Movimento dei Focolari
Une vie au service de l’unité de la famille humaine

Une vie au service de l’unité de la famille humaine

Cette bio­graphie de Chiara Lubich (1920−2008) se fonde à la fois sur les témoi­gnages récemment recueillis de ses pre­mières com­pagnes et de ses pre­miers com­pa­gnons qui ont partagé avec elle une longue aventure humaine et spi­ri­tuelle, et sur des docu­ments écrits. A partir de là, l’auteur avance dans un récit chro­no­lo­gique qui part de l’Italie du Nord pour aller jusqu’aux confins de la terre. Le style ne se veut pas hagio­gra­phique et le propos ne confond pas la figure de la fon­da­trice des Focolari avec son œuvre. Pour la pre­mière fois, dans un livre acces­sible à tous, prend forme une exis­tence à la fois extra­or­di­naire et très simple, dans laquelle l’Évangile a été l’indiscutable point de réfé­rence. Le lecteur pourra ainsi ren­contrer « per­son­nel­lement » Chiara Lubich, sa foi et sa volonté, ses réa­li­sa­tions et les recon­nais­sances obtenues, mais aussi les doutes et les souf­frances qui ne lui furent pas épargnés et que chacun de nous peut rencontrer. Armando Torno, né à Milan en 1953, est édito­ria­liste d’un des prin­cipaux quo­ti­diens ita­liens, Il Cor­riere della Sera. Il a dirigé pendant  douze ans les pages cultu­relles de Il Sole 24 ore et pendant trois ans celles de Il Cor­riere della Sera. Il a déjà écrit de nom­breux livres, dont une quin­zaine chez Mon­dadori. Source: Nouvelle Cité

[:ot]Kelma tal-Ħajja – Ġunju[:]

[:ot]Download pdf – Ġunju 2011


“Timxux max-xejra ta’ din id-dinja, iżda nbidlu, skont it-tiġdid ta’ fehmietkom, biex iseħħilkom tagħrfu xinhi r-rieda t’Alla, xinhu li jogħġbu, xinhu perfett” (Rm 12,2)1.   Dan il-kliem insibuh fit-tieni parti tal-ittra ta’ San Pawl lir-Rumani li fiha hemm deskrizzjoni tal-imġiba tan-nisrani bħala espressjoni tal-ħajja ġdida, tal-imħabba vera u tal-ferħ u l-ħelsien veru li tana Kristu. Il-ħajja tan-nisrani trid tkun mod ġdid kif naqdu d-dmirijiet u nħollu l-problemi li nistgħu niltaqgħu magħhom, bid-dawl u l-ħila tal-Ispirtu s-Santu. Dan il-vers jorbot ma’ dak ta’ qablu. Fih San Pawl jgħid xinhu l-iskop u kif għandha tkun l-imġiba tagħna f’kull sitwazzjoni: ħajjitna trid tkun tifħir lil Alla, att ta’ mħabba mifrux tul iż-żmien. Dan nagħmluh billi nfittxu naraw xinhi r-rieda tiegħu, xinhu dak li l-aktar jogħġob lilu. “Timxux max-xejra ta’ din id-dinja, iżda nbidlu, skont it-tiġdid ta’ fehmietkom, biex iseħħilkom tagħrfu xinhi r-rieda t’Alla, xinhu li jogħġbu, xinhu perfett”. Hi ħaġa ċara li biex tagħmel ir-rieda t’Alla, l-ewwelnett trid tagħrafha. Imma, skont kliem San Pawl, din mhix ħaġa ħafifa. Ma tistax tagħraf sew ir-rieda t’Alla jekk ma jkollokx dawl partikulari li jkun jista’ jgħinek tagħraf dak li Alla jrid minnek fil-ħafna sitwazzjonijiet tal-ħajja, u tevita ħolm u żbalji li faċli taqa’ fihom. Dan hu don tal-Ispirtu s-Santu li nsejħulu “dixxerniment”. Mingħajru ma nistgħux nibnu fina mentalità tassew nisranija. “Timxux max-xejra ta’ din id-dinja, iżda nbidlu, skont it-tiġdid ta’ fehmietkom, biex iseħħilkom tagħrfu xinhi r-rieda t’Alla, xinhu li jogħġbu, xinhu perfett”. Imma x’nistgħu nagħmlu biex ikollna u niżviluppaw dan id-don hekk importanti? Żgur li dan jitlob minna li nkunu nafu sew it-tagħlim nisrani. Imma dan mhuwiex biżżejjed. Kif jgħid San Pawl, din hi fuq kollox kwistjoni ta’ ħajja; din hi kwistjoni ta’ ġenerożità, ta’ ħeġġa biex ngħixu l-Kelma ta’ Ġesù waqt li nwarrbu l-biża’, l-inċertezzi u l-kalkoli msejkna tagħna. Irridu nkunu disposti u lesti li  nwettqu r-rieda t’Alla. Din hi t-triq li biha jkollna d-dawl tal-Ispirtu s-Santu u nibnu fina mentalità ġdida li Alla qed jitlob minna. “Timxux max-xejra ta’ din id-dinja, iżda nbidlu, skont it-tiġdid ta’ fehmietkom, biex iseħħilkom tagħrfu xinhi r-rieda t’Alla, xinhu li jogħġbu, xinhu perfett”. Mela kif għandna ngħixuha l-Kelma tal-ħajja ta’ dan ix-xahar? Għandna nfittxu li jkollna aħna wkoll dan id-dawl meħtieġ biex nagħmlu r-rieda t’Alla. Għalhekk irridu nagħrfu dejjem aħjar ir-rieda tiegħu li nsibuha fi Kliemu, fit-tagħlim tal-Knisja, fid-dmirijiet tal-istat tagħna, eċċ. Imma l-aktar ħaġa importanti hi li ngħixu għax, kif diġà rajna, id-dawl veru joħroġ mill-ħajja, mill-imħabba. Ġesù juri lilu nnifsu lil min iħobbu u jżomm il-kmandamenti tiegħu u jħarishom. (ara Ġw 14, 21). B’hekk jirnexxilna nagħmlu r-rieda t’Alla u dan ikun l-isbaħ don li nistgħu noffrulu. Dan jogħġbu mhux biss għax b’hekk inkunu qed nuruh imħabbitna, imma wkoll minħabba d-dawl u l-frott ta’ tiġdid nisrani li jqanqal madwarna. Chiara Lubich


1 Parola di vita, Awwissu 1993, ippubblikata fuq ir-rivista Città Nuova, 1993/14, p.34-35.

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Une vie au service de l’unité de la famille humaine

Kenya: incontro dei vescovi amici dei Focolari

Dal 23 al 27 maggio si svolge un Convegno che riunisce alla cittadella di testimonianza dei Focolari in Kenya, 20 Vescovi provenienti dal Sud Africa, Angola, Tanzania, Uganda, Burundi e Kenya, in un clima di comunione e semplicità fraterna. Sotto il tema “Riscoprire i disegni di Dio nell’oggi” il convegno offrirà riflessioni teologiche, aggiornamenti sull’attualità della Chiesa, presentazione di fatti di vita evangelica e esperienze stimolanti. Il tutto intercalato da momenti di meditazione, da celebrazioni e preghiere in comune. Da alcuni anni nelle varie aree geografiche del continente Africano, hanno luogo incontri di Vescovi che si ispirano alla “spiritualità di comunione” proposta dagli ultimi Papi e messa in atto nell’esperienza continua del Movimento dei focolari. A seguito del convengo in Kenya si svolgeranno altri due convegni a Moramanga (Madagascar) e a Bamenda/Fontem (Camerun). (altro…)

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Le fondamenta di un progetto solido

Antonio Zanardi Landi, ambasciatore per l’Italia a Mosca

L’anno della cultura e della lingua italiana in Russia è stato fortemente voluto dall’ambasciatore Antonio Zanardi Landi, trasferitosi a Mosca insieme alla famiglia lo scorso dicembre, dopo una lunga esperienza diplomatica presso la Santa Sede. Con manifestazioni importanti come la mostra di Caravaggio a Mosca e iniziative disseminate nelle trenta principali città della federazione, l’ambasciatore vuole rafforzare i legami di stima e collaborazione tra i due Paesi. La cultura sarà collante e radice anche di progetti economici e industriali a cui l’Italia sta già lavorando e per nuovi investimenti in programma. Abbiamo raggiunto Zanardi Landi nell’antica villa Berg. Il calore e la cordialità dell’accoglienza sono tipicamente italiani, ma si potrebbe anche dire russi, perché sull’ospitalità i due popoli fanno a gara. Dottor Landi, da cinque mesi è passato dalla Santa Sede a Mosca: un cambiamento radicale… «Certo è cambiata la qualità del lavoro. La Santa Sede ha un approccio globale alla realtà ma è pur sempre uno Stato piccolo, bastava una passeggiata per percorrerlo. Ora sono nel Paese più grande del mondo e non è facile ad esempio raggiungere i posti dove ci sono le attività italiane, le distanze sono enormi e finora sono andato solo a san Pietroburgo. C’è però qualcosa di simile in entrambi i Paesi poiché hanno un approccio esteso nel considerare la realtà internazionale: la Russia in politica estera ha un approccio mondiale, come il Vaticano, ma certo le caratteristiche e gli scopi sono molto diversi». Dopo la Santa Sede si trova ad operare in un paese ortodosso, dove i cattolici sono una minoranza. Che idea si è fatta? «Finora ho avuto pochi rapporti con i cattolici, fatta eccezione per il Movimento dei focolari e per Comunione e liberazione. So che ci sono altri gruppi, ma non ho avuto tempo. Quello che stanno facendo i focolarini ad esempio è di importanza fondamentale, a mio parere, perché il rapporto tra i nostri mondi, tra le nostre società ha bisogno di iniezioni quotidiane di fiducia sia nella politica che nelle realtà quotidiane. Ci sono dei muri di diffidenza, è innegabile, ma quello che si sta facendo attraverso l’esperienza dei focolari è importantissimo: il dialogo tra questi due mondi – cattolico e ortodosso – può consentire alle nostre società di avvicinarsi». Mosca è un grande cantiere all’aperto, una capitale in crescita, che attira investimenti e che sta vorticosamente scoprendo il benessere. Ci sono elementi di criticità in questo modello di corsa al consumo? «La crescita economica per un Paese che si è trovato in crisi di produzione quando è finita l’Unione Sovietica è essenziale. Penso che il vero problema sia la separazione troppo netta tra chi sa gestire la crescita economica e chi rimane al palo, e in Russia è particolarmente forte la differenza tra i diversi strati della popolazione. Speriamo che il governo di oggi e quello di domani prenda coscienza di questo e faccia beneficiare larghe fasce della popolazione di questo benessere, anche se già si comincia. Certo non deve essere facile governare un paese che va dall’Europa alla Cina e si deve tener conto della difficoltà di gestire unitariamente un territorio che è un impero». Sono in molti a dire che Mosca non è la Russia… «È vero, lo hanno detto anche a me. Io voglio proprio vedere l’altra Russia, ma con le forze che abbiamo riuscire ad operare ad esempio nelle 30 città più importanti con risorse umane e finanziare limitate non è possibile come vorremmo. Per l’anno della cultura italiana in Russia allestiremo a Mosca una mostra di Caravaggio, che è un grande impegno finanziario, organizzativo e politico poiché ci vuole il coinvolgimento del governo. Nelle altre città programmiamo un calendario importante, ma più modesto: mostre fotografiche, festival di cinema, tournée di compagnie teatrali, concerti. Facciamo percepire un’Italia amica e aperta». Un’Italia che in Russia è molto amata… «Non posso non rallegrarmi dell’accoglienza ricevuta. C’è apertura, amicizia, interessa ciò che è italiano e questi sono elementi su cui lavorare bene. Per cercare di dare un messaggio di amicizia ad esempio abbiamo usato molto gli strumenti dei visti, naturalmente nei limiti consentiti da Schengen. Abbiamo facilitato la concessione di oltre 600 mila visti, e Mosca da sola copre la maggioranza di visti al mondo. Poi ci sono visti gratuiti a chi viene in Russia o in Italia per attività connesse all’anno della cultura italiana. Ho avviato una campagna particolare: abbiamo identificato i leader culturali in Russia – direttori di musei, orchestre, presidi, sindaci di certe città – e offerto loro un visto gratuito in occasione dell’anno della cultura. Questo per far capire che con questo Paese possiamo costruire uno spazio comune, in prospettiva di altri sviluppi. Non dobbiamo dimenticare che la cultura e l’arte italiana sono entrati nella formazione dell’uomo russo e quindi è un patrimonio comune». Eppure proprio al salone del libro di Torino una scrittrice russa ha dichiarato che la letteratura non ha potere e la cultura sembra altrettanto debole… «La cultura e la letteratura non hanno quasi mai un potere immediato, ma mettono le basi per un potere futuro. Poi influenzano giornalisti e carta stampata, ma con i tempi del libro, e quindi più lenti di quelli di un quotidiano o di un blog. Questi sono strumenti di maggiore impatto sulla gente, ma ciò non vuol dire che le case si costruiscono senza fondamenta: ecco, la cultura costituisce sempre le fondamenta di un progetto solido». Che contributo fattivo può dare l’Italia alla modernizzazione di questo Paese? «L’Italia può presentare un volto d’Europa non antagonista e che ispira fiducia. Il nostro Paese ha operazioni industriali in cui russi e italiani lavorano a fianco con reciproca soddisfazione, e i legami di fiducia si sviluppano facilmente quando si lavora insieme. Possiamo aiutare certi aspetti della modernizzazione del sistema economico russo ed esportare alcune caratteristiche delle nostre piccole e medie imprese. Stiamo poi facendo progetti di ricerca nel campo della fisica e dell’astrofisica, e naturalmente aspettiamo un buon ritorno anche da questo impegno. Tante imprese italiane lavorano solo per il mercato russo e la loro sopravvivenza è legata a questo: le nostre industrie fanno fatica ad adattarsi alla globalizzazione e quindi c’è la necessita di crescita, e la Russia costituisce in questo senso un grande mercato. Alcune nostre imprese che producono ceramica e elettrodomestici sono tra le prime di questo Paese». La parola “dialogo” torna spesso nei suoi discorsi. Che valore vi attribuisce in questo contesto? «Nel mio lavoro c’è un imperativo: capire le situazioni attorno, capire dove siamo, conoscere lo spirito del Paese dove siamo accreditati e per farlo non ci si può limitare ai contatti ufficiali e alle cerimonie. C’è bisogno di parlare con la gente, uomini d’affari, insegnanti o giornalisti per comprendere e interpretare. Chi fa il mio lavoro ha bisogno di lavorare con la gente del Paese, per mettere su iniziative culturali, programmi di ricerca, dibattiti. Lavorando insieme si diventa veramente amici e questo è un vincolo maggiore di aver pranzato insieme: il lavoro pratico è un modo per crearmi alleati. Le relazioni internazionali moderne, poi, sono fatte molto più di comunicazioni televisive e informatiche, e quindi un ambasciatore non ha il monopolio della comunicazione tra governi: deve basare la propria azione su più gambe, e per far questo il dialogo è una strada maestra». di Maddalena Maltese Fonte: Città Nuova

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Cesta prezidentky Hnutí fokoláre do Ruska, Česka a Maďarska

AKTUÁLNÍ INFORMACE Z RUSKA Maria Voce, současná prezidentka Hnutí fokoláre, navštíví ve dnech 13. – 31. května 2011 v rámci své letošní čtvrté zahraniční cesty tři země bývalého sovětského bloku. Českou republiku navštíví Maria Voce, známá v Hnutí pod jménem Emmaus, ve dnech 19. – 25. května 2011. Připravujeme pro vás průběžně informace o této cestě a fotografický servis. http://www.focolare.cz/