La cultura della pace, in tempi di guerra

Editoriale

ECONOMIA E BENE COMUNE: L’AURORA DI UN NUOVO INCONTRO – di Luigino Bruni – Il tema del bene comune è l’oggetto di questo testo, sviluppato sulla base dell’intervento dell’Autore nel corso delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani svoltesi nell’Ottobre scorso a Pisa e Pistoia. L’Autore mostra alcune ragioni storico-metodologiche del perché la scienza economica e sociale moderna abbia abbandonato, da Smith in poi, l’analisi del Bene Comune, e, nell’ultima parte, individua alcune piste di riflessione qualora il bene comune tornasse al centro della scienza economica e sociale.

Nella luce dell’ideale dell’unità

LA PAROLA DI DIO E IL NASCENTE MOVIMENTO DEI FOCOLARI – di Chiara Lubich – In questa conversazione tenuta ad un gruppo di vescovi cattolici, amici del Movimento dei Focolari, Chiara Lubich narra l’impatto che ha avuto il Vangelo sul primo gruppo del nascente Movimento, evidenziando la forza rinnovatrice della Parola di Dio. Mostra come sin dall’inizio lo Spirito ha spinto lei e le sue prime compagne non solo a mettere la Parola in pratica, ma anche a comunicarsene a vicenda i frutti.
Saggi e ricerche

LA GRANDE GUERRA E LA QUESTIONE DELLA PACE: LA LINEARE COERENZA DI IGINO GIORDANI – di Alberto Lo Presti – La cultura della pace deve collocare la figura di Igino Giordani fra i testimoni più vivi del Ventesimo secolo. La sua azione e il suo pensiero hanno avuto modo di svolgersi in tempi difficili, impossibili per il pacifismo, come quelli della prima guerra mondiale. In quel clima, la posizione più pacifista era quella «neutralista», dettata dalla considerazione che si sarebbero ottenuti maggiori vantaggi dalla scelta di non entrare in guerra. Gli stessi partiti e movimenti d’opposizione alla guerra, come i socialisti e alcune parti del mondo cattolico, ragionavano in questo modo. Giordani no: era un pacifista convinto, la sua posizione era maturata ancora prima di raggiungere, quale sottotenente di fanteria, le trincee sul Carso, dove rimarrà gravemente ferito, nonostante il suo radicale rifiuto di sparare contro il nemico. Il suo pacifismo attingeva direttamente dal Vangelo: uccidere un altro uomo avrebbe significato assassinare l’essere fatto a immagine e somiglianza di Dio. Non era possibile, mai e in nessun caso. Il pacifismo di Giordani accompagnerà la sua azione politica e culturale nei decenni successivi, durante il suo impegno intellettuale, parlamentare e di scrittore. E’ uno dei tratti più vivi della sua esperienza spirituale.

FRANCE PREŠEREN (1800-1849): UN GRANDE POETA DI UN PICCOLO POPOLO NEL CUORE DELL’EUROPA – di Petra Reisman – L’articolo presenta France Prešeren, il poeta più importante della letteratura slovena, nato e vissuto nella prima metà dell’Ottocento, durante il Romanticismo. La sua opera poetica ha costituito un importante momento per la lingua slovena che d’allora in poi ha simboleggiato l’unità nazionale. Nello stesso tempo ha riempito il vuoto letterario della fine del Settecento quando vi furono i primi tentativi di scrivere poesia non religiosa e commedie. Prešeren quindi si inserisce nel Romanticismo europeo soprattutto con i temi di un amore inesaudito, della vocazione del poeta, del senso nazionale e patriottico e del perché della sofferenza. Temi che vengono espressi anche in quelle forme poetiche che la letteratura slovena prima non conosceva: il sonnetto, la corona di sonnetti, la gazzella, la glossa, il  poema lirico-epico, gli epigrammi. Interessante poi il suo Brindisi (1844) che dal 1991 è l’inno sloveno e nel quale propone la pace, la libertà, la fraternità e la benevolenza fra tutti i popoli.

LA PROSPETTIVA ANTROPOLOGICA NELL’AGIRE MEDICO – di Flavia Caretta – La medicina non è solo scienza, ma è necessità di dare risposte anche quando queste non sono chiarite dalla scienza. Fin dal momento della sua nascita infatti, essa è relazione tra persone in un sistema di valori e in un determinato contesto sociale e culturale. Il rapporto medico-paziente è quindi il nucleo storico della prassi medica. L’arte della cura ha una sua tradizione, una sua vocazione, una sua cultura. In seno a questa cultura, la tecnica è il mezzo, ma il fine è l’uomo. Ancora, la medicina non è solo una scienza della natura, ma è una scienza dello spirito legata a quella della natura, poiché la salute e la malattia non sono solo fenomeni biologici, ma sempre contemporaneamente anche fenomeni psichici, spirituali, sociali. Nell’epoca attuale, in cui la medicina sembra aver raggiunto un maximum di capacità analitica, esiste spesso solo un minimum di capacità sintetica: si avverte quindi la necessità di una riscoperta antropologica.

In dialogo

ALLA RISCOPERTA DELLE RADICI: IL RISVEGLIO GANDHIANO IN INDIA. INTERVISTA CON M. MARIAPPAN, S. ANDIAPPAN, V. ARAM – a cura di Antonio Maria Baggio – Mohandas Karamchand Gandhi fu ucciso il 30 gennaio 1948 a Nuova Delhi. Jawaharlal Nehru lo definì “Padre della Nazione”, e a ragione: senza il Mahatma Gandhi, l’India sarebbe oggi molto diversa. Ma che cosa rimane di lui, a sessant’anni di distanza? Il volto dell’India mantiene ancora i tratti che Gandhi cercò di imprimervi? A questa domanda rispondono tre personalità del movimento gandhiano contemporaneo, mettendo in luce diversi aspetti della vitalità e attualità del messaggio gandhiano.

PANCHAYAT RAJ: ASSICURARE LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA – di M. Mariappan – Anche dopo la Partizione che separò il Pakistan e il Bangladesh dall’India, in essa sono rimasti ancora 500.000 villaggi. Gandhi era fermamente convinto che «l’India vive nei villaggi e non in città come Bombay, Calcutta e Madras». E questo continua ad essere vero, in gran parte, anche oggi. L’articolo spiega il ruolo che il panchayat raj, antica forma di autogoverno dei contadini nei villaggi, aveva nel progetto gandhiano di diffondere la democrazia in India: si trattava di collegare fra loro, in cerchi sempre più ampi, comunità autosufficienti e autogestite, conservando il senso di appartenenza e di solidarietà che caratterizza il villaggio. Riferendosi in particolare al 73° emendamento alla Costituzione approvato nel 1991 e ai suoi effetti, l’Autore descrive la situazione attuale del panchayat raj e i progressi ottenuti nell’inclusione di gruppi sociali oppressi e delle donne attraverso questa forma di democrazia partecipativa.

SALVAGUARDARE LA TERRA. UOMO, INNOVAZIONE E COLLABORAZIONE – di S. R. Subramanian – Una delle idee centrali di Gandhi relativamente allo sviluppo rurale consiste in un nuovo concetto di integrazione nella storia dello sviluppo rurale in India, il Samagra Grama Seva – Servizio rurale integrato. L’obiettivo principale del Samagra Seva era la realizzazione di Sarvodaya o risveglio di tutti, che consente, all’interno di ciascun villaggio e regione, la massimizzazione della capacità di auto-governo ed auto-sufficienza per quanto concerne i bisogni fondamentali dell’uomo. In questa prospettiva, l’interazione rispettosa con la natura è considerata essenziale per la crescita umana e per la maturazione armonica della personalità. Dopo una breve sintesi della storia dello sviluppo rurale indiano dall’Indipendenza, l’Autore espone tre cardini della prospettiva “ecologica” gandhiana: l’amministrazione fiduciaria, il rispetto per la Natura, i limiti alla crescita. In conclusione, espone alcune significative esperienze dello Shanti Ashram di Coimbatore (Tamilnadu) in merito alla formazione dell’opinione pubblica e alla realizzazione di programmi costruttivi.

Libri

LA QUESTIONE DI SERGIO ZAVOLI – di Piero Coda – Con queste pagine Zavoli prosegue il suo infaticabile «viaggio intorno all’uomo» e al mistero che lo abita. Si tratta di pagine che polarizzano l’attenzione sulla “questione”, smantellando l’uno dietro l’altro i paraventi che precludono alla mente e al cuore il farsi trafiggere dalla posta realmente in gioco: l’eclissi di Dio e/o l’eclissi della storia? Difficile trovare in altro luogo un tale “dossier” – così lo definisce Zavoli – sullo stato di salute dell’umanità e del pianeta. Al di là di ogni fatale fondamentalismo – religioso o laico che sia – e di ogni facile misticismo, Zavoli individua e indica con rigore e nitidezza, se non i termini concreti di una possibile risposta alla “questione”, il luogo ove essa va posta: «La chiave del rapporto con Dio, cioè la scelta di illuminare l’immagine o di oscurarla, è nella condotta dell’uomo, non fuori di lui».

NUOVA UMANITÀ
XXX –  Gennaio – Febbraio – 2008/1, n.175
SOMMARIO

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