Movimento dei Focolari

Lo stesso anelito alla felicità

Giu 18, 2018

Un giovane missionario CMV, comunità molto vicina allo spirito dei Focolari, scrive da Ouagadougou (capitale del Burkina Faso): “Venite a sperimentare la bellezza di questo popolo”.

«Sono partito non a nome mio o della Comunità Missionaria di Villaregia, cui appartengo, ma della Chiesa intera, di chi per varie ragioni non può partire per un tempo così prolungato. Per questo vi scrivo, per essere “missionari insieme”»P. Domenico, pochi giorni fa, come aveva fatto altre volte, ha approfittato di un momento libero. Ha scritto una lettera lunga e generosa di dettagli, affascinato com’è da una realtà «diversa dalla nostra, ma abitata da uomini e donne che condividono desideri, paure, tribolazioni e speranze simili a quelli di tutti. Cambia il contesto, cambiano i problemi e la loro incidenza sulla vita, ma in fondo l’anima di ogni uomo, in Europa o in Africa, ha lo stesso anelito, cercare se stesso e la felicità». «La settimana scorsa, una mattina verso le 7, bussano alla porta due ragazze, il volto profondamente triste. Due amiche, 18 e 20 anni. Si erano conosciute, l’anno prima, alla catechesi, prima di ricevere il battesimo. La più grande è incinta di tre mesi. Il fidanzato, saputo della gravidanza, si è dileguato. Per una donna, rimanere incinta senza che l’uomo riconosca il figlio porta a gravi conseguenze. Marchiata come una “poco di buono”, diventa la vergogna del paese, perde il lavoro e viene respinta finanche dalla famiglia. La sorella dell’amica, che l’aveva ospitata, le ha intimato: o ti converti alla nostra religione (in realtà una setta molto diffusa) o te ne devi andare. Sono scappate insieme, disperate, in cerca di un alloggio. “Ho ricevuto il battesimo – dice tra le lacrime – ho conosciuto Gesù e ora non lo voglio tradire. Ma come faccio?”. L’idea di abortire, o di convertirsi, come soluzione per tornare a una vita spensierata, non la sfiora nemmeno. Fedele a se stessa, come donna e come madre, è capace di assumersi, a soli 20 anni, le conseguenze delle proprie scelte. Anche se non ha soldi, casa, famiglia, e con una reputazione ormai persa. Tutto questo mi fa riflettere sulla mia fedeltà. Naturalmente con gli altri missionari abbiamo deciso di aiutarla. Per il momento è stata accolta da una famiglia della parrocchia, che le ha messo a disposizione una stanza della sua povera abitazione. Altri si stanno mobilitando per convincere la sua famiglia di origine a riaccoglierla. Stiamo affrontando le spese delle prime visite mediche, che qui sono totalmente a carico delle persone. E per chi non ha nulla sono un peso non indifferente». Anche con Adam è nata una bella amicizia. «23 anni, orfano di entrambi i genitori da quando ne aveva sette e allevato da uno zio paterno, Adam è riuscito ad andare a scuola fino alla prima superiore, sostenuto da una ong francese con un programma di adozione a distanza. A un certo punto gli aiuti sono stati interrotti, perché c’era chi si rubava i soldi. Così sono finite anche le sue speranze di studiare. Ora vive da solo, in una casetta fatta di mattoni di fango, e non sempre riesce a mangiare. Ha un sogno: aprire un piccolo ufficio con un computer e vendere materiale di cartoleria. Sempre gioioso, non viene mai meno agli impegni presi in parrocchia. Una domenica pomeriggio ero a casa sua con altri giovani. In un momento di silenzio, Adam mi ha chiesto: “Perché sei qui? Cosa spinge un prete, un missionario europeo, che pure ha tanti impegni in parrocchia, che conosce gente che ha soldi, macchine, belle case, a stare con noi, che non abbiamo niente da offrire, se non un piatto di fagioli e mais? Ed è pure domenica…”. In silenzio attendevano una risposta. “Voi siete importanti per Dio e per me, per questo sono qui”. “Beh, se siamo importanti – ha detto uno di loro – allora bisogno festeggiare”, ed è andato a comprare una birra». Il tempo del caldo forte è terminato. «La nostra casetta è stata un forno. Lenzuola bollenti, acqua che usciva dai rubinetti a 50 gradi. Ora la gente si prepara alla stagione delle piogge. Un giovane mi ha raccontato che l’anno scorso, per le forti piogge, la sua casetta fatta di mattoni di fango si era praticamente sciolta. Da poche settimane sua moglie ha dato alla luce il terzo bambino. Il suo lavoro non gli dà molto di che vivere, ha tre bambini e una casa mezza distrutta. Non riesco a cogliere niente di positivo nella sua vicenda. Eppure, vedendomi, ha esclamato: “Sei venuto a visitarci! È il segno che Dio è con noi!”». È la bellezza del popolo del Burkina Faso, che non a caso significa “Il Paese degli uomini integri”.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla Newsletter

Pensiero del giorno

Articoli Correlati

Un’eredità preziosa: il Paradiso ‘49 di Chiara Lubich

Un’eredità preziosa: il Paradiso ‘49 di Chiara Lubich

Il 22 maggio 2026, presso la Sala Paolo VI della Pontificia Università Lateranense di Roma, si è svolta la prima presentazione del volume “Paradiso ‘49” di Chiara Lubich, una raccolta di scritti attraverso i quali la Fondatrice del Movimento dei Focolari, dà testimonianza e condivide la sua esperienza mistica vissuta tra il 1949 e il 1951.

Chiara Lubich: «Sai dove siamo?»

Chiara Lubich: «Sai dove siamo?»

E’ il 16 luglio 1949. Chiara Lubich si trova a Tonadico, sulle Dolomiti, nel nord Italia, per un periodo di riposo insieme ad alcune delle prime e dei primi compagni. Lì sono raggiunti dall’on. Igino Giordani, che Chiara chiamava Foco. Quel giorno Chiara e Foco stringono un Patto di unità, preludio all’esperienza spirituale e mistica che Chiara compirà tra il 1949 al 1951. Un periodo conosciuto come “Paradiso ‘49” i cui testi sono stati recentemente pubblicati in un volume. Nell’introduzione ad esso, il teologo Piero Coda, offre alcuni approfondimenti “Per una lettura teologica” del testo. Ne pubblichiamo uno stralcio, proprio legato al Patto del 16 luglio insieme ad un breve video di Chiara Lubich del 20 dicembre 1999, quando racconta ai Gen, i giovani dei Focolari, questa esperienza di luce.