Movimento dei Focolari

Parola di vita Aprile 2000

Mar 31, 2000

«Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32)

Questa parola di Gesù è stupenda. In essa è la chiave del cristianesimo. Era vicina la Pasqua dei giudei e, nella folla dei pellegrini giunti a Gerusalemme, ci sono alcuni greci che chiedono di “vedere Gesù”. I discepoli glielo riferiscono. E Gesù risponde parlando della sua morte imminente. Aggiunge poi che essa, anziché provocare la dispersione dei discepoli – come sarebbe potuto accadere – attirerà “tutti” a lui: non solo i suoi dunque, ma chiunque, giudeo o greco, crederà in lui: tutti, senza discriminazione di razza, di condizione sociale, di sesso. L'opera di salvezza di Gesù è infatti universale e la presenza dei greci è un segno di questa universalità.

«Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me».

Che cosa vuol dire “sarò elevato da terra?” Questa espressione, per l'evangelista Giovanni, significa nello stesso tempo “essere innalzato in croce” ed “essere glorificato”. Giovanni vede infatti nella passione e morte del Cristo la grande dimostrazione dell'amore di Dio per l'umanità. Ma quest'amore è così potente che merita la risurrezione e frutta l'attrazione di tutti a lui. Attorno al Cristo innalzato si costruirà l'unità del nuovo popolo di Dio. E non si può più separare la croce dalla gloria, non si può separare il Crocifisso dal Risorto. Sono due aspetti dello stesso mistero di Dio che è Amore. E' questo Amore che attrae. Il Crocifisso-Risorto esercita nel cuore dell'uomo un'attrazione profonda e personale che avviene in due sensi: per essa Gesù chiama i suoi a condividere la sua gloria; per essa li porta ad amare tutti come lui, fino a dare la vita.

«Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me».

Come vivere noi questa Parola? Come rispondere a tanto amore? Se Gesù è morto per tutti, tutti sono candidati a seguirlo, anzi, di più, tutti sono candidati ad essere altri lui. Guardiamo perciò ogni creatura umana con questi occhi e cioè con uno sguardo d'amore che va al di là di tutte le apparenze. Siano essi cristiani, musulmani, buddisti o di altre convinzioni, tutti devono essere oggetto del nostro amore. Un amore che è pronto a dare la vita. E anche se non ci viene richiesto di dare la vita fisica, ci viene chiesto molto spesso di far morire il nostro amor proprio. Quando innalziamo sulla croce il nostro “io”, quando moriamo a noi stessi per lasciar vivere Cristo, allora potremo vedere anche noi dilatarsi attorno il Regno di Dio. E' stato detto che il mondo è di chi lo ama e meglio sa dargliene la prova. E chi meglio di Gesù l'ha amato? Così potranno amarlo coloro che cercando di imitare lui si donano totalmente al prossimo con un amore disinteressato e universale.

«Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me».

In questo mese cercheremo di accogliere in cuore e tradurre in pratica il prezioso insegnamento del Crocifisso-Risorto. Esso getterà luce sul ruolo del dolore che può sopravvenire nella nostra vita e sulla sua straordinaria fecondità. Giorno dopo giorno, quando siamo colpiti da piccole o grandi sofferenze: un dubbio, un fallimento, un'incomprensione, un rapporto teso, una difficoltà sul lavoro, una malattia, anche una disgrazia o preoccupazioni serie, sforziamoci di accettarle e di offrirle a Gesù come espressione del nostro amore. Uniamo la nostra goccia al mare della sua passione perché frutti il bene di tanti. Una volta fatta l'offerta, cerchiamo di non pensarci più, ma di compiere quanto Dio vuole da noi, lì dove siamo: in famiglia, in fabbrica, in ufficio, a scuola… soprattutto cerchiamo di amare gli altri, i prossimi che ci stanno attorno. E poiché Gesù è morto per tutti e tutti sono chiamati a seguirlo, facciamo in modo che più persone possibile possano incontrare nel nostro amore l'amore di Cristo. E sarà allora lui ad attirare tutti a sé, facendo sì che ci amiamo fra noi e sbocci fra tutti la fratellanza universale.

Chiara Lubich

 

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