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13 febbraio 2013
In questo scritto Igino Giordani ci suggerisce il rimedio per rialzarci da ogni crollo, vivendo il periodo della Quaresima spostando più in alto la meta della vita umana.

Al cristiano non è consentita la disperazione; non è consentito abbattersi. Possono crollare le sue case, disperdersi le sue ricchezze: egli si rileva, e riprende a lottare: a lottare contro ogni avversità. Gli spiriti pigri, accovacciati nelle consuetudini facili e comode, si spaventano all’idea della lotta. Ma il cristianesimo ci sarà finché resiste la fede nella resurrezione. La resurrezione di Cristo, che in sé c’inserisce e della sua vita ci fa partecipi, ci obbliga a non disperare mai. Ci da il segreto per rilevarci da ogni crollo. La quaresima è – e deve essere – anche un esame di coscienza, attraverso cui potessimo contemplare quel che di spento brulica al fondo della nostra anima e della nostra società, dove si aggancia la miseria d’un cristianesimo fattosi in molti di noi ordinaria amministrazione, senza palpiti e senza impeti, come vela senza vento. Deve essere, la resurrezione di Cristo, motivo di rinascita della nostra fede, speranza e carità: vittoria delle nostre opere sulle tendenze negative.La Pasqua a noi insegna a sconfiggere le passioni funerarie per rinascere. Rinascere ciascuno, in unità di affetti, col vicino, e ogni popolo, in concordia di opere, per stabilirci nel regno di Dio.

Questo si traduce in una costituzione sociale, mediante un ordinamento che con un’autorità,  leggi e sanzioni, agisce per il bene degli uomini e arriva al cielo, ma attraverso la terra. E si modella sull’ordine divino. La sua legge è il Vangelo, e comporta l’unità, la solidarietà, l’eguaglianza, la paternità, il servizio sociale, la giustizia, la razionalità, la verità, con la lotta alla sopraffazione, alle inimicizie, all’errore, alla stupidità… Cercare il regno di Dio è quindi cercare le condizioni più felici per l’espressione della vita individuale e sociale.

E si capisce: dove regna Dio, l’uomo sta come un figlio di Dio, un essere d’infinito valore, e tratta gli altri uomini ed è trattato da loro come fratello, e fa agli altri quel che vorrebbe che gli altri facessero a lui. E i beni della terra sono fraternamente messi in comune, e circola l’amore col perdono, e non valgono barriere, che non hanno senso nell’universalità dell’amore. Mettere per fine primo il regno di Dio, dunque, significa innalzare la meta della vita umana.

Chi persegue per prima cosa il regno dell’uomo persegue un bene soggetto a rivalità e contestazioni. Invece l’obiettivo divino trae gli uomini più su del piano delle loro risse e li unifica nell’amore. Poi, in quella unificazione, in quella visione superiore delle cose della terra, anche la faccenda del mangiare, vestire e godere riprende le sue proporzioni, si colora d’un senso nuovo e si semplifica nell’amore, e si ha la vita piena. In questo senso anche per noi, Cristo ha vinto il mondo.

Igino Giordani, Le Feste, Società Editrice Internazionale (S.E.I.), Torino, 1954.

(500)Regole

Maria de Fátima Assunção da Silva Palmeira

31 marzo 2013 at 21:50

Como são enriquecedoras estas reflexões de Foco! Ao mesmo tempo aprofundam em nós o compromisso com a vivência da nossa fé.
Que nesta Páscoa as sugestões de Foco nos ajudem!
Maria de Fátima (Assunta)

Tina

8 marzo 2013 at 11:23

Ieri sera all’incontro della Parola di Vita, si stava scivolando sul pessimismo quando mi sono ricordata di avere con me questo scritto di Igino Giordani. L’ho letto e subito l’aria è cambiata e la serata è stata un crescendo di positività che ci ha “rifatti nuovi”. grazie Igino.

Kenneth

20 febbraio 2013 at 07:21

Again Foco brings to the fore that we LIVE to LOVE, which to me also means that if we Love then we are alive.

Thank you Newsletter Staff.

Carlos Fonsêca

15 febbraio 2013 at 13:31

Muito oportuna e alentadora a mensagem de Igino Giordani; nos trás alento para a vida e esperança na ressurreição, além de nos recolocar diante do nosso eu e da sociedade.

jose jaquez

15 febbraio 2013 at 00:53

Hermoso escrito de Igino Jordani. Hace falta poder llevar estso mensajes a todo el mundo y atodas las culturas.