Movimento dei Focolari

ottobre 2003

Set 30, 2003

«Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio» (Mc 10, 14).

Gesù sconcerta sempre con il suo modo di fare e di parlare. Si discosta dalla mentalità comune che vedeva i bambini insignificanti dal punto di vista sociale. Gli apostoli non li vogliono attorno a lui, nel mondo degli “adulti”: non farebbero che disturbare. Anche i sommi sacerdoti e gli scribi “vedendo i fanciulli che acclamavano nel tempio ’Osanna al figlio di David’, si sdegnarono” e chiesero a Gesù di riportarli all’ordine. Gesù invece ha tutto un altro atteggiamento davanti ai bambini: li chiama, li stringe a sé, stende le mani su di loro, li benedice, li pone addirittura come modello ai suoi discepoli:

«…a chi è come loro appartiene il regno di Dio»

In un altro passo del Vangelo Gesù dice che se non ci convertiamo e non diventiamo come i bambini non entreremo nel regno dei cieli.
Perché il regno di Dio appartiene a chi assomiglia ad un bambino? Perché il bambino si abbandona fiducioso al padre e alla madre: crede al loro amore. Quando è nelle loro braccia si sente sicuro, non ha paura di niente. Anche quando attorno a sé avverte che c’è un pericolo, gli basta stringersi ancora più forte al papà o alla mamma che subito si sente protetto. A volte lo stesso papà sembra porlo in posizioni difficili, per rendere più emozionante un salto, ad esempio. Anche allora il bambino si lancia fiducioso.
E’ così che Gesù vuole il discepolo del regno dei cieli. Il cristiano autentico, come il bambino, crede all’amore di Dio, si getta in braccio al Padre celeste, pone in lui una fiducia illimitata; niente gli fa più paura perché non si sente mai solo. Anche nelle prove crede all’amore di Dio, crede che tutto quello che succede è per il suo bene. Ha una preoccupazione? La confida al Padre e con la fiducia del bambino è sicuro che egli risolverà tutto. Come un bambino si abbandona completamente a lui, senza fare calcoli.

«…a chi è come loro appartiene il regno di Dio»

I bambini dipendono in tutto dai genitori, per il cibo, il vestito, la casa, le cure, l’istruzione… Anche noi, “bambini evangelici”, dipendiamo in tutto dal Padre: ci nutre come nutre gli uccelli del cielo, ci veste come veste i gigli del campo, sa ciò di cui abbiamo bisogno, prima ancora che glielo chiediamo, e ce lo dona. Lo stesso regno di Dio non lo si conquista, lo si accoglie in dono dalle mani del Padre.
Ancora, il bambino non fa il male perché non lo conosce. Il discepolo del Vangelo, amando, sfugge il male, si mantiene puro e ridiventa innocente. Il bambino, perché non ha esperienza, va verso la vita con fiducia, come verso un’avventura sempre nuova. Il “bambino evangelico” mette tutto nella misericordia di Dio e, dimentico del passato, inizia ogni giorno una vita nuova, disponibile ai suggerimenti dello Spirito, sempre creativo. Il bambino non sa imparare a parlare da solo, ha bisogno di chi gli insegni. Il discepolo di Gesù non segue i propri ragionamenti, ma impara tutto dalla Parola di Dio fino a parlare e a vivere secondo il Vangelo.
Il bambino è portato ad imitare il proprio padre. Se gli si chiede cosa farà da grande spesso dice il mestiere del padre. Così il “bambino evangelico”: imita il Padre celeste, che è l’Amore, ed ama come lui ama: ama tutti perché il Padre “fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti”; ama per primo perché lui ci ha amato quando eravamo ancora peccatori; ama gratuitamente, senza interesse perché così fa il Padre celeste…
E’ per questo che Gesù ama circondarsi dei bambini e li addita come modello:

«Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio»

In effetti i bambini continuano a sorprenderci. “Ieri papà mi ha chiesto di andare in cantina a prendere una cosa – mi scrive Betty, una bambina di 6 anni di Milano –. Per le scale era buio e io avevo paura. Poi ho pregato Gesù e ho sentito che lui era vicino a me.”
Irene, Ilaria, Laura, tre sorelline di Firenze, vanno con la mamma a fare le spese in macchina. Passano davanti a casa del nonno e chiedono di poter salire a salutarlo. “Andate voi – dice la mamma – io vi aspetto”. Quando ritornano chiedono: “Perché non sei venuta?”. E lei: “Il nonno non si è comportato bene con me; così capisce…”. E Ilaria: “Ma mamma, dobbiamo amare tutti, anche i nemici…”. La mamma non sa più cosa dire. La guarda e sorride: “Avete ragione. Aspettatemi qui”. E sale da sola dal nonno.
Possiamo imparare dai bambini come accogliere il regno di Dio.

Chiara Lubich

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