Questo momento dell’umanità indubbiamente è molto difficile: guerre che si prolungano, polarizzazioni di ogni tipo, grandi quantità di persone che lasciano la propria terra in cerca di un futuro migliore che gli viene negato, cambiamenti climatici, catastrofi naturali…
Chiara Lubich, alla fine del 2001, ha scritto questa preghiera alla Madonna dei nodi su richiesta di una persona che le aveva inviato una cartolina con l’immagine da un dipinto del 1700 conservato nella chiesa di San Pietro di Ausburg. Sembra scritta per i momenti attuali che sta attraversando il mondo.
Ieri ho vissuto uno di quei momenti che non si dimenticano facilmente con una delle mie collaboratrici. È una giovane donna che ha un figlio disabile e un ex marito violento con cui è in corso un processo.
Si impegna moltissimo sul lavoro e ho pensato di darle un bonus economico perché aveva portato a termine, con grande dedizione, un incarico che le avevo affidato. Anche se, data la sua situazione, ha qualche assenza dovuta al processo con l’ex marito o per alcune difficoltà con suo figlio, è sempre disposta a lavorare. Quando le ho dato il premio in contanti, si è messa a piangere. Durante il fine settimana le avevano rubato dei soldi a un bancomat e questo le serviva a compensare quella perdita, ed era una somma superiore a quella subita. È stata un’occasione per parlarle della Provvidenza, e poi mi sono ricordata di ciò che avevo sentito in un incontro di Economia di Comunione, ovvero che «dobbiamo anticipare i bisogni degli altri». Le ho anche concesso un anticipo sui salari che lei, per pudore, non osava chiedere. Siamo solo amministratori.
CK (Argentina) (da “Noticias de familia”)
Solidarietà
Sono un anziano sacerdote collaboratore in una parrocchia di Milano, Italia.
Seguo anche alcune persone in difficoltà, sole, che aiuto con offerte che ricevo. Ultimamente una situazione si è aggravata. Avevo già prenotato una casa di accoglienza estiva per alcuni giorni di vacanze, e per le spese extra mi ero riservato €140. Ho deciso, dopo un momento di preghiera, di dare la metà alla persona nel bisogno e io mi tenevo il resto.
Questa mattina, terminata la messa, un anziano mi si avvicina e mi da una busta con 150 €. Ancora una volta non mi sono trovato solo a gestire questa solidarietà.
PL (ci scrive da Milano, Italia)
Riconoscersi
Qualche tempo fa ho iniziato a prestare attenzione a quelle persone che pochi notano e a cui nessuno rivolge nemmeno un saluto. Un giorno, mentre correvo per prendere l’autobus, ho perso il portamonete e sono tornato indietro a cercarlo. Ho trovato uno spazzino che lo aveva trovato e stava cercando di rintracciarmi. Samuel non ha voluto accettare alcun compenso e da allora ci siamo visti molte volte a bere un caffè.
Fátima è marocchina, musulmana, e lavora come addetta alle pulizie in un ristorante del quartiere. Col passare del tempo mi ha raccontato molte cose della sua famiglia e della sua terra. Abbiamo parlato di credenze, di fede e di rispetto, e lei mi dimostra il suo affetto ogni volta che mi vede, perché nessuno si ferma a parlare «con quella delle pulizie».
Chaouki è un cuoco tunisino che ha lavorato in Italia e in Germania, parla molte lingue ed è una persona di grande cultura. Ha rilevato un ristorante che si chiama «Cittadino del mondo»: un vero e proprio programma di rispetto e tolleranza. Gli ho detto che la pensavo come lui e che mi faceva piacere condividere idee e azioni per un mondo migliore. Un giorno sono andato a fare colazione con alcune amiche e la loro sorpresa è stata simile alla mia nel vedere persone di varie provenienze che la pensano come lui. È fantastico sentirsi circondati da persone perbene che non fanno rumore.
Franco e Anna sono sposati dal 1991 e hanno tre figli: Benedetta, Francesca e Federico. Ad agosto del 2025 Franco è partito improvvisamente per il Cielo, all’età di 63 anni. Questa notizia ha scosso gli animi di tante persone, non solo nella loro città, Poggio Mirteto (Italia), ma anche fra tanti amici del Movimento dei Focolari che lo hanno conosciuto, sia quando era Gen (giovani dei focolari) e, infiammato dall’Ideale dell’Unità, aveva detto il suo “Sì” alla chiamata a vivere per Gesù, sia anche per il suo lavoro (ha lavorato per anni alla casa editrice Città Nuova) che lo aveva portato ad incontrare tante persone.
Insieme ad Anna il loro “Sì” iniziale a formare una famiglia fedele al “dove due o più…”, si arricchisce, lungo il loro percorso di vita insieme, con l’impegno nella comunità locale, in particolare nel Movimento Famiglie Nuove (diramazione dei focolari, composto da famiglie che si propongono di vivere la spiritualità dell’unità) e con l’accompagnamento delle coppie nel loro percorso di preparazione al matrimonio e al battesimo dei figli.
Dopo un lungo periodo nella casa editrice, Franco ha iniziato una nuova esperienza lavorativa come docente di religione in un Istituto tecnico, spendendosi tutto nel cercare di aiutare i suoi alunni a crescere serenamente, pur nelle difficoltà e nei dolori personali che gli venivano confidati dai ragazzi stessi. Il ricordo più vivo in tutti sono le lezioni all’aperto, all’ombra degli alberi, nel giardino esterno alla scuola, la sua profonda capacità di ascolto, il suo sorriso. Sorriso che anche i colleghi hanno conosciuto insieme al suo impegno a creare nella scuola un clima di famiglia con passeggiate in montagna e momenti conviviali.
Nell’ultimo periodo di vita il suo “Sì” alla chiamata a diventare Diacono al servizio della Chiesa. Lo ha fatto con umiltà, nel silenzio ma sempre presente, pronto ad aiutare chi era in difficoltà. Chi lo ha incontrato ricorda che, sempre con il suo grande sorriso, riusciva a trasformare gli animi di chi gli passava accanto.
Nelle foto, da sinistra: Franco con la famiglia; una gita in montagna; nel suo servizio come diacono
La loro casa era sempre aperta a tutti e lo è tutt’ora: tanti amici sostengono Anna e i loro figli, grazie all’amore seminato in questi anni.
Anche durante il ricovero di Franco in ospedale, l’ultima settimana prima del decesso, i medici sono rimasti colpiti per il continuo afflusso di giovani che andavano a trovarlo per un ultimo saluto, un abbraccio alla famiglia, o semplicemente essere lì presenti al loro fianco per una preghiera insieme.
Un suo collega, che si definiva non credente, lo ha salutato come “la persona più vicina al Vangelo” che avesse mai conosciuto.
Al suo funerale una chiesa gremita di gente, tantissimi giovani anche sul sagrato: “Hai parlato di fede ma ci hai insegnato l’amore”, uno dei loro striscioni; sull’altare una schiera di sacerdoti e diaconi intorno al vescovo Mons. Ernesto Mandara.
Durante l’omelia, don Mauro Guida, parroco della Cattedrale di S. Maria Assunta in Poggio Mirteto, citando i Santi Lorenzo, Chiara, Giovanna, Ponziano e Ippolito, ricordati dalla Chiesa nei giorni precedenti, ha detto: “Ogni volta, ogni nome, ogni parola, ogni volto di santità, sembrava il ritratto del nostro caro Franco. Come una volta i bambini mostrandosi le figurine ripetevano il ritornello “ce l’ho, ce l’ho…”, così Franco era diventato improvvisamente l’immagine di chi aveva qualunque qualità si potesse descrivere, o anche solo immaginare; «santità della porta accanto», l’aveva chiamata Papa Francesco”.
“Si resta profondamente commossi alla notizia della chiamata al Cielo di Franco ed estasiati a seguire il suo profilo – hanno affermato in una lettera, Margaret Karram e Jesus Moran, Presidente e Copresidente (nel 2025) dei focolari -. Preghiere e profonda gratitudine per la sua vita così bella e luminosa. Nella certezza che sia già accolto da Gesù, lo sentiamo protettore di Famiglie Nuove e delle Nuove Generazioni. Uniti in modo specialissimo ad Anna e figli”.
Nelle foto: inaugurazione dell’aula all’aperto nella scuola dove insegnava
La scuola in cui Franco ha lavorato, l’IIS Gregorio da Catino di Poggio Mirteto, ha voluto realizzare un’aula all’aperto intitolata a lui. Questo il post pubblicato sulla pagina Facebook della scuola: “ci sono professori che lasciano un segno indelebile per il loro modo di guardare il mondo: Franco Fortuna era uno di loro. Per ricordare l’amore che aveva per le lezioni all’aperto, oggi (5 giugno 2026) abbiamo inaugurato una vera e propria aula esterna(…). Ci auguriamo che possa diventare un luogo dove gli studenti possano continuare a imparare, a confrontarsi e a sognare, proprio come avrebbe voluto il prof. Fortuna”.
Lorenzo Russo Foto: per gentile concessione della famiglia Fortuna
Video in lingua inglese. Attivare i sottotitoli e scegliere la lingua desiderata
Per raccontarvi questa storia, devo presentarvi il mio amico Anthony.
A quel tempo lui viveva nel New Jersey.
Soffriva di una malattia cronica ai reni e per questo doveva fare, 3 giorni alla settimana, la dialisi. Come potete immaginare questo complicava la sua vita quotidiana.
Un giorno ho pensato: “Ehi, magari potrei donargli un rene”. Era solo un pensiero passeggero che mi era venuto e che non ha avuto seguito. Non ne ho nemmeno parlato con nessuno.
Un paio di mesi dopo, sono andato ad un ritiro pasquale. Il primo giorno sono andato in cappella per prepararmi un po’ al ritiro. D’un tratto questa domanda è tornata alla mente: “Jean Pierre, vuoi ancora donare un rene?”
La domanda mi ha colto di sorpresa perché non ci avevo più pensato in quei mesi, ma in quel momento, lì in cappella ci ho pensato, ho pregato, e ho pensato “Si, voglio andare avanti con questa idea. E voglio vedere se questa possa veramente diventare una possibilità.”
Il giorno dopo, durante il ritiro, in un momento di condivisione ha parlato Gidget, la figlia di Anthony. Ha raccontato come, durante la sua adolescenza, sua madre avesse sofferto molto. La madre soffre di lupus e di una malattia ai reni. Ora, molti anni dopo, suo papà stava vivendo la stessa malattia ai reni.
E ha continuato: “Anche se come famiglia abbiamo sofferto così tanto, non cambierei questa esperienza per nulla al mondo”. Questo perché, avendo riconosciuto Gesù sulla croce in quella sofferenza, aveva sentito di essere più vicina a Dio. E poi Inoltre questo aveva molto rafforzato i legami in famiglia fra tutti.
Dopo aver detto questo Gidget lascia il palco, ma poi ritorna, prende il microfono di nuovo e dice: “A proposito, se qualcuno fosse interessato a saperlo, il gruppo sanguigno di papà è 0 positivo”.
Questa frase è stata per me un colpo perché anch’io sono 0 positivo. Ho sentito che l’unica ragione per cui Gidget aveva condiviso questo era perché io lo sentissi.
Ho capito allora che Dio mi aveva dato la possibilità, il giorno prima, di prendere quella decisione con pace e nella libertà, solo fra Lui e me in quel momento in cappella. Questo era un dono.
Poi le cose sono andate avanti. Abbiamo parlato anche con altri della comunità del focolare, abbiamo fatto alcuni esami del sangue e dei tessuti. Tutto era compatibile.
Alcuni mesi dopo abbiamo fatto il trapianto del rene.
Certo, si parla anche delle conseguenze… insomma, che si può vivere con un solo rene. Ma, ovviamente, io non ci avevo pensato affatto. Sentivo che non era solo una mia scelta, ma mi sembrava anche una sorta di incoraggiamento da parte di Dio, del tipo: “Ehi, se vuoi, questa potrebbe essere una possibilità…”.. Era stato come un invito discreto da parte Sua a farmi fare quel passo per amore per Lui. Anche questo c’era nei miei pensieri.
Ovviamente io e Anthony abbiamo trascorso alcuni giorni in ospedale. Da parte mia sentivo una grandissima gioia nel cuore. Non era una gioia del tipo “io ho fatto qualche cosa”, ma percepivo che era una gioia che veniva da Dio. Era profondissima grandissima e tangibile. Un vero dono, sai, un momento speciale.
Jean Pierre Slee (Whashington – USA) Foto: archivio personale di JP Slee
Questo video è parte della serie On Point prodotta da Focolare Media. Questa web serie esplora i punti cardine della spiritualità del Movimento dei Focolari attraverso riflessioni ed esperienze di vita. Visita Focolare Media o il canale YouTube per accedere ad altre risorse di questo tipo, disponibili con sottotitoli e doppiaggio in diverse lingue.