8 Mar 2007 | Cultura
SOMMARIO
Editoriale
DEUS CARITAS EST. UNA RILETTURA AD UN ANNO DI DISTANZA – di Luigino Bruni – Ad un anno di distanza dalla pubblicazione della Deus Caritas Est, si propone una rilettura della Enciclica di Benedetto XVI mettendo in luce alcune implicazioni per la vita economica e civile contenute nella prima parte della lettera. In particolare a partire dalla unitarietà e non contrapposizione delle forme dell’amore (Eros, philia e agape), si sviluppano alcune intuizioni relative ad una nuova declinazione del «principio di sussidiarietà».
Nella luce dell’ideale dell’unità
SE IL TUO OCCHIO È SEMPLICE – di Chiara Lubich – Riportiamo un commento – scritto nel novembre del 1949 – alla frase del Vangelo: «Lucerna del tuo corpo è l’occhio. Se il tuo occhio è puro, tutto il tuo corpo sarà illuminato» (Lc 11, 34). LA CONOSCENZA – di Pasquale Foresi – Quanto dice Aristotele, cioè che per comprendere la facoltà bisogna studiarne gli atti, per comprendere gli atti bisogna studiarne gli oggetti, è fondamentale anche per il problema della conoscenza dell’esistenza di Dio. E anche se su questo punto le scuole aristotelico-tomiste moderne si distinguono, la gran parte degli studiosi di filosofia realista ammette che l’intuizione profonda dell’essere è il vero principio di conoscenza. Se la dimostrazione dell’esistenza di Dio dovesse avvenire per qualche cosa di estrinseco e sopraggiunto all’atto conoscitivo confuso comune ad ogni uomo, e solo attraverso una deduzione si potesse cogliere, neanche i filosofi potrebbero in realtà pervenire a conoscere Dio con il ragionamento. Infatti i principi primi della metafisica acquistano validità proprio nella percezione confusa dell’essere creaturale. Solo nell’aver colto, come ogni uomo coglie, la realtà esistenziale collegata a Dio mistero, si trova la soluzione e la fondazione di una filosofia e di una metafisica. SPUNTI PER L’ETICA IN ALCUNI SCRITTI DI CHIARA LUBICH SU GESÙ ABBANDONATO – di Giorgio Marchetti – La teologia contemporanea sembra essersi rivolta con particolare attenzione all’evento pasquale: la morte in croce e la resurrezione di Gesù. Per quanto riguarda specificamente la Teologia Morale, il Concilio Vaticano II ha certamente segnato una svolta fondamentale aprendo varie prospettive. Tra queste, sempre più prende vigore quella del “cristocentrismo” che apre ad una morale filiale, per vivere come figli nel Figlio. Proprio per la teologia morale – ma anche per l’etica in generale –, può essere allora importante rifarsi a “Gesù Abbandonato”, come viene proposto attraverso il carisma di Chiara Lubich di cui l’Autore presenta vari testi con qualche breve commento come premessa per ulteriori studi. Saggi e ricerche ONTOLOGIA TRINITARIA: DAL MISTERO DELLA RIVELAZIONE UNA SFIDA PER LA FILOSOFIA CONTEMPORANEA – di Emanuele Iezzoni – Parlare di ontologia e, addirittura, di un’ontologia che vuole lasciarsi illuminare dal dato della Rivelazione trinitaria, rappresenta, nel mondo contemporaneo, un’autentica sfida rivolta non tanto a questa o quella scuola o orientamento filosofico, bensì alla filosofia tout court, nella sua stessa costituzione globale. Muovendosi da posizioni vicine alla scuola fenomenologica heideggeriana, l’autore vuole mostrare l’originalità e l’attualità dell’ontologische Denken di Klaus Hemmerle nell’ambito della ricerca del fondamento della comprensione dell’essere e dell’agire concreto. LA DIGNITÀ DEL LAVORO IN ALCUNI SCRITTI DI IGINO GIORDANI. SULLA LINEA DEL NUOVO “COMPENDIO” – di Mauro Mantovani – L’Autore partendo da quanto affermato dal Compendio della Dottrina sociale della Chiesa [CDSC], pubblicato nel 2004, si sofferma su alcune pagine di Igino Giordani a proposito della dignità del lavoro umano particolarmente rilevanti. Esse appaiono non solo di notevole profondità ma anche di grande attualità e significatività e, pur senza particolari pretese di esaustività nel riportare i brani più importanti e conosciuti di Igino Giordani a proposito di questo tema, è davvero interessante accostare alcune sue espressioni ad alcuni nuclei tematici del CDSC che evidenziano, anticipandola, quasi una «mistica del lavoro» di grande valore profetico proprio nella prospettiva dell’elaborazione (sia teoretica che esperienziale) di un «nuovo umanesimo», «integrale e solidale». IL CORAGGIO DI ESSERE EDUCATORI OGGI – di Michele De Beni – Di fronte al disorientamento e al non-senso che serpeggia nella cultura post-moderna molti nostri educatori, famiglie e insegnanti in primo luogo, sono scoraggiati perché avvertono di non essere valorizzati e di esser lasciati soli. C’è chi parla addirittura del tramonto dell’educazione stessa. Bisogna invece ri-dare centralità all’educazione, il tesoro vero dell’umanità, ma prima di tutto ri-pensare ad una cultura della formazione degli educatori e risvegliare una fede nell’educazione. Il peggior pericolo per l’educazione è proprio lo scoraggiamento degli adulti. Urge un più generoso investimento educativo: nelle famiglie e tra famiglie; nei curricoli scolastici; nelle relazioni tra persone e gruppi. Per questo occorre sostenere i giovani che intraprendono gli studi nel campo dell’educazione, sostenerli e valorizzarli in questa vocazione. C’è bisogno di competenza, ma anche di passione, di candore e di semplicità, di valori e di maestri veri a cui mirare.
Spazio letterario
«Nuova Umanità» continua nelle sue pagine l’apertura di spazio dedicato alla produzione letteraria. IO NON CANTO – di Stefano Redaelli.
Per il dialogo
PER IL DIALOGO CRISTIANO-BUDDISTA. INTERVISTA CON DONALD W. MITCHELL – a cura di Carlos G. Andrade – Per gentile concessione riportiamo questa intervista rilasciata alla rivista Unità e Carismi da Donald W. Mitchell, professore nel Dipartimento di Filosofia della Purdue University negli Stati Uniti, specializzato in filosofia buddista ed autore di numerose pubblicazioni sul dialogo interreligioso.
In dialogo con i contemporanei
LA MEMORIA CHE SALVA – di Oreste Paliotti – Ricordare è un’attività propriamente umana, perché elaborata dall’intelligenza sulla base dell’esperienza, e al tempo stesso aperta al mistero di Dio. Intervista al gesuita artista p. Marko Ivan Rupnik.
Libri
ECONOMIA SENZA GIOIA DI TIBOR SCITOVSKY – di Alessandra Smerilli – Il saggio Economia senza gioia, traduzione italiana di Joyless economy di Tibor Scitovsky, può essere considerato un libro originale e profetico. Sebbene non recepito favorevolmente dalla critica all’epoca (1976) in cui fu scritto, ha il doppio merito di averci donato un’analisi originale e ricca del rapporto tra reddito e felicità, basata sul confronto tra comfort e stimolazione e di essere stato un libro fecondo, poiché ha originato molte ricerche successive. NUOVA UMANITÀ XXIX – Marzo- Aprile – 2007/2, n.170
12 Nov 2006 | Cultura
SOMMARIO
Editoriale
ESSERE CHIESA OGGI – di Piero Coda – L’obiettivo di questo editoriale è limitato: esso si propone di offrire qualche spunto per una riflessione più corale e approfondita sulla situazione della Chiesa cattolica oggi, guardando ad alcune sfide che la interpellano. Per sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda di quanto vive e patisce la Chiesa, ci si colloca in quel cammino impegnativo, e per molti versi inesplorato, da essa intrapreso col Concilio Vaticano II. Certo è che, con questo grande evento dello Spirito Santo, la Chiesa cattolica, senza nulla perdere della sua identità, si è anche impegnata a mostrare alla storia un volto nuovo. Un volto che solo poco per volta andiamo scoprendo e i cui tratti vengono in rilievo dall’esperienza di tutto il Popolo di Dio, dagli impulsi dello Spirito (i carismi) donati alla Chiesa prima e dopo il Concilio, dal rapporto della Chiesa con l’avventura di vita vissuta dagli uomini e dalle donne del nostro tempo. Un volto che, come intuisce il Concilio e come viene esplicitato da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, riflette in sé il volto di Maria, immagine e centro vivo della Chiesa di Gesù. Per semplificare il discorso, si sviluppa in questa luce l’indicazione che, per suggerimento di Paolo VI, ha fatto da criterio architettonico dei lavori e dei documenti del Concilio: il “chi è?” della Chiesa (e cioè la sua identità) e la Chiesa nel mondo di oggi (e cioè la sua missione).
Nella luce dell’ideale dell’unità
EQUILIBRIO DIVINO – di Chiara Lubich – In questo testo, datato anni Cinquanta, di commento al brano di Luca 21,19, viene ripresa la versione della Volgata che, tradotta letteralmente, significa: «Con la vostra pazienza possederete le vostre anime» invece dell’attuale traduzione della CEI che suona: «Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime». LA COMPIUTA VERITA’ – di Pasquale Foresi – La conoscenza ha un significato esistenziale. Non ci può essere una vera conoscenza che non attinga pienamente l’io profondo di chi pensa. Così è stato infatti per ogni contributo veramente decisivo nella storia del pensiero umano e questa è anche una delle grandezze del cristianesimo, ma con una novità assoluta. Se infatti prima del suo avvento, una concezione filosofica implicava una scelta dell’esistenza, con il cristianesimo le filosofie vengono superate. Cristo presenta l’esistere ed il pensare in una sintesi completamente nuova, che è la sintesi rivelata. Inoltre il cristianesimo non propone una dottrina astratta, ma una Persona. La sintesi assoluta, la verità del cristianesimo, si trova nel Cristo, il Verbo di Dio che s’incarna nell’umanità, la Verità in una persona. Per questo lui è il Maestro, cioè non solo il portatore di una religiosità, ma anche la nuova “scuola” alla quale bisogna andare. Saggi e ricerche MUSICA, VERITÀ, DIO. RIFLESSIONI SU ALCUNE SIGNIFICATIVE TESTIMONIANZE – di Mauro Mantovani – Questo contributo intende proporre alcune brevi riflessioni a partire dalle significative testimonianze di itinerari esistenziali che, anche per mezzo dell’esperienza musicale (se non proprio attraverso di essa), sono approdati ad aprirsi al mistero e alla trascendenza. Se davvero la musica ha aiutato – e lo ha fatto meglio di altre esperienze – uomini e donne, pur nella sovrabbondante diversità delle loro storie e vicende individuali, ad indirizzarsi verso l’Assoluto e la verità che in esso abita, non è fuori luogo chiedersi quale sia, se c’è, il suo “segreto”. Facendo riferimento a figure assai variegate come Nietzsche, Claudel, Marcel, García Morente e Cioran, si può trovare una conferma su come l’esperienza musicale sia davvero in grado di suscitare momenti preziosi di verità, a partire dalla verità con se stessi, e di rapporto con la Verità. È colpo del dardo, urto del cuore e marcatura a fuoco nell’intimo. LAS MENINAS DI DIEGO VELÁZQUEZ – di Peter Seifert – Il saggio propone una nuova lettura del celebre quadro Las Meninas di Diego Velázquez e mette in evidenza come le variazioni pittoriche all’interno di questa grande tela siano un modo di giocare con le nostre percezioni. Viene anche sottolineato come certe tendenze atte a sconcertare lo spettatore siano profondamente radicate nell’opera dell’artista. Se non è sorprendente che un quadro dell’epoca barocca inviti ad un sorta di “memento mori”, in quest’opera è la struttura stessa della composizione ed il modo di dipingere che guidano alla scoperta della transitorietà della nostra esistenza e non solo qualche simbolismo esteriore. Infine l’Autore allarga lo sguardo su una recente opera cinematografica in cui le opere d’arte vengono considerate come qualcosa di vivo e presente, piuttosto che soltanto come qualcosa di sepolto dalla storia. ESSERE FAMIGLIA. ESSERE GENITORI. TRA INDIVIDUALISMO E BISOGNO DI RELAZIONALITA’ – di Michele De Beni – Di fronte all’attuale crisi che attraversa la famiglia, non si può negare la necessità di una nuova centralità e presa di coscienza della suo tipico contesto costitutivo: la dimensione relazionale, consapevoli che questo nuovo scenario richiede di creare anche nuovi contesti formativi e di promozione della cultura della famiglia. Tra le più naturali risorse a disposizione va certamente individuato l’aiuto informale che le famiglie stesse e i vari gruppi che compongono le singole comunità possono offrire alla vita di coppia e familiare. Così, porsi in ascolto e in aiuto della famiglia non ha sempre e necessariamente come obiettivo la cura delle sue patologie. Molto spesso si tratta di valorizzarne piuttosto gli elementi positivi, la loro integrazione con nuove e più approfondite competenze, lo sviluppo di risorse che possono esser riattivate e potenziate. Si tratta di uno straordinario lavoro di rete, di mutuo aiuto tra famiglie, tra gruppi e tra gruppi e istituzioni, orientato a stimolare nuove strategie centrate su una cultura della reciprocità. E’ POSSIBILE LA FRATERNITA’ NELLO SPORT? – di Paolo Crepaz e Alois Hechenberger – I concetti di dialogo, amicizia, pace, sono da sempre presenti nella cultura dello sport, auspicati quale frutto della pratica sportiva stessa. A livello sportivo istituzionale la pace è spesso addirittura rivendicata come conquista possibile solo attraverso lo sport, lì dove, si afferma, avrebbero fallito finora religione e politica. Allo sport viene attribuita la capacità di sviluppare le relazioni sociali, di essere fattore di comprensione internazionale e strumento di pace, di essere «componente essenziale della nostra società», capace di trasmettere «tutte le regole fondamentali della vita sociale» e portatore di valori educativi fondamentali quali «tolleranza, spirito di squadra, lealtà». Lo sport, con forza, reclama abbinata a sé anche l’immagine di strumento di incontro e di fratellanza. Ma con quale effettiva convinzione, con quale reale spessore? Fair play e fratellanza sono davvero sinonimi? E’ possibile la fraternità universale nello sport? A queste domande ha cercato di dare risposte il seminario su Sport e fraternità, promosso da Sportmeet a Roma il 3 settembre 2006.
Spazio letterario
«Nuova Umanità» continua nelle sue pagine l’apertura di spazio dedicato alla produzione letteraria. ECO – di Claudio Guerrieri
In dialogo
Riportiamo il testo degli interventi svolti in parallelo durante il 1° Simposio «Ebrei e Cristiani in dialogo» organizzato dal Movimento dei Focolari e tenutosi a Castel Gandolfo (RM) dal 23 al 26 maggio 2005, nella sessione dedicata al tema della relazione tra Dio e l’uomo nella tradizione cristiana ed ebraica. DIO E L’UOMO NELLA TRADIZIONE CRISTIANA – di Jesus Castellano Cervera – L’Autore – scomparso prematuramente nel giugno scorso e che vogliamo qui ricordare con affetto per tutti gli anni di collaborazione con la rivista –, presenta alcuni pensieri che sono propri della tradizione cristiana rappresentata soprattutto da alcuni mistici i quali manifestano un profondo senso di Dio e della sua trascendenza ed immanenza, e fedeli alla tradizione della Scrittura del primo Testamento e all’insegnamento di Gesù, sotto l’azione dello Spirito Santo di Dio, continuamente ci riportano a questo profondo senso religioso, proprio delle Scritture Sacre della tradizione ebraica e cristiana. Le loro parole sono parole di esperienza, di intuizione spirituale, di forte senso del divino, come le parole dei profeti d’Israele, autentici testimoni del Dio vivente, che vivono alla sua presenza e percepiscono la sua rivelazione nel mormorio soave della contemplazione. LA RELAZIONE TRA DIO E L’UMANITÀ NELLA TRADIZIONE EBRAICA – di Irene Kajon – Maimonide e Hermann Cohen, due tra i filosofi più importanti dell’ebraismo, pongono nello spirito di giustizia e di carità, che si esprime nelle opere, ciò che unisce l’uomo a Dio: di qui lo stretto legame tra l’amore dell’uomo verso Dio, che si identifica con il conoscere e assumere come norme i Suoi attributi, e l’amore dell’uomo per l’altro uomo, il vicino e il lontano.
Libri
Todeschini affronta il ruolo che ha avuto il carisma francescano nella nascita dell’economia di mercato. Ne risulta un quadro sorprendente e affascinante, che mostra come la povertà scelta volontariamente dai francescani creò le premesse culturali e poi anche teoriche per la comprensione della nascente economia di mercato. Todeschini mostra che l’etica economica moderna è stata il prodotto di un processo interno alla cristianità, nel quale il carisma di Francesco ha svolto un ruolo decisivo. INDICI «NUOVA UMANITA’» 2006 – a cura di Antonio Coccoluto NUOVA UMANITÀ XXVIII – Novembre-Dicembre – 2006/6, n.168
14 Mar 2006 | Cultura
Editoriale
TRE MEDITAZIONI – di Giovanni Casoli – Mentre gran parte del mondo sembra attraversare, in diversi modi, gallerie di cieca oscurità, forse non è inutile riflettere su alcuni aspetti fondamentali della fede cristiana. In queste testo l’Autore si sofferma su tre realtà: il ruolo di Maria nell’economia trinitaria della creazione e della redenzione e il suo posto tra noi in quanto Madre del Verbo fatto uomo; la promessa di Gesù di “dimorare” (Gv 14,23) e “cenare” (Ap 3,20) con noi, promessa che risuona di accenti eucaristici indicando che la dimora del Dio unitrino con l’uomo è spirituale, reale, sacramentale; infine, la dimensione trinitaria del Dio cristiano con un accenno alla comunione dei santi e alla vita ultraterrena.
Nella luce dell’ideale dell’unità
I MOVIMENTI ECCLESIALI E IL PROFILO MARIANO DELLA CHIESA – di Chiara Lubich – Riportiamo il discorso pronunciato il 16 giugno 2004 al St Mary’s College dell’Università statale del Surrey, nei pressi di Londra, a conclusione di un ciclo di conferenze dedicato ai nuovi Movimenti e Comunità ecclesiali. LA STORIA COME VERITA’– di Pasquale Foresi – L’Autore approfondire il concetto di verità nel suo intrinseco legame con la storia. In senso classico, la verità viene intesa come l’adesione della mente alla realtà, e, se espressa verbalmente, come la corrispondenza tra la parola e l’essere. Questa verità filosofica poi si attua in varie forme fenomenologiche di trasmissione – i concetti, gli scritti… –, attraverso le quali giunge a noi. Ma a noi arriva, in verità, ciò che è al di là di quanto è detto e raccontato e che è, appunto, quel tanto di essere, di esistenza vera che quasi inconsciamente colgo, non per ragionamento ma come abbeverandomene. Qui è il punto in cui filosofia e storia coincidono, ove l’acquisizione della verità si identifica con il mio tendere alla luce, quale tensione esistenziale del mio stesso essere al vero. LA PAROLA COME AMORE E LA PRESENZA DI DIO SOTTO LE COSE. LETTURA TRINITARIA DI UNA ESPERIENZA – di Fabio Ciardi – È ormai nota la particolare esperienza mistica vissuta dalla fondatrice del Movimento dei Focolari nell’estate del 1949. Gli inizi di quel periodo di luce, più volte evocati nelle pagine di questa rivista, conoscono due esperienze preliminari sul Mistero trinitario, quasi a sensibilizzare le persone che ne furono protagoniste e a sintonizzarle su di esso. Chiara Lubich parla di queste due esperienze come di due “prodromi”. La prima riguarda una particolare comprensione della Parola di Dio; la seconda la percezione della presenza di Dio sotto le cose. È su queste due esperienze che l’Autore ferma la sua attenzione. Saggi e ricerche PER UN’ETICA PUBBLICA DELLA CURA: VULNERABILITÀ, DIPENDENZA E RECIPROCITÀ – di Vittorio Pelligra – In questa saggio abbiamo voluto porre in evidenza alcuni degli elementi fondativi su cui può organizzarsi un’etica pubblica della cura e i suoi nessi con i modelli di organizzazione dell’attività di fornitura di servizi alla persona ed in particolare ai disabili. Questi elementi sono la vulnerabilità e la conseguente dipendenza che ognuno di noi sperimenta in diverse fasi della propria esistenza, unitamente al valore fondamentale della persona-come-fine-in-sé; essi fondano un tipo di rapporto interumano nel quale i bisogni di cura e di dare cura sono simmetrici e possono trovare attuazione solo all’interno di una relazione tra persone. A tale relazione non si possono sostituire soggetti altri, i quali invece sono chiamati ad operare in un ruolo di doulia, cioè di «servizio al servitore». Le implicazioni economiche di tale visione attengono al modello di organizzazione che meglio può farsi carico di tale compito. Abbiamo suggerito che tale organizzazione deve operare secondo il modello dell’impresa civile multi-stakeholder, fondata sul principio di reciprocità. Solo in questo ambito, infatti, è possibile liberare la domanda dai condizionamenti dell’offerta e far si che gli utenti diventino co-produttori. LA PAROLA “FANTASMA”: POSSIBILE RUOLO DELLA FIDUCIA NEL DIRITTO – di Fabio Rossi – La recente riscoperta di elementi e valori, quali libertà, eguaglianza, solidarietà e dignità umana – per non parlare delle “nuove” scoperte come il concetto di fraternità o l’idea stessa di persona – ritenuti fondamentali da un punto di vista sociale nonché decisivi per la costruzione di un mondo realmente a misura d’uomo, sembra però aver dimenticato una componente fondamentale: la Fiducia. Situazione perlomeno paradossale, considerando l’antico lignaggio, culturale e umano, di questo valore, ravvisabile in verità in modo trasversale in ambiti molto diversi tra loro all’interno dei quali esso sembra invece poter svolgere un ruolo determinante; in economia come in politica fino a quello che sembra essere il terreno più insidioso: il diritto. PERSONA – di Gennaro Cicchese – Uno dei problemi fondamentali del mondo in cui viviamo è la frattura tra pensiero e vita. Il pensiero non illumina più la vita e la vita non nutre più il pensiero. Questo problema incrocia oggi il non facile discorso sulla “Persona”, riproponendo la sfida antropologica contemporanea sotto il seguente aspetto: coniugare pensiero e vita, le nostre conoscenze sulla persona con la vita della persona, per cercare di realizzare sempre di più quell’essere e diventare persona che costituisce la realizzazione dell’essere umano. Partendo dalle provocazioni dell’attualità abbiamo tentato di delineare una «fenomenologia della persona» a tutto campo, che riguarda la sua identità e le sue relazioni.
Spazio letterario
«Nuova Umanità» continua nelle sue pagine l’apertura di spazio dedicato alla produzione letteraria. LA FORZA DELLE PAROLE – di Stefano Redaelli
Per il dialogo
L’ESSENZA DELLA IBADA NELL’ISLAM – di Amer AL-Hafi – In questa conversazione tenuta in occasione del 1° Simposio «Musulmani e Cristiani in dialogo» organizzato dal Movimento dei Focolari e tenutosi a Castel Gandolfo (Roma) dal 24 al 27 aprile 2005, l’autore tratta della Ibada che è il termine unitario che definisce tutto quello che Dio ama e approva nel comportamento dell’uomo: parole, atti manifesti e intenzioni. Essa non si limita soltanto alla preghiera, alla zakat (elemosina legale), al digiuno, al pellegrinaggio e a quanto ne deriva come preghiera, meditazione e pentimento. Tutte queste espressioni grandiose e questi pilastri essenziali nell’Islam, a seconda del posto e dell’importanza che hanno, costituiscono soltanto parte della Ibada che Dio vuole dall’uomo, senza tuttavia esaurirne il profondo significato. Poiché Dio ha creato l’uomo affinché Lo adori e lo scopo della vita di lui è la Ibada-adorazione, allora essa è un programma di vita che coinvolge tutto quanto riguarda l’uomo, tutti gli atti concernenti la sua vita.
Libri
LA LETTERA DI EDITH STEIN A PIO XI – di Piero Coda – L’esistenza di una breve lettera indirizzata da Edith Stein a papa Pio XI nell’aprile del 1933, poco dopo l’avvento al potere di Hitler in Germania, era nota da tempo ma il suo contenuto si è appreso solo all’indomani dell’apertura, il 15 febbraio 2003, degli Archivi vaticani relativi ai rapporti tra la Santa Sede e la Germania nel periodo compreso tra le due guerre. Essa, come mostra il recente volume Edith Stein e il nazismo a cura di A. Ales Bello e Ph. Chenaux (Città Nuova Editrice, 2005), riveste un singolare significato non solo perché permette di gettare luce, da una prospettiva coinvolgente e sintomatica, sull’itinerario complessivo della vita e del pensiero della Stein, ma anche perché offre una testimonianza sofferta del dramma vissuto dalla coscienza cattolica, al cuore del XX secolo, di fronte alla tragedia del popolo ebraico scatenata dalla lucida follia del nazismo. NUOVA UMANITÀ XXVIII – Marzo – Aprile – 2006/2, n.164 SOMMARIO (altro…)
14 Feb 2006 | Cultura
Editoriale
VENIRE ALLA LUCE. UNA RIFLESSIONE SUL SENSO DEL NASCERE OGGI – di Piero Coda – «Venire alla luce» è una metafora che dischiude il senso di quanto accade al nascere di un’esistenza umana. Si offre qui in proposito una riflessione teologica disposta in tre brevi momenti: nel primo, ci si sofferma sul soggetto che viene alla luce – la vita, meglio questa vita; nel secondo ci s’interroga su come tale evento sia oggi percepito e sui pericoli d’oscuramento e di manipolazione cui esso va incontro nella “cultura” della tecnica e dell’economia globalizzata; nel terzo, infine, si torna sulla ricchezza di senso suggerita, per l’oggi, dalla metafora antica del «venire alla luce».
Nella luce dell’ideale dell’unità
INTERVENTO ALLA SECONDA GIORNATA DELL’INTERDIPENDENZA – di Chiara Lubich – Riportiamo il testo dell’intervento tenuto il 12 settembre 2004 a Roma in occasione della seconda “Giornata dell’interdipendenza”, promossa dal dott. Benjamin R. Barber. FILOSOFIA E STORIA DELLA FILOSOFIA – di Pasquale Foresi – Parlare del rapporto tra filosofia e storia della filosofia ci spinge a riflettere preliminarmente su una questione di fondo. Una volta intrapresa la ricerca filosofica, emerge evidente la necessità di rivolgersi a tutti quei pensatori che hanno segnato il cammino filosofico dell’umanità, e interpellarli sulle loro scoperte. In realtà, ci si accorge subito che le soluzioni che essi ci offrono non rispondono pienamente alle nostre domande. Eppure continuiamo a ritornare da loro perché andiamo non tanto a cercare risposte, quanto a cercare loro stessi. Cerchiamo ciò che loro stessi erano, l’anima profonda del loro domandare, quella intuizione, quel qualcosa di sé e della loro esistenza che hanno lasciato, come dono, all’umanità. Saggi e ricerche IL PENSIERO METAFISICO DI LÉVINAS: UN’UTOPIA E UNA SFIDA ETICA – di Tomáš Tatranský – La filosofia di Emmanuel Lévinas rappresenta uno dei tentativi più notevoli di rinnovare il pensiero “dopo Auschwitz”. L’autore, dopo aver cercato di individuare i cardini più salienti della metafisica lévinasiana basata su un radicalismo etico che, in ultima analisi, preclude la reciprocità, si propone di “rileggere” Lévinas a partire dalle critiche che gli sono state avanzate da alcuni filosofi di stampo ermeneutico e fenomenologico (in particolare G. Mura, P. Ricoeur e J.-L. Marion), per giungere ad una valorizzazione, pur critica, dell’accentuazione lévinasiana della kenosi. Da lì si dischiude la possibilità di far dialogare il pensiero di Lévinas con l’autentica cultura cristiana, espressa da una “ontologia trinitaria”, dove l’essere viene compreso come dono di sé. L’UOMO COME PRESENZA RELAZIONALE – di Sabino Palumbieri – Martin Buber, tracciando lo statuto ontologico dell’uomo, afferma che la sua struttura fondamentale è la relazionalità e il suo essere si configura metafisicamente come essere-in-relazione e cioè come apertura e dialogalità. Pertanto, l’uomo si costituisce come io attraverso il rapporto al tu e la sua presenza è percezione e attuazione dell’esigenza del costitutivo relazionale e dice essere-davanti: prae-esse, essere al cospetto. L’Autore si sofferma sulla realtà di tale presenza sottolineandone il rapporto con la corporeità, il silenzio, l’interiorità, la personalità, per poi mostrare come la persona tenda ad essere quella presenza inabitante nell’altro che suscita una risposta simmetrica che sfocia nella reciprocità nell’amore. LA MUSICA E L’ESSENZA DEL TEMPO – di Chiara Granata – Tra le questioni che la musica ha posto con maggiore insistenza ai suoi ascoltatori, vi è quella relativa al tempo. Che cos’è il tempo? Qual è il nostro modo di concepirlo? E’ una domanda assolutamente fondamentale, e la musica sembra possederne in qualche modo il segreto. Alcuni spunti posti dalla riflessione musicale vengono messi a confronto con la pratica di ogni musicista.
Spazio letterario
«Nuova Umanità» continua nelle sue pagine l’apertura di spazio dedicato alla produzione letteraria. MAI DIRE MAI – di Alessandro De Carolis
Per il dialogo
Riportiamo il testo degli interventi svolti in parallelo durante il 1° Simposio «Ebrei e Cristiani in dialogo» organizzato dal Movimento dei Focolari e tenutosi a Castel Gandolfo (RM) dal 23 al 26 maggio 2005, nella sessione dedicata al tema della presenza e del silenzio di Dio nella tradizione cristiana ed ebraica. PRESENZA E SILENZIO DI DIO NELLA TRADIZIONE CRISTIANA – di Gérard Rossé – La rivelazione di Dio del tutto singolare al popolo d’Israele avviene in una storia e attraverso esperienze non di rado dolorose. Un itinerario di fede spesso travagliato, manifestato già nelle proteste di un Giobbe o nelle riflessioni disilluse del Qohelet. Incontrare il Dio tre volte Santo non può non essere che un’esperienza travolgente di luce e di notte. Israele ha fatto l’esperienza di un Dio che promette benedizione ma poi ne sperimenta il silenzio, di un Dio vicino eppure inafferrabile. Questo prezioso patrimonio che è stato consegnato alle Scritture sacre e di cui la Chiesa si nutre, per i cristiani si apre ad una ulteriore, nuovissima comprensione in modo fondamentale e unico nell’evento della morte di Gesù per crocifissione e della sua risurrezione. ALCUNI CENNI SULLA PRESENZA E SUL SILENZIO DI DIO NEL PENSIERO EBRAICO – di Jack Bemporad – Parlare della presenza e dell’assenza di Dio nel pensiero ebraico significa innanzitutto chiarire come Dio agisce. Egli è il creatore e il sostenitore dell’ordine delle cose; pertanto se anche possiamo pensare soggettivamente che Dio sia assente, questa sua assenza è conseguenza delle nostre azioni. Si pone però anche il problema della prosperità dei malvagi e soprattutto quello della sofferenza del giusto. A queste domande rispondono il libro di Giobbe e la figura del “servo sofferente” del secondo Isaia, sottolineando in maniera definitiva che non c’è un rapporto meccanico tra sofferenza e peccato e che al contrario, il vero timbro della persona religiosa è il prendere su di sé i pesi degli altri.
Libri
CON MOUNIER ED OLTRE MOUNIER, VERSO UN NUOVO UMANESIMO – di Mauro Mantovani – Tra le celebrazioni accademiche del centenario della nascita di Emmanuel Mounier, si è svolto nel gennaio 2005 presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma un importante Convegno Internazionale su Persona e umanesimo relazionale: eredità e sfide di E. Mounier, dedicato agli sviluppi del personalismo comunitario e alle sue implicazioni a livello culturale, etico e politico. Gli Atti del Convegno, contenenti ben 55 qualificati interventi, sono stati raccolti in due volumi (Las, Roma 2005) curati da M. Toso, Z. Formella e A. Danese, dal titolo Emmanuel Mounier. Persona e umanesimo relazionale. Nel Centenario della nascita (1905-2005). Nel presentarne i contenuti, ci si sofferma soprattutto sulla rilevanza del patrimonio mounieriano sulla persona, sull’alterità e sulla comunione, così come sull’incidenza del “paradigma trinitario” nell’elaborazione del suo pensiero. Caratteristiche, queste, che rendono sempre attuale e coinvolgente e il suo messaggio di vita. NUOVA UMANITÀ XXVIII – Gennaio – Febbraio – 2006/1, n.163 SOMMARIO (altro…)
30 Ott 2005 | Cultura
Editoriale
UNA CHIAVE DI LETTURA DELL’ATEISMO DELL’OCCIDENTE – di Giuseppe Maria Zanghì – L’Autore riprendendo alcune affermazioni di A. Glucksmann nel suo ultimo libro, La troisième mort de Dieu (Paris 2004), si propone di cercare una risposta alla domanda sul perché l’Occidente, in particolare l’Europa, ha dato vita ad una cultura che in realtà ha fatto di Dio un problema irrisolvibile, fino a gettare l’uomo in una solitudine paurosa senza un orizzonte unitario, che renda possibile un nostro parlare che non sia una serie di monologhi lucidi, intelligenti, colti, ma sempre e solo monologhi. Da qui un’altra domanda: può il credente cercare di comprendere questo fenomeno inquietante e drammatico del mondo contemporaneo – e che lo connota per buona parte – che va sotto il nome di ateismo di una cultura intera?
Nella luce dell’ideale dell’unità
QUALE FUTURO PER UNA SOCIETÀ MULTICULTURALE, MULTIETNICA E MULTIRELIGIOSA?– di Chiara Lubich – Riportiamo il testo dell’intervento tenuto il 19 giugno 2004 presso la Westminster Central Hall di Londra in occasione della “Giornata aperta” promossa dal Movimento dei Focolari. IL PROBLEMA DELLA CONOSCENZA – di Pasquale Foresi – Il problema della conoscenza che l’Autore affronta sinteticamente presenta due aspetti intimamente collegati fra loro. Il primo concerne il meccanismo del processo conoscitivo e cioè la dinamica con la quale noi veniamo a conoscere il mondo esterno così come ci si presenta e, di conseguenza, il modo con cui giungiamo a formulare giudizi corrispondenti alla realtà. Il secondo riguarda il valore della conoscenza e cioè se noi siamo in grado di conoscere o meno oggettivamente la realtà così come ci si presenta. Vengono, pertanto, richiamate per grandi linee tre scuole filosofiche emblematiche per evidenziare le diverse soluzioni che, nel corso della storia del pensiero, sono state proposte al problema gnoseologico.
Saggi e ricerche
EDUCAZIONE E SVILUPPO DEL SENSO D’AUTOEFFICACIA NELLA RELAZIONE CON SÉ E CON L’ALTRO – di Michele De Beni – Il mondo della scuola italiana in questi ultimi anni si sta preparando ad affrontare significative trasformazioni che riguardano strutture, tempi e contenuti d’insegnamento. L’Autore, partendo dalla costatazione che sempre più frequentemente nella prassi scolastica l’attenzione si sta spostando su problematiche riguardanti l’organizzazione, la struttura e l’efficienza del sistema, mette in evidenza il rischio che si perdano di vista i nodi di più ampie questioni, riguardanti finalità, obiettivi, contenuti e metodi, che a loro volta richiedono inquadramenti e riflessioni di natura squisitamente pedagogica. Sottolinea, poi, come sia urgente cercare una rifondazione del dibattito entro un quadro antropologico, filosofico e culturale più elevato di quello in cui a volte si tende a rinchiudere i termini delle Riforme scolastiche. METZ YEGHERN, IL GRANDE MALE – II – di Giovanni Guaita – Nella seconda parte di questo studio l’autore traccia un bilancio del genocidio degli armeni e individua le responsabilità politiche e penali delle autorità turche, dei loro alleati e delle potenze, mettendo in evidenza anche alcuni casi di “disobbedienza civile” di funzionari e privati cittadini turchi e curdi. Il genocidio degli armeni è inserito nel quadro più vasto dell’olocausto anche di altri cristiani sudditi ottomani durante la guerra mondiale; si analizza poi la situazione della chiesa armena durante e dopo il genocidio, l’aiuto delle altre chiese e di filantropi laici quale fu Fridtjof Nansen. L’autore riflette poi sul riconoscimento del genocidio in sede internazionale, sul negazionismo turco e le sue pesanti conseguenze e sul recente interesse di parte della società civile turca contemporanea nei confronti di questa pagina oscura della storia nazionale. Il Metz Yeghern è infine messo in relazione alla Shoah e considerato nelle sue conseguenze per la storia e la cultura del popolo armeno. LA RESPONSABILITÀ SOCIALE DELL’ARTE – di Michel Pochet – Riportiamo la «Lezione Inaugurale» dell’anno accademico della facoltà di Arte a Heredia e in due altre sedi dell’UNA (Università Nazionale del Costa Rica), Nicoya e San Isidro. L’autore invitato da Mario Alfagüel, compositore costaricano e professore all’UNA, in occasione della prima dell’opera musicale composta su sette poesie del suo libro di poesie Albero di fuoco, presenta in un ambiente accademico e laico la metafora della «luce e dei colori» di Chiara Lubich sottolineando come in questa «visione estetica del mondo» l’Arte e la dimensione sociale siano viste nella stessa luce. TESTIMONE DI NOVITÀ: VIRGINIA GALILEI E LE SUE LETTERE AL PADRE – di Maria Chiara Milighetti – Il «caso Galilei» ha suscitato da sempre una molteplicità di suggestioni e di interpretazioni. Si tenta qui di guardare all’affaire con gli occhi della figlia del noto scienziato, Suor Maria Celeste, riscoprendo nuovi scenari interpretativi alla luce del carteggio con il padre e dei rapporti intessuti con i discepoli. E’ infatti necessario integrare ed arricchire la storia a partire dalle fonti dirette, dalle testimonianze di chi quelle vicende le vide, ne fu artefice o le subì e, al tempo stesso, sottolineare che, sebbene la questione galileiana sia stata a tratti definita come un’occasione mancata, come un errore, un fallimento, una sconfitta, da quella profonda frustrazione delle coscienze, dalla prostrazione delle menti e degli animi, scaturì un’umanità trasfigurata, più consapevole e disincantata. E la vecchia immagine di «filosofo della natura» cedette il posto ad un uomo riplasmato dal «dolore della ragione». LA MUSICA E IL SACRO – di Pierangelo Sequeri – Che esista un legame arcaico e millenario della musica con il sacro sembra un’evidenza piuttosto scontata. Magari i contorni di questo nesso risultano un po’ sfocati e difficili da precisare: anche perché l’origine appare, in entrambi i casi, assai oscura. Comunque sia, nella storia universale del mito e del rito il vincolo è documentato e palese. La regolata ed efficace ripetizione dell’energia originaria è in ogni culto associata alla scansione del ritmo, alla modulazione del suono, all’armonia della parola, del gesto, della rappresentazione. E i racconti simbolici dell’inizio contengono in molti modi l’evocazione del magico legame tra la forma sonora e il principio divino.
Spazio letterario
POESIE – di Egidio Santanché – Volentieri pubblichiamo alcune delle poesie che continuano ad esserci inviate.
Per il dialogo
UNA RELAZIONE RISPETTOSA. INTERVISTA A MONS. HENRI TEISSIER – di Michele Zanzucchi – Riportiamo l’intervista a mons. Henri Teissier, arcivescovo di Algeri. Sacerdote dal 1955, mons. Henri Teissier ha studiato a Rabat, Parigi, il Cairo, Aix-en-Provence. Vescovo di Orano dal 1972 al 1981, è stato coadiutore ad Algeri fino al 1988, allorché è stato nominato arcivescovo della capitale algerina. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui Eglise en Islam (1984), Lettres d’Algérie (1998) e Chrétiens d’Algérie, un partage d’espérance (2002).
Libri
I FUOCHI DEI KELT DI GIOVANNI D’ALESSANDRO – di Giovanni Casoli – Nel gran mare dei romanzi pseudo–storici trovare un romanzo storico degno di questo nome – che è nome difficile e rarissimo basta dire I promessi sposi e Guerra e pace –, è come trovare il classico ago nel pagliaio. Ci si riesce con Giovanni D’Alessandro perché ha scritto un vero romanzo storico, come può fare solo chi, oltre all’indispensabile talento letterario, ha una grande vera competenza storico-documentale, con conoscenze di primissima mano, e una precisa e duttile sensibilità artistica nel raccordare questa a quello, cioè l’autentica conoscenza culturale all’autentico talento narrativo della particolare specie che occorre per i fatti storici. I fuochi dei Kelt racconta i fatti della guerra gallica nel 52 a.C.., sulla base di puntuali riferimenti di passi del De bello gallico che diventano sorgenti e impulsi per l’invenzione letteraria dei grandi e piccoli eventi raccontati. NUOVA UMANITÀ XXVII – Settembre – Ottobre – 2005/5, n.161 SOMMARIO (altro…)