20 Dic 2018 | Cultura
Un premio a chi si impegna a fare azioni di fraternità nel territorio che amministra, a chi cerca di tradurre in azione politica e impegno civile questo valore universale. Sono aperte fino al 15 gennaio 2019 le iscrizioni o le proposte di candidatura al “Premio Internazionale Chiara Lubich per la fraternità” che ogni anno viene e assegnato ad Enti Locali (Province, Regioni, Comunità Montane, ecc.) di ogni parte del mondo e di qualunque dimensione. Vengono premiati progetti che istituiscono o diffondono, nel territorio principalmente locale, ma anche nazionale e internazionale, pratiche di fraternità universale, secondo le diverse accezioni di significato di tale principio; stimolano i cittadini a impegnarsi per il bene comune e a partecipare alla vita della comunità civile; favoriscono la crescita di una cultura della cittadinanza attiva e inclusiva. E che favoriscono sinergie: tra Amministrazioni, comunità locali e società civile organizzata (associazioni, gruppi, comitati, ecc.) con ricadute in tali realtà.Le azioni devono essere rappresentative di un modo di amministrare il territorio non episodico, consapevole del valore della fraternità. I progetti possono essere esposti attraverso elaborati di testo, elaborati ipertestuali e/o multimediali, elaborati audiovisivi. Tutte le candidature e/o le segnalazioni (con relativo materiale in allegato) devono essere inviate alla Presidenza dell’Associazione “Città per la Fraternità”, c/o Comune di Castel Gandolfo, Piazza Libertà, 7 – 00040 Castel Gandolfo – Roma (Italia). I materiali (se la dimensione ne consente l’invio digitale) possono essere spediti via mail a: associazionecittafraernita(at)gmail.com oppure info(at)cittaperlafraternita.org Nella domanda vanno indicati: nome del Comune/Ente/organizzazione, dati del Sindaco in carica, indirizzo completo e contatti; il nome del progetto o dell’iniziativa ed un abstract di massimo di tre cartelle A4; un allegato (nelle forme previste) che descriva il progetto e il suo processo. La premiazione avverrà a S. Maria Capua Vetere- Caserta (Italia) nel febbraio 2019. Per informazioni: Associazione Città per la fraternità – telefono +39 340 4182127 – +39 347 4573988; e-mail: associazionecittafraternita(at)gmail.com- info(at)cittaperlafraternita.org. (altro…)
17 Dic 2018 | Sociale
Christopher Jiménez, della comunità dei Focolari del Messico, racconta il lungo esodo dei migranti partiti dall’Honduras e da settimane ai piedi del muro che li separa dagli Stati Uniti. «Il 12 ottobre, una chiamata a raccolta attraverso i social network – afferma Christopher Jiménez, che collabora con l’associazione Promozione Integrale della Persona (PIP) – è diventata in breve tempo virale. Più di mille honduregni sono partiti da San Pedro Sula», città che per anni, fino al 2014, è stata considerata tra le più violente del pianeta. Tutto il mondo, da allora, sta assistendo a quello che da molti è stato definito un esodo biblico. «Una settimana dopo, mentre la carovana oltrepassava il confine con il Messico, numerose organizzazioni della società civile e agenzie governative si erano già messe in campo per fornire assistenza umanitaria, prima in Chiapas, quindi a Oaxaca e Veracruz». A quel punto, non si trattava più di un singolo contingente di migranti, ma di diversi gruppi che procedevano a ondate, a piedi o con mezzi di fortuna, attraversando il Paese per migliaia di chilometri. «A fine ottobre – prosegue Christopher – quando era ormai imminente il loro arrivo a Città del Messico, nella capitale, a causa di un grave problema idrico, era stata programmata l’interruzione dell’acqua potabile per oltre quattro milioni di abitanti. Eppure, nonostante i disagi e il freddo intenso, molte organizzazioni civili e religiose hanno risposto all’invito della locale Commissione per i diritti umani, allestendo un campo umanitario a ovest della città. Anche i Focolari hanno aderito. Una trentina di persone, tra cui medici, infermieri, studenti, casalinghe, si sono prodigate nei punti di soccorso e di distribuzione di pasti e indumenti. Nel frattempo, un altro gruppo ha organizzato una raccolta di generi di prima necessità e una associazione civile che si ispira allo spirito del Movimento ha offerto collaborazione tecnica e logistica». La mattina del 5 novembre, circa cinquemila migranti sono arrivati nella capitale. Nei giorni successivi, quasi diecimila persone hanno ricevuto accoglienza, cibo, coperte, vestiario. «Nonostante la solidarietà di molti, il loro passaggio non è stato esente da attriti e toni di violenza. Alcuni incidenti sono stati sul punto di provocare episodi gravi di xenofobia. Ora l’ondata di migranti attende con impazienza sotto il muro invalicabile che separa la città messicana di Tijuana dagli Stati Uniti. Ci aspettiamo giorni di grande incertezza. Ma nel loro passaggio, pur tra le insidie di un percorso molto complesso, hanno indicato al cuore del popolo messicano la direzione verso cui muove il loro sogno».
Chiara Favotti
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17 Dic 2018 | Sociale
Anche se i riflettori mediatici si accendono a intermittenza sul dramma che continua a consumarsi alla frontiera tra Messico e USA, sono molte le persone e le organizzazioni, tra cui i Focolari, che non abbandonano i migranti. Nelle ultime settimane, notizie e immagini della colonna composta da migliaia di persone in marcia dall’Honduras verso il confine con gli Stati Uniti hanno fatto il giro del mondo. «In questa regione, il fenomeno migratorio è molto comune» ci ha spiegato Sandra Garcia-Farias Herrera della comunità dei Focolari del Nord-ovest del Messico. «Mexicali e Tijuana sono città di confine, cresciute proprio per l’alto numero di persone arrivate qui con il sogno di entrare negli Stati Uniti. Ma quello a cui abbiamo assistito nell’ultimo mese non ha precedenti. La popolazione stessa non comprende come il fenomeno sia arrivato a queste proporzioni e cosa abbia spinto tante famiglie a lasciare tutto, anche in avverse situazioni climatiche, e mettersi in viaggio. Qui la strada finisce, e il loro sogno sembra infrangersi. Le strade e i luoghi pubblici sono diventati accampamenti. La confusione è grande, abbiamo assistito ad azioni di violenza, alla chiusura dei varchi di ingresso agli USA, al posizionamento di filo spinato sopra il muro, al dispiegamento ingente di forze di polizia a presidio dei confini, anche con elicotteri e veicoli speciali che prima non avevamo mai visto. Sembra che stia per scoppiare una guerra. La mancanza di informazioni sulle ragioni che li hanno spinti a partire, ma anche le notizie diffuse dai media e dai social network hanno suscitato tra gli abitanti del Messico sentimenti contrastanti, anche di ostilità e sdegno, fino a episodi di xenofobia». Mentre alcuni giovani dei Focolari stanno cercando il modo di poter entrare nei campi destinati ai migranti, in quest’ultima tappa del loro percorso messicano, altri li hanno avvicinati per strada, cercando di capire le loro motivazioni, ma soprattutto le loro necessità. Una famiglia ha accompagnato in macchina fino a Tijuana due donne con bambini piccoli, per evitare loro un percorso molto difficoltoso. Altri ancora, che lavorano in un centro educativo, hanno proposto agli studenti un cambio di atteggiamento culturale, per manifestare ai migranti la solidarietà e il senso di fraternità dovuti ad ogni uomo. «La priorità è ora anche quella di contrastare la confusione dilagante e gli atti di intolleranza che ne sono derivati, anche tra i giovani. Occorre diffondere la cultura dell’accoglienza».
Chiara Favotti
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14 Dic 2018 | Collegamento
Nel mondo esistono tante buone pratiche, esperienze profetiche che favoriscono modelli economici alternativi orientati allo sviluppo umano e alla sostenibilità. Il convegno Prophetic Economy ha fatto da ‘rete’ per unire alcune di queste esperienze che vogliono cambiare il mondo… https://vimeo.com/301618757 (altro…)
11 Dic 2018 | Ecumenismo
Avvocati, giudici e studenti in legge di diverse denominazioni cristiane si sono ritrovati nel novembre scorso per guardare all’impegno professionale a partire dal Vangelo. “Il Vangelo ha profonde implicazioni anche nel mondo legale e la Lawyers’ Christian Fellowship (LCF, associazione di giuristi cristiani) vuole portare la Buona Novella di Gesù in questo contesto”. È quanto si legge sulla pagina web della storica organizzazione britannica che dal 1852 raccoglie giuristi, avvocati e studenti di diverse denominazioni cristiane. Tre le aree di impegno sviluppate in 150 anni di attività: vivere secondo le “leggi” evangeliche nel lavoro quotidiano; formare i giovani giuristi e agire a livello internazionale. Ed è in quest’ultimo filone che s’inserisce la conferenza: “Un giurista secondo il cuore di Dio: la lezione del Salmo 119” a cui è stata invitata a partecipare anche Comunione e Diritto (CeD), la rete internazionale che raccoglie giuristi, avvocati e studenti animati dalla spiritualità dei Focolari. Abbiamo rivolto alcune domande a Elisabetta Scomazzon e Pasquale De Rosa, consulenti in ambito giuridico-canonico, che vi hanno partecipato a nome di CeD. Qual è il “focus” di questi incontri tra giuristi di Chiese diverse? Elisabetta Scomazzon – È la fede il centro e il legame più forte che ci unisce, ancor prima della professione giuridica. Questi incontri sono particolarmente significativi perché si passa dall’essere uniti affettivamente, alla ricerca delle possibili vie anche in campo giuridico, ad esempio attraverso un impegno chiaro e manifesto in difesa delle fasce più deboli della società. Sono scelte queste in cui il diritto può contribuire a costruire relazioni più fraterne e capaci di atteggiamenti costruttivi.
Quali sono i punti in comune e quelli su cui occorre ancora lavorare, giuridicamente parlando, che avete trattato? Pasquale De Rosa – In comune abbiamo soprattutto l’impegno di testimoniare la vita cristiana nella professione, ad esempio nel rapporto avvocato-cliente e nei diversi ambiti dove opera un giurista come cristiano: essere testimoni autentici, portatori della novità che il cristianesimo reca in sé. Il nostro lavoro procede in parallelo con il cammino delle nostre Chiese di appartenenza e si tratta per noi di collaborare insieme, a cominciare da quello che Chiara Lubich definiva il dialogo della vita, condividendo le nostre esperienze come giuristi, ad esempio un tema caldo è quello dei diritti umani e sulla loro declinazione nelle numerose sfide attuali. In che modo uomini e donne “di Diritto” di Chiese diverse possono contribuire alla pace e all’armonia delle rispettive società, in un clima come quello attuale, percorso da idee e prassi divisive? Elisabetta Scomazzon – Ogni popolo e nazione si dà delle regole, ha un ordinamento e anche il Diritto può essere uno strumento di comunione che aiuta a trovare risposte alle domande urgenti del nostro pianeta e al grido dell’umanità che subisce ingiustizie, sfruttamenti, guerre. Trovare delle soluzioni nel campo giuridico, insieme, cristiani di Chiese diverse, può non essere un’utopia, ma una grande opportunità e un’occasione per dare speranza che l’unità è possibile.
a cura della Redazione
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