Movimento dei Focolari

Dialogo tra credenti e persone di convinzioni non religiose – 2° PUNTATA

Giu 5, 2020

La vocazione universale del Movimento dei Focolari per costruire la fratellanza universale senza distinzione di razza, religione, condizioni economiche e sociali.

La vocazione universale del Movimento dei Focolari per costruire la fratellanza universale senza distinzione di razza, religione, condizioni economiche e sociali. Proponiamo la seconda parte dell’intervista a Luciana Scalacci, non credente, membro della Commissione internazionale e italiana del Centro del Dialogo con persone di convinzioni non religiose dei Focolari. Come ti sei avvicinata tu, da non credente ai Focolari e come ti ha cambiato la vita? Un giorno nostra figlia ci scrive di aver trovato un posto dove mettere in pratica i valori che le avevamo trasmesso: aveva incontrato la comunità dei Focolari di Arezzo. Non conoscevamo il Movimento, ci preoccupammo, dovevamo andare a vedere di cosa si trattasse. Ma avemmo subito l’impressione di trovarci in un posto dove c’era il rispetto per le idee degli altri, trovammo un’apertura mai incontrata prima. L’incontro con il Movimento fu come una luce che mi fece riprendere a sperare nella possibilità di costruire un mondo migliore. Hai incontrato Chiara Lubich più volte: che valore ha avuto questo rapporto personale? Nel 2000, in un incontro pubblico, rispondendo ad una mia domanda disse: “…anche per noi l’uomo è rimedio per l’uomo, ma quale uomo? Per noi è Gesù. Comunque uomo. Prendetelo anche voi perché è uno dei vostri, è uomo”. Fu allora che capii che il Movimento era il posto dove mi potevo impegnare, e compresi perché anche da non credente, ero sempre stata affascinata dalla figura di Gesù di Nazareth. È poi capitato che m’invitasse a raggiungerla per un saluto personale, io che non sono nessuno. Era un saluto che ti penetrava tutta, si capiva quanto fosse grande il suo amore per te. In una lettera, in cui colgo parole profetiche, mi scrisse: “Carissima Luciana…abbiamo fatto tanti passi insieme e ci siamo reciprocamente arricchiti. Ora, come tu dici, dobbiamo rendere questo cammino sempre più visibile perché tanti altri possono trovarlo. Il segreto lo conosciamo: Andiamo avanti ad amare”. In questi anni di dialogo come si è passati dal confronto fra un “noi” e un “voi” al sentirsi “Uniti nel Noi”? Lo scetticismo iniziale fu la prima cosa da superare. Da parte dei non credenti la preoccupazione che si trattasse di un’azione di proselitismo; da parte dei credenti la preoccupazione, io credo, che i non credenti tentassero di mettere in discussione le loro certezze, la loro fede. L’unica che non ha mai avuto preoccupazioni di sorta, è stata Chiara. Sperimentavamo sempre di più che la grande risorsa per camminare verso la meta della fratellanza universale è il dialogo. Piano piano è cresciuta la fiducia fra le “due parti”, e ci siamo sentiti non più “un noi-voi” ma “uniti nel noi”. Una sfida decisiva è quella di coinvolgere i giovani. Che sensibilità riscontrate? Non tutti i giovani sono molto informati dell’apertura a coloro che non si riconoscono in nessuna fede religiosa, ma quelli che ho avuto la possibilità di conoscere si sono dimostrati interessati a questa realtà. Una ragazza, dopo averci incontrato, ha scritto: “questo dialogo l’ho sentito come una sfaccettatura di quel diamante prezioso che ci ha consegnato Chiara…non incrostiamolo”. Clicca qui per leggere la 1° parte dell’intervista

 Claudia Di Lorenzi

 

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