Quell’incontro singolare tra Chiara e Igino Giordani

«Chiara “vedeva in lui l’umanità”; lo considerava come seme di “tutte le vocazioni laicali” all’interno del Movimento, a cominciare dai Gen (i giovani, la “generazione nuova”), ma vedeva nella sua figura anche i sacerdoti, i religiosi e i giovani dei seminari e noviziati. Scorgeva in lui “riassunta proprio questa umanità rinnovata dall’Ideale”. Foco, cioè, aveva il dono speciale di portare e consacrare all’ideale dell’unità l’umanità intera.

Per questo suo specialissimo ruolo, Chiara lo ha più volte indicato come «confondatore del Movimento».

Oggi, che entrambi sono in Paradiso, possiamo ammirare con rinnovato stupore la straordinarietà del loro incontro e rileggere con passione, e gratitudine a Dio, gli straordinari risultati dell’opera di Chiara e dell’apporto particolarissimo datole da Foco.

Quello fra Chiara e Foco fu un incontro singolare. Come è noto, avvenne  nel 1948, quindi ben 5 anni dopo la nascita del Movimento, che noi facciamo risalire al 7 dicembre del 1943, data della consacrazione a Dio di Chiara.

Foco era un laico speciale: i suoi impegni, infatti, lo avevano collocato in punti nevralgici dell’apostolato cattolico della prima metà del Novecento. C’è chi  lo ha citato erroneamente come il «Padre Giordani», giacché uno della sua levatura – ricordiamo che fu direttore della rivista Fides, pubblicata in Vaticano, quale organo per la preservazione della fede – doveva perlomeno essere un gesuita! Giordani aveva ribadito che padre lo era per davvero, ma di 4 figli, fra i più rumorosi del suo quartiere.

La sua ricerca religiosa lo aveva portato a fronteggiare i grandi temi che confluiranno nel Concilio Vaticano II: la vocazione dei laici nella Chiesa e il dialogo ecumenico, che Giordani inaugurò fin dagli anni Venti.

Era un politico di grande esperienza, avendo vissuto fin dai primi momenti le vicende del Partito Popolare, al fianco di Sturzo. Era un intellettuale stimato e riconosciuto, autore di più di 50 libri e tanti, tantissimi articoli. Le sue battaglie per la democrazia e la libertà nell’orizzonte del cristianesimo, dal quale questi valori possono trarre il vero significato, l’avevano portato ad essere un oppositore del regime totalitario, un padre della nuova Italia repubblicana, un membro dell’Assemblea costituente.

Anche anagraficamente Chiara e Foco erano diversissimi. Al momento del loro incontro Chiara aveva 28 anni, Foco 54. Chiara non era sposata, Foco aveva una bella famiglia, che si era formato con Mya Salvati.

Giordani era quindi un uomo maturo, esperto, ricco di testimonianze in nome della fede cristiana e dell’amore e della pace fra le genti.  Aveva navigato per i rivoli di una storia che – nella prima metà del Ventesimo secolo – aveva prodotto ferite e sofferenze, raccogliendone un denso bagaglio.

Sì, solo questo 54enne forgiato dalla vita, forte nella fede e coerente nella sua missione, ma anche totalmente aperto a ricevere il Carisma, ha potuto simbolicamente rappresentare a Chiara l’umanità da portare tra le braccia fino alla realizzazione dell’Ut omnes unum sint (Che tutti siano uno), voluto da Gesù.

Questa è l’ottica per leggere il suo ruolo nel Movimento dei Focolari e a fianco di Chiara e per comprendere appieno le mirabili parole che Chiara ha spesso usato nei suoi riguardi.  Fra le tante vorrei ricordare quando Chiara rivelò che Foco, più di tutti, “aveva una speciale grazia di comprendere l’Ideale che Dio m’aveva dato, dandogli quell’importanza che merita” . Non poteva essere altrimenti.

È l’umanità espressa in Foco, quella dilaniata dalle guerre e sconvolta dalle divisioni mondiali, angosciata dal materialismo e consumata nella diffidenza, che, assetata di comunione e fraternità, urla il bisogno di unità che attinge alla fonte del carisma di Chiara.

Foco ha compreso la spiritualità del Movimento come nessuno. La sua formazione culturale e spirituale attinta direttamente ai Padri della Chiesa, la sua raffinata conoscenza della storia della spiritualità e della vita dei santi (era un agiografo accreditato), l’hanno portato a percepire immediatamente chi fosse realmente Chiara, la novità e l’ampiezza del carisma donatole da Dio, e quello che poteva significare nella storia della famiglia umana la diffusione di questo ideale dell’unità.

Ce lo ricorda Chiara stessa quando, in conversazioni riservate, sottolineò un altro aspetto del disegno di Foco, forse rimasto ancora oggi un po’ più nascosto, ma autentico e «primario» (come lo definisce esplicitamente Chiara): “Foco era di sostegno alla mia persona”, disse appena dopo la morte di Igino Giordani.

Lui ha avuto questa grazia di capire il carisma di Chiara e di salvare la sua persona di fronte a particolari difficoltà, immancabili nella vita di una fondatrice di una realtà spirituale completamente nuova nella Chiesa e nel mondo.

Ecco Foco.
Un disegno posto al servizio di un ideale grande, fatto per tutti; un sostegno irripetibile per Chiara, la fondatrice.
E questo sostegno rimane per sempre. Ancora oggi possiamo ritrovare Chiara, ora che non è più con noi su questa terra, attraverso lo sconfinato amore che Foco aveva per lei.

Tanti ricordano un suo modo originalissimo di salutare i gruppi convenuti qui al Centro del Movimento, o le varie persone che incontrava anche in giardino, con un “Ciao Chiara!”. Il suo saluto, convinto e ispirato, aveva la premonizione che oggi sentiamo doversi realizzare: la consapevolezza che solo uniti, insieme, prolunghiamo la presenza del carisma di Chiara nel mondo, in quella umanità che Giordani – col suo mirabile disegno – non ha mai smesso di rappresentarci.
Così ricordiamo oggi Foco, il Servo di Dio Igino Giordani».

Maria Voce – 27 settembre 2009

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