Movimento dei Focolari
Il nascente Polo imprenditoriale di Loppiano laboratorio per un nuovo agire economico

Il nascente Polo imprenditoriale di Loppiano laboratorio per un nuovo agire economico

La Giunta della Regione Toscana si è impegnata ad inserire nei programmi di sviluppo della Regione il progetto del Polo Imprenditoriale di Loppiano (Incisa Valdarno, FI), riconosciuto come laboratorio di una nuova economia, "modello da proporre e moltiplicare anche al fine di rafforzare e organizzare l’attuazione di una nuova politica di cooperazione allo sviluppo".

Loppiano incontra gli Imprenditori – Questo progetto verrà presentato nella cittadella internazionale di Loppiano, il 9-10 febbraio 2002, in un incontro a livello nazionale con imprenditori, dipendenti, operatori economici, ricercatori e studenti interessati al progetto di Economia di comunione.

Verranno presentati:
– La cittadella di Loppiano e la sua vita
– Gli ultimi sviluppi del progetto dell’Economia di Comunione a 10 anni dal suo lancio
– Il nascente Polo produttivo "Lionello"

Una mozione approvata per il sostegno del progetto imprenditoriale promosso dal Movimento dei Focolari

Una mozione di sostegno al polo imprenditoriale di Loppiano, presentata dal Gruppo Rinnovamento Italiano e Riformisti per l’Ulivo, è stata approvata a maggioranza, con l’astensione dello SDI e di alcuni consiglieri del centro sinistra.
Nel testo si chiede alla Giunta regionale di aderire al progetto del polo imprenditoriale di Loppiano nel Comune di Incisa Valdarno, laboratorio di una nuova economia, promosso dal Movimento dei Focolari, sottoscrivendo simbolicamente alcune quote di azionariato popolare e di inserire il progetto nei programmi di sviluppo della Regione Toscana quale modello da proporre per l’attuazione di una nuova politica di cooperazione allo sviluppo.

Premessa

La “Dichiarazione sul futuro dell’Unione”, allegata al trattato di Nizza, ha rilanciato il dibattito sul “metodo di governo” quale processo di cooperazione costruttiva tra tutti i livelli di potere e responsabilità in Europa.
I principi guida sono la sussidiarietà, il pluralismo istituzionale e la legittimità democratica.
Sono punti programmatici che devono trovare realizzazione completa anche nelle politiche dei governi nazionali e tra le pluralità delle istituzioni territoriali.

Nel frattempo, si sono affermati in Europa valori importanti quali l’uguaglianza dei popoli, politiche di coesione economica e sociale, la libertà di circolazione, la parità di trattamento ed il riconoscimento dei diritti fondamentali.
E’ il concetto di “fraternità politica”, quale effettiva composizione di strutture, territori, funzioni, identità e culture ma anche per fornire risposte originali alle molteplici sfide del nuovo millennio. La prima sfida importante è stata raccolta da Chiara Lubich e dal Mov.to dei Focolari che, realizzando nel corso degli ultimi anni, in tutto il mondo, piccole città autonome, modello di vita da proporre e moltiplicare, hanno voluto conciliare plurime esigenze capaci di coniugare valori imprescindibili.


I sottoscritti Consiglieri (Lucia Franchini e Francesco Pifferi)

atteso che dal lancio del progetto dell’Economia di Comunione, pensato da Chiara Lubich e dal Movimento dei Focolari, sono sorte nel mondo iniziative tese a far crescere e diffondere una cultura economica innovativa, dove si coniuga il “bilancio economico” con il “bilancio sociale”;

considerato che da detta iniziativa è nata l’esigenza di dar vita ad un polo imprenditoriale in cui concentrare alcune aziende italiane che già aderiscono al progetto stesso tale da rappresentare un modello all’interno della realtà economica nazionale;

considerato che il Movimento dei Focolari ha presentato il progetto di far nascere un Polo Industriale nei pressi della cittadella di Loppiano nel Val d’Arno, attraverso la sottoscrizione di azionariato popolare;
preso atto che gli scopi principale saranno la costruzione di capannoni, uffici e infrastrutture, oltre ad attività di supporto alle aziende e promozione di nuove imprese, scuole per imprenditori, manager e operatori;

considerato che Loppiano rappresenterà la prima esperienza industriale del Movimento, oggetto di attenzione anche da parte delle Istituzioni comunitarie e del Governo nazionale;

ritenuto necessario, nello spirito di costituzione di un “laboratorio di fraternità”, sostenere politicamente e materialmente i programmi di investimento solidale, anche quale attuazione di iniziative di cooperazione allo sviluppo;

visto il contesto operativo nel quale il progetto di Loppiano si colloca, teso a comprendere l’inserimento dello stesso nei programmi di sviluppo regionale anche quale modello contro l’esclusione sociale;

tutto ciò premesso
impegnano la Giunta


– ad aderire al progetto del Polo Imprenditoriale di Loppiano nel comune di Incisa Valdarno, laboratorio di una nuova economia, promosso dal Movimento dei Focolari.

– ad inserire il progetto nei programmi di sviluppo della Regione Toscana quale modello da proporre e moltiplicare anche al fine di rafforzare ed organizzare l’attuazione di una nuova politica di cooperazione allo sviluppo”.

Il nascente Polo imprenditoriale di Loppiano

Lucia Franchini (Rinnovamento Italiano) ha illustrato la mozione sottolineando che l’esperienza di Loppiano dimostra la possibilità concreta di coniugare sviluppo e solidarietà, tenendo conto non soltanto del bilancio economico, ma anche della valenza sociale. L’esperienza di Loppiano è un esempio da valorizzare e far conoscere sull’intero territorio regionale.

Franco Banchi (Centro Democratici Uniti) ha evidenziato gli aspetti positivi dell’esperienza di Loppiano, ma la Regione non deve avere un coinvolgimento diretto, perché il compito della politica è di dare degli input propositivi, non di entrare nella gestione diretta dell’attività. L’esperimento di Loppiano dimostra la possibilità di un nuovo rapporto tra economia e solidarietà.

Varis Rossi (Democratici di Sinistra) ha evidenziato il valore di questa esperienza, ha preso l’impegno di approfondire ulteriormente la conoscenza del progetto in Terza Commissione. E’ necessario sostenere vari modelli di sviluppo, aiutando anche coloro che hanno un passo economico più lento, ma un alto valore sociale. E’ necessaria la massima attenzione e cautela per conoscere le potenzialità di un’esperienza notevole come quella portata avanti a Loppiano.

Marco Carraresi (Centro Cristiano Democratico) ha dichiarato di condividere totalmente la mozione che rende giustizia di un Movimento di grande valore, una esperienza quotidiana di vivere il Vangelo in modo concreto. Un modello da imitare nei progetti di cooperazione promossi dalla Giunta regionale.

Anche Giovanni Barbagli (Rifondazione Comunista) e Lorenzo Zirri (Forza Italia) hanno dato il pieno sostegno alla mozione presentata, mentre Pieraldo Ciucchi (Socialisti Democratici Italiani) ha dichiarato il proprio voto di astensione per la troppa enfatizzazione che si vuole dare a questa esperienza ecclesiastica.

Angelo Passaleva, vicepresidente della Giunta regionale ha dichiarato l’adesione alla mozione e all’esperienza di Loppiano che è un nuovo modo di fare impresa con l’attenzione ai valori sociali. E’ un modello sperimentale che si può trasferire anche ad altre situazioni regionali. Nella società globale è sbagliato accettare soltanto la logica del profitto, perché la guerra e la violenza nascono anche dalla mancanza di una giusta distribuzione della ricchezza complessiva.

Il nascente Polo imprenditoriale di Loppiano laboratorio per un nuovo agire economico

Il significato del Polo imprenditoriale di Loppiano nell’attuale contesto economico

Il dialogo in politica e l’economia di comunione, così come l’economia solidale e la finanza etica, sono elementi essenziali per sviluppare un nuovo modello del "vivere insieme".
In questo senso la Regione Toscana non può non riconoscere che la realizzazione del polo industriale di Loppiano rappresenta una sfida importante per tutto il nostro territorio, un progetto al quale aderire e da inserire nei programmi di sviluppo della Regione medesima al fine di rafforzare ed organizzare una nuova politica di cooperazione allo sviluppo.

Si potrà quindi affermare con la pratica che non è vero che l’unico modello adottabile all’interno del mercato del lavoro è quello classico economico liberista. Si potrà affermare che la competitività delle aziende sussiste, pur destinando parte del ricavato ad azioni di formazione e solidarietà sociale.

E soprattutto che l’economia di comunione è un modello di convivenza per il quale all’interno del mondo economico ogni attore, sia impresa, lavoratore o consumatore, riscopre la libertà di scelta e di azione e la preziosa unitarietà tra valori e comportamento. Un modello in sintesi che, oltre a prestare attenzione al bilancio economico, non dimentica "il bilancio sociale", cioè la valutazione di quanto nell’azienda la risorsa umana sia da valorizzare (pur non dimenticando il profitto) e quindi i rapporti con i dipendenti, fornitori e concorrenti siano da improntare principalmente su una competizione di qualità, sulla trasparenza e sul rispetto dell’ambiente.


Quali sono i punti di riferimento a cui attingere per la sua attività politica?

La più alta sfida per tutti noi è oggi promuovere e diffondere valori importanti quali l’uguaglianza dei popoli, le politiche di coesione economica e sociale, i diritti di cittadinanza, la sussidiarietà, l’unità, rispettando il pluralismo delle diverse identità, tradizioni e religioni.

Chiara Lubich ancora una volta ci indica, con semplicità ma con grande tensione emotiva e ideale, il principio guida a cui far riferimento: "la fratellanza". Anche in politica non si può prescindere da questo concetto, perché Chiara molto lucidamente ci ricorda che "la risposta alla vocazione politica è anzitutto un atto di fraternità: non si scende in campo infatti solo per risolvere un problema, ma si agisce per qualcosa di pubblico, che riguarda gli altri, volendo il loro bene come fosse il proprio".

Un valore semplice da comprendere, ma arduo da praticare quando deve corrispondere una conseguente linearità nell’azione.

D’altra parte sono convinta che quello è il valore da realizzare. Forse inizialmente rappresenterà solo una tensione, ma se vogliamo davvero innalzare e qualificare le azioni di governo e di rappresentanza politica, costruire insieme un comune senso di identità, destino e cittadinanza, dobbiamo partire dal riconoscimento che solo il concetto di "fraternità politica" potrà tracciare un percorso di coesione e partecipazione.

Globalizzazione. Una sfida non solo per i G8

Post G8. Globalizzazione, divario tra ricchi e poveri. Una sfida non solo per i G 8. “Il pianeta al bivio” Il primo a lanciare la globalizzazione è stato Gesù quando ha detto: “Che tutti siano uno”. Non solo: ci ha fatto capaci di quell’amore che ha la forza di ricomporre la famiglia umana nell’unità e nella diversità. Sono disseminati nel mondo molti ‘laboratori’ di questa ‘umanità nuova’. Che sia giunta l’ora di proiettarli su scala mondiale? Una cultura alternativa: “La cultura del dare”. Un progetto in atto: L’economia di Comunione. “Conosciamo i gravissimi dislivelli che pesano sull’umanità: ci sono nazioni che puntano sul consumismo, su’avere anziché sull’essere, con tutte le sue conseguenze ed altre, popolatissime, attanagliate da bisogni angoscianti. Bisogna diffondere la cultura del dare. E’ la cultura del Vangelo: “Date e vi sarà dato. Vi sarà versata in grembo una misura piena, pigiata e traboccante”(Lc 6,38). Questa la parola che potrebbe offrire un rimedio, ridare un equilibrio al nostro pianeta. Se tutti vivessero il Vangelo i grandi problemi nel mondo non ci sarebbero, perché l’eterno Padre interviene e le promesse di Gesù si realizzano: “Date e vi sarà dato”. E’ quanto sperimentiamo quotidianamente. (Chiara Lubich) Da dove nasce la cultura del dare  Sin dagli inizi del Movimento dei Focolari, nel 1943, a Trento la scoperta evangelica del comandamento nuovo “amatevi come io ho amato voi” (cf. Gv 13,34) ha fatto scaturire la comunione dei beni spirituali e materiali.    Da allora la comunione dei beni è diventata prassi vigente nel Movimento, sull’esempio delle prime comunità cristiane.    E’ questo un fatto di enorme importanza e gravido di conseguenze. Quella comunione dei cuori e dei beni, gioiello delle prime comunità cristiane, eco degli insegnamenti di Gesù lungo la vita della Chiesa aveva perso di forza, ma era stata “custodita” nei monasteri e nei conventi e in qualche comunità di laici. Ora in quella piccola comunità nascente a Trento riesplodeva come inizio di un suo recupero per la “massa”, per il popolo cristiano, con tutti i frutti e le conseguenze che matureranno più tardi. Chiara e le sue prime compagne sin d’allora ne avevano coscienza: “Noi – dice Chiara – avevamo la mira di attuare la comunione dei beni nel massimo raggio possibile per risolvere il problema sociale di Trento”. “Pensavo: ‘vi sono due, tre località dove ci sono i poveri… andiamo lì, portiamo il nostro, lo dividiamo con loro…’ Un ragionamento tanto semplice, e cioè: noi abbiamo di più, loro hanno di meno; alzeremo il loro livello di vita in modo tale da arrivare tutti ad una certa uguaglianza.” Ed è da allora che ha inizio l’esperienza, “sorprendente” , “del date e vi sarà dato” evangelico: “in piena guerra, viveri, vestiario, medicinali arrivano con insolita abbondanza”. Nasce la convinzione che nel Vangelo vissuto vi è la risposta “in nuce” ad ogni problema individuale e sociale. La cultura del dare e l’economia di comunione I soggetti produttivi dell’Economia di Comunione – imprenditori e lavoratori e altre figure aziendali – sono ispirati a principi radicati in una cultura diversa da quella prevalente oggi nella pratica e nella teoria economica. Questa “cultura” possiamo definirla “cultura del dare” proprio in antitesi con la “cultura dell’avere”. Il dare economico è espressione del “darsi” sul piano dell’ “essere”. In altre parole, rivela una concezione antropologica non individualista né collettivista, ma di comunione. Una cultura del dare, che quindi non va considerata come una forma di filantropia o di assistenzialismo, virtù entrambe individualistiche.  L’essenza stessa della persona è essere “comunione”. Di conseguenza, non ogni dare, non ogni atto di dare crea la cultura del dare. C’è un “dare” che è contaminato dalla voglia di potere sull’altro, che cerca il dominio e addirittura l’oppressione di singoli e popoli. E’ un “dare” solo apparente. C’è un “dare” che cerca soddisfazione e compiacimento nell’atto stesso di dare. In fondo è espressione egoistica di sé e in genere viene percepito, da chi riceve, come un’offesa, un’umiliazione. C’è anche un “dare” interessato, utilitaristico, presente in certe tendenze attuali del neo-liberalismo che, in fondo, cerca sempre il proprio tornaconto… E infine c’è un “dare” che noi cristiani chiamiamo “evangelico”. Questo “dare” si apre all’altro nel rispetto della sua dignità e suscita anche a livello di gestione delle aziende l’esperienza del “date e vi sarà dato” evangelico. Si manifesta a volte come un introito inatteso o nella genialità di una soluzione tecnica innovativa o nell’idea di un nuovo prodotto vincente. (Vera Araujo – sociologa) (altro…)