Come un chicco di grano maturo
Dopo quasi tre anni dal suo arrivo, gli accertamenti avevano riscontrato in Elio un tumore con metastasi diffuse. Inutile operare. Spontanea è affiorata in me una domanda: perché è toccato proprio a lui, una persona nel pieno della maturità umana-spirituale, che poteva dare ancora molto nella nostra comunità, dove già la sua presenza saggia e pacata aveva risollevato una situazione incresciosa? Era, il mio, un grido doloroso, quasi di rivolta. Poi, ragionando con i confratelli, abbiamo passato in rassegna alcuni esempi nella Bibbia, da Abramo a Giobbe, senza risposte nell’immediato. Certi accadimenti non si possono spiegare senza la fede. In quei giorni mi è capitato di leggere uno scritto illuminante di san Leone Magno: “La Chiesa è il campo del Signore che si riveste di una messe sempre più ricca, perché i grani che cadono ad uno ad uno rinascono moltiplicati”. Ecco! Solo con questa ottica potevo accettare la partenza per il Cielo di un amico carissimo. Cadeva come un chicco di grano grosso e maturo. Dovevo credere che ne sarebbe nata una spiga bella piena.
(G. – Belgio)
Piccoli grandi miracoli
Sono nata in Brasile, ma in seguito ho vissuto per nove anni in un altro Paese dell’America Latina con una inflazione al mille e una povertà diffusa, incentivo alla criminalità. Un giorno, un’amica è venuta da me piangendo perché era stata appena derubata dell’unico stipendio col quale si sostentava la famiglia, essendo il marito disoccupato e avendo quattro i figli. Che potevo fare? Ho cercato soltanto di consolarla, consigliandole di perdonare e pregare perché il ladro si convertisse. Ma lei ha reagito col rispondere che non lo avrebbe mai fatto. “In tal caso – le ho risposto –, pregherò io per lui”. Dopo alcuni giorni, quella stessa amica è tornata a trovarmi, ma stavolta con tutt’altro viso e animo: felice, mi ha raccontato che il ladro doveva essersi veramente pentito perché in un negozio dove lei era conosciuta aveva lasciato la borsa che aveva sottratto. E, cosa sorprendente, lo stipendio era ancora dentro, non mancava nulla.
(T.G.S.C. – Brasile)
In carrozzina
Da molto tempo, a causa di una artrite reumatica, vivo su una carrozzina. Tra ricoveri e interventi, avrò passato in ospedale tre anni della mia vita. Spesse volte, a causa dei dolori atroci, mi ritrovo completamente immobile, incapace perfino di pettinarmi o di afferrare un bicchiere. Tante le cose alle quali tenevo e che invece ho dovuto lasciare. Eppure, sono di indole scherzosa e spesso alla malattia reagisco con qualche nota umoristica. Pian piano, capire la “sapienza della croce” mi ha aiutata ad accogliere il dolore come la forma più sublime dell’amore e ad offrire la mia goccia particolarmente per le persone più provate, per la Chiesa, per l’unità chiesta da Gesù. Ora non chiedo più a Dio “Perché?”, ma solo: “Aiutami, Signore”. Agli altri cerco di non far pesare i miei problemi fisici, e pare che ci riesca abbastanza, tant’è che mi trovano alquanto gioiosa. Tutto coopera al bene se siamo aperti all’amore di Dio. Infatti, in famiglia ognuno ha sentito di dover fare uno scatto in avanti. Gli stessi figli sono maturati in fretta, divenendo più responsabili.
(Branka – Croazia)
A cura di Maria Grazia Berretta
(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno XII– n.1° marzo-aprile 2026)
Foto: © Pexels Shvets-Production




Grazie per queste esperienze, aiutano a ritrovare l’ ottica giusta per affrontare le prove. 1