Movimento dei Focolari

Educazione: un atto d’amore

Ott 20, 2010

Si è tenuto a Trento, presso il Mariapoli Chiara Lubich, l'Incontro Pedagogico Europeo promosso dall'associazione EdU, che si propone di declinare nella pratica pedagogica la spiritualità dell'unità dei Focolari.
“Educazione: un atto d’amore”: è questo il titolo dell’Incontro Pedagogico Internazionale che si è tenuto a Trento il 9 e 10 ottobre scorsi. I partecipanti sono stati 420, provenienti da tutta Europa, con rappresentanze anche dall’India e dall’Argentina, Brasile, Cuba, Zimbabwe e Burundi: una due giorni promossa da EdU (Educazione-Unità), col Patrocinio della Provincia di Trento e della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. EdU è una rete formata da professionisti del mondo dell’educazione e della formazione, che  promuove una riflessione e un lavoro di ricerca, volti a delineare una teoria dell’educazione che emerge dal carisma dell’unità di Chiara Lubich. Ne fanno parte professori universitari e insegnanti dei vari livelli scolastici, studenti, amministratori, che si sono confrontati sul ruolo della persona al centro della sfida educativa, per sperimentare come la formazione e l’educazione non siano solo “emergenze”, ma reali opportunità per tendere a quella fraternità universale che rende la persona realizzata. Ne è prova l’impressione di Serena, studentessa al primo anno di scienze dell’educazione: “Ho trovato  molto  interessanti gli interventi  dei relatori e le testimonianze. (…) E’ stato un momento di condivisione, collaborazione, conoscenza e, soprattutto, una sensazione di tranquillità e pace  con tutto e tutti. Questo convegno ci rimarrà nel cuore!”. Un entusiasmo condiviso anche da Wiletov, polacco, con qualche anno in più: “Sono un pedagogista ormai di 70 anni, ma dopo questo convegno mi sento come quel sole, che finché non tramonta può dare calore”. Si è partiti dall’ arte d’amare, proposta da Chiara Lubich in una videoregistrazione. Da lì, in un connubio fra metodologia e vita, si sono susseguiti momenti di lavoro con approfondimenti di metodi e strumenti, e forti testimonianze che hanno mostrato la forza pedagogica dell’amore autentico, dando coraggio e forza a ognuno di proporre gli stessi metodi educativi nei propri ambienti. Con rinnovata fiducia nel difficile mestiere di educare, a giudicare dalle considerazioni finali di alcuni degli educatori presenti: “Grazie, perché questo convegno mi ha permesso di indirizzare la bussola”. “Per me è stato come un esame di coscienza: Chi sono io? Perché educo?…” “L’educatore è il primo destinatario dell’educazione stessa”, “Sono arrivato con un gran peso nel cuore: di non riuscire più a insegnare. Ora posso ricominciare”. Leggi anche, su Città Nuova Online, l’articolo di Francesco  Châtel

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