Movimento dei Focolari
Vescovi: un’esperienza di comunione al servizio della Chiesa

Vescovi: un’esperienza di comunione al servizio della Chiesa

Provenienti da ben 40 Paesi diversi, tra i partecipanti circa una novantina di Vescovi e alcuni Cardinali per un’esperienza di vera comunione fraterna impreziosita dall’ udienza con Papa Leone XIV il 9 settembre. Presenti in alcuni momenti dell’incontro anche Margaret Karram e Roberto Almada, Presidente e Copresidente dei Focolari. Questi appuntamenti hanno avuto inizio nel 1977 per iniziativa di mons. Klaus Hemmerle (1929-1994), vescovo di Aquisgrana, insieme a Chiara Lubich. Da allora si svolgono regolarmente a livello internazionale, nazionale e regionale, incoraggiati nel tempo dai Pontefici.

Una nuova unità

Una nuova unità

Persone differenti, che vivono e lavorano insieme. Come il corpo umano che si compone da diverse membra. E Chiara Lubich, in Collegamento del 2000, 26 anni fa, aveva parlato proprio di questo, di una “nuova unità”.  Introducendo la riflessione che adesso pubblichiamo, Chiara racconta di aver incontrato qualche giorno prima molti politici del Movimento Politico per l’Unità. Nel suo intervento aveva approfondito le parole del Magnificat, e la figura di Maria era emersa come modello del politico per eccellenza. Chiara infatti vedeva nel Magnificat la prima e più potente pagina della dottrina sociale cristiana. Non solo un testo di lode, ma un programma per la realizzazione di una società nuova, basata sulla giustizia e sulla fraternità. Un programma che, se vissuto, porta noi ad attuare la rivoluzione d’amore che attinge dal Vangelo. Cantare il Magnificat è dunque, anche per noi oggi, impegnarsi ad attuarlo. E come Opera di Maria siamo chiamati a farlo insieme. In una unità più cosciente, più matura, in una “nuova unità”

Foto: © Pexels-Joaojesusdesign

Quando l’ecologia nasce dalle relazioni

Quando l’ecologia nasce dalle relazioni

Dal 18 al 20 settembre, il Centro Mariapoli di Castel Gandolfo ha ospitato l’incontro internazionale di EcoOne sul tema “Identità, rete, futuro”. Scienziati, ricercatori e professionisti provenienti da oltre venti Paesi dei cinque continenti si sono confrontati su una domanda cruciale: come prenderci cura del pianeta senza separare le questioni ambientali dalla vita delle persone?

La risposta emersa dal convegno è stata chiara: la crisi attuale non è soltanto ecologica, ma anche sociale, culturale e umana. Per questo non può essere affrontata esclusivamente con soluzioni tecnologiche o interventi di conservazione isolati. Occorre invece ricostruire relazioni autentiche tra persone, comunità e ambiente.

Il professor Sergio Rondinara, docente di Epistemologia, ha richiamato le origini di EcoOne a un’intuizione di Chiara Lubich del 27 maggio 1999, radicata nella sua esperienza mistica del 1949. In quella contemplazione del mistero di Dio emergeva anche una nuova comprensione dell’ordine del creato, percepito come una realtà profondamente unita.

La sociologa brasiliana Vera Araújo, intervenuta online, ha approfondito la vocazione umana alla cura rispettosa del creato. Sul piano scientifico, Stefania Papa, ecologa dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e coordinatrice internazionale di EcoOne, ha evidenziato come la biologia contemporanea superi la visione di una natura frammentata: la vita si sostiene grazie all’interdipendenza e alla cooperazione, principi fondamentali degli ecosistemi.

Da questa consapevolezza nasce la proposta di EcoOne: concepire il mondo come una rete di relazioni da custodire e rigenerare. Una prospettiva che pone al centro la qualità dei rapporti umani, delle scelte quotidiane e dello sguardo verso l’altro.

Particolarmente significativo è stato l’apporto di studiosi e professionisti latinoamericani, che hanno arricchito il dibattito con una prospettiva critica e costruttiva, capace di collegare la riflessione etico-teologica alle sfide della giustizia sociale e ambientale.

Lucas Cerviño e Gabriel Ferrero hanno sostenuto che l’attuale crisi ecologica riflette una più profonda frattura antropologica, generata da un modello di dominio sulla natura. In alternativa, hanno proposto una visione “cosmoteandrica” e centrata sulla vita, nella quale Dio, l’umanità e il cosmo sono intrecciati in una trama di reciprocità. In questa prospettiva, l’essere umano non è proprietario del mondo, ma custode responsabile del creato. Da qui deriva il concetto di “sostenibilità relazionale”, intesa come pratica concreta di costruzione di legami comunitari ed ecologici.

La tavola rotonda “Abitare la Terra entro i suoi limiti” ha favorito un dialogo tra Nord e Sud del mondo, evidenziando come crisi ambientale e crisi sociale siano aspetti di un’unica emergenza.

L’oceanografo brasiliano Edison Barbieri, ricercatore dell’Istituto di Pesca, ha sottolineato che la questione decisiva non riguarda soltanto l’aumento delle temperature, ma soprattutto chi subisce maggiormente le conseguenze del degrado ambientale. Per questo ha affermato che non può esistere una vera sostenibilità senza equità, né una transizione ecologica efficace senza inclusione sociale.

Per superare la logica dell’accumulazione e del consumismo, il gruppo di lavoro ha proposto il concetto di “sufficienza energetica” e stili di vita fondati sulla sobrietà e sull’interdipendenza. Sono stati presentati modelli come il Buen Vivir, ispirato alle culture ancestrali latinoamericane, e l’Economia di Comunione, entrambi orientati alla rigenerazione delle relazioni, alla reciprocità e alla cura della casa comune.

Esperienze provenienti da Nigeria e Filippine hanno inoltre mostrato come tutela dell’ambiente e sviluppo economico locale possano procedere insieme, contribuendo a una maggiore giustizia climatica e sociale.

Tra i temi emersi con maggiore forza vi è stato anche il ruolo della cultura in un’epoca segnata da polarizzazione e frammentazione. La neurobiologa Catherine Belzung, docente all’Università di Tours, ha sottolineato la necessità di partire dalle situazioni concrete e dall’incontro con le persone, per comprenderle, rispettarle e valorizzarne il contributo.

Un ulteriore motivo di speranza è stato offerto da Luca Fiorani, ricercatore dell’ENEA e docente presso l’Istituto Universitario Sophia. Le sue riflessioni hanno evidenziato come la sostenibilità possa essere compresa anzitutto come relazione. La scienza stessa mostra, infatti, che la relazione non è solo un valore etico, ma una delle condizioni fondamentali dell’organizzazione della vita.

La relazione è stata il filo conduttore dell’intero incontro: una realtà filosofica, teologica, sociale ed ecologica, ma soprattutto concreta e vissuta. Dal confronto sono nate nuove collaborazioni e una rinnovata passione per un’ecologia integrale capace di coinvolgere giovani, istituzioni, imprese e società civile. È emersa la consapevolezza che nessuno possa affrontare da solo una crisi globale: occorrono reti sempre più solide e il contributo di tutti.

Questa è forse la sfida che EcoOne lancia al futuro: trasformare il paradigma della relazione in un nuovo modo di abitare la Terra.

Edison Barbieri e Maria Florencia Decarlini
Foto: © EcoOne

Maria: titolare della propria attività

Maria: titolare della propria attività

Dopo anni di lavoro come collaboratrice domestica presso diverse famiglie, Maria ha partecipato al Programma di Rafforzamento di Nuove Imprese Inclusive di Comunione, il PROFOR.

È stato allora che è riuscita a trasformare la sua vita e a dedicarsi alla sua vera passione: la pasticceria.

Oggi, con un’impresa regolarmente registrata e il 100% del suo reddito proveniente dalla propria attività, insegna ad altre donne della sua comunità a preparare torte, affinché anche loro scoprano di essere capaci di costruire una vita più dignitosa.

Audio in lingua originale. Clickando nel angolo destro inferiore dove dice “Guardare su Youtube”, attivare i sottotitoli e scegliere la lingua desiderata.

Foto: © frentescuphotography by Pexels

Può una sola panetteria trasformare una città?

Può una sola panetteria trasformare una città?

Ogni anno, circa 12 milioni di persone visitano la panetteria Sungsimdang, a Daejeon, Corea del Sud.

Cosa attira tutte queste persone?

Oltre ai deliziosi dolci e prodotti da forno, alla Sungsimdang clienti, partner e collaboratori sperimentano anche una cultura di comunione che promuove iniziative sociali e ambientali.

  • 79,2 tonnellate di carbonio in meno ogni anno grazie al riciclo delle confezioni del latte.
  • Produzione in collaborazione con gli agricoltori locali
  • Collaborazione con le università della regione.

Un vero e proprio ecosistema locale che collega produzione, educazione e cultura.

“Se non avessimo conosciuto l’Economia di Comunione, forse saremmo rimasti semplicemente una ‘buona panetteria di successo’.”

Audio in lingua originale. Attivare i sottotitoli e scegliere la lingua desiderata.