1 Set 2026 | Idea del Mese
La chiamano «la Regola di platino». Tutti conoscono la grandezza della Regola d’oro (“fai all’altro quello che vorresti fosse fatto a te”) e proprio da questa nasce quella che può esserne una evoluzione persino più universale: “sforzati di capire che cosa l’altro vorrebbe che fosse fatto a lui: e di conseguenza agisci”.
Forse proprio qui possiamo riconoscere una delle forme più autentiche dell’amore: incontrarci da pari a pari, ciascuno con le proprie forze e le proprie fragilità, in un rapporto di reciprocità e di rispetto, riconoscendo il valore e la dignità di ogni vita anche nei contesti più difficili. Si tratta di guardare con attenzione chi ci sta accanto, senza ignorarlo.
“Il vero amore del prossimo – afferma Chiara Lubich – non opera alcun male”[1]. Infatti, se amiamo, evitiamo ogni forma di male, sia verso noi stessi sia verso i nostri fratelli e le nostre sorelle. Il primo passo per amare il prossimo è, appunto, non fargli del male. Ma per arrivare ad amare pienamente è necessario essere creativi nell’amore: papa Francesco ci ricordava che non basta non fare il male al prossimo, ma occorre scegliere di fare il bene, cogliendo tutte le occasioni che si presentano.
Lo sappiamo, nessuno di noi può dare ciò che non ha e solo riconoscendo di essere stati prima di tutto amati possiamo liberare con pienezza i nostri doni verso gli altri.
Come vivere, allora, questa Idea del Mese? Rimettiamo l’amore al centro della nostra vita. Amiamo gli altri concretamente, con creatività e fantasia e soprattutto con un ascolto profondo, che viene “da dentro”, dal cuore.
Doris, una giovane della Scozia, ci racconta: «Durante le nostre visite regolari a un rifugio per senzatetto, entro in un mondo molto diverso dal mio. So che non conta tanto ciò che provo, ma conta amare. Un giorno un uomo con una profonda tristezza sul volto mi ha confidato che si sentiva pronto a farla finita, che voleva persino morire. Mi sono semplicemente messa ad ascoltarlo, poi abbiamo condiviso un panino e un caffè. Ed ho capito che ascoltare ed essere presente era già un modo per dimostrare amore. Quando è arrivato il momento di andare, mi ha abbracciato forte e mi ha sorriso, dicendo che quello che stavamo facendo era molto importante, non solo per lui, ma per tutti quelli che erano lì. Ho sentito l’incredibile forza dell’amore. Forse non l’ho “salvato”, ma la sua gratitudine mi ha riempito di gioia, e già questo, di per sé, è molto potente».
[1] C. Lubich, Parola di vita settembre 1993, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma 2017, p. 531.
Foto © Myriams fotos – Pixabay
L’IDEA DEL MESE è attualmente prodotta dal “Centro del Dialogo con persone di convinzioni non religiose” del Movimento dei Focolari. Si tratta di un’iniziativa nata nel 2014 in Uruguay per condividere con gli amici non credenti i valori della Parola di Vita, cioè la frase della Scrittura che i membri del Movimento si impegnano a mettere in atto nella vita quotidiana. Attualmente L’IDEA DEL MESE viene tradotta in 12 lingue e distribuita in più di 25 paesi, con adattamenti del testo alle diverse sensibilità culturali. www. dialogue4unity.focolare.org
1 Set 2026 | Non categorizzato, Parola di Vita
Si può comandare a qualcuno di amare? Se intendiamo l’amore come sentimento, evidentemente è impossibile! Ma se invece lo comprendiamo come dono di Dio, le cose cambiano.
Paolo, nella lettera ai Romani, dalla quale è tratta la Parola di vita, descrive proprio il rapporto tra Legge e amore, affermando che l’amore è pieno compimento della Legge. Poco prima ci ha rivelato la provenienza di questo amore: «Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,8). Anche la Prima Lettera di Giovanni dirà: «In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1Gv 4, 10).
«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».
Nessuno di noi può dare ciò che non ha. Lo aveva capito bene Agostino quando, rivolgendosi direttamente a Dio, affermava: «Da’ ciò che comandi e comanda ciò che vuoi»[1]. Abbiamo ricevuto il dono inestimabile dell’amore di Dio e siamo chiamati a non trattenerlo ma a farlo circolare. Da destinatari dell’amore di Dio, possiamo diventarne soggetti: da amati siamo chiamati a diventare amanti, partecipando così alla vita stessa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: l’Amante, l’Amato e l’Amore.
Non abbiamo alcun altro debito con nessuno, ci rassicura Paolo, se non questo amore vicendevole, perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge[2].
«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».
«Il vero amore del prossimo – afferma Chiara Lubich – non opera alcun male. Ci fa quindi vivere tutti i comandamenti di Dio, nessuno escluso, giacché il loro primo obiettivo è quello di farci evitare tutte le forme di male, verso noi stessi e verso i nostri fratelli e sorelle, in cui potremmo cadere»[3].
Così compresi, i comandamenti della Legge più che un obbligo diventano un dono dell’amore di Dio: essi non costringono il nostro amore ma lo liberano in pienezza.
«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».
Per giungere a questo “pieno compimento”, il primo passo nell’amare il prossimo è non fargli del male. Ma poi occorre diventare creativi nell’amore: «Non basta non fare del male al prossimo – ci ha ricordato Papa Francesco –, occorre scegliere di fare il bene cogliendo le occasioni per dare buona testimonianza che siamo discepoli di Gesù»[4].
Come vivere, allora, questa Parola di vita? Rimettiamo l’amore al centro della nostra vita. Amiamo gli altri concretamente come li amerebbe Gesù: è Lui la pienezza dell’amore tutto donato a Dio e all’umanità. Da Lui possiamo apprendere la misura alta dell’amore.
«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».
Doris, una giovane della Scozia, ci racconta: «Durante le nostre visite regolari a un rifugio per senzatetto, entro in un mondo molto diverso dal mio. So che non conta tanto ciò che provo, ma conta amare. Un giorno un uomo con una profonda tristezza sul volto mi ha confidato che si sentiva pronto a farla finita, che voleva persino morire. Mi sono semplicemente messa ad ascoltarlo, poi abbiamo condiviso un panino e un caffè. Ed ho capito che ascoltare ed essere presente era già un modo per dimostrare amore. Quando è arrivato il momento di andare, mi ha abbracciato forte e mi ha sorriso, dicendo che quello che stavamo facendo era molto importante, non solo per lui, ma per tutti quelli che erano lì. Ho sentito l’incredibile forza dell’amore. Forse non l’ho “salvato”, ma la sua gratitudine mi ha riempito di gioia, e già questo, di per sé, è molto potente».
A cura di Claudio Cianfaglioni e del team della Parola di Vita
[1] Agostino, Confessioni, 10, 29,40.
[2] Cf. Rm 13, 8.
[3]C. Lubich, Parola di vita settembre 1993, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma 2017, p. 531.
[4] Papa Francesco, Udienza Generale, 3 gennaio 2018.
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