27 Feb 2015 | Non categorizzato
Il progetto “Trento, una città per educare” nasce dalla realtà del dado dell’amore e del Progetto Tuttopace delle scuole in rete – città di Trento, iniziato nel 2001. Da allora le esperienze fatte dai bambini lanciando il dado, hanno raggiunto le famiglie che si sono sentite interpellate a fare rete, ad allearsi con tutte le agenzie educative per imparare gli uni dagli altri a tradurre in vita i valori che sono radicati nell’animo di ciascuno e diventare insieme “comunità educante”. Gli insegnanti del Tavolo Tuttopace (negli anni sono diventati un centinaio) che mensilmente si confrontano sui percorsi di educazione alla pace e ai valori, rispondendo alla forte esigenza di formazione, hanno promosso nel tempo vari corsi di aggiornamento per docenti, genitori, alunni. Alla conclusione dell’ultimo corso di auto-formazione i genitori hanno portato l’esperienza di un “patto educativo” scritto e sottofirmato e hanno espresso il bisogno di una formazione alla “relazione”, con il desiderio di imparare a costruire rapporti valoriali a tutti i livelli e in tutti gli ambienti. Immediata l’idea di offrire a tutta la città il Progetto che abbiamo intitolato “Trento, una città per educare insieme”, e che è partito con la costituzione di un comitato scientifico composto da tre docenti universitari e due psicoterapeuti. Un genitore ha voluto parlarne al sindaco, che ne è stato entusiasta: si è così costituito un laboratorio, partecipato anche dall’assessore alle politiche sociali, in cui abbiamo iniziato ad integrarci a vicenda con le associazioni della città che via via si sono unite a noi per delineare il progetto. Una prima fase prevede un percorso formativo comune agli insegnanti, agli appartenenti alle associazioni del territorio che si occupano di educazione, ai genitori che lo desiderano, sulla relazione, per avere una base, un linguaggio, uno stile comune. Successivamente, un evento di lancio nella città, con la partecipazione di un esperto nella cultura psicologico-educativa, dove presentare le varie tappe previste dal progetto. Questo lavoro ci ha permesso di conoscere e incontrare numerose Associazioni ed agenzie educative del territorio (Agenzia provinciale della famiglia, Forum delle associazioni familiari, i Poli sociali della città, il Consiglio provinciale dell’istruzione, la Consulta degli studenti, oltre agli oratori della città, le cooperative, l’azienda sanitaria, il Coni). Stiamo raccogliendo adesioni entusiastiche, il progetto viene accolto con grande interesse, ciò che proponiamo sembra essere atteso da tutti! Spesso ci sentiamo dire ”da tempo cercavamo un’opportunità come questa… si realizza un sogno che avevamo anche noi come associazione… lavorare insieme è un passo obbligato per cambiare veramente le cose…abbiamo trovato una cornice dove inserire le nostre attività…”. La referente del punto famiglie qualche giorno fa parlava di “filo d’oro che lega quanto di buono già esiste in città”. E, nel frattempo, è partito il corso di formazione che ha visto la partecipazione di 120 tra docenti ed educatori/formatori del territorio.
21 Dic 2014 | Non categorizzato
http://vimeo.com/114439048 La grave epidemia dell’Ebola si è diffusa in particolare in Guinea Conakry, Liberia e Sierra Leone, con gravi perdite tra la popolazione locale, come ampiamente diffuso dai mezzi di comunicazione. L’AMU, ong legata al Movimento dei Focolari, è impegnata nella lotta al virus in vari modi. Chiediamo a Stefano Comazzi, uno dei responsabili, di parlarcene. «In realtà la situazione sembra essere ben più drammatica di quanto generalmente viene comunicato, con l’epidemia tuttora fuori controllo. Tutto questo ha un impatto molto grave sulla vita di milioni di persone, a causa della restrizione dei viaggi, riduzione del commercio con la conseguente scarsezza dei generi alimentari, impedimenti allo studio ed alle attività lavorative… Senza parlare dei lutti nelle famiglie colpite, dove spesso vengono a mancare le forze per il sostentamento dei membri più deboli». L’epidemia in numeri? «Ad oggi – afferma Stefano –, un conteggio preciso non risulta possibile perché molti casi sfuggono alle statistiche, ed anche perché l’epidemia è arrivata dalle zone rurali fino alle grandi città, dove l’alta densità della popolazione e la miseria delle condizioni di vita, favoriscono in grande misura la diffusione del contagio». Dramma nel dramma. Come si sa, «tra i primi a pagare in prima persona ci sono proprio gli operatori sanitari che, nel prodigarsi per contenere l’infezione, ne sono stati a loro volta colpiti, spesso con esiti letali, impoverendo quindi le strutture sanitarie, che già prima erano molto limitate nelle loro risorse; ed oggi spesso si trovano incapaci di affrontare questa calamità. Inoltre, anche la povertà dei mezzi e la mancanza di adeguati equipaggiamenti e materiale sanitario, hanno portato alla decisione di chiudere molte strutture sanitarie che, anziché essere una barriera alla diffusione dell’epidemia, ne erano diventati paradossalmente un motivo di incremento». Sierra Leone. Una simile sorte è toccata anche all’ospedale diocesano cattolico di Makeni “Holy Spirit” in Sierra Leone, località dove lavora da anni padre Carlo Di Sopra, saveriano, pioniere della spiritualità dell’unità nel Paese africano e della viva comunità dei Focolari. Padre Carlo, con gli altri religiosi della sua congregazione e con tutta la diocesi di Makeni, è impegnato per fare riprendere piena operatività all’ospedale. «Al momento – racconta – la nostra struttura arriva ad offrire solo un limitato servizio ambulatoriale. Stiamo, però, adoperandoci per fare degli urgenti lavori di ristrutturazione che lo rendano adatto alle nuove sfide, in particolare con l’acquisto e l’installazione in ambienti rinnovati di un apposito laboratorio medico specializzato per la lotta alle malattie infettive. Con la speranza che presto l’emergenza dell’Ebola abbia termine, tale laboratorio potrà comunque continuare a servire la popolazione locale nella prevenzione e cura di numerose altre malattie infettive che si riscontrano localmente (AIDS, epatite C, malaria, ecc.)». Progetto. Questa azione si inserisce in un più ampio progetto coordinato dalla Caritas e con il sostegno di altre associazioni in un progetto integrato di assistenza attivo, oltre che in Sierra Leone, anche in Guinea Conakry e Liberia. I giovani sono in prima linea. «Ci sono altre attività di aiuto concreto ed immediato sostenute dalla comunità del Movimento dei Focolari, per i malati ed i loro famigliari – conclude Stefano Comazzi –. In particolare per coloro che si trovano in quarantena e che riceveranno sostegno con i contributi raccolti per questa emergenza». Per dare il proprio contributo si può utilizzare il conto corrente seguente, presso Banca Popolare Etica – Filiale di Roma codice IBAN: IT16 G050 1803 2000 0000 0120 434 codice SWIFT/BIC: CCRTIT2184D intestato a Associazione Azione per un Mondo Unito Onlus Causale: Emergenza Ebola (altro…)
16 Dic 2014 | Non categorizzato
L’Associazione Rete Progetto Pace e l’Associazione b-net, il 10 dicembre in occasione della Giornata internazionale per i Diritti Umani ha organizzato un convegno a Treviso. Tra i partecipanti anche Wael Suleiman, direttore di Caritas Giordania. Questo il link per le informazioni http://www.reteprogettopace.it/news/convegno-alterita-e-cultura-di-pace-13a-edizione Questo il link al video dell’intero evento http://www.reteprogettopace.it/news/convegno-medioriente-oggi-streaming
17 Nov 2014 | Non categorizzato
Nella mattinata di venerdì 21 novembre in uno dei parchi pubblici della città verrà inaugurato un grande «Dado dell’amore», sorta di «gioco pedagogico» ispirato all’arte di amare proposta daChiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, che consiste nel mettere in pratica ogni giorno la frase uscita dal lancio del dado: amare per primi, amare il nemico, e via di seguito. Accanto ad esso verrà posto un leggio che ne spiega storia, significato ed «istruzioni per l’uso». Grazie all’iniziativa della comunità triestina dei Focolari, questa «buona pratica» ideata per i bambini, ma valida anche per gli adulti verrà portata a conoscenza di tutta la città: dai piccoli che vanno a giocare ai genitori che li accompagnano, tutti potranno far ruotare questo enorme dado e cogliere la sfida. Il parco diventerà anche segno tangibile di un progetto di educazione alla pace partito in diverse scuole della città e che verrà ulteriormente esteso: oltre a lanciare il dado, viene stimolato poi in classe lo scambio e le discussione sulle esperienze vissute, che naturalmente coinvolgono anche le famiglie. Dei 2mila euro necessari per il progetto, però, ne sono stati raccolti circa 1.400: per cui il comitato promotore lancia a tutti un appello a dare il proprio contributo. Anche lo sport può servire allo scopo: domenica 16 novembre alle ore 15, nella palestra dell’associazione Bor, si terrà un torneo di pallavolo i cui proventi – offerte del pubblico e quote di iscrizione – saranno devoluti a questo scopo. L’invito a formare una squadra amatoriale o a portare quella in cui già si gioca è rivolto a tutti: come riferisce uno degli organizzatori, Andrea Franco, anche parte del personale sanitario dell’ospedale pediatrico Burlo Garofalo ha deciso di infilare le ginocchiere per un giorno. Ad ogni modo, i triestini non si sono fatti scoraggiare: parte del denaro necessario è stato anticipato e al momento in cui scriviamo il dado è in fase di installazione. All’inaugurazione parteciperanno le scuole coinvolte nel progetto, oltre ai tanti che ci hanno creduto. «La cosa significativa – sottolinea Gabriele Kucich, un altro dei promotori – è che tutto il denaro è arrivato tramite piccole donazioni volontarie: non ci ha sostenuto alcun ente né pubblico né privato, solo la generosità dei singoli, che si è espressa anche con pochi euro». Chi desiderasse contribuire, può farlo tramite questi canali: c/c postale n. 81065005 codice IBAN: IT74 D076 0103 2000 0008 1065 005 codice SWIFT/BIC: BPPIITRRXXX c/c bancario n. 120434presso Banca Popolare Etica – Filiale di Roma codice IBAN: IT16 G050 1803 2000 0000 0120 434 codice SWIFT/BIC: CCRTIT2184D Intestati a: Associazione “Azione per un Mondo Unito – Onlus” Via Frascati, 342 – 00040 Rocca di Papa (Roma) Causale: Dado dell’amore a Trieste
23 Feb 2013 | Non categorizzato
500 detenuti hanno beneficiato del progetto, che ha visto svolgersi 300 processi penali: si tratta di persone che probabilmente sarebbero ancora in attesa del processo, appesantendo il sistema carcerario.
- 300 studenti di diritto hanno preso parte al progetto.
- 350 famiglie dei detenuti assistite da studenti e operatori nell’area della salute e dei servizi sociali.
- Oltre 200 cittadini scarcerati.
- Oltre 1000 detenuti hanno beneficiato di assistenza attraverso raccolte di vestiti, giocattoli e materiale per l’igiene personale.
- Articoli, saggi e premi ricevuti.
Sono solo alcuni dei risultati ottenuti (tra il 2001 – anno della sua nascita – e marzo 2012) dal progetto per l’Adozione Giuridica dei Cittadini Arrestati e presentati dalla prof. Maria Perpétua Socorro Dantas Jordão, coordinatrice del progetto e dal prof. Paulo Muniz Lopes, rettore della università, al convegno, organizzato da CeD, Fraternità, diritto e trasformazione sociale (Mariapoli Ginetta, 25-27 gennaio 2013). È un progetto che cerca di affrontare la problematica del sistema penitenziario nello Stato del Pernambuco, riguardo ai detenuti – in attesa di processo – che dovrebbero essere assistiti dalla Pubblica Difesa.
Sono storie di vita, di abbandono giuridico, di uomini senza difesa, ma soprattutto bisognosi di uno sguardo di speranza. Avvicinare lo studente di diritto a questa realtà è una sfida costante del Progetto, soprattutto perché i detenuti “adottati” hanno commesso o tentato crimini gravi. Assumendo la fraternità come principio politico e giuridico da considerare, e contestualizzandolo nella prospettiva dei diritti umani, in quale direzione deve formarsi il futuro operatore del diritto? A partire dallo sguardo accademico sulla umanizzazione professionale del diritto, si verifica un incontro: il carcerato trova uno strumento per ottenere il rispetto dei diritti umani, spesso violati (anche per il sovraffollamento: dove dovrebbero vivere 98 persone ce ne sono 1400); il futuro professionista sviluppa il senso critico e prende coscienza della sua forza di trasformazione della società. Ma soprattutto si stabilisce tra studente e detenuto una dimensione di fraternità, che – associata alla libertà e all’uguaglianza – permette ad entrambi di sperimentare in pienezza la cittadinanza.
Il Progetto di adozione giuridica dei detenuti è iniziato nel 2001, frutto di un accordo tra la Facoltà ASCES, il Tribunale di Giustizia dello Stato del Pernambuco, e la Segreteria Statale di Giustizia e Cittadinanza. In questo contesto la fraternità è stata gradualmente considerata anche come principio pedagogico per formare gli studenti di diritto. Il gruppo di ricerca prepara gli studenti per le attività di accompagnamento processuale con lezioni teoriche e tecniche di difesa davanti alla giuria. La metodologia applicata segue interviste con i detenuti, le loro famiglie e un lavoro di sensibilizzazione nelle scuole e attraverso i media. Passando così, dall’assistenza alla popolazione carceraria al dibattito sulla fraternità, si coglie come diritti umani e fraternità siano strettamente legati, per i valori democratici di base, ma soprattutto per diffondere una cultura della pace. Il lavoro di questi undici anni di attività, dimostra la possibilità di creare un sistema di protezione dei diritti umani, sociali e legali dei detenuti, agendo attraverso la distribuzione dei beni prodotti dalla cooperazione sociale. (altro…)
30 Ago 2012 | Non categorizzato
https://www.youtube.com/watch?v=t82EyPeQ990 (altro…)