Movimento dei Focolari

Burundi, campo sfollati Maramvya

Giu 18, 2013

Nuovo progetto AMU in Burundi per 350 famiglie di sfollati. La legalizzazione dei documenti è il primo passo perché queste persone escano dall’ombra e siano cittadini a pieno titolo.

Stefano Comazzi, responsabile all’Azione per un mondo unito del settore progetti (AMU), ha visitato, insieme a CASOBU (la controparte locale di AMU), le principali località del Burundi raggiunte dai progetti che portano avanti nelle province di Ruyigi, Kayanza e Bujumbura. Ecco il suo racconto: «Nella zona rurale di Bujumbura, nel Comune di Mutimbuzi, c’è un campo per sfollati chiamato “Maramvya”, dove è in corso un nostro progetto a favore delle famiglie. Costretti per ben 2 volte a spostarsi nel giro di pochi mesi, gli sfollati hanno vissuto prima in un’area periferica di Bujumbura – un vero e proprio pantano -, poi in un terreno vicino all’aeroporto, nel Comune di Butirere. Il nuovo campo, però, è più lontano dalla città e più scomodo da raggiungere. Da circa 4 mesi sono stati assegnati alle famiglie dei lotti di terreno sui quali potranno costruirsi le loro case. Ho potuto vedere che alcuni hanno già iniziato a tirare su qualche semplice casetta in mattoni di fango e paglia. Ma a molti mancano i mezzi necessari e c’è il rischio che la terra venga venduta per pochi soldi a speculatori interessati ad edificare immobili più grandi. Al momento della mia visita, sotto una grande tenda, era in corso una sessione di raccolta dei dati anagrafici da parte di un giovane incaricato da CASOBU, al fine di consentire la registrazione in Comune delle famiglie e dei minori, permettendo quindi l’accesso ai servizi sanitari e scolastici. Questa registrazione è piuttosto complicata perché la gente è passata sotto l’amministrazione di altri due comuni. In pratica è necessario verificare presso ciascuno di essi se non vi siano registrazioni precedenti ed eventualmente procedere alle rettifiche necessarie. Tutto questo processo avviene in modo manuale, e quindi richiede molto tempo e cura da parte degli operatori di CASOBU. Circa la situazione dell’accesso all’acqua, vi è un solo punto di distribuzione pubblico, con una fontana che dista circa mezzo chilometro dall’insediamento, dove ho visto una piccola folla di donne e bambini. Dai loro racconti risulta che spesso le code iniziano al mattino presto, anche alle tre, e l’attesa dura molte ore. La pressione dell’acqua è infatti insufficiente, e l’attesa per riempire le taniche dura a lungo. Parlando con il sindaco abbiamo saputo che è allo studio un progetto per l’intera area nord della città, con tubature di diametro e portata adeguate ed una cisterna di raccolta dell’acqua proprio vicino al campo. Tuttavia, nell’attesa che tale progetto trovi concreta realizzazione, CASOBU valuterà eventuali soluzioni temporanee che possano in qualche modo alleviare il disagio della popolazione nel rifornirsi di acqua.» Fonte: Azione per un Mondo Unito online Scheda del progetto Come collaborare: Burundi, Campo sfollati Maramvya

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