Movimento dei Focolari

Armonia for Peace: La marcia (virtuale) che non si ferma

Dic 2, 2020

Giunta alla sua ottava edizione, la marcia che è parte del festival “Armonia fra i Popoli”, non si ferma neppure con il Covid. Ne parliamo con Antonella Lombardo, direttrice artistica della scuola di danza Laboratorio Accademico Danza (LAD) a Montecatini (Italia) e promotrice dell’evento.

Giunta alla sua ottava edizione, la marcia che è parte del festival “Armonia fra i Popoli”, non si ferma neppure con il Covid. Ne parliamo con Antonella Lombardo, direttrice artistica della scuola di danza Laboratorio Accademico Danza (LAD) a Montecatini (Italia) e promotrice dell’evento. Li abbiamo visti nei luoghi più disparati in questi mesi di pandemia: pianisti, violinisti, rocker, cantanti pop e d’opera sui tetti, nelle piazze, nei parchi, sempre mantenendo la giusta distanza. Questo a dimostrare che niente e nessuno può arrestare l’espressione artistica, neppure un virus mondiale. Ne è più che convinta anche Antonella Lombardo, direttrice artistica della scuola Laboratorio Accademico Danza a Montecatini, vicino a Firenze (Italia) e ideatrice del festival “Armonia fra i Popoli” che da 15 anni promuove l’idea della ricerca dell’armonia possibile attraverso l’arte, come strumento trasversale e universale. L’edizione 2020 non si è fermata neppure con il Covid. In che forma si è svolto il festival quest’anno? La marcia “Armonia for peace” è uno degli appuntamenti principali del festival “Armonia fra i Popoli” e sapevamo che quest’anno non avremmo potuto realizzarla in modo tradizionale. Il formato virtuale era l’unica possibilità per non fermarci e così l’abbiamo lanciato il 12 novembre scorso. Alle scuole del territorio in cui ci troviamo ma anche oltre, fuori dall’Italia, abbiamo rivolto l’invito di realizzare video che esprimessero il significato della pace. La risposta è stata incredibile: nonostante molte scuole ora in Italia utilizzino, da un certo grado in su, la didattica a distanza, gli insegnanti hanno sostenuto il progetto, i ragazzi hanno risposto con entusiasmo e tutto ha assunto un valore superiore, anche dal punto di vista della costruzione delle relazioni. I docenti hanno collaborato tra loro, tante classi hanno realizzato i video che abbiamo postato sulla pagina Facebook dell’Associazione Culturale DanceLab Armonia e abbiamo ricevuto lavori non solo dall’Italia, ma anche da altri Paesi come la Francia e la Giordania. Ha così preso forma una maratona digitale estremamente variegata che dice “pace” nelle forme artistiche e coreografiche più diverse. Del materiale che avete ricevuto c’è qualcosa che ti ha colpito in modo particolare e perché? Ci hanno colpito in primis le interazioni nate tra i ragazzi: non sappiamo dove tutto questo arriverà e il fatto che si siano messi insieme per lavorare su cosa significhi costruire la pace, oggi, è forse la cosa più importante. Con i loro insegnanti hanno dovuto tirar fuori delle idee per poter realizzare i video; sono andati a fondo sul senso della pace, sul fatto che non è uno slogan e questo ha fatto sì che abbiano dovuto scavare nel cuore di ciascuno. Persino i funzionari pubblici dei Comuni del nostro territorio che hanno visto nascere e crescere il festival “Armonia fra i Popoli” si sono entusiasmati e ci hanno detto che è stata una delle attività più belle che hanno segnato la loro vita. Insomma queste relazioni sono il frutto più bello: relazioni vere, basate su rapporti costruiti sul bene reciproco. Quali progetti avete ora? In collaborazione con la Custodia di Terra Santa ed in particolare con il sostegno di padre Ibrahim Faltas e la Fondazione Giovanni Paolo II, stiamo lavorando per realizzare una scuola di danza a Betlemme. Questo progetto vuole essere uno spiraglio di speranza per dare dignità a tanti bambini che, in questi territori sono prigionieri a cielo aperto. Un altro progetto è quello del Campus Internazionale di alta formazione nella danza che avrà sede in Italia ma è internazionale. Sarà un luogo di formazione in cui l’arte si farà strumento per infrangere ogni tipo di barriera; sarà un cantiere di formazione per tutti i giovani che vorranno lasciare un segno e usare questo linguaggio per portare la bellezza ovunque anche dove sembra impossibile.

Stefania Tanesini

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