Movimento dei Focolari
Cristiani e musulmani: fratellanza possibile

Cristiani e musulmani: fratellanza possibile

“Qui non siamo solo amici, siamo sorelle e fratelli”. E’ voce comune a conclusione di un incontro che ha radunato più di 220 musulmani e circa 100 cristiani, provenienti da 24 nazioni attorno ad un punto sottolineato dalle due religioni: l’amore al prossimo. Profonda, nei musulmani e cristiani presenti, la consapevolezza che è proprio questa fraternità l’antidoto più efficace al terrorismo.

In questo clima gli interventi di rappresentanti delle due religioni, alternati alle testimonianze, hanno favorito un approfondimento della conoscenza reciproca dei vari aspetti dell’amore al prossimo, come approfonditi nella Spiritualità dell’Unità e nella Religione Musulmana.. All’incontro è intervenuto anche l’arcivescovo Michael Fitzgerald, attuale presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, che ha portato la sua esperienza in diversi paesi musulmani. La fraternità sperimentata al Convegno avrà un ulteriore rilancio: Chiara ha proposto di moltiplicare negli USA e ovunque nel mondo gli incontri per la fratellanza universale tra i fratelli delle due religioni. Ha annunciato anche un Simposio cristiano-musulmano.. L’Imam W.D. Mohammed, presidente della American Society of Muslims, ha inviato un messaggio al Convegno in cui tra l’altro scrive: “Il mio cuore si riempie di gioia nel vedere che questo mio desiderio di unità è portato avanti da questa delegazione di circa 80 persone esemplari, uomini e donne. Siamo una famiglia. L’amore del Focolare per l’umanità è radicato in Cristo e sia i cristiani che i musulmani ne traggono beneficio, beneficio che è accolto da molti, oltre che da noi”. Chiara Lubich gli ha risposto: “Ho sperimentato qui una profonda fraternità. E’ qualcosa di straordinariamente bello che non può essere che Opera di Dio. Egli ci ha fatto veramente una sola famiglia per i suoi piani”. La fraternità tra cristiani e musulmani, un’esperienza vitale. Alcune impressioni a caldo: Un professore della Giordania: “Per me c’è stato veramente un forte cambiamento nella natura dei rapporti tra cristiani e musulmani. Se il Concilio Vaticano II aveva riconosciuto negli anni ’60 che l’Islam è una grande religione abramica – e questa è stata una grande trasformazione – penso che oggi si stia facendo un grande passo in avanti, perché ciò che era scritto, sta diventando vita. Un Imam del Nord Africa: “Vedo che il carisma di Chiara rinnova la vita degli uomini di oggi, rinnova lo spirito del Popolo. Porta le persone ad amare veramente Dio e ad amarsi gli uni gli altri”. Erano presenti più di 80 afroamericani della American Society of Muslims dagli Stati Uniti: “Ci sentiamo veramente benedetti per essere parte di questa grande rivitalizzazione dello spirito umano. Dio ha promesso che ci avrebbe guidati fuori dalle tenebre. Chiara, insieme al nostro leader W.D. Mohammed, è fra coloro che portano la torcia nel buio, facendoci camminare nella pienezza della luce dell’amore e della grazia di Dio”.

Fraternità universale: antidoto al terrorismo

“Dopo l’11 settembre 2001, si è aggiunto un nuovo motivo per incontrarci, per amarci, per vivere insieme uniti nell’amore di Dio”, ha detto in apertura Chiara Lubich. “Perché prevalga il Bene – ha aggiunto – occorre uno sforzo comune per creare su tutto il pianeta quella fraternità universale in Dio, alla cui realizzazione l’umanità è chiamata. Fraternità che, sola, può essere l’anima, la molla per quella più giusta condivisione dei beni fra popoli e Stati, la cui mancanza costituisce la causa più profonda del terrorismo”. Chiara ha poi approfondito il tema di apertura del Convegno, “L’amore del prossimo”, nella Spiritualità dell’Unità, sottolineandolo con alcune citazioni del Vangelo, del Corano e degli Hadith. Sull’aspetto ascetico dell’amore al prossimo nell’Islam è intervenuto un Professore della Giordania: “Uno degli aspetti dottrinali più importanti nei quali trova fondamento l’amore al prossimo nell’Islam – dice – è lo stretto legame tra i Nomi di Dio e la vita del credente. La parola “perdono” con i suoi derivati è ripetuta nel Corano 234 volte. E’ la prova più grande di quanto il perdono sia importante nell’Islam. Al Ghafur, al Ghaffar (Colui che perdona molto) è tra “i Nomi più belli di Dio”. Così chi ama il prossimo deve saper perdonare molto. Mir Nawaz Khan Marwat, del Pakistan, vice segretario del Congresso Musulmano Mondiale, uno dei presidenti della Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace (WCRP) ha parlato su “Pace e fraternità”. “Oggi siamo qui riuniti – ha detto – contro tutte le ingiustizie, il terrorismo, la discriminazione e la violenza. Vogliamo predicare la fratellanza umana”. Tutti questi interventi però si basavano su un esperienza pratica, personale e quotidiana dell’amore al prossimo come ricordava una Dottoressa dell’Iran: “La concretezza non è altro che amare il prossimo, quello che ci sta accanto, poterci far nulla fino alla piena unità con chi abbiamo accanto a noi. Questo forse con le parole sembra facile: ma è la cosa più difficile che possiamo pensare. Tutti lo stiamo sperimentando, perché tutti abbiamo per volontà di Dio qualcuno accanto a noi: o nell’ufficio, o nel lavoro, o nella famiglia, o nella patria, qualcuno che ci è antipatico, o che ci fa del male, o che ci crea dolore, o che non è possibile sopportare. Allora proprio lì dobbiamo creare l’unità, perché lì sono i muri dentro di noi ed è lì che dobbiamo fare cadere questi muri per aprirci pienamente all’amore di Dio, a quell‘amore infinito che si presenta all’inizio di ogni sura”. (altro…)

Un borsone appeso alla porta

Siamo ad Innsbruck, in pieno inverno. Sono le ventidue e fuori un freddo gelido. Mi imbacucco nella calda giacca a vento e cerco di raggiungere velocemente casa mia. Un giovane uomo mi sbarra la strada, e mi chiede di comprare la sua stufa per 300 scellini. Mi spiega che, se non paga entro il giorno la quota completa dell’alloggio, la padrona di casa lo manda sulla strada. La mia reazione è: “Purtroppo non posso”. Porto nel mio borsellino esattamente 323 scellini, soldi che devono bastare per coprire le spese della seconda metà di febbraio. Ogni scellino è già contato per acquistare i viveri di prima necessità come pane, burro ecc.. I miei amici sono in ferie invernali e non ho nessuno a cui chiedere un prestito. Mentre mi allontano mi sovviene che io ho almeno una stanza calda, mentre quell’uomo non possiede nulla. Mi ricordo delle parole del Vangelo: “Date e vi sarà dato.” Mi giro e lo chiamo; gli do i 300 scellini; la stufa può tenerla per sé. Mentre vado a casa, sta per assalirmi l’angoscia: non ho proprio idea di come arrivare fino all’ultimo giorno del mese. Ma, appena arrivato, ecco cosa trovo: un grosso borsone appeso alla porta della mia stanza. Sorpresa! Contiene pane, carne affumicata (speck), uova, formaggio, miele, burro: tutte cose che sogna uno studente affamato. Fino ad oggi non ho scoperto ancora chi avesse appeso quel borsone alla porta della mia stanza.

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“… il Padre ha cura di voi”

A Barcellona, nel “Centro Mariapoli Loreto” c’era bisogno di cambiare i copriletto ai 47 letti, ma non avevamo i soldi necessari.

Ricordando le parole della lettera di san Pietro: “Gettate in lui ogni vostra preoccupazione perché egli ha cura di voi” (cf 1 Pt 5,7), abbiamo pensato di chiedere all’Eterno Padre questo dono, affidandoci al Suo amore. Non è stato necessario attendere molto. Pochi giorni dopo un’amica, proprietaria di un hotel, ci ha chiesto se volevamo i loro copriletti, perché, avendo cambiato i letti con altri di diverse misure, a loro non servivano più. Da tempo dicevamo pure che la cucina piccola dello stesso Centro Mariapoli era tanto deteriorata, mentre ci faceva molto comodo non dover utilizzare la cucina industriale per cucinare pasti piccoli. Anche quella volta abbiamo chiesto la cucina all’Eterno Padre. Dopo qualche giorno arriva una telefonata di un’altra amica, la quale, dovendo svuotare un appartamento, voleva offrirci proprio una cucina praticamente nuova.

Per un atto d’amore

Mentre faccio la passeggiata giornaliera, indicata dal medico, cerco di conoscere il quartiere dove risiedo da poco tempo: sono, infatti, il nuovo vescovo del posto. Alcuni giorni dopo, mi trovo a mettere un po’ d’ordine nella casa vescovile, cercando che essa esprima sempre meglio Dio, che è bellezza. Trovo alcuni candelabri di bronzo che non vanno d’accordo col resto. Mi viene in mente un piccolissimo negozio di compravendita, scoperto durante le passeggiate. Penso che, data la difficile situazione economica del Paese, il suo proprietario possa trovarsi in gravi difficoltà. Chiedo alla segretaria di fare un pacco con i candelabri e consegnarli a quel signore con un bigliettino che dice: “Sono un piccolo dono del vescovo. Se riesce a venderli, la prego di dare i soldi ai poveri. Ma, se lei ne avesse bisogno, può tenerseli”. Nel pomeriggio improvvisamente viene al vescovado questo signore. Insiste che vuol vedermi. Quando ci troviamo mi dice: “Oggi volevo suicidarmi. Ma, quando è arrivata la sua segretaria, ho capito che io interessavo ancora a qualcuno, ed ho cambiato idea. Mille grazie!”

“Una misura piena, pigiata, traboccante” (cf Lc 6,38)

Mi costava tantissimo dare l’unica zappa che avevo ad un povero, perché era la sola che possedevo e la sentivo utile e necessaria. Ma mi dicevo: “Se sei chiamato a dare la vita per gli altri, cosa vuoi che sia una zappa!” L’ho data e a Gesù ho detto: “Adesso pensaci tu”.

Via radio sento che c’è in arrivo una partita di zappe. Chiedo ad una ONG se potevo beneficiare e ne ricevo 200! insieme ad accette e sacchi di sementi! Immediatamente distribuisco i sacchi di sementi per i villaggi, e ne ricevo ancora 700! Altra gente del posto, protestante, mi chiede aiuto… Mi trovo così con il pastore a caricare 200 sacchi destinati a loro. Vengono poi a chiedere i membri di una setta di kimbangisti, che non compaiono nemmeno alla Settimana dell’unità dei cristiani per pregare insieme. 400 sacchi di sementi appena giunti sono per loro! Perfino uno stregone, nemico tradizionale dei cristiani, mi invita a casa e, davanti a 5 litri di vino di palma, mi ringrazia per quanto ho fatto per la sua gente. E tutto per un semplice atto d’amore! Quant’è vero che Lui ci ricambia con: “…una buona misura, pigiata, scossa e traboccante…” (Lc 6,38).

Presentazione dell’ Economia di comunione e del Polo Lionello di Loppiano

Il progetto dell’ Economia di Comunione nasce durante un viaggio che Chiara ha fatto nel 1991 in Brasile.

Attraversando la città di San Paolo, avverte la tragicità del problema sociale in quella terra, constata che la stessa comunione dei beni, che sin dall’inizio si attuava nel Movimento, non è più sufficiente ad aiutare i poveri. Propone allora la nascita di aziende, rette da persone che mettano in comune liberamente gli utili aziendali per tre finalità: aiutare quelli che sono nel bisogno, formare alla cultura del “dare” e sostenere l’azienda. Questo progetto assume il nome di “Economia di Comunione”. A riguardo delle aziende diceva: “A differenza dell’economia consumista, basata su una cultura dell’avere, l’Economia di Comunione è l’economia del dare. Ciò può sembrare difficile, arduo, eroico. Ma non lo è perché l’uomo fatto ad immagine di Dio che è Amore, trova la propria realizzazione proprio nell’amare, nel dare. …dare non significa soltanto dare gli utili o dare qualcosa. Non è quello. E’ quel dare che noi abbiamo imparato dal Vangelo che significa amare tutti. Quindi la cultura dell’amare: Amare anche i dipendenti, amare anche i concorrenti, amare anche i clienti, amare anche i fornitori, amare tutti. Lo stile di vita aziendale deve essere tutto cambiato, tutto deve essere evangelico, altrimenti non abbiamo economia di comunione”. Il ‘sogno’ di allora sta diventando realtà: molte aziende sono nate e non solo in Brasile, ma in molti Paesi del mondo, imprese già esistenti hanno fatto proprio il progetto, modificando lo stile di gestione aziendale e la destinazione degli utili. A tutt’oggi sono 761 le aziende che vi aderiscono nel mondo, 250 in Italia. Quando è stato lanciato questo progetto anche noi vi abbiamo aderito subito con radicalità. E’ stato come una vera bomba che ha cambiato la nostra vita, una luce che ha illuminato e dato più senso al nostro lavoro, alla nostra economia. Ci siamo scoperti imprenditori, non per noi ma per un disegno molto più grande e abbiamo capito che potevamo allargare il nostro orizzonte all’umanità intera. Ha assunto un nuovo significato l’assumere in azienda persone in difficoltà, come una famiglia di profughi composta dai genitori e sei bambini. Abbiamo capito il perché della nostra cura nel produrre rispettando la natura e l’ambiente ed anche il nuovo rapporto con i dipendenti interessandoci di più delle loro problematiche e necessità. Un’altra conseguenza della nostra adesione è stato l’esaminarci e confrontarci su come vivere il dare. Il dare non è stato facile. Eravamo soliti pensare di reinvestire quasi tutto l’utile nell’azienda. Ma, pur tenendo conto di questa necessità, abbiamo superato questi pensieri pensando ai tanti poveri che potevamo aiutare . Ed anche quando, per difficoltà subentrate, gli utili non ci sono più stati, il dispiacere di non poterlo più fare è servito per scoprire tutti i valori, anche più profondi del vivere questa economia nuova: i rapporti con le persone, la correttezza professionale e verso le istituzioni, l’armonia nell’azienda. Poli Industriali Nella cittadella del Movimento in Brasile, quest’invito a concretizzare il progetto dell’EDC, è stato accolto subito con slancio e generosità ed è nato a pochi chilometri di distanza dall’abitato, un polo imprenditoriale: il polo Spartaco. Alla società per azioni che si è costituita per amministrarlo aderiscono oggi più di 3600 persone che , con radicalità, hanno messo a disposizione i loro risparmi, spesso di modesta entità, dando vita così ad un azionariato diffuso. Lanciando il Polo Spartaco in Brasile, Chiara Lubich aveva esclamato: “siamo poveri, ma tanti”, suggerendo di ripartire il capitale in azioni dal valore nominale modesto, a cui molti potessero accedere. Il Polo in Brasile oggi è una realtà, con già sei aziende funzionanti, esempio e modello di una nuova economia. Sono nati, in questi ultimi anni, Poli imprenditoriali anche in Argentina e si stanno costituendo negli USA, in Francia ed in Belgio. Nell’aprile 2001 a Castelgandolfo, a dieci anni dal lancio del progetto, si è tenuto un seminario per operatori dell’economia di comunione e Chiara ha lanciato una nuova sfida: far nascere anche in Italia, nei pressi della cittadella di Loppiano un polo industriale, a cui potranno collegarsi le aziende italiane che aderiscono al progetto. La proposta è stata accolta con grandissimo entusiasmo e un piccolo gruppo di esperti ha iniziato subito a studiarne la realizzazione. E’ stata suggerita la costituzione di una società per azioni che miri a coinvolgere quante più persone possibili per realizzare anche qui in Italia un’azionariato diffuso e per questo il valore nominale di ciascuna azione è stato fissato a 50 €. Il complesso nascente è stato chiamato: “Polo Lionello”, per ricordare il focolarino Lionello Bonfanti, uno degli artefici della costruzione della cittadella di Loppiano ed in ottobre si è costituita l’EdiC S.p.A., un nome che sentiamo come una responsabilità perché carico di una grande idealità: rendere visibile l’EdC. Nel suo statuto se ne precisano i fini: l’acquisto, il progetto e la costruzione di immobili, che saranno dati in locazione alle aziende che vorranno insediarsi; lo studio , la realizzazione e l’organizzazione di impianti industriali, commerciali e di servizi e corsi di formazione. L’art. 32 evidenzia la novità del progetto EdC: infatti per essere pienamente coerenti ai principi ispiratori si è voluto stabilire che il 30% degli utili venga destinato ad un fondo per indigenti. Immediati e sorprendenti sono stati gli echi di risposta all’iniziativa: La regione toscana ha approvato una mozione di sostegno al polo imprenditoriale di Loppiano. Nel testo si chiede alla giunta regionale di aderire al progetto perché “laboratorio di una nuova economia” e di inserirlo nei programmi di sviluppo della regione quale modello da proporre per l’attuazione di una nuova politica di cooperazione allo sviluppo. Anche l’amministrazione comunale ha dimostrato grande interesse dando tutto l’appoggio affinché il cuore del progetto abbia sede nel comune di Incisa in Valdarno. La risposta degli imprenditori italiani è stata subito pronta e generosa, mostrando come il Polo sia già, ancora prima di essere realizzato, centro di attrazione e riferimento, un faro di luce, per tutte le aziende di EdC ed anche per il mondo economico. Ad un convegno, tenutosi a Loppiano nel febbraio scorso, hanno partecipato più di 550 fra imprenditori, operatori economici e studenti, una ventina di aziende hanno manifestato il desiderio di potersi insediare nel Polo e più di un centinaio di esperti, professionisti e dirigenti d’azienda hanno offerto la disponibilità a collaborare alla realizzazione di questo progetto. Le aziende individuate e disposte a trasferirsi nel Polo, o ad aprirvi una propria filiale, condividono l’Economia di Comunione; sono imprenditori pieni di ardore e con uno slancio da veri pionieri. Anche tantissime persone che sono venute a conoscenza di questa iniziativa, vi hanno aderito prontamente, dichiarando, che appena sarà possibile iniziare la raccolta, vi contribuiranno per sentirsi pienamente artefici ed attori pur non essendo imprenditori; sono persone di ogni tipo: giovani e ragazzi, lavoratori, pensionati, casalinghe ed anche imprenditori che, pur condividendo il progetto e volendolo sostenere, non possono trasferire la propria attività. Sappiamo che tutto questo è un grande impegno, un grande sforzo ma ci aiuta il pensare che non è tanto un “buon investimento” quello a cui stiamo lavorando, ma è la realizzazione di un’ Opera di Dio. Per sovvenire alle necessità di molti, l’intento è quello di produrre utili, ma vorremmo sottolineare la peculiarità di altri beni che la società intende generare : un complesso di beni meno visibili, difficilmente quantificabili, espressi dalla qualità e stile di vita, dai rapporti di amore all’interno delle aziende, fra le aziende e fuori di esse, beni che presuppongono un grande ideale. Per questo, l’inserimento nella cittadella di Loppiano, è un aiuto , un sostegno, è la fonte che genera quel “supplemento d’anima” necessario. Siamo ancora agli inizi, ma siamo sicuri che questo progetto, per l’adesione di tanti, si realizzerà. (altro…)