Cronaca del Convegno

Il messaggio di Giovanni Paolo II alla luce della Novo Millennio Ineunte incoraggia i Vescovi ad adoperarsi con tutte le forze ad attuare la prospettiva espressa nel tema del Convegno: “Il Cristo Crocefisso e abbandonato  radice della Chiesa comunione”.
 
“L’amore al Crocifisso, contemplato nel momento culminante della sofferenza e dell’abbandono, costituisce la via maestra non soltanto per rendere sempre più effettiva la comunione a tutti i livelli della compagine ecclesiale, ma anche per aprire un fecondo dialogo con le altre culture e religioni”. Così si legge nel messaggio che Giovanni Paolo II ha fatto consegnare in occasione dell’Udienza generale di mercoledì 14 febbraio ai 91 vescovi dai 5 continenti, partecipanti al 25^ Convegno spirituale dei Vescovi amici del Movimento dei Focolari.

“Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione”, l’appello del Papa lanciato nella Lettera apostolica Novo Millennio Ineunte, era stato richiamato in apertura del Convegno dal Cardinale Miloslav Vlk, e aveva dato il “la” ai lavori.
Per sei giornate, il tema del Convegno – “Il Cristo crocifisso ed abbandonato: radice della Chiesa-comunione” – è stato, poi, il punto di gravitazione attorno al quale si sono snodati temi spirituali, riflessioni teologiche e testimonianze sull’impegno di edificare la Chiesa oggi, unita al suo interno e protesa verso un dialogo universale.

Nei loro interventi, i Vescovi, provenienti dai più diversi contesti, hanno illustrato come, assieme alle loro Chiese particolari ma anche a livello delle Conferenze episcopali, cercano di realizzare questa immagine della Chiesa disegnata dalla Nuovo Millennio Ineunte nella scia del Concilio Vaticano II.

Così un Vescovo del Belgio ha raccontato come, nella sua diocesi, ad ogni iniziativa pastorale si cerca di far precedere un intenso impegno di vivere la Parola di Dio e di mettere in comune le comprensioni ed esperienze che ne scaturiscono.
Due Vescovi del Burundi hanno testimoniato come l’amore a Gesu’ crocefisso ed abbandonato agisce nella loro nazione come un lievito di riconciliazione e di pace. Altri presuli hanno riferito dei frutti della comunione vissuta, in contesti fortemente secolarizzati o in nazioni in cui i cristiani sono in minoranza.

Altri ancora hanno portato l’esperienza delle loro diocesi nascenti, in situazioni socialmente difficili.

Riguardo al rapporto con le altre culture e religioni, ha suscitato vivo interesse nei vescovi la relazione di Chiara Lubich sulla sua recente esperienza in India, a contatto con il mondo hindù, con il quale la fondatrice dei Focolari ha instaurato un promettente dialogo. Individuare e valorizzare i “semi del Verbo”, mettendo a base di ogni rapporto l’ascolto e l’amore vissuto, è stato, in questo immenso subcontinente, la via per un annuncio del cuore del messaggio cristiano: Dio-Amore. “Lei ha aperto una porta – ha commentato un Vescovo dell’India – e nessuno può fermare i piani di Dio”. Ed ha soggiunto: “Il futuro mostrerà quello che Dio, in avvenimenti come questo, aveva in mente per tutti noi”.

“Rinnovare la politica”, “Gesù abbandonato e la famiglia” : sono questi altri argomenti di grande attualità, su cui erano incentrate le ultime giornate del Convegno. Con vivo interesse i partecipanti hanno colto l’azione dei Focolari in questi campi-frontiera della missione della Chiesa.

Oltre a rispondere a domande dei Vescovi, Chiara Lubich ha svolto pure la relazione-base con cui si era entrati nel cuore della tematica del Convegno.

Attingendo all’oltre cinquantennale esperienza dei Focolari, ha parlato dell’amore come “grimaldello che apre tutte le porte”: dal problema posto dalle divisioni fra i cristiani, al mondo variegato delle religioni, al fenomeno della non-credenza. Ed ha evidenziato come un amore così nasce proprio da Gesù in croce: “Egli abbandonato, che si riabbandona al Padre – ha affermato -, è la rivelazione di Colui che può dirsi espressione di ogni disunità, ma pure modello di come si può ricomporre ogni disunità”. Nel Cristo in croce, infatti, trovano risposta tutti “i mali nominabili, ma anche i mali innominabili” del nostro tempo.

Prospettive che sono risuonate con forza ancora quando i Vescovi hanno riflettuto sul Messaggio del Papa che il Card. Vlk ha definito “un importante approfondimento della Lettera apostolica Novo Millennio Ineunte”. Riannodandosi ad uno dei temi forti della Lettera apostolica, Giovanni Paolo II aveva espresso nel Messaggio la certezza che “la spiritualità dell’unità e della comunione, che caratterizza il Movimento dei Focolari, non mancherà di portare frutti fecondi di rinnovamento per tutti i credenti”.

Nell’esprimere profonda gratitudine e gioia, i Vescovi hanno risposto al Papa: “Fissando con Lei lo sguardo sul volto del Crocifisso abbandonato vogliamo spendere tutte le forze per fare delle nostre diocesi delle scuole in cui, abbracciando il Cristo in croce, si vive e si apprende a far crescere la Chiesa come ‘Comunità d’amore’ “.  Ed hanno proseguito: “Ci faremo – come Lei ci ha esortato a fare – animatori generosi e responsabili di quella ‘reciproca comprensione e stretta collaborazione che sta maturando nella Chiesa grazie all’impegno posto in essere dai vari Movimenti’ “.

A conclusione del Convegno, il bilancio è stato decisamente positivo.

“Quello che approfondiamo qui crea punti sicuri di riferimento per la mia vita spirituale”, constata un Vescovo dell’Africa occidentale.  Ed indica una priorità per l’azione pastorale: “Dobbiamo trasmettere ai sacerdoti questo spirito di comunione”. Comunione che, nello stesso Convegno, è stata un’esperienza gioiosa ed intensa, se un Vescovo del Nord-Est del Brasile ha tirato questa conclusione: “Il linguaggio che in questi giorni mi ha parlato di più sono state le persone. Poi naturalmente anche i contenuti. Ma qui il ‘vedete come si amano’ dei primi tempi della Chiesa, è vissuto”.
Dalla prospettiva sua, il Segretario di una Conferenza episcopale europea ha riassunto così le sue impressioni: “Rimane la percezione di trovarsi alle prese con un grande avvenimento di Dio che cresce nella storia. Spesso, nella programmazione pastorale, pensiamo d’essere noi a fare. Qui si capisce: dobbiamo lasciarci condurre da Gesù vivo”.

 

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