Movimento dei Focolari

Dubai: at the top

Apr 16, 2018

Affacciata sul Golfo Persico, è la capitale di uno dei sette emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti. Nella città, lo scorso mese di febbraio, la comunità del focolare ha accolto un “focolare temporaneo”. “Siamo venuti per metterci al servizio”.

Il Burj Khalifa, grattacielo di 830 metri e 160 piani con belvedere, è ancora, per il momento, la più alta struttura mai realizzata dall’uomo, sovrastante un’immensa fontana illuminata da raggi laser che danzano a ritmo di musica. Fino a quando questo primato non sarà superato, probabilmente dalla Kingdom Tower di Gedda (200 piani), o da un altro dei grattacieli in costruzione in diverse parti del mondo, stare “at the top”, guardando dall’alto gli edifici di lusso e le costruzioni ultramoderne, rimane una caratteristica peculiare di Dubai. La città negli ultimi anni ha visto un tasso migratorio altissimo, tra i più alti al mondo, con un grande afflusso di persone provenienti da ogni parte del mondo soprattutto in cerca di un lavoro. Il risultato è un originale laboratorio di cosmopolitismo, non esente da difficoltà, specie per i lavoratori stranieri. In questo “bosco” di grattacieli e cemento vive una piccola comunità del focolare, formata soprattutto da persone che, come innumerevoli altre, hanno dovuto lasciare alle spalle le incertezze che vivevano nelle rispettive nazioni e sono giunte a Dubai alla ricerca di una maggiore sicurezza per la propria famiglia. Lo scorso mese di febbraio, questa comunità ha accolto con grande gioia l’arrivo di Romè (dalle Filippine), Fadia e Susanne (Giordania) e Murad (Siria), insieme ad Alessandro (Italia), che si è aggiunto al gruppo per alcuni giorni, venuti per dare vita insieme ad un “focolare temporaneo” della durata di tre settimane. Raccontano: «Siamo stati accolti all’aeroporto da un piccolo gruppo di persone con volti radiosi e a ognuno di noi è stato regalato un fiore! Ci siamo subito sentiti a casa. La mattina dopo ci è arrivato un messaggio via e-mail da Maria Voce, la presidente dei Focolari: “Che Gesù, sempre presente tra voi, sia il dono più bello per quanti incontrerete”. Questo è diventato un programma chiaro per le nostre settimane di immersione al cuore di una comunità. In punta di piedi abbiamo iniziato ad avvicinare una persona dopo l’altra, fissando appuntamenti nelle case, in chiesa, nelle stazioni della metropolitana, nei ristoranti e in alcuni centri commerciali vicini. Venivano carichi di “provvidenza” da condividere con tutti. Ogni momento della giornata, anche fino a tarda notte, ovunque, era un’occasione perfetta per costruire il rifugio temporaneo di Gesù tra noi, la realtà che desideravamo portare a tutti. E la gioia esplodeva ad ogni incontro!». In programma una Mariapoli di due giorni. «Sapevamo che la nostra presenza a Dubai era per metterci al servizio. Con questa finalità, siamo arrivati alla riunione preparatoria col gruppo degli “animatori”, caratterizzato da internazionalità e diversità culturale. I settanta partecipanti alla Mariapoli, di undici nazionalità, hanno dato ognuno un contributo concreto. L’eredità di Chiara Lubich, “essere sempre famiglia”, si è toccata con mano». «Parlando con l’uno e con l’altro – continuano – ci siamo resi conto di quante preoccupazioni e pesi portino nel cuore: discriminazione, paura di perdere il lavoro, alto costo della vita con bassi stipendi, nessuna residenza permanente, chiarezza o sicurezza a lungo termine. Dietro a tutto questo, tuttavia, è evidente come ciascuno custodisca nel profondo del cuore un tesoro: la scelta di Dio come ideale della propria vita». E concludono: «La vita di unità nella comunità è la loro caratteristica, cui si aggrappano nonostante le sfide che devono affrontare ogni giorno». La corsa al primato per stare at the top, nel loro caso, non è questione di metri. Chiara Favotti

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