Movimento dei Focolari

“Essere una presenza di Maria”

Set 27, 2017

Saluto di Maria Voce alla presentazione, il 23 settembre a Castel Gandolfo (Roma), del libro “Qui c’è il dito di Dio”, di Lucia Abignente, edito da Città Nuova in coedizione con il Centro Chiara Lubich.

IMG_1295Sono lieta di rivolgere un saluto a tutti i partecipanti alla presentazione del libro:“Qui c’è il dito di Dio”. È il secondo volume della collana “Studi e Documenti” promossa dal Centro Chiara Lubich.

Il titolo richiama una frase nota ai membri del Movimento dei Focolari: il primo riconoscimento da parte dell’arcivescovo di Trento, mons. Carlo de Ferrari, che quel qualcosa di nuovo che, in modo edificante e nello stesso tempo contrastato, stava nascendo nella sua diocesi, non veniva dagli uomini ma “dal dito di Dio”. Uno sguardo puro permetteva così al pastore di non fermarsi di fronte a considerazioni o a giudizi puramente “umani”, ma di penetrare più profondamente il sorprendente agire di Dio, che si manifestava attraverso la vita di un gruppo di giovani ragazze, e ciò 20 anni prima del Concilio Vaticano II. E la storia gli avrebbe dato ragione. Come membri del Movimento dei Focolari non possiamo non essere particolarmente grati a Mons. De Ferrari per il suo sapiente discernimento, che ha permesso a quel piccolo fuoco acceso di crescere e di estendersi poi in tutto il mondo. A distanza di 70 anni, questo lavoro di Lucia Abignente ci rende consapevoli di quanto l’intuizione dell’arcivescovo fosse profonda-mente radicata nella vita della Parola di Dio e il suo agire condito di umiltà, di perseveranza, di prontezza a pagare di persona, di profezia. Nella ricostruzione degli eventi, che in queste pagine ci viene offerta sulla base di un vasto apparato di fonti, scopriamo un filo d’oro. Circostanze propizie e avverse hanno permesso l’intessersi di un rapporto di comunione vivo, reale, tra Chiara Lubich e il “suo” vescovo, che ha dato senso a quell’alternarsi di “osanna” e “crucifige” – per dirlo con le parole che troviamo nelle lettere di entrambi – e l’ha fatto vivere a Chiara nell’amore a Dio e alla Chiesa. Queste pagine ce ne offrono una testimonianza autentica e coinvolgente. IMG_1285Anche oggi essa costituisce un invito a prendere nuovamente coscienza del dono del carisma ricevuto e della potenzialità di una fondazione, che, come viene oggi riconosciuto, ha aperto una strada ai percorsi di altre realtà ecclesiali. Mi dà gioia costatare che la pubblicazione di questo libro avviene nell’anno dedicato dal Movimento dei Focolari all’approfondimento di Maria, uno dei cardini della spiritualità dell’Unità. Fu nel periodo di luce vissuto nell’estate 1949 (in cui lo Spirito diede a Chiara di contemplare la grandezza della Madre di Dio, di ammirarla nella sua bellezza unica, tutta rivestita della Parola di Dio), che si delineò anche il disegno di Dio sull’Opera nascente: Opera di Maria appunto. La vocazione, il timbro “mariano” di quest’Opera emerge da queste pagine, che ne danno prova – direi – inconfutabile, grazie al rinnovarsi del sì di Chiara ai piani di Dio: sì alla chiamata, sì all’annuncio di quell’Ideale che avrebbe penetrato la sua vita; sì alla disponibilità dell’offerta e immolazione del frutto generato, durante gli anni di studio da parte della Chiesa di Roma. Nel suo “fiat” dell’Annunciazione così come nel sì della desolazione ai piedi della croce Maria è il modello, la forma, in cui Chiara Lubich vive la sua divina avventura. Nel nostro tempo, in cui appare «una nuova e più esplicita consapevolezza del principio mariano nella Chiesa come sacramento di unità»[1], mi auguro che la testimonianza e il messaggio, trasmessi dal libro che oggi presentiamo, possano essere un dono per tutto il popolo di Dio e aiutino l’Opera di Maria ad esprimere la vocazione che la Chiesa le ha confermato negli Statuti: essere «…– per quanto è possibile – una presenza [di Maria] sulla terra e “quasi” una sua continuazione».   [1] B. Leahy, Il principio mariano nella Chiesa, Città Nuova, Roma 1999, p. 46.

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