Movimento dei Focolari
Bolivia: incontro e amicizia senza confini

Bolivia: incontro e amicizia senza confini

Azione Famiglie Nuove è un’organizzazione non profit internazionale del Movimento dei Focolari che opera per lo sviluppo libero e integrale di ogni persona, comunità e popolo, a partire dai più fragili e svantaggiati nel mondo, dal 2005 ente autorizzato per le Adozioni Internazionali dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Di questa realtà fanno parte anche Redi e Giacomo e Annalisa e Sergio, due coppie di Vicenza (Italia) che tempo fa hanno potuto realizzare il loro desiderio: tornare a incontrare delle famiglie boliviane conosciute durante un Convegno di “Famiglie Nuove” a Castel Gandolfo (Roma). Da quell’incontro era nato un legame semplice e autentico, che nessuno immaginava potesse continuare fino a trasformarsi, anni dopo, in un nuovo incontro dall’altra parte del mondo.

Approfittando della loro presenza lì, le due coppie italiane hanno potuto così visitare anche il progetto di AFN in Bolivia: il centro per l’infanzia Clara Luz a Santa Cruz e il centro sociale Rincón de Luz a Cochabamba. A Santa Cruz, nel quartiere di La Guardia, il centro “Clara Luz” accoglie ogni giorno bambini piccoli e in età prescolare. “Le aule sono semplici, ma curate e accoglienti, – raccontano. Qui i bambini trovano un ambiente educativo sicuro, mentre i fratelli più grandi ricevono sostegno scolastico”. Attorno a loro si sviluppa un lavoro più ampio che coinvolge anche le famiglie: orti domestici, piccoli allevamenti e percorsi di formazione che aiutano a costruire autonomia e dignità. Il centro “Clara Luz” accoglie volontari giovani del “Progetto Milonga”.

A Cochabamba, il centro “Rincón de Luz” rappresenta invece un punto di riferimento per la comunità.  “È un luogo che accoglie e sostiene le famiglie nella loro quotidianità- affermano le due coppie in visita. Ogni settimana vengono distribuiti pacchi alimentari, mentre durante l’anno si svolgono laboratori e attività educative per bambini e genitori”.

Durante la visita sono molto toccati dall’incontro con Reina, che racconta le origini del progetto e di come, tornata in Bolivia dopo un periodo di formazione come famiglia a Loppiano (FI, Italia), la Cittadella Movimento dei Focolari, aveva sentito forte il desiderio di incarnare nella concretezza l’ideale di Chiara Lubich, la Fondatrice. Coinvolgendo tutta la sua famiglia, figli, nuore, marito, ha iniziato ad accogliere nella propria casa una decina di bambini. Da lì, passo dopo passo, il progetto è cresciuto e strutturato fino a raggiungere circa 150 bambini, ma c’è tanto bisogno di aiuti.

Le famiglie del luogo vivono spesso situazioni di grande fragilità: povertà, solitudini, storie segnate da lutti e difficoltà. Emblematica la vicenda di una nonnina che si prende cura del marito invalido e della nipote rimasta orfana: “ogni giorno percorre molti chilometri per cercare qualcosa da mangiare e quando può passa dal centro per trovare aiuti”, raccontano.

Tra le persone incontrate c’è anche Silvio, uno dei primi bambini accolti dal progetto. Oggi è parte attiva della realtà di “Rincón de Luz”: segue le famiglie, con tanta delicatezza, distribuisce aiuti e mette il proprio tempo a servizio degli altri. Si percepisce che questo luogo è davvero la sua casa. Il viaggio si è rivelato un’esperienza molto forte, capace di far “toccare con mano” non solo la povertà, ma anche la dignità e la reciprocità tra le persone della comunità. “Pensavamo di portare qualcosa – raccontano – ma abbiamo ricevuto molto di più”.

Da questa esperienza nasce il desiderio di continuare questa amicizia a distanza: “abbiamo colto che quello che serve davvero è una goccia costante, e ci stiamo già immaginando nuove iniziative per coinvolgere altri, una cena solidale, momenti di condivisione per far conoscere il progetto, tutti modi per allargare l’esperienza di famiglia tra famiglie, dove la distanza geografica si accorcia e lascia spazio a un’amicizia profonda e autentica”.

A cura della redazione

Foto © Mariachiara Bianco e Azione Famiglie Nuove

Vangelo Vissuto: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi” (Gv 20,21)

Vangelo Vissuto: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi” (Gv 20,21)

Impariamo dai piccoli

Facevo un certo lavoro in casa, quando mi sono fatto un taglio profondo alla mano sinistra. Mentre cercavo di fermare il flusso di sangue prima di farmi accompagnare dai miei al pronto soccorso, il nostro nipotino Emanuel di circa sei anni, che trascorreva quel giorno da noi, assisteva partecipe alla mia sommaria fasciatura: “Ti fa tanto male, nonno?”. L’ho tranquillizzato e lui per aiutarmi mi ha dato… una caramella! Poco dopo: “Vuoi un’altra caramella, nonno? Ti farà bene”. Ricucito, fasciato e con un tutore al pollice sinistro (per fortuna il tendine era salvo), al mio ritorno mi è venuto incontro: “Nonno, adesso come va? Forse ti farebbe bene prendere un caffè”.  “Grazie, Emanuel, dopo pranzo: adesso andiamo a tavola”. Mia moglie aveva preparato le salsicce che a lui piacciono tanto. Dopo aver mangiato la sua, ne ha presa un’altra dal piatto di portata, l’ha tagliata e senza dir niente l’ha messa nel mio piatto. Dopo queste attenzioni fatte con commovente semplicità, ho ricordato che Gesù ci ha indicato come modello proprio i bambini.

(Giovanni C. – Italia)

Una vacanza provvidenziale

“Oltre noi”, un’associazione che si occupa di disabili, tra le altre attività organizza una vacanza a San Bernardino. La presidente, che conosco da anni, mi propone: “Perché non mandi Benedetta con noi?”. La proposta è allettante, ma la struttura ospitante sarà adatta a persone in carrozzina come mia figlia? Da un sopralluogo, ci sembra di sì. Inoltre, la nostra amica Daniela si è resa disponibile come accompagnatrice e in più c’è l’aiuto di un infermiere. Benedetta si dimostra entusiasta. Non mi sembra vero. Prima della partenza partecipiamo ad una cena per conoscere gli altri vacanzieri. L’ambiente è allegro. Il 3 agosto Benedetta e Daniela partono a bordo della nostra auto per gli spostamenti in loco. Spero tanto che la mia amica non si stanchi troppo… Mi fido e affido tutto a Gesù. Le prime notizie da parte di entrambe sono rassicuranti. Al ritorno non riconosco più mia figlia: è rilassata e strafelice soprattutto per aver potuto partecipare tutti i giorni alla messa, celebrata proprio nella camera sua e di Daniela. Dio vince sempre in generosità!

(M.B. – Svizzera)

Quando non si è autosufficienti

Quello appena trascorso è stato un mese di “passione”, nel senso più carnale del termine. Un mese eccezionale, in cui il dolore del corpo è stato cullato dalla tenerezza dei fratelli. La fretta di guarire – quel peccato d’orgoglio di chi vuole sentirsi sempre autosufficiente – mi aveva tradito. Il post-operatorio si era complicato, il ginocchio gonfiato e il medico era stato perentorio: riposo e ghiaccio. In quella borsa del ghiaccio ho trovato una strana forma di preghiera. Mi sono ritrovato “piccolo”, dipendente dal fratello per un bicchiere d’acqua o per un passaggio in auto. Ma è proprio in questa fragilità che ho riscoperto il tesoro della comunità sacerdotale in cui vivo. Ho capito che la fraternità non è solo mangiare insieme, ma è avere la fiducia di dire: “Ho bisogno di te”

La dipendenza dagli altri non è una sconfitta, ma il certificato della nostra umanità. Oggi, nel mio orticello di prete pensionato, coltivo i miei pochi metri quadri di mondo. E finché avrò voce (e una stampella a sorreggermi), il mio orto sarà sempre aperto a chi cerca speranza.

(Don Peppino G. – Italia)

A cura di Maria Grazia Berretta

tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno XII– n.3 – maggio-giugno 2026)

Foto ©Tieffenbrucker456, Alexandra Koch-man, Codi Punnett – Pixabay