Movimento dei Focolari

Vangelo vissuto: cosa avrebbe fatto Gesù al mio posto?

Mag 27, 2020

Una strada per restare uniti a Gesù è l’accoglienza della sua Parola. Essa permette a Dio di entrare nel nostro cuore per renderlo “puro”, cioè ripulito dall’egoismo, adatto a portare frutti abbondanti e di qualità.

Una strada per restare uniti a Gesù è l’accoglienza della sua Parola. Essa permette a Dio di entrare nel nostro cuore per renderlo “puro”, cioè ripulito dall’egoismo, adatto a portare frutti abbondanti e di qualità. Dare fiducia Era un uomo sulla quarantina, triste in volto, che si presentava male: vestiti malandati e sporchi, puzzo di alcol e nicotina… Non mi chiese soldi, ma lavoro, uno qualsiasi. Aveva chiaramente bisogno di aiuto. Cosa avrebbe fatto Gesù al mio posto? Decisi di invitarlo a casa mia dove avevo bisogno di alcune riparazioni. Prima ancora mi raccontò che era appena uscito di prigione e doveva pagare la libertà vigilata, ma non aveva nulla. Anche sua moglie lo aveva lasciato. Fece poi il lavoro indicato, che gli pagai. Prima di riportarlo nel luogo in cui passava la notte, mi chiese se avevo da proporgli qualche altro lavoretto. Sentiti alcuni amici, trovammo altre cose da fargli fare. Tornò diverse volte. Intanto fiducia e rispetto reciproci crescevano. Dopo circa un mese, non si fece più vivo. Temevo che fosse tornato in prigione. Poi, un giorno, mi chiamò al cellulare: “Grazie per tutto quello che hai fatto per me, per la fiducia che mi hai dato. Sono riuscito a pagare la libertà vigilata e ad acquistare un telefonino. Ora ho un lavoro fisso. Sono molto felice!”. (A. L. – Usa) Ciò in cui credo Sono parrucchiera e faccio servizio a domicilio. Un giorno sono stata chiamata da una giovane signora sposata da poco, che aspettava un bambino. Triste, mi ha confidato che aveva intenzione di divorziare perché la suocera le rendeva la vita impossibile. L’ho ascoltata a lungo, poi le ho consigliato di aspettare. Dopo alcuni giorni mi ha chiamato anche la suocera per farsi tagliare i capelli. E subito mi ha parlato male della nuora. “Che strano – ho replicato –, proprio due giorni fa ero a casa sua e l’ho sentita dire solo cose belle su di lei…”.  Quando ho incontrato di nuovo la nuora, le ho detto: “Sua suocera mi ha parlato bene di lei, le vuole tanto bene…”.  Alcuni giorni dopo la famiglia si è ritrovata in occasione di una festa. Suocera e nuora si sono riviste dopo mesi ed è stato un momento bellissimo, come loro stesse mi hanno poi raccontato. E ringraziandomi: “Chi ti insegna le cose belle che ci dici?”. Ho potuto così spiegare loro ciò in cui credo: quel Vangelo che insegna ad essere operatori di pace. (F. – Pakistan) Quasi per gioco Mio marito ed io avevamo notato nei nostri figli una scarsa conoscenza delle basi della fede cristiana. Allora ci siamo chiesti: perché non dar vita ad una sorta di corso di catechismo in famiglia? Ho incominciato io con Maria, Jutta e Ruben, badando a che i concetti fossero semplici e con riferimento alla vita quotidiana. Successivamente si sono aggiunti Jeroen e Rogier, Rose e Michel… Ne è nata un’esperienza originale, divertente e anche coinvolgente: si trattava infatti di preparare ogni settimana una specie di lezione che qualcuno dei bambini scriveva al computer e moltiplicava, mentre qualche altro preparava delle simpatiche cartelline dove conservare le dispense. I nostri figli erano così entusiasti che spesso, spontaneamente, invitavano i loro amichetti a partecipare; così si sono aggiunti altri. Quando abbiamo affrontato il tema dei sacramenti abbiamo avuto conferma di quanto poco fossero stati capiti, mentre ora sono diventati la ricchezza della nostra vita di fede.  E questo corso di catechismo nato quasi per gioco va avanti… (P. W. – Olanda)

 a cura di Stefania Tanesini

 (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VI, n.3, aprile-maggio 2020)

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla Newsletter

Pensiero del giorno

Articoli Correlati

Un’eredità preziosa: il Paradiso ‘49 di Chiara Lubich

Un’eredità preziosa: il Paradiso ‘49 di Chiara Lubich

Il 22 maggio 2026, presso la Sala Paolo VI della Pontificia Università Lateranense di Roma, si è svolta la prima presentazione del volume “Paradiso ‘49” di Chiara Lubich, una raccolta di scritti attraverso i quali la Fondatrice del Movimento dei Focolari, dà testimonianza e condivide la sua esperienza mistica vissuta tra il 1949 e il 1951.

Chiara Lubich: «Sai dove siamo?»

Chiara Lubich: «Sai dove siamo?»

E’ il 16 luglio 1949. Chiara Lubich si trova a Tonadico, sulle Dolomiti, nel nord Italia, per un periodo di riposo insieme ad alcune delle prime e dei primi compagni. Lì sono raggiunti dall’on. Igino Giordani, che Chiara chiamava Foco. Quel giorno Chiara e Foco stringono un Patto di unità, preludio all’esperienza spirituale e mistica che Chiara compirà tra il 1949 al 1951. Un periodo conosciuto come “Paradiso ‘49” i cui testi sono stati recentemente pubblicati in un volume. Nell’introduzione ad esso, il teologo Piero Coda, offre alcuni approfondimenti “Per una lettura teologica” del testo. Ne pubblichiamo uno stralcio, proprio legato al Patto del 16 luglio insieme ad un breve video di Chiara Lubich del 20 dicembre 1999, quando racconta ai Gen, i giovani dei Focolari, questa esperienza di luce.