24 Mag 2005 | Dialogo Interreligioso
Non scontro tra civiltà ma «composizione armoniosa delle differenze», in cui si fa «presente» la «inesauribile infinita ricchezza di Dio, ma anche maggiore impegno per dialogare e conoscersi di più». E’ il messaggio che arriva dal primo Simposio internazionale ebraico-cristiano, promosso dal Movimento dei Focolari, iniziato lunedì e
che termina domani, riunendo cento esponenti del cristianesimo e dell’ebraismo al centro Mariapoli, sul tema «Amore di Dio, amore del prossimo, nelle tradizioni ebraica e cristiana». Nel suo intervento, ieri mattina, il cardinal Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, ha definito «sorprendenti» gli sviluppi del dialogo ebraico-cristiano. Dopo aver ripercorso i gesti di Giovanni Paolo II, ha ricordato come, subito dopo la sua elezione, Benedetto XVI abbia voluto assicurare la continuità. «Papa Ratzinger – ha detto Kasper – lo conosco da più di 40 anni. Ha scritto molti saggi sul rapporto fra ebraismo e cristianesimo. Ha dato importanti contributi teologici. Questo dialogo gli sta molto a cuore». Per il futuro, Kasper ha indicato tre sfide: «Dobbiamo fare tutto il possibile per conoscerci», approfondire la ricerca teologica reciproca ed anche la «collaborazione». Sul fronte delle povertà, dei valori della vita, della famiglia, per trasmettere il Concilio alle nuove generazioni. Il Convegno era iniziato lunedì con un saluto inviato da Chiara Lubich. La fondatrice del Movimento ha portato la sua esperienza personale. “Vi assicuro – ha detto – che sembra che lo Spirito di Dio aleggi sopra questi incontri, quanto più in questo tra ebrei e cristiani!”. Da parte sua, Zanghì – co-direttore del Centro per il dialogo – ha osservato che il ‘tono’ del simposio è “apertura di ciascuno all’altro in un ascolto che conduce la conoscenza nel grembo dell’amore”. Di quell’amore tra noi in cui “si apre il compimento delle promesse di pace dei profeti”. Da parte ebraica, Ibraham Skorka, rettore del seminario rabbinico latino-americano di Buenos Aires, ha approfondito il “concetto dell’Uomo”, mentre “la presenza e il silenzio di Dio” sono stati al centro della relazione di Jack Bemporad, direttore del Centro per la comprensione interreligiosa a New York, e del biblista Gerard Rossé. Tra i relatori da parte cattolica ci sono tra gli altri i teologi Piero Coda e Jesus Castellano. Il dialogo del Movimento dei Focolari con il mondo ebraico è cominciato diversi decenni fa. Di particolare rilievo l’incontro avvenuto nel 1998 a Buenos Aires, tra Chiara Lubich ed una delle comunità ebraiche più numerose dell’America latina. I partecipanti saranno presenti all’udienza generale in piazza San Pietro. Fabrizio Mastrofini – Avvenire – 25 maggio 2005 (altro…)
26 Apr 2005 | Dialogo Interreligioso
E’ un’esperienza iniziata circa 40 anni fa in Algeria, a Tlemcen, dove i focolarini ricevettero in dono una piccola abbazia in stile arabo costruita dai benedettini per farne un centro di dialogo con il mondo musulmano. Fin dai primi contatti si è rimasti colpiti dalle affinità tra le due religioni abramiche: credere nell’Unico Dio clemente e misericordioso, la dedizione totale alla volontà di Dio, l’alta stima per Gesù e per Maria sua madre.
Alcune migliaia di amici musulmani in molti Paesi del mondo sono in stretto contatto con i Focolari. Fra di loro ci sono Imam, fedeli praticanti e altri che, per l’incontro con il Movimento e la condivisione dello spirito di unità, sono tornati alla pratica delle cinque colonne dell’Islam. Effetto infatti del dialogo non è il sincretismo, ma la riscoperta delle proprie radici religiose, di ciò che ci unisce. “Attraverso il dialogo – come aveva detto a Madras Giovanni Paolo II nel 1986 – facciamo in modo che Dio sia presente in mezzo a noi, perché mentre ci apriamo l’un l’altro nel dialogo, ci apriamo anche a Dio. E il frutto è l’unione fra gli uomini e l’unione degli uomini con Dio”. Si rafforza il comune impegno di essere fautori di unità e di pace specie là dove la violenza e l’intolleranza razziale e religiosa cercano di scavare un abisso fra le componenti della società. (altro…)
21 Apr 2004 | Dialogo Interreligioso
Al Centro Mariapoli di Castelgandolfo, dal 17 al 21 aprile si sono ritrovati per il secondo simposio indù-cristiano, i professori di Mumbai e di Goa, i dirigenti gandhiani dal Sud dell’India (che avevano partecipato al primo appuntamento di due anni fa) e per la prima volta altri professori indù da Nuova Delhi e dagli USA, e gandhiani da Madurai, con i responsabili di zona, i membri del Centro del dialogo interreligioso e della Scuola Abbà. L’argomento, scelto insieme, era: “Cammini spirituali nell’induismo e nel cristianesimo”. Chiara ha svolto il tema: “Dell’unione con Dio nel cristianesimo, e in particolare dell’unione con Dio in quei cristiani che seguono il carisma dell’unità.” “E’ il tema che quest’anno il nostro popolo vive”, ha aggiunto. E ha spiegato come si può raggiungere e percepire l’unione con Dio. Padre Jesús Castellano ha presentato il “castello interiore”, il cammino di perfezione descritto da santa Teresa di Gesù. E Il prof. Giuseppe Zanghì, ha proseguito con il castello esteriore, una via originale e evangelica aperta da Chiara, “via che non rinnega la precedente anzi la presuppone, ma la conduce al pieno compimento.” Da parte indù il dott. Somaiya ha fatto conoscere “la gloriosa tradizione dei santi in India, una storia di persone di Dio che hanno portato il messaggio di adorare l’Eterno e di aiutare la gente comune di tutte le caste a bruciarsi al sole del Divino Splendore.” La dott.ssa Kala Acharya ha parlato del “Namajapa”, recita dei nomi di divinità. “Nell’induismo è usanza popolare sedere in un tempio o in casa, tenendo nella mano destra un rosario con 108 grani e ripetere nomi sacri, quali Rama, Krishna e appellativi vari di divinità femminili. Questa pratica è nota con il nome di ‘Japa’ ed è un modo per meditare.” Vari interventi hanno poi presentato alcune vie spirituali nell’induismo e le loro applicazioni nei Movimenti gandhiani: lo Shanti Ashram rappresentato dalla sig.ra Minoti Aram, il Movimento Sarvodaya, ecc. Non è mancato un momento artistico: un concerto di pianoforte, molto apprezzato, di Enrico Pompili, di Milano. Chiara Lubich ha comunicato ai partecipanti anche alcuni dei doni di luce ricevuti da Dio sin dall’inizio del Movimento e nell’ultimo giorno ha risposto a varie domande. In un clima di profonda comunione, il simposio si è concluso con il proposito di continuare ad incontrarsi in altri simposi e portare al largo il messaggio della fratellanza di cui il mondo oggi ha urgente bisogno. Il prof. Ashok Vohra (professore di Filosofia all’università di Delhi) diceva: “Tutte le religioni in teoria – insisto in questo – parlano della fratellanza universale, di amare il prossimo, di amare l’umanità, ma il fatto che siano capaci di metterlo in pratica è un’altra cosa. Per questo penso che le leadership come quella di Chiara (…) ci vogliono, per mettere realmente in pratica quel precetto. Ho viaggiato il mondo intero (…) ma il tipo di amore, il tipo di interesse, il tipo di sentimento che ho trovato qui non l’ho mai trovato da nessuna parte.” Commentava il prof. Anantanand Rambachan degli USA: “Descrivendo la sua esperienza della natura, Chiara ci richiama anche a scoprire Dio nella creazione ed a sviluppare un rapporto di riverenza e di amore non soltanto verso gli altri esseri umani, che è certamente di profonda importanza, ma un amore che abbraccia anche l’intero creato.” I partecipanti al simposio hanno fatto una visita al Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, dove sono stati accolti dall’arcivescovo Michael Fitzgerald, presidente, e da mons. Felix Machado, sotto-segretario. Poi l’udienza col Papa e una foto con lui: molti erano commossi. (altro…)
19 Feb 2004 | Dialogo Interreligioso
“Il Prof. Ehrlich è una delle grandi figure nel dialogo ebraico-cristiano, non solo in Germania ma anche in Europa e oltre”.
Così Hans Hermann Henrix, direttore dell’Accademia cattolica di Aquisgrana, ha detto nella laudatio. “Marchiato dalla propria dolorosa storia di ebreo nella Germania nazista – ha aggiunto – avrebbe avuto tutte le ragioni di demolire ponti invece di camminare con coraggio su strade nuove; il prof. Henrix ha sottolineato quanto egli sia, come nessun’altro, un uomo del dialogo, che non tende a cancellare le diversità e le divisioni, ma sa apprezzare l’altro senza tradire il proprio essere”.
Queste parole sono pronunciate in occasione della consegna del Premio Klaus Hemmerle, istituito nel decimo anniversario della scomparsa del vescovo di Aquisgrana. L’ onorificenza, che viene data a persone che si impegnano per l’unità e il dialogo nelle e tra le chiese e le religioni, è stata consegnata dopo una solenne liturgia, celebrata nel duomo di Aquisgrana dal cardinale Miloslav Vlk di Praga e dal vescovo di Aquisgrana, Heinrich Mussinghoff.
Il vescovo Mussinghoff si è congratulato per la buona scelta del primo premiato ricordando, nell’indirizzo di saluto, il contributo decisivo di Ernst Ludwig Ehrlich alla fondazione del primo gruppo di dialogo ebreo-cristiano all’interno del Comitato centrale dei cattolici tedeschi, nel cui ambito è iniziata una amicizia intensissima fra Mons. Hemmerle ed il premiato.
Il Prof. Ehrlich: la mia amicizia con mons. Hemmerle Nel ringraziare, il Prof.Ehrlich ha descritto alcuni momenti, molto personali, di incontro con Klaus Hemmerle, suo vecchio amico e compagno ed ha espresso profonda impressione per la sua comprensione dell’ebraismo “dal di dentro”, per come il Vescovo non abbia tanto scritto sul rapporto cristiano-ebraico, ma lo abbia vissuto con ineguagliabile profondità, dignità e spirito di fratellanza. Questo lo accomuna – ha detto – anche al Papa Giovanni Paolo II, che è riuscito a creare segni di amicizia, di rapporto, di fratellanza in tanti profondi incontri fortemente simbolici con rappresentanti dell’ebraismo. Il card. Vlk: Mons. Klaus Hemmerle, una vita per l’unità Il cardinale Vlk nella sua omelia ha messo in evidenza il profondo legame fra il vescovo Klaus Hemmerle e il Movimento dei Focolari, sottolineando come Hemmerle sia stato un uomo d’unità, un uomo che riusciva a trovare il legame tra Chiesa e mondo, credenti e non credenti, intellettuali e operai. E come tale capacità di vivere l’unità, di “…allargare la sua anima su Dio ed ogni uomo…”, fosse da lui attribuita all’incontro con Chiara Lubich e con la spiritualità del Movimento dei Focolari, che l’hanno profondamente marchiato. Chiara Lubich: Diventare apostoli del dialogo e della comunione Nell’indirizzo di saluto da lei inviato, Chiara Lubich lo ricorda come un confondatore di questa comunità spirituale ed internazionale invitando tutti i presenti a diventare “…apostoli del dialogo e della comunione…” come Hemmerle. (altro…)
28 Lug 2003 | Chiara Lubich
“Senza fraternità non c’è pace”
Il pluralismo religioso, superficialmente sembra germe di divisioni e guerre. In realtà esso è – dice Chiara
Lubich nel suo intervento – una sfida: tutte le religioni sono chiamate a ristabilire insieme l’unità della famiglia umana, poiché in tutte le religioni “in qualche modo lo Spirito Santo è presente e attivo”.
Proprio il fenomeno del terrorismo, che non si riesce a combattere con mezzi convenzionali, mostra che le religioni hanno un grande contributo da dare alla pace: “La causa più profonda del terrorismo” è “l’insopportabile sofferenza” di fronte a un mondo dove sempre maggiore è il divario fra ricchi e poveri, ha sottolineato la Lubich a Caux. C’è l’esigenza di più uguaglianza, più solidarietà, e soprattutto di una più equa distribuzione dei beni. “Ma, come si sa, i beni non si muovono da soli,”. “bisogna muovere i cuori delle persone”. E “da chi, se non dalle grandi tradizioni religiose, potrebbe partire quella strategia della fraternità capace di segnare una svolta persino nei rapporti internazionali?”. Senza fraternità, infatti – sostiene la Lubich – non c’è pace.
Senza perdere la propria identità
In tutte le religioni è radicata l’idea dell’unità e dell’amore: “In pratica, ciò significa che siamo partners sulla via della fratellanza e della pace. Senza perdere la nostra identità, tra le grandi tradizioni religiose dell’umanità ci possiamo incontrare e comprendere” ha sottolineato la Lubich. Come via maestra verso la comprensione tra le religioni, la fondatrice del Movimento dei Focolari ha indicato la via dell’amore: “Se intraprendiamo il dialogo gli uni con gli altri, se quindi ci apriamo l’un l’altro in un dialogo fatto di benevolenza, di stima reciproca, di rispetto, di misericordia, ci apriamo anche a Dio e facciamo in modo – sono parole di Giovanni Paolo II – che Dio sia presente in mezzo a noi”. Chiara Lubich si è mostrata convinta che è proprio con la presenza di Dio che si potrebbero trovare vere soluzioni ai problemi attuali.
Il segreto del dialogo
Il Movimento dei Focolari ormai ha una ricca esperienza nel dialogo interreligioso: “in un clima di amore reciproco si può infatti stabilire il dialogo con i propri partners, dialogo nel quale si cerca di farsi nulla per ’entrare’, in certo modo, in loro”. Questo ‘farsi uno con l’altro’ è indicato dalla Lubich come il segreto di un dialogo che può portare all’unità. Richiede vera povertà di spirito: “svuotare la nostra testa di idee, liberare il nostro cuore da affetti, la nostra volontà da desideri” per poter immedesimarci con l’altro e capire chi ci sta di fronte. Da un tale atteggiamento l’altro o l’altra viene “toccato” e da parte sua comincia a porre domande (questa l’esperienza di Chiara). “Allora possiamo passare all’ ‘annuncio rispettoso’, e comunicare, per lealtà a Dio e a noi stessi, ma anche per onestà verso il prossimo, quanto la nostra fede afferma sull’argomento di cui si parla, senza con ciò imporre nulla all’altro, senza ombra di proselitismo, ma per amore. Ed è il momento in cui, per noi cristiani, il dialogo sfocia nell’annuncio del Vangelo”.
Grande semplicità
Durante il colloquio successivo, Cornelio Sommaruga, presidente di “Iniziative e cambiamento”, ha sottolineato la “estrema semplicità” con la quale Chiara Lubich diffonde il suo messaggio di amore. Rajmohan Gandhi, nipote del Mahatma Gandhi, professore all’università di Nuova Delhi, pure lui responsabile dell’organizzazione che ha promosso il seminario, ha aggiunto: “Questa donna parla ai cuori. Ma non come molti altri con voce potente e appassionata, ma con dolcezza e forza. Il dialogo interreligioso promosso dalla signora Lubich è di grandissima importanza, specialmente nel nostro tempo”. E il rabbino Marc Raphaël Guedj, fondatore di “Racine et Source” (“Radice e Fonte”) si è mostrato impressionato dalla “personalità di Chiara, che parla di amore essendo amore, sapienza, sapienza della vita quotidiana, … amore che trasforma il mondo”.
Dal servizio di Beatrix Ledergerber-Baumer per l’agenzia KIPA, 3 agosto 2003 (nostra traduzione) (altro…)