gratitudine verso di Lui. Aveva dato tutto: una vita accanto a Maria nei disagi e nell’obbedienza. Tre anni di predicazione, tre ore di croce, dalla quale dà il perdono ai carnefici, apre il Paradiso al ladrone, dona a noi la Madre. Gli rimaneva la divinità. La sua unione col Padre, la dolcissima e ineffabile unione con Lui, che l’aveva fatto tanto potente in terra, quale figlio di Dio, e tanto regale in croce, questo sentimento della presenza di Dio doveva scendere nel fondo della sua anima, non farsi più sentire, disunirlo in qualche modo da Colui col quale Egli aveva detto di essere uno, e grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46). Dopo domani: Sabato Santo. Maria è sola. Sola, con il suo figlio-Dio morto. Un abisso incolmabile di angoscia, uno strazio infinito? Sì, ma Ella sta ritta in piedi, divenendo un esempio eccelso, un monumento di tutte le virtù. Lei spera, lei crede: le parole di Gesù che, durante la vita annunziavano la sua morte, ma anche la sua risurrezione, se altri le hanno scordate, Lei non le ha mai dimenticate: conservava queste, con altre, nel suo cuore e le meditava (cf Lc 2,51). Perciò non soccombe al dolore: attende. E, finalmente: Domenica di Pasqua. È il trionfo di Gesù risorto che conosciamo e riviviamo, anche in noi nel nostro piccolo personalmente, dopo aver abbracciato l’abbandono, o quando uniti veramente nel suo nome, sperimentiamo gli effetti della sua vita, i frutti del suo Spirito. Il Risorto deve essere sempre presente e vivo in noi in questo anno 2000, in cui il mondo attende non solo persone che credono e lo amano in qualche maniera, ma testimoni autentici che possano dire in tutta verità, come già la Maddalena agli apostoli dopo averlo incontrato nei pressi della tomba, quelle parole che conosciamo, ma che sono sempre nuove: “L’abbiamo visto!” Sì, noi l’abbiamo scoperto nella luce con cui ci ha illuminato; l’abbiamo toccato nella pace che ci ha infuso; l’abbiamo sentito nella sua voce in fondo al cuore; abbiamo gustato la sua gioia senza confronto. Ricordiamoci allora in questi giorni 4 parole: amore, Gesù abbandonato, Maria, il Risorto.
Chiara Lubich
https://vimeo.com/405772195 (in una conferenza telefonica, Castel Gandolfo, 20 aprile 2000) Tratto da: “Le 4 parole”, in: Chiara Lubich, Conversazioni in collegamento telefonico, pag. 588. Città Nuova Ed., 2019. (altro…)
Apr 7, 2020 | Cultura
Le loro live sessions in streaming da Loppiano tengono viva la speranza che la fraternità può arrivare ovunque. A giorni l’uscita del nuovo singolo. In questi giorni di emergenza per il Coronavirus bisogna stare a casa il più possibile. Il gruppo musicale e artistico internazionale Gen Rosso dal 20 marzo scorso ha quindi pensato di realizzare dei live streaming da casa. Ne parliamo con Tomek Mikusinski, portavoce del gruppo.
Com’è nata l’idea dei live streaming? “Nasce per far sentire la nostra vicinanza a chi soffre, a chi quotidianamente dà la vita per salvare quella degli altri, a tutte quelle persone che negli anni abbiamo incontrato nei nostri concerti. Poi vogliamo donare qualcosa di positivo e di bello in questa situazione di quasi totale isolamento. Penso che tutti noi, almeno una volta, ci saremo chiesti: “perché”? Non è facile dare risposte, però “noi abbiamo creduto all’amore”, lo abbiamo cantato più volte. Crediamo che ogni avvenimento, anche il più doloroso, abbia un motivo d’amore”. Riuscite a raggiungere un pubblico vario e vasto in giro per il mondo a conferma dell’universalità del vostro messaggio. “Il nostro messaggio è soprattutto quello dell’amore, dell’unità e di una cultura di condivisione. E’ un messaggio che non ha etichette, comprensibile per chiunque, universale. Vorremmo portare gli spettatori a fare un’esperienza: quella di scoprire e diventare consapevoli del bene, del desiderio di felicità e di unità che c’è in ciascuno. Il vostro pubblico interagisce moltissimo con voi durante gli streaming: qual è il messaggio che vi ha colpito di più? “Riceviamo tanti messaggi di chi lavora negli ospedali, ne riporto 3: “Lavoro in rianimazione Covid. Samo quelli con il viso bruciato dalle mascherine, quelli a cui si vedono solo gli occhi e ci riconosciamo dallo sguardo, che non abbiamo più un orario in ospedale ma, non moliamo. Continuate per favore ad essere portatori di gioia. Io e i miei colleghi vi promettiamo che ce la metteremo sempre tutta, senza mai mollare”. “Un grazie enorme al Gen Rosso per il loro collegamento. L’ho visto oggi prima di prepararmi per andare a fare il turno in ospedale qui ad Asti. È stata una boccata d’ossigeno per l’anima.” “Sono infermiera in rianimazione Covid, sento il vostro CD in macchina mentre vado al lavoro mi da la carica e la serenità giusta per affrontare il turno… Grazie!”
Sta per uscire un vostro nuovo singolo “NOW”: dacci qualche anticipazione. Com’è nato e di cosa parla? “In realtà non si tratta soltanto di un singolo, abbiamo in progetto un intero nuovo album, che però vogliamo pubblicare canzone per canzone nell’arco dei prossimi 2 anni. NOW è una canzone che fonde molto bene le più attuali sonorità electro pop con i suoni vintage del funky anni ’70. Il testo del brano, in lingua inglese, esprime una nostra convinzione: anche se dovessimo commettere errori gravi, si può sempre ricominciare, perché la voce di Dio-Padre che è Amore si può far sentire. Il 15 aprile prossimo il singolo“NOW” uscirà sugli store digitali più utilizzati come Spotify, iTunes, Google Play,ecc”. Il prossimo appuntamento live streaming è l’8 aprile 2020, alle ore 16:00, ora italiana, con qualche canzone e saluti speciali sul canale @YouTube. Ecco il link: https://www.youtube.com/watch?v=o17WFM3tos4&feature=youtu.be Non mancate! #distantimauniti
Lorenzo Russo
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