4 Ago 2020 | Focolari nel Mondo
La storia di Armando, un venezuelano emigrato con la sua famiglia in Perù: vivere l’Ideale dell’unità nella comunità dei Focolari, condividere i propri bisogni e sperimentare la forza di comunione che attira la provvidenza di Dio.
Tre anni fa a causa della difficile situazione in Venezuela abbiamo deciso di emigrare in Perù con mia moglie e i nostri due figli. Lì la comunità dei Focolari, che già frequentavamo nel nostro Paese, ci ha trovato una dimora temporanea per darci il benvenuto, in attesa di trovare un lavoro per pagare l’affitto di una casa. Una persona della comunità dei Focolari, senza conoscerci, ci ha offerto il suo appartamento per un mese mentre sarebbe stato via per visitare suo figlio che viveva in un’altra città. Appena sistemati ci hanno chiesto di fare un elenco delle cose di cui avevamo bisogno per condividerlo con tutti. Così sono iniziati ad arrivare cappotti, pentole, piatti, posate, cibo, ma mi mancava un paio di scarpe di cui avevo bisogno con una certa urgenza… Alla fine del mese, visto che non avevo ancora un lavoro, ci siamo spostati in un altro alloggio temporaneo. Siamo andati a ringraziare chi, senza conoscerci, ci aveva prestato questa casa. Dopo averci conosciuto meglio, disse: “Se posso aiutarvi con qualcos’altro, ditemelo”. Gli abbiamo detto che avevamo fatto un elenco e che l’unica cosa che mancava erano le scarpe. “Sì, ho visto l’annuncio sulla chat WhatsApp”, ha detto, “solo io indosso il 38 …; provali comunque (si è tolto le scarpe) e se ti vanno, sono tue”. Le ho provate ed erano perfette. Ha aggiunto: “Ma nell’annuncio hai detto che avevi bisogno di scarpe sportive”. Andò nella sua stanza e portò un paio di scarpe sportive: “Prendi anche queste”. Ecco come sono arrivate di provvidenza le scarpe che continuo ad indossare. Una sera in un incontro con alcune persone con le quali abbiamo condiviso l’Ideale dell’unità di Chiara Lubich, sono stato in grado di sperimentare ancora una volta la forza della comunione, di condividere i successi, i fallimenti, le gioie, le necessità, prendendo come esempio le prime comunità cristiane che “nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune” (Atti, 4: 32). È stato un momento speciale: uno dei partecipanti ha detto che due dei suoi figli, in un litigio avevano rotto un computer. La sua prima reazione è stata quella di punire entrambi. Io mi sono sentito addolorato perché ora quei ragazzi non avevano il computer che utilizzavano per i compiti. Dopo aver superato la fase iniziale di rabbia, il padre dei due ragazzi chiamò il tecnico per riparare il pc. Tuttavia, non c’era modo di aggiustarlo. Così ha chiamato i suoi due figli e si è scusato per la sua prima reazione di rabbia, cosicché la pace si è stata ripristinata in quella famiglia. Quando ha finito di condividere ciò che ha vissuto, uno dei presenti ha detto di avere un computer che non usava: “È a tua disposizione, vedremo come farvelo avere”. Per me è stata l’ennesima conferma della forza della comunione. Mi sono chiesto: “E se il primo non avesse condiviso la sua preoccupazione, come avrebbe potuto l’altro offrire una soluzione?” A volte da soli non sappiamo come risolvere un problema e ci blocchiamo nel nostro dolore; se però facciamo il passo di condividerlo in comunione con gli altri e senza nessun interesse, Dio può trovare la soluzione proprio attraverso chi ci sta accanto.
A.M. Lima, Perú (raccolta da Gustavo E. Clariá)
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1 Nov 2019 | Focolari nel Mondo
Una grave malattia ed il ricovero inaspettato in un Paese straniero sono l’inizio di un legame profondo di amicizia e condivisione tra due comunità dei Focolari in Colombia e Venezuela. Una telefonata una sera aprì un impensato capitolo nella nostra vita. Ci avvertivano che, in uno degli ospedali della città Bogotà (Colombia), era stato ricoverato il parente di un membro dei Focolari del Venezuela. Questa persona, venezuelana, era arrivata in Colombia come migrante, in condizioni precarie, e lavorava come muratore. Era stato ricoverato, perché gravemente malato. Due persone della comunità dei Focolari il giorno successivo si sono ritrovate in quell’ospedale, entrambe avevano sentito nel cuore che Dio le invitava a voler bene a questo fratello sconosciuto. Dopo essersi presentate, gli hanno assicurato che a Bogotà poteva contare non solo su loro due, ma su una famiglia più grande formata dalla comunità dei Focolari. Lui ha spiegato che era a Bogotà con un figlio che ora lo stava sostituendo nel lavoro. I medici hanno spiegato che le sue condizioni erano molto gravi. Contattando il figlio abbiamo saputo che vivevano in una capanna di fortuna. Attraverso un appello lanciato alla nostra comunità, abbiamo raccolto abiti e scarpe per loro. Qualche tempo dopo anche il figlio ha dovuto lasciare il lavoro per dedicarsi all’assistenza del padre. In quel periodo c’era tra noi chi lo invitava a colazione, a pranzo o a riposare per fargli sentire il calore di una famiglia. Altri facevano turni in ospedale per dargli un cambio e si continuavano a raccogliere beni di prima necessità per loro. Il papà intanto aveva espresso il desiderio di tornare in Venezuela. Ci aveva confidato che l’esperienza in Colombia gli aveva fatto sperimentare l’amore di Dio, portando in lui una vera conversione. Voleva rivedere la figlia piccola, salutare la moglie e morire con la pace nel cuore. Per questo viaggio occorreva però trovare il denaro per i documenti e per l’aereo, non poteva infatti viaggiare via terra. Anche i medici e gli infermieri, colpiti dalla situazione, hanno cercato di aiutarli in vari modi, raccogliendo anche una bella somma. Nell’attesa del viaggio, intanto si è reso necessario trasferirlo in un centro medico specializzato. Nonostante le difficoltà, dopo qualche mese, è stato ammesso. Qui i medici hanno spiegato che non c’era più nulla da fare, avrebbero dovuto dimetterlo, ma, vista la situazione, lo avrebbero tenuto ricoverato fino alla sua partenza per il Venezuela. Abbiamo anche chiesto ad un sacerdote di andarlo a trovare, in quell’occasione ha potuto confessarsi e ricevere l’unzione degli infermi. Il giorno in cui erano già all’aeroporto pronti per partire c’è stato un blackout a Caracas (Venezuela) e l’aereo è dovuto tornare a Bogotà. Ancora tre giorni di sospensione, alloggiati in un albergo vicino all’aeroporto, e poi finalmente la partenza. Poi il figlio ci ha fatto sapere, con gratitudine per l’amore ricevuto, che il papà era riuscito a tornare a casa e, qualche tempo dopo, era morto serenamente.
La comunità di Bogotà (Colombia)
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29 Set 2019 | Focolari nel Mondo
Anche quest’anno in tutto il mondo il Movimento dei Focolari ha invitato uomini e donne, piccoli e grandi, persone di ogni provenienza a fare nelle Mariapoli l’esperienza di una città, basata sulla legge della fraternità.
I modi sono diversi, l’esperienza è la stessa: la Mariapoli è l’espressione tipica dei Focolari. Per alcuni giorni i partecipanti a questi convegni – in genere estivi – sono invitati a realizzare un’utopia: quella di una società basata sull’amore reciproco del Vangelo. Con la grande Mariapoli Europea, realizzata in quattro tappe di una settimana ciascuna nel luogo della sua nascita, a Fiera di Primiero, questa esperienza ha celebrato in questa estate 2019 i suoi settanta anni di vita. Ma anche in tante altre parti del mondo ha attirato gente di ogni provenienza. 235 sono state le Mariapoli 2019 con una partecipazione di circa 46.000 persone. Alla nostra redazione sono giunte lettere e racconti da Galles, Vietnam, Perù, Canada, Finlandia, Italia, Bulgaria e Brasile.
In Turchia la Mariapoli si è svolta a Şile, una piccola località sul Mar Nero nei pressi d’Istanbul, una location che ha dato un tocco di vacanza apprezzatissimo da tutti. I 70 partecipanti venivano da Ankara, Iskenderun, Smirne e anche dall’estero. Il tema centrale, la santità personale e comunitaria, è stato affrontato, tra l’altro, attraverso la presentazione di alcuni dei santi di questa terra: San Giovanni Crisostomo, Sant’Efrem, Sant’Elena e Santa Tecla la cui storia ha offerto uno sguardo di riconoscenza alla Chiesa dei primi tempi. A Kerrville in Texas (USA) si è approfondito il tema che quest’anno ha guidato la vita dei Focolari in tutto il mondo: lo Spirito Santo e la Chiesa. Tra le 350 persone presenti, 100 partecipavano per la prima volta ad una Mariapoli, forse anche per il fatto che l’approfondimento sulla Chiesa, in una situazione contrassegnata da tanti scandali e sofferenze, era di particolare interesse. Lo stesso argomento, ma approfondito con un taglio ecumenico è stato al centro della Mariapoli della Svezia svoltasi a Marielund-Stoccolma con la partecipazione di luterani e cattolici. Erano presenti in Mariapoli anche due persone di religione buddista e alcuni non credenti. I partecipanti arrivavano da varie città della Svezia con una buona rappresentanza della Norvegia.
Nonostante questa diversità è stato possibile approfondire “lo Spirito Santo come colui che è l’energia vitale della Chiesa – scrivono – e che da a ciascuno una grazia particolare per realizzare la propria chiamata in funzione all’unità di tutte le membra del mistico corpo di Cristo”. Un tocco gioioso ha dato alla Mariapoli di Leopoli, Ucraina, la partecipazione delle nuove generazioni al programma. Ai giovani, ai ragazzi e ai bambini era affidata la preparazione e la conduzione di una giornata intera. L’hanno realizzata in modo vivace e coinvolgente. E all’inizio di ogni giornata sono stati proprio i bambini ad “insegnare” gli adulti, raccontando come avevano vissuto il giorno precedente le parole del Vangelo. La Mariapoli organizzata a Penang in Malaysia, è stata caratterizzata invece da diversità di lingue, culture, provenienze etniche ed anche da grandi distanze, i partecipanti arrivati da Singapore, ad esempio, hanno affrontato un viaggio di 700 km. “Lo sforzo di mantenere vivo tra di noi l’amore reciproco – scrivono – e dare così spazio alla presenza di Gesù in mezzo a noi, l’impegno di affrontare e superare le difficoltà e la disponibilità di rinunciare alle proprie idee, ha reso possibile questa impresa”. Alla Mariapoli di Boconó nell’ ovest del Venezuela l’incontro voleva offrire ai partecipanti la possibilità di riposare, viste le difficoltà di una vita quotidiana stancante a causa dei prolungati periodi senza elettricità, delle code interminabili per la benzina e delle ristrettezze economiche. A questa offerta – anche economicamente – attraente hanno aderito più del doppio delle persone previste.
Però la prima notte un uragano con grandine, pioggia, alberi sradicati e vento fortissimo ha provocato un black-out elettrico durato fino alla fine della Mariapoli. La conseguenza è stato il collasso totale: bagni senza acqua, impossibilità di cucinare e problemi per conservare gli alimenti. Poi, attraverso gli approfondimenti di spiritualità, l’amore invincibile di Dio è diventato esperienza esistenziale: si è trovato un modo per cucinare con la legna, un vicino ha offerto un generatore, l’attenzione di tutti per le necessità degli altri è cresciuta. “Dio non si lascia vincere in generosità” scrivono a conclusione di questa esperienza meravigliosa.
Joachim Schwind
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17 Mag 2019 | Sociale
Moltissimi sono i migranti venezuelani che lasciano la loro terra e si spostano in Perù, come in altri Paesi dell’America Latina, in cerca di condizioni di vita migliori. Irene Indriago Castillo è una psicologa clinica e cognitiva venezuelana che collabora con il Movimento dei Focolari e lavora in Perù come coach organizzativo internazionale. Le abbiamo chiesto quale è la sua esperienza umana e professionale in questo ambito.
Quali sono i dolori che i migranti portano con sé e quali le speranze? Le persone che arrivano in Perù hanno spesso lasciato il Venezuela con i mezzi più economici, distaccandosi dai beni materiali e dai loro affetti. Dopo il viaggio ed il passaggio dei controlli migratori inizia per loro un processo che definisco “dall’illusione alla delusione”: sono quasi senza risorse economiche, ma vorrebbero ottenere al più presto migliori condizioni di vita, trovare una casa ed un lavoro anche per aiutare le famiglie rimaste in Venezuela. Queste aspettative purtroppo ben presto crollano e inizia un percorso doloroso. Soffrono per la separazione dalle famiglie delle quali non hanno notizie, per la perdita della loro vita quotidiana e di quegli spazi in cui si sentivano sicuri. Spesso vivono in condizioni meno favorevoli che in Venezuela. L’adattamento quindi è difficile, a volte porta difficoltà anche nelle coppie. Si muovono in un mare di incertezze che minano la loro forza emotiva e spirituale. Solo chi viene con un obiettivo chiaro e una fede forte è in grado di superare queste circostanze in meno tempo.
Quali sono i loro bisogni più grandi e più urgenti? L’esigenza principale è di tipo economico per potersi mantenere. Hanno bisogno di legalizzare la loro presenza nel Paese di destinazione e di cure in caso di malattie. È molto importante anche che riescano a mantenere i contatti con la famiglia in Venezuela. E poi hanno bisogno di relazioni di aiuto e supporto, per gestire la frustrazione, l’incertezza e il dolore. Molti sono i minori che arrivano, quali sono i più grandi traumi che vivono e come cercate di aiutarli? I bambini e gli adolescenti non sfuggono agli shock emotivi, pur sapendo che l’obiettivo della migrazione è raggiungere una migliore qualità di vita. Non hanno gli stessi strumenti degli adulti per elaborare i cambiamenti. Nei laboratori che faccio con loro mi sono resa conto che per tutti la decisione di venire in Perù è stata presa dai genitori, loro non sono stati interpellati. Pur capendo infatti la prospettiva di miglioramento delle condizioni di vita, non tutti volevano venire. Vedono poco i genitori, vivono preoccupati, comunicano meno, non hanno amici. Non tutti riescono ad entrare subito nelle scuole peruviane, ma quelli che le frequentano ricevono spesso parole offensive dai compagni di classe. La loro tristezza, rabbia e paura si manifestano con comportamenti a volte non comprensibili dai genitori, come ribellione, pianto, isolamento. È essenziale prestare loro attenzione, aprire la comunicazione e sostenere la formazione di gruppi di coetanei in modo che si sentano solidali. Pensa che ci sia ancora spazio per la speranza di ricostruire un futuro in questi bambini e ragazzi? Finché c’è vita, c’è speranza. Occorre promuovere la resilienza come strumento che rafforza cognitivamente ed emotivamente coloro che stanno attraversando grandi sfide della vita. Il Paese ospitante, nel quadro dei diritti umani, deve garantire l’accesso alla salute, al cibo e all’istruzione. È indispensabile fornire sostegno per costruire nuove relazioni affettive, mantenere la comunicazione familiare e stabilire ponti di adattamento ai nuovi luoghi e il rafforzamento spirituale. Così formeremo persone con valori più stabili, con una visione del futuro e con gli strumenti necessari per prendere decisioni che permettano di realizzare i loro sogni.
Anna Lisa Innocenti
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15 Apr 2019 | Focolari nel Mondo
I continui e lunghi black-out in tutto il Paese paralizzano i servizi di base e le attività commerciali rendendo difficilissima la vita della popolazione. Un dramma umanitario che crea anche profonde fratture sociali. Rosa e Óscar Contreras, famiglia della comunità dei Focolari, raccontano come sia possibile non farsi trascinare dalla disperazione e continuare, con fede e coraggio, ad essere tessitori di fraternità. “La situazione continua a peggiorare. – racconta Rosa – Qualche settimana fa, dopo 105 ore senza servizio elettrico, la nostra città era distrutta, soprattutto in ambito commerciale e finanziario. A rendere tutto più complicato è l’assenza o la presenza non costante di servizi pubblici come l’erogazione di acqua, la raccolta dei rifiuti, la telefonia e internet. E, poi, il fatto che i black-out nazionali continuino…” “Sentiamo comunque che, anche in questo momento, la vita deve continuare – spiega Oscar. – Siamo riusciti a riaprire la nostra azienda, che realizza articoli in legno e in acrilico, e riprendere alcune attività. È sempre una sfida rimanere in piedi e operativi nonostante la riduzione delle vendite. Enorme è lo sforzo per poter rispettare gli impegni nei confronti dei fornitori e dei dipendenti, senza che questo rappresenti un rischio di fallimento. Con creatività e disponibilità a cambiare costantemente strategia, abbiamo reagito alla iper-inflazione ed alle complesse politiche fiscali. Per questo abbiamo attuato un cambiamento totale nelle strutture salariali dei dipendenti, trovando nuovi modi per migliorare il loro reddito, incoraggiare una maggiore motivazione al lavoro ed ottenere risultati migliori.
E intanto, anche gli imprevisti non mancano. Fino a qualche tempo fa eravamo in grado di viaggiare per andare a trovare le persone ed essere loro vicini, ma, in questo momento, la nostra auto è stata danneggiata e ripararla è costoso, i tempi lungi dipendono anche dalla mancanza di elettricità. Intanto i nostri risparmi stanno finendo, anche se la Provvidenza di Dio non ci abbandona e recentemente siamo riusciti a comprare alcune cose necessarie per mantenerci in questo periodo”. “E ci siamo accorti di una quantità inimmaginabile di opportunità per vivere radicalmente il Vangelo – continua Rosa- Quotidianamente nei vicini e nei parenti troviamo tanta disperazione e mille necessità che costringono ad essere attenti, ogni momento, a condividere quel poco che abbiamo. Ogni volta ci chiediamo che cosa Maria, Giuseppe e Gesù farebbero al nostro posto. Abbiamo visto con gioia che un buon gruppo di vicini, invece di rimanere chiusi in casa propria, ha cominciato a fare amicizia, frutto, ci sembra, di molte iniziative che abbiamo realizzato in silenzio per aiutare e generare queste relazioni”. “La realtà, però, è che siamo esausti fisicamente, mentalmente ed emotivamente – confida Oscar – ma, pur essendo così, abbiamo la certezza che lo Spirito Santo ci aiuti e, attraverso di noi, sia Lui a poter dare agli altri la gioia e la speranza che cerchiamo di trasmettere. Una settimana fa, anche se eravamo senza servizio elettrico, abbiamo pensato di incontrare un gruppo di giovani e ragazzi del Movimento per condividere esperienze, riflessioni e guardare un film insieme. Tutti hanno raccontato che questi giorni difficili sono tuttavia favorevoli per generare molta comunione nelle loro famiglie: grazie all’assenza di telefoni cellulari, tv, scuola, lavoro e altri impegni, nascono dialoghi profondi nelle famiglie e si affrontano questioni delle quali non si parla mai. Molti hanno potuto pregare insieme e condividere con i vicini ciò che avevano. Interessante è constatare che c’è in tutti un’attenzione diversa quando si acquista qualcosa, perché lo si fa non solo in funzione della propria famiglia, ma valutando quanto possa essere utile anche ad altri”.
a cura di Anna Lisa Innocenti
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