28 Apr 2018 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Zoom sui giovani. Anche quest’anno partirà idealmente da Loppiano, la cittadella dei Focolari, il tradizionale appuntamento “Settimana mondo unito”: una rete mondiale di azioni improntate ad uno spirito di fratellanza tra popoli e culture. Da oltre vent’anni la “Settimana” è al cuore delle iniziative dei giovani dei Focolari, che vogliono testimoniare a tutti, non solo ai coetanei ma anche alle più alte istituzioni, che il mondo unito non è un sogno smarrito tra i venti di guerra o sotto il peso del disagio sociale, ma una realtà possibile. Specie se a riprendere in mano le redini della società saranno le nuove generazioni, formate ad una cultura di pace. Il 1° maggio, la cittadella italiana dei Focolari ospiterà una delle tante tappe “nazionali” verso il Genfest di Manila (“Beyond all borders”, luglio 2018), radunando 3 mila giovani da ogni parte d’Italia. Una festa per parlare del più difficile dei confini da superare per andare incontro agli altri: se stessi. “Beyond me”, a Loppiano, racconterà le storie di chi ha voluto operare prima di tutto in sé un profondo cambiamento, uscendo dalla propria “comfort zone” per aprirsi ai valori della solidarietà e alle necessità di chi sta accanto. Per molti dei giovani presenti questa esperienza di apertura affonda le radici in un incontro personale con Dio, che ha trasformato la loro vita e permesso di superare le paure. Per altri, si è trattato del superamento di una malattia o di una disabilità, per altri ancora la presa di coscienza di un disagio. Sarà presente, in nome di un’amicizia ormai collaudata, e in vista della visita del Papa alle due cittadelle, il 10 maggio, anche un folto gruppo di giovani di Nomadelfia. L
a “Settimana mondo unito” (United World Week), che aprirà i battenti subito dopo, sarà invece un unico grande evento, dislocato in vari punti del mondo. Una expo internazionale – parte integrante dello United World Project – che da più di vent’anni (la prima edizione nel maggio 1995) torna in questo periodo dell’anno per dare vita, in diversi punti del pianeta, ma soprattutto dove prevalgono solitudine, povertà, emarginazione, a rapporti di pacifica convivenza tra popoli e culture. Nel tempo, la “Settimana Mondo Unito” si è fatta spazio nell’opinione pubblica, attraverso i mass media e i social, portando tali azioni di fraternità all’attenzione delle istituzioni locali, nazionali e sovranazionali, ma anche di personalità del mondo della cultura, dello sport, della società civile e religiosa. L’edizione del 2018 avrà come filo conduttore il tema “Generazione Fame zero”, uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile contenuti nell’Agenda approvata dagli Stati membri delle Nazioni Unite, da raggiungere entro il 2030. I ragazzi e i giovani del Movimento dei Focolari sono già impegnati, da qualche tempo, a dare un contributo all’importante progetto portato avanti dalla FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) sui temi della malnutrizione, dello spreco di cibo, del rispetto della natura, con iniziative personali e collettive volte ad un uso responsabile delle risorse della terra (vedi il numero della rivista “Teens” interamente dedicato al tema). La “Settimana” sarà quindi un’occasione per mostrare i frutti di questa collaborazione e coinvolgere un numero crescente di ragazzi, cittadini e istituzioni al raggiungimento dell’obiettivo. A conclusione, con “epicentro” domenica 6 maggio, tornerà “Run for Unity”, staffetta sportiva realizzata da centinaia di migliaia di ragazzi di nazionalità, religioni, culture, etnie diverse che copriranno la terra, passandosi idealmente un testimone di “fraternità”, da est a ovest. A ogni tappa, percorsa a piedi, o in bicicletta, o camminando, o facendo correre un pensiero di pace, la staffetta più controcorrente che ci sia si arricchirà di eventi sportivi, giochi, azioni di solidarietà e quanto può servire a testimoniare che il sogno di un mondo unito resiste, nonostante le tensioni o i segnali contrari. E forse questi ragazzi ne saranno i protagonisti. Chiara Favotti Facebook: www.facebook.com/primomaggioloppiano/
Il Genfest Italia sarà trasmesso in streaming su www.primomaggioloppiano.it/live il 1° maggio 2018 dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.00. (altro…)
23 Apr 2018 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo
«Ricordiamo oggi, in occasione del decimo anniversario della sua morte, una grande donna». A parlare è l’Arcivescovo di Belgrado, Mons. Hočevar, durante una Santa Messa il 14 marzo scorso: «Mentre nel mondo governavano le tenebre, una nuova Luce illuminava il cuore di Chiara Lubich. Dove il peccato, l’odio e il male creavano divisione, l’amore avvicinava, connetteva, univa, costruiva e restaurava. Sotto il fragore di conflitti storici, culturali e sociali, oggi, come allora, siamo chiamati ad accendere una nuova luce di comprensione, unità e cooperazione». Avvicinare, connettere, unire, costruire: sono i verbi che forse meglio esprimono il senso di una “festa” planetaria iniziata lo scorso mese di marzo, e ancora in corso, per ricordare e rilanciare l’eredità spirituale lasciata dalla fondatrice dei Focolari. «Se oggi dovessi lasciare questa terra e mi si chiedesse una parola, come ultima che dice il nostro Ideale, vi direi, sicura d’esser capita nel senso più esatto: siate una famiglia». Pronunciate da Chiara Lubich nel dicembre 1973, queste parole risuonano come un testamento sempre attuale. Piccoli flash, tra i tantissimi echi arrivati da ogni angolo del mondo.
A Chiang Mai, tra le montagne della Thailandia settentrionale, dove centinaia di templi buddisti riccamente decorati sono il simbolo culturale della nazione, una sessantina di membri della comunità dei Focolari, appartenenti a cinque diversi gruppi etnici (Thai, Karen, Akha, Lahu, Kachin), insieme ad altri provenienti dalle Filippine, hanno voluto ricordare Chiara Lubich con una iniziativa di aiuto a una comunità povera della tribù Kachin. «Dopo la Celebrazione Eucaristica, bambini e adulti della comunità ci siamo messi in viaggio verso un villaggio povero, a 7 km dalla città, dove abitano dei nostri amici della tribù Kachin. Ci siamo messi a pulire e a preparare, su richiesta degli abitanti, un luogo dove i bambini potessero giocare. Alla fine, la trasformazione di quel piccolo posto era avvenuta, ma quella più grande era avvenuta nel cuore e nei rapporti personali, mentre lavoravamo sudando sotto il sole bruciante. In questo quartiere spoglio c’era la presenza di Dio. Cerchiamo di cambiare il mondo, un villaggio alla volta».
In sei regioni del Kenya, in contesti politico-sociali caratterizzati da tensioni, incertezza, sfiducia e in alcuni casi da veri e propri conflitti tra le persone, le comunità del posto hanno dato vita a diverse giornate, per incarnare con nuovo slancio un messaggio di unità e affrontare le sfide e difficoltà di un Paese multietnico e multireligioso: a Garissa, nella zona orientale, provata da forti tensioni tra cristiani e musulmani, a Amukura e a Seme nell’ovest, a Mombasa, sulla costa, ma anche a Karatina nel centro e Meru nel nord est. «Chiara continua a guidarci anche in questo momento della nostra storia». Quasi ovunque, nei diversi Paesi, le autorità religiose o i rappresentanti della Chiesa sono presenti e partecipi. Come a Varsavia, in Polonia. Qui alla comunità riunita il Vescovo della Chiesa Metodista invia un messaggio, mentre il Nunzio della Chiesa cattolica porta a tutti il saluto di Papa Francesco.
A Mosca, durante una serata arricchita dallo scambio spontaneo tra i partecipanti, il ricordo dell’arrivo, negli anni ‘70, dei primi focolarini nell’allora Unione Sovietica è motivo di rinnovata gratitudine. Anche a Chelyabinsk, sulle pendici orientali degli Urali, a circa 1900 km da Mosca, si riunisce la comunità dei Focolari, mentre a Krasnojarsk, nella Russia siberiana centrale, si svolge per tre giorni una “mariapoli”, definita non a caso “di famiglia”. L’”eredità” di Chiara Lubich risuona con particolare intensità a Dublino, in Irlanda, scelta per ospitare, nel prossimo mese di agosto, l’Incontro Mondiale delle Famiglie. Qui la sua figura viene ricordata anche con testimonianze di accoglienza e cura tra generazioni. A Stoccolma, in Svezia, un gruppo di giovani prepara per tutti una cena, occasione per uno scambio profondo tra i partecipanti sugli effetti della spiritualità dell’unità nella propria vita. Un anniversario “di famiglia” anche qui. Chiara Favotti (altro…)
23 Apr 2018 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo

Copyright © 2018 Nomadelfia
Nomadelfia sorge tra le colline di macchia mediterranea nel sud della Toscana (Grosseto, Italia). Vi abitano circa 300 persone che hanno scelto come “regola” la legge evangelica della fraternità. Lo spiega bene il suo nome, un neologismo nato dall’accostamento dei termini greci nomos e adelphia, che significa “la fraternità è legge”. «Il nostro desiderio è mostrare che è possibile vivere il Vangelo in forma sociale donandosi interamente agli altri, realizzando così quei principi di giustizia e fraternità che abbiamo scelto di seguire, in un cammino di condivisione di fede e di vita» racconta Francesco Matterazzo, attuale presidente della comunità. La cittadella è organizzata in dodici gruppi familiari, composti da circa 25-30 persone. I loro beni sono in comune, non c’è proprietà privata, non circola denaro, il lavoro è vissuto come atto d’amore al fratello e le famiglie sono disponibili ad accogliere figli in affido. Per la Chiesa Cattolica, Nomadelfia è una parrocchia formata da famiglie, laici non sposati e sacerdoti, che condividono un’esperienza che ricorda quella delle prime comunità di credenti, proprio a due passi dalla città etrusco-romana di Roselle, antica sede vescovile. La sua origine, tuttavia, viene dal nord Italia, dalla città di Carpi. 
Don Zeno Saltini. Foto © 2018 Nomadelfia
Qui, don Zeno Saltini, intorno agli anni ’30, cominciò ad accogliere e a crescere come figli i bambini abbandonati, fondando l’Opera Piccoli Apostoli. Presto, fu seguito da altri sacerdoti e anche da Irene, una giovane studentessa che si propose come madre per quei bimbi. Con l’approvazione del Vescovo, don Zeno le affidò i più piccoli, aprendo una via di consacrazione nuova nella Chiesa, quella delle “mamme di vocazione”. Con la fine della guerra, anche tante famiglie si unirono a don Zeno, disponibili ad accogliere gli orfani di guerra e a crescerli come figli propri. Il 14 febbraio 1948, l’intera comunità approvò il testo di una Costituzione, che venne firmata sull’altare: così, l’Opera Piccoli Apostoli divenne Nomadelfia. Dopo una serie di travagliate avventure, i “nomadelfi” trovarono una casa adatta allo sviluppo della comunità nella città di Grosseto, in una tenuta donata dalla figlia di un noto industriale italiano. «Oggi, la nostra missione non è cambiata» spiega Francesco Matterazzo. «In un mondo che è sempre più connesso e sviluppa nuovi strumenti per comunicare e unire, convivono anche realtà che negano la dignità dell’altro, che innalzano muri… per questo credo che la proposta della strada della fraternità abbia più che mai senso per l’uomo! Qui a Nomadelfia famiglie, sacerdoti e singoli possono condividere una vita quotidiana più adatta all’uomo, con la sua naturale aspirazione ai valori superiori come l’amore, l’amicizia, la preghiera e la contemplazione; e socialmente più ricca, per le varietà di esperienze ed età che accoglie». 
Rocca di Papa, 22 aprile 2018: Visita al Centro internazionale del Movimento dei focolari. Foto: ©CSC Audiovisivi
Una comunità aperta al mondo, disponibile a condividere il cammino con altri carismi, come testimonia l’esperienza in corso con il Movimento dei Focolari: «Io spero – continua – che la strada che stiamo percorrendo insieme, non solo per la comune attesa di Papa Francesco, e che ha come tappe anche la partecipazione dei nostri giovani al Genfest il 1° maggio a Loppiano e il comune lavoro per il progetto di una Prophetic Economy, possa essere una testimonianza anche per la Chiesa. Il Signore ha seminato tanti fiori in questo prato che è il mondo, tanti carismi, e credo che dovremmo cercare ogni modo per collaborare, perché questo arricchisce il dono che ognuno di questi è per l’umanità». Chiara Favotti (altro…)
19 Apr 2018 | Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Siamo nati in due famiglie tradizionali e conservatrici di Tlemcen, città molto antica, culla della cultura arabo-musulmana – racconta Farouk. Siamo sposati da 42 anni, abbiamo tre figli e due nipoti. Durante il primo anno di matrimonio, come molte coppie, abbiamo scoperto che avevamo caratteri diversi e questo causava degli attriti tra noi. L’incontro con il Movimento dei Focolari ci ha fatto capire che dovevamo intraprendere una via di amore vero. Questa esperienza ci ha colmato dell’amore di Dio e ci ha permesso di fare i primi passi l’uno verso l’altra. Avevamo un tale desiderio di conoscere a fondo la spiritualità dell’unità, che la nostra vita ha cominciato a svolgersi tra Orano, dove abitiamo, e Tlemcen, dove si trova il centro del Movimento dei Focolari. Abbiamo cominciato a condividere la nostra fede musulmana e a comprendere come incarnare la spiritualità dell’unità nel nostro credo. A Orano si è formata attorno a noi una piccola comunità e la nostra casa è diventata un luogo di incontro, un “Faro”, come la stessa Chiara Lubich ha voluto chiamarla. Molti musulmani hanno conosciuto il focolare e tra noi abbiamo cominciato a condividere tutto, nutriti e arricchiti di un amore soprannaturale. Agli inizi degli anni ‘90 la guerriglia nel nostro paese ci ricordava le analoghe circostanze della nascita del Movimento, e la scoperta di Dio come unico ideale».
«Con i nostri figli – continua Schéhérazad – durante il periodo dell’adolescenza abbiamo vissuto una fase abbastanza turbolenta. Abbiamo cercato con loro il confronto e il dialogo e, soprattutto, l’amore filiale. Possiamo dire che con i due maggiori siamo riusciti a creare un rapporto basato sulla sincerità. Nella comunità del focolare sentivo delle testimonianze in cui si parlava di Dio Amore. Imparavo piano piano ad abbandonarmi fiduciosa in Dio, nella sua misericordia. Intraprendendo questo cammino spirituale mi sono liberata dal mio io, dalle mie paure nei rapporti con le persone. L’impegno di mettere Dio al primo posto è certamente personale, ma abbiamo scelto di viverlo come famiglia. Riconoscere i propri limiti e quelli dell’altro è una ginnastica senza fine, bisogna ricominciare sempre, chiedersi perdono e ricominciare». «La preghiera nell’Islam – spiega Farouk – è un momento solenne. Le nostre preghiere prima non erano regolari, e ognuno le faceva da solo. Ora cerchiamo di farle insieme, per amore, non come un obbligo. In Algeria vengono a studiare molti giovani sub-sahariani. Tra questi alcuni frequentano il focolare. Cerchiamo di andare incontro alle loro necessità, anche perché spesso non si sentono socialmente integrati. Uno di questi giovani, cristiano, è vissuto con noi per un anno e mezzo, e con lui abbiamo costruito un rapporto così profondo che ci considerava come secondi genitori; spesso gli prestavamo la macchina per andare a messa». «Nella comunità dei Focolari – è nuovamente Schéhérazad – c’è uno scambio sincero, senza ambiguità sulla fede. Abbiamo imparato a conoscere la fede cristiana. Ogni conoscenza è fatta nel rispetto di ciascuno, con un amore disinteressato, che non vuole convertire l’altro, ma lo aiuta ad essere di più se stesso. Quando incontro un cristiano è per noi naturale vedere in lui un fratello da amare. Non siamo nati per competere, ma per costruire un progetto comune. Costruire l’unità non è una cosa scontata, ma un impegno che va continuamente rinnovato. Insieme, musulmani e cristiani, possiamo avanzare verso l’”Uno che unifica”. Nella nostra vita, grazie a Chiara Lubich, abbiamo capito che questo Uno unificatore si realizza se due fratelli, due sorelle, si amano, pronti anche a dare la via l’uno per l’altro». (altro…)
17 Apr 2018 | Chiesa, Focolari nel Mondo

Marc St. Hilaire. Movimento dei Focolari
“La dimensione istituzionale e la dimensione carismatica, di cui i Movimenti sono un’espressione significativa (…) sono coessenziali alla costituzione divina della Chiesa fondata da Gesù, perché concorrono insieme a rendere presente il mistero di Cristo e la sua opera salvifica nel mondo”. Vent’anni fa – era la Pentecoste del ‘98 – parlando ai 250 mila membri di 50 movimenti e comunità giunti a Roma per il Congresso Mondiale dei Movimenti Ecclesiali, Giovanni Paolo II chiariva per la prima volta qual fosse il posto nella Chiesa delle numerose realtà nate dai carismi. Da allora migliaia di iniziative nel mondo hanno nutrito il cammino di comunione fra i movimenti. All’incontro di Castel Gandolfo (5 all’8 aprile), dal titolo “Comunione – Una promessa che compie vent’anni”, hanno partecipato membri del Movimento dei Focolari di varia provenienza geografica, che collaborano con diverse realtà ecclesiali e che hanno evidenziato i frutti di questo percorso, dando nuovo slancio all’impegno per l’unità. «La parola coessenziale richiama la natura della Chiesa – sottolinea Marc St-Hilaire dei Focolari, consigliere, insieme a Margaret Karram, per la comunione nella Chiesa cattolica –. Significa che non ci può essere Chiesa se non c’è istituzione, e non ci può essere Chiesa se non ci sono i carismi”. 
Salvatore Martinez, Aurelio Molè, P. Marmann, D. Angelo Romano
Il pomeriggio del 7 aprile si apre un momento di riflessione con rappresentanti di altre realtà carismatiche. “È lo Spirito che ce lo chiede” afferma Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento nello Spirito in Italia. Per lui “la comunione è una grande sfida all’interno delle realtà carismatiche, all’interno della Chiesa” e l’amicizia spirituale “nasce nello Spirito ed è un dono meraviglioso”. “Chiara Lubich ha dato alcune indicazioni per coltivare la comunione – racconta Margaret Karram –. Innanzitutto costruire rapporti personali, non con i movimenti in sé ma con le persone che ne fanno parte. Poi pregare gli uni per gli altri, offrire le nostre case per incontri e attività, collaborare a varie iniziative a livello sociale ed ecclesiale e darne spazio sui propri organi di stampa”. Per sviluppare un dialogo fruttuoso – spiega P. Michael J. Marmann, già presidente generale del Movimento di Schoenstatt – “non serve la tecnica; questo dialogo deve essere ispirato da dentro, ossia dall’amore”, nella consapevolezza che la diversità è una ricchezza e la comunione e la corresponsabilità opzioni irrinunciabili. Nascono da qui le iniziative fiorite nel mondo. Partita da un piccolo gruppo, l’esperienza di Insieme per il Messico è arrivata a coinvolgere, nel 2015, 5mila persone di 60 movimenti desiderose di fare qualcosa per il loro Paese. “Ora stanno preparando l’evento del 2019 con 80 movimenti – racconta Margaret Karram. In altri Paesi si portano avanti delle attività ecologiche e in favore del disarmo, in Medio Oriente si prega e opera per la pace, mentre in Italia sono stati fatti concerti per raccogliere fondi per i Paesi poveri o in guerra”.
Secondo Don Angelo Romano, Rettore della Basilica di S. Bartolomeo a Roma, e dell’ufficio relazioni internazionali della Comunità di Sant’Egidio, “ci sono alcuni settori in cui il cammino comune deve crescere: come cristiani non possiamo non interrogarci sul fenomeno delle migrazioni e prendere iniziative comuni. Un altro tema da approfondire è quello dei conflitti, generatori di povertà e sofferenza e di un messaggio contrario al Vangelo per cui se si è diversi non si può vivere insieme, mentre noi crediamo che il Vangelo sia fermento di unità e pace e i cristiani siano chiamati a dare prospettive nuove”. Del resto, l’opera dei movimenti è un’incarnazione del Vangelo: “Noi siamo la risposta – afferma Martinez – a quella dicotomia che molti vorrebbero porre tra dottrina e misericordia, perché la teologia dello spirito si fa con la vita”. E la proposta di una Chiesa povera e missionaria non è in antitesi con la dottrina ma parte da essa: “È quel dialogo con il mondo e la modernità che il Vaticano II aveva profetizzato – conclude Martinez –, che Paolo VI per primo cercò di incarnare e con cui tutti i pontefici hanno, poi, accompagnato la nostra storia. È questa sintesi originale che il Papa ci chiede di testimoniare: una dottrina che si incarna nella storia”. In questa prospettiva, a vent’anni dallo storico incontro del ’98, i movimenti ecclesiali si mostrano sempre più come “la risposta provvidenziale ai bisogni del nostro tempo”. Una risposta che implica un lavoro costante per l’unità, per portare il volto di Cristo nelle periferie dell’umano. (altro…)