Movimento dei Focolari

Intervista a Vera Araujo

DQuali le novità che sono emerse a conclusione di questa prima scuola degli imprenditori che aderiscono al progetto dell’Economia di Comunione a dieci anni di vita di questo progetto? Dopo 10 anni di vita del progetto di Economia di Comunione si sentiva un po’ dappertutto il bisogno di raccogliersi, di fare il punto della situazione e di vedere quali nuovi traguardi si aprivano davanti a noi. E questo ci è stato indicato da Chiara Lubich nel suo tema programmatico, dove lei ha voluto risottolineare e rilanciare quelle che erano proprio le ispirazioni originali del progetto. Il tema si è svolto in quattro punti fondamentali: Le finalità del progetto, cioè l’aiuto ai bisognosi attraverso la condivisione degli utili delle imprese; La cultura del dare come un humus culturale che sta alla base delle attività delle imprese; Gli “uomini nuovi”, ossia laici impegnati a consacrare le realtà umane; La creazione, a partire da questo… di scuole di formazione per gli imprenditori. Lanciando questi quattro punti, Chiara Lubich ha indicato delle strade da percorrere, raccolte dagli imprenditori presenti con grande serietà ed impegno. Nel programma che abbiamo svolto in tre giorni, anzitutto nel primo ci siamo concentrati sulla vita e sulla realtà delle imprese, nel secondo giorno ci siamo più raccolti intorno alle idee, alle teorie economiche che potrebbero stare a base e che potrebbe illuminare la vita, l’azione delle imprese. In tutto questo lavoro c’è stato un grande contributo anche di esperti che si sono raccolti intorno agli imprenditori per lanciare questa idea. C’è stato anche un gran lavoro di confronto e di raccordo tra gli imprenditori di imprese dello stesso settore, e nell’ambito dei gruppi linguistici, per cui c’è stato un grande dialogo fra tutti, in modo che la conoscenza si approfondisse e che tutte le idee che potevano sorgere fossero raccolte. Un altro punto importante è stato il lancio dell’idea di Chiara di creare intorno alle cittadelle del Movimento dei poli industriali. DDa questa scuola è emersa anche qualche nuova iniziativa? Ecco, l’iniziativa nuova è stata appunto la richiesta di Chiara di creare un Polo industriale nelle cittadelle del Movimento. Già 10 anni fa, era nato il polo industriale accanto alla cittadella Araceli, vicino a S. Paolo in Brasile, un polo che in questi 10 anni si è sviluppato e che conta oggi 6 aziende ed è un faro di credibilità per l’Economia di Comunione. Chiara quest’anno ha lanciato l’idea che questa realizzazione avvenga anche in Italia, nella cittadella del Movimento qui a Loppiano, vicino Firenze. Come per il Brasile, Chiara diceva: “Siamo poveri, ma tanti”, e quindi si tratta di fare una raccolta di fondi da parte di tutti, cioè che vengano non solo dagli imprenditori, ma da tutti quelli che amano l’Economia di Comunione, del Movimento e fuori del Movimento. DUna forma di azionariato popolare? Sì, una forma di azionariato popolare che si è incominciato a fare ancora durante l’incontro e che ha già raccolto una somma considerevole per iniziare questa attività. DE quale è il significato di queste cittadelle con un Polo industriale? Una cittadella del Movimento ha come identità gridare con la sua vita il Vangelo. E’ una testimonianza di vita evangelica in un contesto normale, ma con rapporti di carità, di unità, di solidarietà fra popoli, etnie diverse. Ora il polo industriale conferisce alla cittadella un’altra dimensione: dare testimonianza che la vita evangelica è capace di penetrare tutti gli aspetti della vita umana, sia quelli spirituali, sia quelli più temporali. DDal dibattito emerso in questi giorni, qual’ è l’ apporto dell’Economia di Comunione all’attuale crisi dell’Economia mondiale che crea un sempre maggiore divario tra ricchi e poveri? In questo senso il professor Stefano Zamagni ha dato un suo contributo specifico nella tavola rotonda fatta da 4 esperti di varie nazionalità. Lui ha detto che uno dei contributi essenziale dell’Economia di Comunione era proprio quello di immettere in questo clima di competizione, che ormai non è solo tipico della vita economica ma che sta invadendo tutte le dimensioni della vita – da quello familiare a quello politico ecc., con delle ripercussioni gravi per la vita umana – un nuovo paradigma, non della competizione, ma un paradigma dell’amore, dell’unità. Lui considerava questo come uno dei più grandi contributi che l’Economia di Comunione può dare. Un ‘altro esperto, la prof. Emanuela Silva del Portogallo, ha affermato che l’EdC porta come contributo teorico il senso della solidarietà e della condivisione in un mondo come quello economico in cui impera l’individualismo, in cui la razionalità scientifica e l’affermazione del proprio io sono paradigmi fondamentali. Con l’Economia di Comunione si immettono in questo tessuto il senso della solidarietà e il senso della condivisione. DNell’attuale ricerca anche a livello teorico nel campo dell’economia i valori testimoniati dalle aziende dell’EdC si può dire che costituiscono una risposta ad una ricerca in atto, oppure si pongono in netto contrasto con quanto sta maturando a livello di elaborazione teorica nel mondo economico? Va in contrasto con quelle che sono le idee dominanti della globalizzazione. Esiste nel mondo dell’Economia oggi tutto un settore che possiamo chiamare economia alternativa o il terzo settore o economia solidale, o economia civile . C’è tutta una serie di proposte che sono in contrasto con questo tipo di economia razionalista ed individualista, neo liberale, l’economia di mercato. L’EdC si inserisce accanto a queste forme di economia alternativa dando però un suo specifico contributo. DQuale? Appunto questo di immettere nell’Economia profit i grandi valori della solidarietà e della condivisione che normalmente vengono richiesti solo dall’economia non profit, cioè quella che non ricerca il lucro. Invece l’Economia di Comunione si attua dentro l’Economia di mercato, cioè quella profit, che ricerca gli utili, però proponendo appunto di condividere gli utili con i meno abbienti della società.   (altro…)

1a Scuola Internazionale Imprenditori

“L’economia di comunione è nata perché torni a rivivere lo spirito e la prassi dei primi cristiani: ‘Erano un cuore solo e un’anima sola e fra loro non v’era indigente’. Non basta oggi un po’ di carità. Occorre che aziende intere mettano in comune liberamente il loro utile. Impiegare così i nostri capitali rende un interesse smisurato perché il nostro dare apre le mani di Dio”. (Chiara Lubich) Il rilancio all’Economia di Comunione a 10 anni dalla nascita è stato impresso da Chiara Lubich che in apertura della Scuola ha approfondito le radici spirituali che stanno alla base dell’Economia di Comunione, sin dal suo esordio a San Paolo in Brasile, e che ” sempre la dovranno sostenere a garanzia della sua autenticità”. Un progetto certo ardito quello dell’Economia di Comunione. Gestire le aziende destinando gli utili per chi è nel bisogno, e non per arricchirsi. E ancora per la formazione di uomini nuovi, pur investendo una parte per l’incremento dell’azienda. Ma come è possibile sopravvivere alla leggi ferree del mercato? Senza mezzi termini sin dalle prima battute, Chiara Lubich afferma che non si tratta di un’attività frutto solo di idee e progetti di uomini, seppur dotati. Nasce infatti in uno dei Movimenti suscitati oggi dallo Spirito, e quindi opera di Dio. Tutto avviene 10 anni fa durante un viaggio di Chiara in Brasile di fronte al dramma della miseria delle favelas che circondano le grandi metropoli. Chiara ha richiamato con forza proprio la finalità per cui è sorto questo progetto: veder realizzata quella pagina della Chiesa nascente: “erano un cuore solo ed una anima solo, ogni cosa era fra loro in comune. Nessuno era nel bisogno”. E forte è risuonato il richiamo ad avere costantemente davanti agli occhi i “fratelli gravati dall’assillo della sopravvivenza che li opprime notte e giorno”. “Non basta oggi un po’ di carità, – ha ancora detto – occorre che aziende intere e imprese mettano in comune liberamente il loro utile. Con altrettanta forza ha parlato di quella “cultura del dare” che ha radice proprio in quella promessa: “date e vi sarà dato con una misura scossa e traboccante”. Promessa che si verifica anche nella gestione delle aziende. “Impiegare così i nostri capitali – ha detto – rende un interesse smisurato, perché il nostro dare apre le mani di Dio”. Certo occorre formare “uomini nuovi”, i laici di questo nuovo millennio che si fanno santi non “nonostante” l’economia o la politica, ma proprio nell’agire economico e politico. Da qui il lancio, da questa prima scuola di formazione, al moltiplicarsi di queste scuole nel mondo. L’ Economia di Comunione ispira attualmente oltre 750 aziende nei 5 continenti. Sta suscitando un sempre crescente interesse da parte di economisti e sociologi, atenei e istituzioni internazionali. Innumerevoli i convegni svolti a vari livelli, oltre 100 le tesi di laurea. Storia e sviluppi di questi 10 anni sono stati tracciati dalla sociologa brasiliana Vera Araujo e dall’imprenditore Alberto Ferrucci. Vari gli aspetti toccati: dalla destinazione degli utili a oltre 10.000 famiglie nel bisogno, alle linee di conduzione dell’impresa emerse dall’esperienza delle aziende. Hanno poi preso la parola molti imprenditori. Tra le imprese presentate: la “Solidar Capital” (Germania) e le aziende collegate in Libano e Israele, la Unilab-informatica (Italia). Il Polo industriale Spartaco che sorge nella cittadella brasiliana Araceli nei pressi di s. Paolo, e che costituisce la realizzazione-pilota, è stato presentato anche con una videoregistrazione. E ancora aziende di Goa (India), Sestri Levante e Latina, Camerun, il Progetto “Asia Management Training Center” (Filippine) e collaborazione con imprenditori italiani per la importazione del progetto in Europa . La scuola è intervallata da incontri per settori di attività: informatica, produzione industriale, commercio, studi professionali, servizi di consulenza, promozione turistica, servizi alla persona. Sono stati importanti momenti di dialogo e confronto tra le imprese di tutto il mondo, avvenuti per la prima volta dalla nascita dell’Economia di Comunione. “Sfide e prospettive dell’Economia di Comunione oggi” è stata al centro del vivace dialogo dei partecipanti con la sociologa brasiliana Vera Araujo, il prof. Luigino Bruni, docente di Storia dell’economia all’Università Statale di Milano, l’imprenditore Alberto Ferrucci. Le prime linee di una nuovo pensiero economico sono state tracciate dal prof. Bruni intervenuto su: “Economia di comunione. Fatti e idee per un nuovo umanesimo” La sociologa Vera Araujo ha approfondito “La cultura del dono e del dare”. Il prof. Benedetto Gui, docente di economia all’Università di Padova ha trattato: “Per un agire economico di comunione”. Una tavola rotonda ha affrontato “La sfida dell’Economia di comunione all’economia odierna” interverranno i docenti di Economia Manuela Silva (Portogallo), Cristina Calvo (Argentina), Rocio Marques (Malaga, Spagna), Stefano Zamagni (Bologna), che ha concluso la giornata con un intervento accolto con grande entusiasmo da parte dei partecipanti. Il prof. Zamagni ha indicato nell’Economia di Comunione e la sua cultura dell’amore, un antidoto alla cultura della “competizione” che sta invadendo tutte le sfere delle relazioni umane (politica, famiglia, ecc.); una Economia di Comunione che, secondo l’economista di Bologna, può sempre più diventare l’esperienza di punta in questa delicata fase di ricerche di nuove strade per una economia davvero giusta e capace di futuro. (altro…)