L’amore di una famiglia

Un venerdì è arrivato Moisés su raccomandazione di un altro ragazzo venezuelano che vive nella stessa Casa-Rifugio e gli aveva detto di passare da noi, che avremmo potuto aiutarlo come migrante. Moisés è arrivato alcune settimane prima di Natale dalla Colombia, e aveva solo tre cambi di vestiti, tra l’altro tipicamente caraibici, che aveva portato con sé nel viaggio. Aveva freddo. Grazie a Dio ha trovato presto lavoro in un ristorante, lavando piatti e aiutando in cucina. Si tratta di pochi giorni a settimana, ma riceve pranzo e cena.
Così gli abbiamo consegnato vestiti invernali e una coperta perché dormiva per terra su un materassino che gli ha prestato il padrone di casa, un signore che ha anche accettato gentilmente che paghi l’affitto al ricevimento del primo stipendio. È stato davvero fortunato, perché appena arrivato ha già trovato lavoro, una stanza e un padrone di casa molto generoso. Non tutti i migranti hanno la stessa fortuna. Si è messo a piangere quando ha visto quello che gli consegnavamo e “l’amore della famiglia” (così lo ha definito) che riceveva.
È un giovane professionista contabile commerciale. Abbiamo pregato e chiesto a Dio che in futuro possa esercitare la sua professione.
(S.R. – Perù)
La vera ricchezza
Con mio cognato il rapporto continuava and essere difficile. Prima c’erano stati i debiti per una sua attività commerciale fallimentare gestita con inesperienza e poca avvedutezza, poi i gravi problemi di salute che gli richiedevano cure e operazioni costose e ogni volta il nostro intervento per rimediargli il denaro necessario, a costo di ipotecare la casa e di utilizzare i fondi accantonati per gli studi dei nostri due figli. Non era facile andare al di là dei limiti umani di quel nostro congiunto, ma al vedere come s’era ridotto ci veniva solo in mente quel Gesù abbandonato che io e mio marito volevamo amare. Forse nessuno ci avrebbe biasimati se non avessimo continuato a pagare per gli errori altrui, eppure, come cristiani, eravamo chiamati a seguire un’altra logica. Quando ne ho parlato con mio marito, lui ha accennato ad un conto che aveva aperto in banca per delle emergenze: anche se avremmo perso gli interessi, lo metteva a disposizione del fratello. Subito dopo ci siamo sentiti più in pace e più uniti tra noi. Ecco la nostra vera ricchezza.
(C. – Corea del Sud)
A cura di Maria Grazia Berretta
(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno XII– n.1° gennaio-febbraio 2026)
Foto: © Taylor Nicole – Unsplash / © Silvano Ruggero




La nostra vocazione è credere in Dio che è Amore e in Gesù che ce l’ha rivelato. Questo ci porta a mettere Dio al primo posto nella nostra vita e seguire Gesù che ci insegna la strada per arrivare a Dio.
Grazie Elena! Hai descritto benissimo cosa succede quando s’incontra improvvisamente la malattia. Nel mio caso fortunatamente non è grave, ma lo stesso mi ha sconvolto la vita e dopo più di due anni ancora fatico a riprendermi in tutti i sensi. Ma ce la voglio fare! La malattia è una grande maestra. Tanti auguri!