Movimento dei Focolari

Parola di Vita Maggio 2015

Apr 29, 2015

“Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo” (Ef 2, 4-5).

Quando il Signore Dio, apparve a Mosè sul monte Sinai, proclamò la propria identità dicendosi: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà» (Es 34, 6). La Bibbia ebraica, per indicare la natura di questo amore di misericordia utilizza una parola (raḥămîm) che richiama il grembo materno, il luogo da cui proviene la vita. Facendosi conoscere come “misericordioso”, Dio mostra la premura che ha per ogni sua creatura, simile a quella di una mamma per il suo bambino: gli vuole bene, gli è vicino, lo protegge, ne ha cura. La Bibbia usa ancora un altro termine (ḥesed) per esprimere altri aspetti dell’amore-misericordia: fedeltà, benevolenza, bontà, solidarietà. Anche Maria, nel suo Magnificat canta la misericordia dell’Onnipotente che si stende di generazione in generazione (cf. Lc 1, 50). Gesù stesso ci ha parlato dell’amore di Dio, rivelandolo come un “Padre” vicino e attento a ogni nostra necessità, pronto a perdonare, a donare tutto ciò di cui abbiamo bisogno: «fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti» (Mt 5, 45) Il suo è davvero un amore “ricco” e “grande”, come lo definisce la lettera agli Efesini, da cui è tratta la parola di vita: “Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo” Quello di Paolo è quasi un grido di gioia che nasce dalla contemplazione dell’azione straordinaria che Dio ha compiuto nei nostri confronti: eravamo morti e ci ha fatto rivivere dandoci una vita nuova. La frase inizia con un “ma”, a indicare un contrasto con quanto Paolo aveva costatato precedentemente: la condizione tragica dell’umanità schiacciata da colpe e peccati, prigioniera di desideri egoistici e cattivi, sotto l’influsso delle forze del male, in aperta ribellione a Dio. In questa situazione essa avrebbe meritato lo scatenarsi della sua ira (cf. Ef 2, 1-3). Al contrario Dio, invece di castigare – ecco il grande stupore di Paolo – le ridà vita: non si lascia guidare dall’ira, ma dalla misericordia e dall’amore. Gesù aveva già fatto intuire questo agire di Dio quando aveva narrato la parabola del padre dei due figli, che accoglie a braccia aperte il più giovane sprofondato in una vita disumana. Lo stesso con la parabola del pastore buono che va in cerca della pecora smarrita e se la carica sulle spalle per riportarla a casa; o quella del buon samaritano che cura le ferite dell’uomo caduto nelle mani dei briganti (cf. Lc15, 11-32; 3-7; 10, 30-37). Dio, Padre misericordioso, simboleggiato nelle parabole, non soltanto ci ha perdonato, ma ci ha donato la vita stessa del suo figlio Gesù, ci ha donato la pienezza della vita divina. Da qui l’inno di gratitudine: “Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo” Questa parola di vita dovrebbe suscitare in noi la stessa gioia e gratitudine di Paolo e della prima comunità cristiana. Anche verso ognuno di noi Dio si mostra “ricco di misericordia” e “grande nell’amore”, pronto a perdonare e a ridarci fiducia. Non c’è situazione di peccato, di dolore, di solitudine, nella quale egli non si renda presente, non si metta accanto a noi per accompagnarci nel nostro cammino, non ci dia fiducia, la possibilità di risorgere e la forza per ricominciare sempre. Nel suo primo “Angelus”, il 17 marzo di due anni fa, Papa Francesco iniziò a parlare della misericordia di Dio, un tema che poi gli è divenuto abituale. In quella occasione disse: «Il volto di Dio è quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza… ci comprende, ci attende, non si stanca di perdonarci…». Concluse quel primo breve saluto ricordando che: «Lui è il Padre amoroso che sempre perdona, che ha quel cuore di misericordia per tutti noi. E anche noi impariamo ad essere misericordiosi con tutti». Quest’ultima indicazione ci suggerisce un modo concreto per vivere la parola di vita. Se Dio con noi è ricco di misericordia e grande nell’amore, anche noi siamo chiamati ad essere misericordiosi verso gli altri. Se egli ama persone cattive, che gli sono nemiche, anche noi dovremmo imparare ad amare quanti non sono “amabili”, perfino i nemici. Non ci ha detto Gesù: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia»? (Mt 5, 7); non ci ha chiesto di essere «misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro»? (Lc 6, 36). Anche Paolo invitava le sue comunità, scelte e amate da Dio, a rivestirsi «di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza» (Col 3, 12). Se abbiamo creduto all’amore di Dio, anche noi potremo amare a nostra volta con quell’amore che si fa vicino a ogni situazione di dolore e di bisogno, che tutto scusa, che protegge, che sa prendersi cura. Vivendo così potremo essere testimoni dell’amore di Dio e aiutare quanti incontriamo a scoprire che anche verso di loro Dio è ricco di misericordia e grande nell’amore. Fabio Ciardi

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