Ott 23, 2019 | Sociale
Uscire dalla dipendenza dell’azzardo è possibile, ma non solo. La storia di Christian Rigor, filippino, che nella Fazenda da Esperança ha anche ritrovato Dio e il senso più profondo della propria esistenza. Quando pensiamo all’idea di “puntare in alto” ci vengono in mente mete diverse. Obiettivi di lavoro, progetti personali, sogni per cui lottare. Quelle “sfide” spesso totalizzanti a cui votiamo buona parte della nostra vita. Ma ci sono mete e mete, dal valore soggettivo o collettivo. Mete che per raggiungerle devi fare un percorso di crescita, metterti in discussione, sviluppare un senso di responsabilità per la collettività, aprire i tuoi orizzonti a mondi lontani. E mete che portano al ripiegamento su se stessi, che chiudono la persona all’interno dei propri interessi personali, che la isolano e talvolta diventano distruttive. Gli obiettivi che ci poniamo segnano il percorso della nostra vita. Ma cambiare strada si può. Lo sa bene Christian Rigor, 30enne delle Filippine. Un’infanzia serena in una famiglia benestante che gli ha assicurato studi universitari e specializzazioni in Europa. Un vita sociale piena da ragazzo, vissuta però col desiderio di “far soldi” facilmente, senza fatica. Una leggerezza che gli è stata fatale al primo ingresso in un casinò. È iniziato lì il suo percorso di dipendenza dal gioco d’azzardo, a 20 anni. Un ragazzino inebriato dalle prime vincite, presto vittima dell’esaltazione del gioco, intrappolato nel bisogno di recuperare le inevitabili perdite. Un capitolo buio della sua vita vissuto puntando alle mete sbagliate, lungo il quale ha perso amici, lavori, fidanzata, e la fiducia dei suoi familiari. Anche il bene per se stesso, dall’alto di un cornicione al 24° piano di un palazzo che ha segnato il punto più basso della sua esistenza. La svolta è arrivata quando, incoraggiato dalla madre, decide di entrare nella Fazenda da Esperança – un progetto con strutture diffuse in diversi paesi del mondo e che porta nel proprio DNA la spiritualità dell’unità, a cui i suoi fondatori si sono ispirati – per seguire un programma di riabilitazione dedicato alle persone che soffrono di vari tipi di dipendenze. “Nel corso del programma ho imparato a guardare oltre me stesso, oltre i miei egoistici e superficiali desideri mondani, a vivere per uno scopo superiore. Ho imparato a mirare in alto e ho trovato Dio… È così che ho imparato ad amare, Dio e gli altri, in tutto ciò che faccio nel momento presente, anche quando è difficile o doloroso”. Nella Fazenda da Esperança la vita è scandita secondo tre dimensioni: quella spirituale, quella comunitaria e quella lavorativa. Ognuna è occasione di maturazione personale. “Come cattolico, ho imparato ad approfondire il mio rapporto personale con Dio, ad ascoltare e vivere la sua Parola, a cercare l’unità con Lui nella Santa Messa, e a pregare come si parla ad un amico”. La vita comunitaria gli ha insegnato che “per amare pienamente Dio ho bisogno di amare le persone intorno a me, e vedere Gesù in loro”. Lo ha allenato ad andare al di là delle differenze per servire ogni fratello. A condividere il cibo, dare ascolto ai compagni tristi, sbrigare faccende domestiche. Nel lavoro, faticoso o ordinario, Christian ha imparato a dare il meglio di sé, “non importa quanto difficile, fisicamente impegnativo, noioso, sporco o sgradevole sia”. Lungo il percorso di recupero viene chiamato a fare da coordinatore ai suoi compagni. “E’ stato difficile per me modulare gentilezza e fermezza, soprattutto durante i litigi. Una volta sono stato accusato ingiustamente di un furto, non mi sentivo amato. Volevo arrendermi ma poi ho deciso di restare perché volevo guarire dalla dipendenza ed essere una persona nuova. Mi sono immerso nell’amare ogni momento, nonostante il giudizio altrui. Ho chiesto aiuto a Dio e l’ho sentito ancora più vicino”. Oggi Christian affronta la sfida della vita al di fuori del contesto protetto della Fazenda, e di fronte alle tentazioni del gioco d’azzardo trova rifugio in Dio. In effetti ha scoperto che la felicità autentica sta nel puntare ad altre mete: “Mi sono reso conto che trovo la felicità quando amo Dio, quando lo sento presente nella preghiera, nelle persone che incontro, nelle attività che svolgo, quando amo nel momento presente. Per puntare in alto non serve fare grandi cose, basta farle con amore. Questo è oggi il mio stile di vita”.
Claudia Di Lorenzi
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Ott 21, 2019 | Collegamento
Il video-blog di Ana Clara Giovani, giornalista brasiliana, che ha partecipato all’evento. https://vimeo.com/362740311 (altro…)
Ott 20, 2019 | Focolari nel Mondo
Dieci giorni ininterrotti di proteste con centinaia di arresti e 5 vittime. L’appello al dialogo dei vescovi e all’ONU/Ecuador che finalmente porta frutto. L’impegno dei Focolari per dare un contributo la pace. Dallo scorso 2 ottobre, giorno in cui il presidente dell’Ecuador Lenin Moreno ha annunciato un pacchetto di misure di austerità, cancellando tra l’altro i sussidi ai carburanti con il conseguente aumento di numerosi beni di consumo, in Ecuador le proteste non cessano ed è stato dichiarato lo stato di emergenza. Il Paese latinoamericano, con oltre 17 milioni di abitanti (il 71.9% metici, il 7.4% montubie, il 7.8 % afro-ecuadoriani, il 7.1 % indigeni e il 7 % bianchi), si trova in bilico tra le proteste pacifiche, ma basta un niente perché diventino violente e provochino l’azione repressiva delle forze dell’ordine. “È finita la pace”, mi ha scritto quel giorno un giovane ecuadoriano, mandandomi un video che mostrava i carri anti sommossa in piazza. Anche un’amica mi ha scritto pochi giorni dopo: “Ho sentito frasi xenofobe e alcune storie di meticci e indigeni ingannati e poi attaccati. Ho provato un grande dolore per la morte di donne e bambini. All’alba hanno bombardato a sorpresa e dicono che ci siano 5 morti. Nonostante il dolore ho trovato una popolazione pacifica, che durante la protesta usava queste armi: acqua in grandi secchi per spegnere gli incendi causati dalle bombe, bicarbonato, aceto, maschere per coprirsi il volto dai gas, rametti di eucalipto. In prima linea c’erano giovani tra i venti e i trent’anni che non avevano paura di morire. Alla sera non c’erano gli indigeni, ma sono arrivate in piazza persone di ogni età e colore, forse in 30 mila, delusi perché il Governo non risponde, anzi, l’Assemblea nazionale si è dichiarata in ferie. Per questo motivo manca un canale di dialogo”. In questo delicato scenario, i primi a farsi avanti sono stati i vescovi insieme all’ONU/Ecuador con una proposta di dialogo, in particolare tra gli indigeni e il Governo. Dopo aver incontrato le parti, hanno convocato una riunione domenica 13 ottobre. “Ci affidiamo alla buona volontà di tutti per stabilire un dialogo di buona fede e trovare una pronta soluzione alla complessa situazione che vive il Paese”, scrivono. Anche il Movimento dei Focolari è impegnato a costruire la pace. “In questi giorni viviamo questa dolorosa situazione facendo gesti di generosità, andando al di là dei timori e delle nostre convinzioni, cercando di metterci al posto dell’altro. Proviamo un senso di impotenza di fronte allo scontro tra fratelli. Vogliamo che il nostro agire sia un compendio di cuore, mente e mani, domandandoci: ciò che sento, penso e faccio è espressione di amore vero verso l’altro, qualunque sia l’altro? Il mio agire contribuisce al dialogo, alla pace? Crediamo che ogni cittadino abbia il diritto di manifestare in favore della giustizia e della democrazia, rifiutiamo ogni forma di violenza, da qualsiasi settore della società provenga, e vogliamo che il nostro agire metta in evidenza la predilezione per i meno privilegiati, come ci insegna il Papa. Nell’amore a Gesù nel suo abbandono, che oggi ci si presenta sotto il volto sofferente del fratello indigeno, del poliziotto colpito, del giovane con la faccia insanguinata, di coloro che soffrono per i propri cari ingiustamente uccisi, del giornalista aggredito, di chi attacca l’altro perché la pensa diversamente, dell’apatico che preferisce ignorare quanto succede, di chi diffonde notizie false, degli immigrati stigmatizzati, vogliamo vivere con più radicalità il Vangelo”.

Un pranzo condiviso, gente e militari, durante una marcia
In Ecuador i Focolari sono impegnati nel dialogo tra le numerose culture presenti nel paese. Un dialogo che oggi sembra compromesso. “Questa situazione difficile – continuano – potrebbe far pensare che tutti gli sforzi fatti, anche con fatica, a favore di un dialogo interculturale e dell’unità, siano stati vani. Invece no! Forse Dio oggi convoca ognuno di noi per intensificare la nostra vita cristiana e agire come costruttori di pace lì dove ci troviamo”. E concludono: “Chiediamo lo Spirito Santo perché ci illumini tutti per capire come procedere in questi momenti difficili”. L’appuntamento è ogni giorno per il “time-out” per la pace. Mentre scrivo (con più di 700 arresti e 5 vittime), le parti in conflitto sono arrivati ad un accordo ed è stato derogato il decreto annunciato il 3 ottobre, con l’impegno di redigerne uno nuovo che coinvolga ambedue le parti nella scrittura del testo. Ora c’è solo da sperare che si arrestino le proteste e che torni la pace sociale.
Gustavo E. Clariá
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Ott 18, 2019 | Testimonianze di Vita
Un tesoro inestimabile che abbiamo ricevuto da Gesù stesso è la sua parola, che è parola di Dio. Questo dono “[…] comporta da parte nostra una grande responsabilità […]. Dio ci ha dato la sua parola perché noi la facessimo fruttificare. Egli vuole vedere attuata nella nostra vita e nella nostra azione nel mondo quella trasformazione profonda, di cui essa è capace”[1]. Rinnovata fiducia La nostra situazione economica era diventata molto precaria. Una domenica rinunciamo con amarezza ad una gita, non avendo nemmeno i soldi per la benzina, e a piedi andiamo in chiesa. Durante la Messa, le letture sembrano rivolte proprio a noi, ed in particolare le parole: “La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì”. Torniamo a casa pieni di una rinnovata fiducia. Nel pomeriggio, per caso, incontriamo per strada la persona con cui mesi prima non si era conclusa la vendita di un appezzamento di terra. Ne riparliamo lì per lì e l’accordo si raggiunge in pochi minuti. (L. e S. – Italia) Mi ha insegnato cosa è la coerenza Dopo la morte di mio padre sono seguiti anni bui, con esperienze molto negative e una forte delusione per non aver potuto accedere all’Accademia aeronautica, cui tenevo molto. In quel periodo ho conosciuto una persona, un vero cristiano, molto impegnato in famiglia, nel lavoro, nel sindacato e con le persone che gli vivevano accanto. Il suo esempio mi ha insegnato cos’è la coerenza all’ideale cristiano: essere al tempo stesso uniti a Dio e disponibili verso il prossimo. (Ettore – Italia) Un regalo ad ogni nascita Quando ci siamo sposati, io facevo solo le guardie mediche notturne e mia moglie era fisioterapista. Vivevamo con pochi soldi, ma non ci sembrava questo un motivo sufficiente per chiuderci alla vita. Ogni nascita di un bambino (ora ne abbiamo quattro) ha coinciso con una nuova tappa nella carriera, quasi un regalo che il nuovo nato si portava. Ancora oggi sperimentiamo giorno per giorno l’amore concreto dall’Alto, così abbondante che riusciamo a metterne una parte in comune con altre persone. (Michele – Italia) Il postino Avevo ordinato un ferro da stiro e un’asse che dovevano arrivarmi per posta. Il postino mi aveva consegnato solo il primo, giustificandosi che per l’asse non aveva trovato posto sull’auto, e dicendomi che potevo ritirarla direttamente all’ufficio postale. Quando mi recai all’ufficio, l’impiegato si arrabbiò molto, dicendomi che il postino era obbligato a consegnarmi anche l’asse, magari caricandola alla fine del giro. Il giorno dopo, il postino mi disse che aveva ricevuto una bella sgridata e si scusò con me. “Per me la storia finisce qui – gli risposi – noi restiamo amici come prima!”. La domenica seguente, durante una festicciola, ricevetti in regalo un alberello di carta con la Parola di Vita di quel mese: “Siamo sempre lieti nel Signore”. Mi venne subito in mente: e se lo regalassi al postino? Così feci, e l’indomani lo collocai sopra la buca delle lettere. Al mio rientro a casa trovai un biglietto con sopra disegnato un cuore e una parola: “Grazie”. (Monica – Svizzera)
a cura di Chiara Favotti
[1] C. Lubich, Parola di Vita ottobre 1991, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5, Città Nuova, Roma, 2017), p. 486. (altro…)
Ott 17, 2019 | Sociale
Nel 2016 la provincia di Esmeraldas, già povera, ha subito gravi danni a causa di un forte terremoto. AMU e il Movimento dei Focolari si sono attivati per i primi soccorsi e ora per un progetto di ricostruzione che coinvolga la popolazione e dia nuova speranza dal punto di vita economico e produttivo, ma anche sociale e comunitario. https://www.youtube.com/watch?v=e7vF6CuwkmY (altro…)
Ott 15, 2019 | Chiara Lubich
Il 10 novembre prossimo si concluderà a Frascati (Italia) la fase diocesana del processo di beatificazione della fondatrice dei Focolari. Proseguirà in Vaticano, presso la Congregazione delle Cause dei Santi. Si concluderà presso la cattedrale di San Pietro, a Frascati, alle 16.30 di domenica 10 novembre prossimo, la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione di Chiara Lubich, con lo svolgimento dell’ultima sessione dell’Inchiesta diocesana presieduta da Mons. Raffaello Martinelli, Vescovo di Frascati.
Con la chiusura definitiva di questa fase tutti gli atti dell’inchiesta, sigillati, saranno inviati in Vaticano, al termine di quasi cinque anni di indagini e approfondimenti sulla vita, le virtù, la fama di santità e di segni della Lubich. Con questo passaggio lo studio degli atti proseguirà presso la Congregazione delle Cause dei Santi. L’iter per l’avvio della causa era iniziato il 7 dicembre 2013 – a cinque anni dalla morte della Lubich – con la presentazione della richiesta ufficiale al vescovo di Frascati da parte del Movimento dei Focolari. Il 27 gennaio 2015 mons. Martinelli ha dato seguito alla richiesta aprendo solennemente la causa. In quell’occasione Papa Francesco si fece presente con un messaggio in cui ricordava il luminoso esempio di vita della fondatrice del Movimento dei Focolari a quanti «ne conservano la preziosa eredità spirituale». Inoltre esortava «a far conoscere al popolo di Dio la vita e le opere di colei che, accogliendo l’invito del Signore, ha acceso per la Chiesa una nuova luce sul cammino verso l’unità».
Stefania Tanesini – Ufficio Comunicazione Movimento dei Focolari
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Ott 14, 2019 | Collegamento
Sono 195, vengono da 67 Paesi del mondo e hanno dai 17 ai 35 anni. Rappresentano tutti i giovani dei Focolari e si sono incontrati per conoscersi, interrogarsi, progettare un mondo più unito. Insieme. https://vimeo.com/362964042 (altro…)
Ott 13, 2019 | Vite vissute
Sacerdote originario del nord Italia, Don Mario Bodega, dopo trenta anni nella Diocesi di Milano come parroco, direttore spirituale di un collegio e cappellano nell’ospedale di Niguarda, è stato al Centro dei Focolari a Grottaferrata (Roma) e per dieci anni parroco della Pieve di Loppiano, la cittadella internazionale dei Focolari. Pensi a Don Mario Bodega e ti vengono in mente le note dell’“Inno alla gioia” di Beethoven. E questo per tanti motivi: perché la gioia è stata davvero un suo tratto distintivo e perché questo brano era tra i suoi preferiti e lo eseguiva spesso con l’armonica a bocca. Aveva imparato a suonare in seminario e la musica aveva accompagnato tanti momenti della sua vita. Da giovane cappellano in ospedale, durante il tempo natalizio, era solito passare di camera in camera suonando proprio l’armonica. “Adesso sì che è Natale” gli diceva qualcuno dei ricoverati appena udiva le sue note. “Mi hai suonato l’’Inno alla gioia’ – gli scriveva un detenuto del carcere di Bollate, vicino a Milano – e mi hai fatto capire che non tutti passano accanto per dare giudizi. C’è anche chi ama e basta” ed esprimeva gratitudine per avergli fatti ritrovare Dio, dal quale pensava di essere stato abbandonato. E proprio di gioia e profonda letizia ha parlato anche l’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini alla notizia della sua morte: “Accompagniamo all’incontro con la gioia di Dio un uomo, un prete, un amico che ha custodito il sorriso di un’intima, profonda letizia, nei giorni della giovinezza e nei giorni della vecchiaia e della malattia, nel cumulo degli impegni pastorali e negli anni in cui l’attività è stata ridotta per il declinare delle forze”. Don Mario era nato il 15 settembre 1942, nel pieno della seconda guerra mondiale, a Lecco, nel nord Italia. Terminate le scuole primarie era entrato in seminario e qui, attraverso il rettore, aveva conosciuto la spiritualità dei Focolari. Ordinato sacerdote nel 1968 era rimasto trent’anni in diocesi con vari incarichi, poi accogliendo la proposta dell’allora Vescovo card. Martini, si era messo disposizione del Movimento dei Focolari. Negli undici anni a Grottaferrata (Roma) aveva approfondito il rapporto con Chiara Lubich, alla quale nel corso della vita, scrisse 135 lettere. In una delle sue risposte la fondatrice dei Focolari gli indicò una Parola della Scrittura da vivere in particolare: “Seguendo la sua misericordia, hanno abbandonato le realtà vane e false”. E “Credo la Misericordia” è il titolo del libro, con esperienze da lui scritte, regalato dal Vescovo di Fiesole. Mons. Meini, a tutti i sacerdoti della diocesi il Giovedì Santo del 2018. Nel 2009 era infatti arrivato in questo territorio, come parroco nella cittadella di Loppiano. Qui, oltre a creare una più profonda comunione tra gli abitanti, fu per tanti guida sicura nel cammino spirituale. Fondamentale la sua partecipazione a “Percorsi di Luce” per coppie in difficoltà. Contribuì anche allo sviluppo dell’Istituto Universitario Sophia. “La sua casa, la chiesa parrocchiale di San Vito a Loppiano, a un tiro di schioppo dal nostro Istituto, e il presbiterio che per tradizione vi è annesso – scrive il Preside Piero Coda – è diventata la nostra casa, dove la presenza e la guida di don
Mario son state luce, balsamo, scuola di vita. E il nostro Istituto è diventato un po’ anche la sua casa. Tanto che – tra gli echi più commoventi suscitati dalla sua partenza – ci sono quelli comunicatici dai nostri amici musulmani del progetto ‘Wings of Unity’”. Nel 2018 aveva celebrato il 50° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. Poco prima, in occasione della visita del Papa nella cittadella, dato il peggiorare delle sue condizioni fisiche non avrebbe voluto presentarsi a Francesco. Lo aveva convinto con amore paterno il Vescovo. “Sono un parroco malato, cammino con difficoltà e non riesco più a lavorare”. “Se non puoi lavorare in piedi, lavora seduto” fu la risposta del Papa. E don Mario ha continuato a farlo, con tenacia e gioia, nei successivi 365 giorni che la vita gli ha regalato. Si è spento infatti esattamente un anno dopo, il 10 maggio 2019.
Anna Lisa Innocenti
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Ott 11, 2019 | Testimonianze di Vita
Ogni cristiano ha la sua “missione” nella propria comunità sociale e religiosa: costruire una famiglia unita, educare i giovani, impegnarsi nella politica e nel lavoro, prendersi cura delle persone fragili, illuminare la cultura e l’arte con la sapienza del Vangelo vissuto, consacrare la vita a Dio per il servizio dei fratelli. Vacanze Mio marito ed io abbiamo modi diversi di riposare. A me piace fare sport e nuotare, lui invece ama visitare posti nuovi e visitare musei. Quest’anno, all’approssimarsi delle vacanze, sentivo più che mai il bisogno di recuperare le forze, ma una voce interiore mi suggeriva di non esprimere ed imporre le mie preferenze, ma piuttosto di adeguarmi ai desideri di mio marito. Ma anche lui ha cercato di fare lo stesso con me. Questo ha comportato per entrambi il distacco dai propri progetti personali, e ha reso le nostre vacanze belle e riposanti come non mai. (B.S. – USA) L’esempio Un giovane migrante aveva appena bussato alla mia porta per vendermi dei calzini. Stavamo parlando, interessandomi a lui, quando è passata una mia vicina che sapevo non avere idee positive sul conto dei migranti. Con mia sorpresa, lei lo ha invitato a passare anche da lei, dicendogli che aveva qualcosa per lui. Il giorno dopo ho saputo che gli aveva dato scarpe, medicine, e si era anche impegnata a provvedere ad altre necessità. Davvero non me lo sarei aspettato! (C.V. – Italia) A servizio degli altri Nostro figlio soffriva di depressione. Non riuscivamo ad aiutarlo in nessun modo, ci sfuggiva. Un pomeriggio d’estate decise di lasciare questa vita. Personalmente mi sentii punita e con tanti sensi di colpa. Piano piano, con il sostegno della comunità parrocchiale, ho cominciato a pregare e mi sono messa a disposizione di chi poteva avere bisogno di un aiuto, una parola, un sorriso. Un giorno è venuta a cercarmi una mamma, anche lei aveva perso una figlia come me. Le comunicai come cercavo di riempire quel vuoto, mettendomi a servizio degli altri. Pur non essendo credente, anche lei ha ritrovato una certa serenità facendo lo stesso. (G.F. – Italia) Da nemica a sorella Una mia collega in ospedale, anche lei come me infermiera, mi faceva soffrire combinandomene di tutti i colori. Un giorno sono andata al lavoro con un mazzolino di fiori e glieli ho offerti con un sorriso. Non dimenticherò mai la sua espressione di sbigottimento. È stato l’inizio di una nuova fase del nostro rapporto. Ora siamo diventate come sorelle. (Annamaria – Italia)
A cura di Chiara Favotti
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Ott 9, 2019 | Focolari nel Mondo
Continua l’accoglienza di migliaia di rifugiati, soprattutto venezuelani, in Perù Il contributo dei Focolari nel racconto di Gustavo Clarià. Conoscevo già il contenuto del “Messaggio per la 105ma Giornata del Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2019” di Papa Francesco. Ma ascoltarlo insieme a un centinaio di migranti, la maggioranza venezuelani, è stato diverso: era nuovo e molto toccante, specie in alcuni passaggi.
È vero che l’ora precedente, mentre le persone arrivavano al “Centro Fiore” di Lima (Perù) gestito dal Movimento dei Focolari, impegnati nell’accoglienza dei migranti – venezuelani in particolare – c’era stato modo di salutare e di conoscere tanti di loro. Li avevo ascoltati raccontare i motivi per i quali avevano lasciato il loro paese, i dolori , l’angoscia di partire lasciando moglie, figli o i genitori già anziani e lo sforzo – spesso inutile – per aiutarli, inviando somme di denaro. Mi avevano parlato della loro solitudine, del rifiuto, della discriminazione, di come venivano giudicati responsabili di togliere il lavoro alla gente del posto, di sentirsi guardarti con diffidenza e perfino con sospetto. Sono state le loro emozioni ad aiutarmi a comprendere in modo diverso le parole del Papa e a cogliere più profondamente l’importanza del contenuto del suo messaggio, a guardare a ciò che c’è dietro a ciò viene definito un fenomeno: le statistiche dicono che oggi sono 70,8 milioni di persone, in tutto il mondo, costrette a fuggire dal proprio Paese; e di queste circa 25,9 milioni sono rifugiati. Un numero impressionante. Francesco riassume la risposta alla sfida delle migrazioni con quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Non sono solo rivolti ai migranti e ai rifugiati, ma a tutti, come spiega papa Francesco: “la missione della Chiesa è verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali”, specialmente “i migranti, spesso i più vulnerabili”.
Al messaggio, letto da Silvano Roggero, venezuelano figlio di italiani, membro della Commissione Internazionale per i Migranti dei Focolari, sono seguite le loro testimonianze: “Siamo arrivati attraverso la Chiesa Luterana – esordisce Koromoto, del Venezuela –. All’inizio avevamo tanta paura: cosa ci attenderà, come faremo? Ma la loro accoglienza è stata generosa e ci siamo sentiti in famiglia, come oggi qui con tutti voi, insieme ai Focolari”. Impressiona l’atteggiamento dei migranti, pieno di gratitudine verso il paese che li accoglie, e il desiderio di integrarsi, pur restando legati alle loro radici, di aiutare a distanza i loro cari rimasti in patria e di ridare quanto ricevuto. La giornata prosegue con un pranzo insieme, in un clima festoso di famiglia, mentre alcuni intonano canti natii e si rinforza la conoscenza e il desiderio di ritrovarsi ancora, peruviani e venezuelani (e non solo), per continuare a declinare nella vita i quattro verbi proposti da papa Francesco.
Gustavo E. Clariá
http://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/migration/documents/papa-francesco_20190527_world-migrants-day-2019.html (altro…)