Movimento dei Focolari

Impresa, legalità, ambiente: una scommessa vincente

Dic 12, 2015

Intervista ad Antonio Diana, imprenditore di Caserta (Italia), a margine del recente convegno internazionale “Ambiente e ‘diritti’- tra responsabilità e partecipazione” promosso dai Focolari.

AntonioDiana

Antonio Diana
(Foto Sergio Siano)

Fare impresa oggi non è certo ‘impresa’ facile. Specie a Caserta, un’area dell’Italia del sud, nota come “terra dei fuochi”, per i suoi roghi di rifiuti tossici. Eppure “una terra splendida – come l’ha definita mons. D’Alise in occasione della visita del Papa – sventrata e fatta deposito di rifiuti. C’è una disoccupazione che toglie il respiro, che strappa la speranza e mortifica le nuove generazioni…”. In dialogo con Antonio Diana, presidente di Erreplast , un’industria di questo territorio che si occupa di riciclo dei rifiuti: Come le è accaduto di trovarsi a capo di un’azienda di tutto rispetto come la sua? «Il 26 giugno ‘85, mio padre, Mario Diana, imprenditore, è caduto vittima innocente per mano della camorra, lasciando la nostra famiglia ad un bivio: costruire un futuro in territori più tranquilli, oppure continuare a testimoniare che la rinascita sociale, morale e culturale di questa terra è possibile. Insieme a tante persone oneste, dopo trent’anni possiamo dire di aver dato anche noi un modesto contributo per ridare speranza ai giovani e al territorio di questa provincia». Davvero si può fare impresa in modo etico in un contesto così problematico e per giunta in un settore ‘critico’ come quello dei rifiuti? «Si può, a patto di non adeguarsi alle consuetudini e di stare sul mercato senza scendere a compromessi. Anche se il rischio di apparire un folle è concreto. Oggi il gruppo è costituito da 5 aziende, oltre 160 persone, un volume di affari di circa 40 Ml€, 5 impianti industriali per il recupero e il riciclo di oltre 80.000 tonnellate/anno di rifiuti di imballaggi e da raccolta differenziata». Sappiamo che nei vostri programmi oltre a continue innovazioni del processo lavorativo, c’è una particolare attenzione all’ambiente, alla sostenibilità e al sociale … «Nel giugno 2013, accanto alle attività industriali, abbiamo creato una Fondazione intitolata a mio padre, con lo scopo di promuovere azioni orientate alla tutela dell’ambiente e del territorio, alla valorizzazione del patrimonio culturale, storico e artistico nazionale e locale, alla formazione dei giovani con progetti di collaborazione con le università».

Antonio Diana
(Foto Sergio Siano)

Come riuscire a rimanere a galla nonostante la competitività? «Si sa che il cosiddetto ‘sommerso’, la contraffazione, i prestiti usurai, la corruzione, interferiscono con i meccanismi dell’economia di mercato alterando la concorrenza. Chi pratica l’illegalità ha certamente dei vantaggi in fatto di competitività, ma questi non generano un sistema industriale sano che è la struttura portante di un Paese avanzato. Ma mentre l’agire illegale a lungo andare opacizza la capacità di accrescere competenze e creatività, le buone pratiche della legalità portano a flessibilità, efficienza per il miglioramento della qualità dei processi e dei prodotti, continua ricerca di ridurre i costi. Fare progetti a lungo periodo, assumere e retribuire regolarmente, evitare gli sprechi, smaltire correttamente i propri rifiuti, sono tutti comportamenti che concorrono allo sviluppo globale e che, paradossalmente, permettono all’azienda di essere in concorrenza, in una vera economia di mercato». Due parole ancora sulle risorse umane? «Ho sempre cercato di creare un contesto aziendale (dalla ricerca dei collaboratori, alla struttura di governance) che coniugasse i risultati economici con la promozione sociale. Sono convinto che un’impresa ha innanzitutto bisogno di riscoprire, al suo interno ed a tutti i livelli, di essere essenzialmente una comunità di uomini in carne ed ossa, di persone che danno un senso a quello che fanno se riconoscono il contributo che stanno portando alla collettività. E ciò lo si raggiunge valorizzando la dignità del lavoro di ciascuno, nella trasparenza e nella condivisione dei progetti».

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