Movimento dei Focolari
Avvocato e cliente

Avvocato e cliente

Il 14 ottobre 2010 la sala conferenze della Corte d’appello di Roma ha accolto il convegno organizzato da Comunione e Diritto dal titolo “Sistema europeo e nord americano a confronto: rapporto tra avvocato e cliente”. L’iniziativa, inserita tra gli eventi di formazione deontologica, ha avuto il riconoscimento del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Roma. Erano circa 150 gli operatori del diritto, avvocati, qualche magistrato, studenti che hanno seguito con interesse le tre ore di convegno condotte dall’avv. Carlo Fusco che ha anche presentato la mission di Comunione e diritto. Focus della giornata è stato il raffronto tra i sistemi giuridici italiano e nord-americano. L’ avv. Mauro Vaglio ha delineato i procedimenti disciplinari davanti al consiglio dell’ordine forense con valutazioni processuali ed etiche, mentre l’esperienza del sistema giuridico nord americano è stata offerta dalla relazione presentata dalla prof.ssa Amy Uelmen, della Fordham University di New York. “Partecipando da qualche anno alle discussioni sul ruolo della coscienza e delle fedi personali nella vita professionale, – ha affermato la prof.ssa Uelmen – ho l’impressione che il seguire la propria coscienza, ed esprimere sinceramente la propria opinione abbia reso gli avvocati più, e non meno, sensibili alle complesse ed intrinseche questioni di identità, di dinamiche di potere e del contesto sociale”. Significativo il titolo del suo intervento: “Rapporto tra avvocato e cliente nella fase di consulenza. L’esempio nord americano: la coscienza del legale e la miglior difesa della parte”. Apprezzato il tema su “Mediation” e” mediazione civile” dell’avv. Giuseppe Sbardella, che ha mostrato la Mediation come uno strumento di superamento della cultura del conflitto ravvisando in essa un fattore di coesione sociale. Nella relazione finale l’avv. Maria Giovanna Rigatelli, della Commissione centrale di Comunione e Diritto, ha presentato l’esperienza in corso ormai da anni di una rete internazionale di giuristi per la formazione degli operatori del diritto. L’avv. Rigatelli ha dato voce a esperienze di operatori del diritto di diverse parti del mondo, primi passi accompagnati da approfondimenti teorici, che dicono come dal mettere in pratica ” la fraternità” anche nel campo giuridico, possa cominciare a delinearsi una nuova cultura giuridica.

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Educazione: un atto d’amore

“Educazione: un atto d’amore”: è questo il titolo dell’Incontro Pedagogico Internazionale che si è tenuto a Trento il 9 e 10 ottobre scorsi. I partecipanti sono stati 420, provenienti da tutta Europa, con rappresentanze anche dall’India e dall’Argentina, Brasile, Cuba, Zimbabwe e Burundi: una due giorni promossa da EdU (Educazione-Unità), col Patrocinio della Provincia di Trento e della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. EdU è una rete formata da professionisti del mondo dell’educazione e della formazione, che  promuove una riflessione e un lavoro di ricerca, volti a delineare una teoria dell’educazione che emerge dal carisma dell’unità di Chiara Lubich. Ne fanno parte professori universitari e insegnanti dei vari livelli scolastici, studenti, amministratori, che si sono confrontati sul ruolo della persona al centro della sfida educativa, per sperimentare come la formazione e l’educazione non siano solo “emergenze”, ma reali opportunità per tendere a quella fraternità universale che rende la persona realizzata. Ne è prova l’impressione di Serena, studentessa al primo anno di scienze dell’educazione: “Ho trovato  molto  interessanti gli interventi  dei relatori e le testimonianze. (…) E’ stato un momento di condivisione, collaborazione, conoscenza e, soprattutto, una sensazione di tranquillità e pace  con tutto e tutti. Questo convegno ci rimarrà nel cuore!”. Un entusiasmo condiviso anche da Wiletov, polacco, con qualche anno in più: “Sono un pedagogista ormai di 70 anni, ma dopo questo convegno mi sento come quel sole, che finché non tramonta può dare calore”. Si è partiti dall’ arte d’amare, proposta da Chiara Lubich in una videoregistrazione. Da lì, in un connubio fra metodologia e vita, si sono susseguiti momenti di lavoro con approfondimenti di metodi e strumenti, e forti testimonianze che hanno mostrato la forza pedagogica dell’amore autentico, dando coraggio e forza a ognuno di proporre gli stessi metodi educativi nei propri ambienti. Con rinnovata fiducia nel difficile mestiere di educare, a giudicare dalle considerazioni finali di alcuni degli educatori presenti: “Grazie, perché questo convegno mi ha permesso di indirizzare la bussola”. “Per me è stato come un esame di coscienza: Chi sono io? Perché educo?…” “L’educatore è il primo destinatario dell’educazione stessa”, “Sono arrivato con un gran peso nel cuore: di non riuscire più a insegnare. Ora posso ricominciare”. Leggi anche, su Città Nuova Online, l’articolo di Francesco  Châtel

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