Movimento dei Focolari

“Non vedo l’ora che arrivi il giovedì”

Feb 14, 2006

M. ha 26 anni. Sta bene e per il momento riesce a lavorare. Recentemente ha raccontato la sua esperienza a 50 ragazzi di una parrocchia di Bamenda, dicendo che lo faceva perché nessuno soffrisse quanto lui. «Quando ho saputo che avevo l’Aids, ho pianto così tanto che non riuscivo più ad aprire gli occhi. Una signora si è avvicinata per consolarmi e mi ha parlato del Club. Ho pensato: non ci andrò mai. Dopo un po’, però, stavo così male che ho deciso di venire ad Akum, con la speranza di ricevere delle medicine. Ero il primo, quel giovedì mattina, ed avevo tanta paura...

M. ha 26 anni. Sta bene e per il momento riesce a lavorare. Recentemente ha raccontato la sua esperienza a 50 ragazzi di una parrocchia di Bamenda, dicendo che lo faceva perché nessuno soffrisse quanto lui. «Quando ho saputo che avevo l’Aids, ho pianto così tanto che non riuscivo più ad aprire gli occhi. Una signora si è avvicinata per consolarmi e mi ha parlato del Club. Ho pensato: non ci andrò mai. Dopo un po’, però, stavo così male che ho deciso di venire ad Akum, con la speranza di ricevere delle medicine. Ero il primo, quel giovedì mattina, ed avevo tanta paura. A poco a poco altre persone sono arrivate e mi salutavano come se mi conoscessero da sempre. Ho ricevuto medicine che mi hanno aiutato e da quel giorno – sono adesso 7 mesi – non sono mai mancato. La cosa più bella per me è aver trovato degli amici. Quando arriva il mercoledì è come quando da piccolo la mamma mi diceva che avremmo fatto un viaggio: ero felice ed emozionato. Così è ora per me ogni mercoledì: non vedo l’ora che arrivi il giovedì per poter andare al Club». B., invece, è uno dei più anziani del gruppo di Akum. «Non finisco mai di imparare. L’altro giorno avevo fame e volevo mangiare corn foufou, ma avevo solo 200 franchi (0,30 €). Mentre andavo a comprarmi il cibo, ho incontrato un bambino che mi ha chiesto aiuto. Cosa fare? Ho ricordato che qui parliamo sempre del “dare” e così gli ho dato quei 200 franchi. Faccio solo due passi e una signora mi chiama per nome. Non l’ho riconosciuta, ma lei sì. Mi ha detto che due anni fa avevo aiutato suo figlio che non stava bene. Mi ha invitato a casa sua e cosa c’era da mangiare? Corn foufou! Ero molto felice, ma dopo è venuto il figlio che mi ha salutato con tanta gioia e mi ha dato anche 5.000 franchi. Ho visto che le parole che impariamo ad Akum sono proprio vere». N. ha 30 anni e frequenta il centro da un anno e mezzo. «Quando entro da questo cancello so che sono in un altro mondo: qui tu sei amato come sei, con amore sincero. Un giorno, mentre andavo a casa, ho visto una studentessa con il vestito tutto strappato. Era stata colpita dalla folla durante una manifestazione. Le ho dato il mio pullover dicendole che, siccome era l’unico che avevo, sarei stata felice se me lo avesse restituito l’indomani. Non ero preoccupata: dopo tutto ogni giovedì ad Akum, non parliamo di amare? Quando arrivo a lavoro, il giorno dopo, gran sorpresa: un sacchetto con il mio pullover e tante cose in regalo».

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