Movimento dei Focolari

Commento di Chiara Lubich alla Parola di Vita di Giugno 2002

Il comportamento di Gesù era talmente nuovo rispetto alla mentalità corrente che spesso, per così dire, scandalizzava le persone perbene. Come quella volta che disse a Matteo di seguirlo ed andò a pranzo con lui. Matteo era un esattore delle tasse. A causa del suo mestiere non era amato dalla gente, anzi, era considerato un peccatore pubblico, un nemico al servizio dell’Impero Romano.
Perché, si domandano i farisei, Gesù mangia con un peccatore? Non è meglio stare lontano da certa gente? Quella domanda diventa per Gesù l’occasione per spiegare che lui vuole incontrare proprio i peccatori, così come un medico i malati, e conclude dicendo ai farisei che vadano a studiare cosa significa la parola di Dio riportata nell’Antico Testamento dal profeta Osea: “Misericordia io voglio e non sacrificio” (Cf Os 6,5).
Perché Dio vuole da noi la misericordia? Perché ci vuole come lui. Dobbiamo somigliare a lui come i figli somigliano al padre e alla madre. Lungo tutto il Vangelo Gesù ci parla dell’amore del Padre per i buoni e per i cattivi, per i giusti e per i peccatori: per ognuno, non fa distinzioni e non esclude nessuno. Se ha delle preferenze sono per quelli che meno sembrano meritare di essere amati, come nella parabola del figliol prodigo.
“Siate misericordiosi – spiega Gesù – come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6,36): questa è la perfezione (Cf Mt 5,48).

«Andate dunque e imparate che cosa significhi: misericordia io voglio e non sacrificio»

Anche oggi Gesù rivolge ad ognuno di noi l’invito: “Andate ad imparare…”. Ma dove andare? Chi potrà insegnarci cosa vuol dire essere misericordiosi? Proprio uno solo: lui, Gesù, che è andato in cerca della pecora smarrita, ha perdonato chi l’aveva tradito e crocifisso, ha dato la sua vita per la nostra salvezza. Per imparare ad essere misericordiosi come il Padre, perfetti come lui, occorre guardare Gesù, rivelazione piena dell’amore del Padre. Egli ha detto: “Chi ha visto me ha visto il Padre.”

«Andate dunque e imparate che cosa significhi: misericordia io voglio e non sacrificio»

Perché la misericordia e non il sacrificio? Perché l’amore è il valore assoluto che dà senso a tutto il resto, anche al culto, anche al sacrificio. Infatti il sacrificio più gradito a Dio è l’amore concreto verso il prossimo, che trova la sua espressione più alta nella misericordia.
Misericordia che aiuta a vedere sempre nuove le persone con le quali viviamo ogni giorno in famiglia, a scuola, al lavoro, senza ricordarci più dei loro difetti, degli sbagli; che ci fa non giudicare, ma perdonare i torti subiti. Anzi dimenticarli.
Il nostro sacrificio non sarà tanto fare lunghe veglie e digiuni, dormire per terra, ma accogliere sempre nel nostro cuore chiunque ci passa accanto, buono o cattivo.
Così ha fatto un signore che lavorava nel reparto accettazione e contabilità di un ospedale. Il suo villaggio era stato interamente bruciato dai “nemici” suoi; quando una mattina vide arrivare un uomo con un parente ammalato. Dal suo accento subito capì che si trattava di uno dei “nemici”, spaventato, che non voleva rivelare la sua identità per non essere mandato via. Il contabile non gli chiese i documenti e lo aiutò, anche se doveva superare l’odio che da tempo gli covava dentro. Nei giorni seguenti ebbe modo di assisterlo in varie occasioni. L’ultimo giorno di ospedale il “nemico” andò a pagare alla cassa e disse al contabile: “Devo confessarti qualcosa che non sai”. E lui: “Dal primo giorno so chi sei.” “E perché mi hai aiutato se sono un tuo ’nemico’?”
Come per lui anche per noi la misericordia nasce dall’amore che sa sacrificarsi per qualsiasi altro sull’esempio di Gesù, che è arrivato fino a dare la vita per tutti.

Chiara Lubich

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Rispondiamo all’odio con il perdono, iniettando dappertutto speranza

Rispondiamo all’odio con il perdono, iniettando dappertutto speranza

“No al di più, sì alla cultura del dare come antidoto al consumismo e alle enormi differenze tra i Paesi”. “L’altro: un pianeta da scoprire, puntando a ciò che unisce”. “Rispondiamo all’odio con il perdono, iniettando dappertutto speranza”.

Sono gli impegni concreti lanciati da ragazzi dal Palco del Palaghiaccio di Marino ai ragazzi che in diretta satellitare con 13 TV nazionali d’Europa dell’Est e Ovest, Americhe e Africa e 3 reti internazionali e oltre 20 TV italiane regionali e via internet che ha raggiunto in tre ore 6800 visitatori da 42 Paesi.

Così si è concluso quello che i ragazzi per l’Unità dei Focolari hanno voluto chiamare “Musical” in un Palaghiaccio gremito da un pubblico multietnico e multireligioso: 9000 ragazzi da tutto il mondo, 92 Paesi, anche dai punti più caldi del mondo: con Terra Santa, Burundi, India e Pakistan. Non sono solo cattolici, ma anche cristiani di 13 Chiese, ragazzi ebrei, musulmani, buddisti, indù.

Coinvolgendo platea e spalti, sono gli stessi ragazzi che hanno comunicato con la forza delle musica canzoni, coreografie, una storia vera, la storia di Chiara Lubich quando nel clima di odio e violenza del secondo conflitto mondiale fa la scoperta dell’Amore che è Dio, da cui scaturisce, con la riscoperto del Vangelo, una corrente di amore e di unità che si intreccia con la loro storia.

Ed è poi Chiara stessa che in dialogo con i ragazzi risponde alle loro domande sul dolore e la morte, sulle pressioni della società consumistica e sull’Al di là.
Di grande profondità questo "tu a tu" con lei: Com’è il Paradiso? "E’ una casa dove ciascuno ha un posto. Ci sarà tutto quanto abbiamo fatto per amore". Ed è lei che chiede loro se sanno cos’è l’Inferno: "Non poter più amare. Aver coscienza che nella vita si doveva amare e non si è amato". Come realizzare il progetto di unità che Dio ha sul mondo?: "Incominciate dai vostri coetanei: testimoniate con la vita e con la parola".

Sono testimonianze forti le storie di Rafel del Brasile: dalla tentazione di suicidio alla scoperta di Dio Amore; perdonare il nemico, che può essere il proprio padre che ha abbandonato la famiglia, come ha raccontato Heloisa. Storie di Vangelo vissuto nei contesti più difficili, come di fronte alla crisi argentina. O in campo politico come l’esperienza di Federico, sindaco Junior in un comune della Sicilia.

E’ questo un appuntamento quinquennale dei ragazzi per l’unità. Novità di quest’anno: portare il loro messaggio di pace e di unità per le strade di Roma. Domenica 26 appuntamento al Colosseo e poi in marcia sino a San Pietro.

Rispondiamo all’odio con il perdono, iniettando dappertutto speranza

Testimonianze di Rafael, Heloisa e Federico

La nostra scoperta di Dio Amore


Dalla tentazione di suicidio alla scoperta di Dio Amore
Rafael del Brasile

Nella mia scuola tanti ragazzi pensano solo a se stessi e non si accorgono degli altri.
È difficile dirsi persino un “Ciao!”. Soffrivo molto per questo e non sapevo cosa fare.
Poi, provando a fare il primo passo, ho cominciato ad avere degli amici.

In particolare ho conosciuto un ragazzo che mi sembrava molto triste. Sempre chiuso in se stesso, non voleva parlare con nessuno.
Ho cercato di interessarmi a lui, facendogli sentire che ci tenevo alla sua amicizia. Dopo una lunga chiacchierata, mi ha confidato di essere disperato: aveva tutto, ma era insoddisfatto della vita. Essendo molto intelligente, cercava la verità nei libri. E si domandava come credere in Dio, quando c’è così tanta sofferenza. Non riuscendo a trovare una risposta aveva pensato persino al suicidio.
Gli ho assicurato che poteva contare su di me. Poi ho telefonato ad altri compagni invitando anche loro a stargli vicino. Ci siamo messi d’accordo di chiedergli aiuto per alcune materie, in modo che si sentisse utile. Grazie a questi rapporti ha iniziato a stare meglio.
Spesso mi faceva domande sulla fede. Così l’ho invitato ad un incontro con i ragazzi per l’unità. Alla fine mi ha detto: “Vi vedo per la prima volta, ma in una parola mi avete dato la risposta che cercavo: Dio è amore e quando amiamo Lui è dentro di noi”.
Poi si è confessato ed è tornato a Messa dopo molto tempo. Mi ha confidato: “Tu ed i tuoi amici mi avete salvato la vita”.

Perdonare il nemico


Dal senso di abbandono al perdono del padre che ha lasciato la famiglia
Heloisa del Brasile

Avevo 12 anni quando i miei genitori si sono separati e questo mi ha fatto molto soffrire. Il dolore più grande per me era, però, non riuscire a perdonare il papà per averci lasciato, formandosi un’altra famiglia.
All’inizio, quando chiamava al telefono, non volevo rispondergli. Ma l’invito che Gesù fa nel Vangelo di “perdonare il nemico”, non mi lasciava in pace.
Chiedevo a Gesù di riuscire a fare questo passo.
Anche Lui sulla croce si era sentito abbandonato dal Padre, ma aveva continuato ad amare. Anche io dovevo fare lo stesso. E altre ragazze che credono in questo mi hanno molto aiutato.
Avvicinandosi la festa del papà, vedevo a scuola i miei compagni che preparavano i regali. Era l’occasione per dimostrare anche al mio papà che lo avevo perdonato.
Quando ha ricevuto il mio regalo, si è commosso e mi ha detto che la cosa più importante per lui erano i figli. Da quel momento i nostri rapporti sono cambiati: era come se avessi riaperto la porta del mio cuore a lui.
In una telefonata mi ha confidato di sentirsi molto solo. Ho colto l’occasione per andare più in profondità con lui parlandogli della mia scoperta di Dio, che ama ognuno immensamente. Mi ha salutato sereno assicurandomi che sarebbe venuto a trovarmi per parlare di questo.
Vivere questa situazione non è facile. Ma cercando di amare, ho capito che tutti possono sbagliare, ma abbiamo la possibilità di ricominciare sempre.

L’unità che rinnova politica, arte, mass media, sport


Al muretto
Federico, sindaco "junior" della Sicilia

Trecastagni, dove abito, è il primo Comune della Sicilia ad avere un Consiglio Comunale Junior. Accanto a quello degli adulti, infatti, ce n’è uno formato da ragazzi dai 13 ai 15 anni, eletto dagli studenti.
Il sindaco della mia città ha voluto realizzare questa iniziativa ritenendo utile e costruttivo il contributo di noi ragazzi. Il Consiglio Junior, infatti, fa parte a tutti gli effetti dell’amministrazione comunale ed ha il compito di fare proposte e dare consigli agli adulti sulle decisioni politiche che più ci riguardano, nell’ambito della scuola, dello sport e dell’ambiente.
Con alcuni ragazzi per l’unità ci siamo candidati e, senza fare campagna elettorale, in tre siamo stati eletti: io come sindaco, Davide è il mio vice ed Eric è consigliere.
Nel Consiglio Junior non ci sono divisioni partitiche e questa è la cosa più bella.
Ci riuniamo una volta al mese e portiamo le nostre proposte nel Consiglio degli adulti.
Durante il nostro mandato, che era di un anno, abbiamo fatto approvare vari progetti, che poi sono stati realizzati: la formazione di una consulta giovanile che riunisce le associazioni del paese, la ristrutturazione di alcune aree verdi e la costruzione di un centro polifunzionale per ragazzi.
Questa esperienza mi ha arricchito molto: oltre ad aprirmi al confronto con tanti altri ragazzi, mi ha fatto capire il vero senso della politica, che è servizio: amore concreto rivolto a tutta la città.
Questo penso sia il segreto di chiunque voglia essere un buon sindaco.

Schoolmates

CONOSCERSI: un sito internet in cui ragazzi di Paesi diversi potranno incontrarsi e formare una rete mondiale di scuole per condividere culture, lingue e tradizioni.
AIUTARSI: attraverso un fondo di solidarietà sosterranno borse di studio per i ragazzi dei Paesi più svantaggiati che non possono frequentare la scuola.



IN AFRICA – Uganda
Su una popolazione di 21 milioni di abitanti, più di 800.000 hanno contratto l’AIDS dei quali 53.000 hanno meno di 15 anni. A Kampala è nata la ’Scuola Arcobaleno’. La frequentano bambini e ragazzi orfani che a causa dell’AIDS hanno perso i genitori. Fra loro il 10% è già ammalato. Nella scuola vengono garantiti due pasti al giorno a tanti che non avrebbero da mangiare. Douglas rubava per la fame: ora frequenta la scuola e guadagna qualcosa lavorando nel giardino. Sam viveva per la strada, introverso e trascurato è diventato il primo della classe. Winnie di 10 anni, emarginata perché affetta dalla malattia, ha cercato rifugio da sola nella scuola: “Sono felicissima – scrive – ora ho trovato la mia famiglia!”.

IN OCEANIA – Noumea
La Nuova Caledonia è un bellissimo arcipelago dell’Oceano Pacifico. Dalle piccole isole, per poter finire gli studi, molte ragazze devono trasferirsi a Noumea, la capitale. Qui, accolte da parenti e amici, vivono in baracche poverissime. Spesso sono vittime di varie forme di sfruttamento e costrette ad abbandonare gli studi. Nel Centro ‘Maison Virgo’, coordinato da un’assistente sociale, si offre ospitalità a molte di loro. Attraverso borse di studio raggiungono un alto rendimento scolastico.

IN ASIA – Pakistan
Ragazzi cristiani e musulmani gomito a gomito sui banchi di scuola studiano e giocano insieme. Così si presenta la vita a Dalwal, un piccolo villaggio in una zona desertica 200 km a nord di Islamabad. I missionari belgi vi avevano costruito una scuola, caduta poi in totale abbandono. Con aiuti arrivati si sono ristrutturate le aule per i bambini e i ragazzi che prima facevano lezione sotto gli alberi. In un Paese in prevalenza musulmano, la scuola apre le sue porte anche alle bambine e ragazze.

IN AMERICA DEL SUD – Colombia
I quartieri alla periferia di Bogotà sono formati da baracche. Sono zone ad alta delinquenza, dove il 30% dei ragazzi abita solo con la mamma. Solo il 4% frequenta scuole professionali, la maggioranza finisce in bande giovanili, subiscono violenze, sono sfruttati o fanno uso di droghe.

E poi in Bolivia, Uruguay, Colombia, Ecuador, Brasile, Congo, Burundi, Madagascar, Tailandia, India, Iraq, Romania
Con un Euro al mese per diventare compagni di banco da una parte all’altra del globo

www.school-mates.org

Rispondiamo all’odio con il perdono, iniettando dappertutto speranza

The Golden Rule "Fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te" Un patto tra religioni e culture diverse

“Non sono giovane, ma siete riusciti a commuovere questo cuore indurito da anni di indifferenza!”.
“Vedere gente come voi mi ha dato la spinta per credere ancora nelle persone, nella vita. Siete forti!”.
“Con la vostra gioia freschissima, mi avete veramente commosso e confermato che occorre vivere per Qualcosa di grande, per lasciare la propria impronta in questa vita!”.

Migliaia gli echi giunti via internet da telespettatori di tutte le età e da tutto il mondo che, domenica 26 maggio, in diretta televisiva, avevano seguito la grande manifestazione interreligiosa dei “Ragazzi per l’Unità” dei Focolari.

Momento culmine, un patto: vivere la ‘Regola d’oro’ comune a tutte le fedi: “Fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”, per costruire insieme un mondo di pace, per sradicare odi e vendette, per un mondo unito dalla fraternità.

Rispondiamo all’odio con il perdono, iniettando dappertutto speranza

The Golden Rule

I ragazzi hanno poi voluto portare questa testimonianza di pace e unità per le strade di Roma, coinvolgendo passanti e automobilisti incuriositi. A tutti il dono di un segnalibro arcobaleno con la proposta della “Regola d’oro” che si traduce nel concreto “No al di più. Sì alla cultura del dare.

L’altro è un pianeta da scoprire. Rispondiamo all’odio con il perdono. Iniettiamo dappertutto speranza.”


Si è conclusa così la seconda giornata del “Supercongresso 2002”, l’appuntamento quinquennale dei “Ragazzi per l’unità” iniziato il giorno precedente al Palaghiaccio di Marino (Roma).

Erano in dodicimila da tutto il mondo, raccolti nella cornice del Colosseo a Roma. Una manifestazione culminata con un patto: costruire insieme un mondo di pace, sradicare gli odii e le vendette, per un mondo unito dalla fraternità tra cristiani, ebrei, musulmani, buddisti, indù, sikhs; il patto di vivere la ‘Regola d’oro’ comune a tutte le fedi: “Fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”.

Loro stessi protagonisti, da 92 paesi diversi, di religioni diverse, a ritmo di musica e di danze variopinte, ma anche con testimonianze, hanno lanciato dal palco del Colosseo questo patto anche ai ragazzi e non solo, collegati con molte TV del mondo e via Internet, grazie alle riprese di Rai Tre.

Un patto che ha coinvolto anche i vari leaders civili – come il sindaco di Roma, Walter Veltroni – e religiosi: ebrei rappresentati da Lisa Palmieri del WCRP (Conferenza mondiale delle religioni per la pace), indù come la Dr. Vinu Aram del movimento gandhiano Shanti Ashram, buddisti come il rev. Keishi Miyamoto del Movimento Myochi-kai e il sig. Hoshina del Movimento Rissho Kosei-kai, la guida spirituale della comunità sikhs di Roma, Ajalb Singh, il card. Francis Arinze, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, il delegato del card. Camillo Ruini, mons. Mauro Parmeggiani, e i rappresentanti di Azione Cattolica, Sant’Egidio e Rinnovamento nello Spirito, presenti al Colosseo.

Lo slogan: “Lascia la tua impronta”. Con un gesto simbolico ognuno apponeva l’impronta di una mano dorata sull’ombrello colorato del vicino, mentre cantavano a ritmo di rock: ”C’è una regola d’oro che apre le porte del mondo intero verso l’unità, voglia di fare a te quello che farei per me”
E le adesioni sono arrivate anche via internet: oltre 4000 da 74 Paesi e continuano ad arrivare: “Voglio comunicarvi la mia gioia di essere protagonista con voi! ”, “Meraviglioso! Una trasmissione che ci ha fatto capire che siamo uniti, di qualsiasi colore sia la pelle! Vogliamo anche noi costruire la pace” (Brasile). Dal Panamà: “Mi è sembrato qualcosa caduto dal cielo in questo momento dove il mondo si trova avvolto da tante cose cattive. Questa è la via d’uscita”. “Penso di essere nato per seguire ‘l’arte dell’amore’. Ho solo 16 anni, ma voglio vivere a lungo per vedere un mondo senza odio e guerre. Anch’io mi impegnerò. Per questo lascio qui la mia impronta!”. Un operatore della TV nazionale slovacca scrive via e-mail: “Sto seguendo la trasmissione. Dietro a queste parole non sono stati conquistati solo i cuori dei ragazzi!”. Una mamma: “Sono tanto tanto commossa. Bisogna lanciarsi ad amare tutti e subito. Come abbiamo sentito questa mattina, dove c’è amore non scende mai la notte!”.

E’ questa la risposta dei ‘Ragazzi per l’unità’ alla consegna del Papa di essere “sentinelle docili e coraggiose della pace vera”, quella pace costruita sull’amore al nemico, con “coraggio, mitezza e tenacia”. Un messaggio accolto con grande gioia, letto dal card. Francis Arinze.
Ragazzi tra i dodici e i diciassette, capaci di sognare un mondo nuovo, tra coreografie che mostravano la bellezza delle diverse culture: indiana, indigena, filippina, canti a ritmo di rap e di rock, un sogno che nel quotidiano è già realtà.
Dal palco, Joyce racconta ciò che ha visto a New York dopo l’11 settembre: la solidarietà, ma anche la paura per il futuro, il risentimento e la discriminazione verso mediorientali e musulmani. “Ci siamo detti di cominciare noi per primi ad andare oltre il dolore per amare tutti”. Di qui le raccolte in denaro per le vittime, gli incontri con gli amici musulmani. “Molto più reale della guerra scoppiata in Afghanistan, era il nostro incontro fra fratelli”.
Wajiha, musulmana del Punjab (Pakistan), regione conosciuta per gli scontri interreligiosi, parla della scuola di Dalwal, nella cittadella dei Focolari, dove studiano cristiani e musulmani: “Non è facile perdonare i torti, non aspettare niente in cambio, amare per primi, ma è proprio questo che, insieme alla matematica, si impara a Dalwal”.

Dopo le esperienze di ragazzi delle più varie parti del mondo, Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari – impegnato da decenni nel dialogo a tutto campo – che mostra lo spessore di quest’arte di amare. Non ignora i conflitti e le attuali nuove minacce di terrorismo.
Va alla radice: “E’ in atto la forza oscura del Male con la M maiuscola. Occorre impegnare le forze del Bene con la B maiuscola: Dio e tutto ciò che ha radice in lui”. Così sarà possibile rimuovere l’ingiustizia, il divario tra ricchi e poveri, realizzare la comunione dei beni, ma aggiunge: “E’ ovvio che i beni non si muovono se non si muovono i cuori”. “Occorre invadere il mondo con l’amore”. Lo chiede ‘la regola d’oro’ comune alle religioni. E dà ai ragazzi una consegna: trascinate a questi grandi ideali i ragazzi che incontrerete giorno dopo giorno.

E per “muovere i beni”, un’iniziativa concreta: “Schoolmates”: un euro al mese per diventare compagni di banco da una parte all’altra del globo e favorire lo scambio tra culture, lanciata anche via internet.

Messaggio di Giovanni Paolo II ai GEN 3 e ai Ragazzi per l’unità

Carissimi Ragazzi e Ragazze "GEN 3"!

1. Vi saluto con gioia ed affetto, in occasione del vostro ".Supercongresso", che ogni cinque anni raduna migliaia di ragazzi di tanti Paesi del mondo intorno ad un grande ideale: l’ideale dell’unità. Voi, infatti, vi chiamate "Ragazzi per l’unità".
Il mio saluto va ad ognuno personalmente, e vorrei che questo mio messaggio giungesse alla mente ed al cuore di ciascuno di voi. Ringrazio il Cardinale Francis Arinze, che di esso si fa portatore, aggiungendovi la sua preziosa testimonianza di Pastore della Chiesa, che da anni collabora con me per il dialogo con le religioni non cristiane. Un cordiale saluto rivolgo alla carissima Chiara Lubich, Fondatrice e Presidente del Movimento dei Focolari, come pure ai Sacerdoti ed agli animatori che vi hanno accompagnato.
Cari giovani amici, voi avete tanto desiderato coinvolgere il Papa in questo evento che vi sta molto a cuore. Come sapete, però proprio durante il vostro Congresso, sarò lontano da Roma: mi troverò in Visita Pastorale in Azerbaijan e in Bulgaria. Questo mi impedisce di incontrarvi, ma non di esservi spiritualmente vicino! E sono certo che anche voi, con la preghiera e con l’affetto, mi accompagnerete e sosterrete nel mio Viaggio Apostolico.

2. Voi, "Ragazzi per l’unità", comprendete bene perché ogni tanto lascio la mia Sede per visitare Chiese e Nazioni lontane. Questo rientra nel mio servizio di Successore dell’Apostolo Pietro, incaricato da Cristo di custodire e promuovere l’unità dell’intero Popolo di Dio. Tutti i Vescovi sono al servizio dell’unità, ma il Vescovo di Roma lo è con una propria e più forte responsabilità. Così, tutti i ragazzi cristiani sono "per l’unità", ma voi, che aderite al Movimento dei Focolari, lo siete in modo speciale!
Lo stesso Spirito ci muove, carissimi, lo stesso Spirito ci unisce. E’ lo Spirito Santo di Dio, che, in modo misterioso, spinge la Chiesa verso una sempre più profonda comunione con Dio. Lo fa non come un Assoluto, che tutto assoggetta e domina, ma come Amore, che tutto dona, vivifica e santifica.

3. Da chi ci viene questa meravigliosa "teo-logia", cioè questa dottrina su Dio? Ci viene da Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo e nato dalla Vergine Maria. Gesù è il rivelatore del Padre, l’immagine del mistero invisibile, il "volto" di Dio in un uomo come noi, il "testimone" fedele del suo amore. Per questo è venuto sulla terra, si è dedicato alla predicazione del Regno dei Cieli e lo ha inaugurato con segni e prodigi, guarendo coloro che erano prigionieri del male (cfr At 10,38). Per questo si è consegnato volontariamente alla morte lasciandoci, nella Cena pasquale, il testamento del suo Sacrificio. Per questo il Padre lo ha risuscitato dai morti e lo ha innalzato alla sua destra, costituendolo Signore del mondo e della storia. Nel nome di Gesù la salvezza è offerta e annunciata agli uomini, di ogni lingua, popolo e nazione.
Sì, Gesù è il Salvatore del mondo intero. E’ il Principe della pace. Anzi, come dice l’apostolo Paolo, "egli è la nostra pace" (Ef 2,14), perché ha abbattuto il muro dell’inimicizia, che separa gli uomini e i popoli tra loro. Gesù è la nostra speranza, la speranza per tutta l’umanità che, in ogni generazione, è chiamata a costruire la pace nella giustizia, nella verità e nella libertà.

4. Cari Ragazzi e Ragazze, Cristo vi chiama ad essere gli annunciatori e testimoni di questa splendida verità. Vi chiama ad essere gli apostoli della sua pace. Costruite la pace in tutte le situazioni in cui vi trovate quotidianamente a vivere: in famiglia, nella scuola, tra gli amici, nello sport e nel tempo libero… Siate sempre pronti all’ascolto, al dialogo, alla comprensione. Sappiate unire il coraggio e la mitezza, l’umiltà e la tenacia nel bene. Imparate dal divin Maestro che la verità non si sostiene con la violenza, ma con la forza della verità stessa. Alla scuola del Vangelo, tenete sempre uniti la giustizia e il perdono, perché la pace vera è frutto di entrambi. Animati dallo Spirito di Gesù, amate chi non vi ama e vogliate bene a chi non ve ne vuole, perché cresca nel mondo il Regno di Dio, che "è giustizia, pace e gioia nello Spinto Santo" (Rm 14,17). In questo modo, carissimi, sarete veramente costruttori di unità e di pace.

5. Cari Ragazzi e care Ragazze, siate apostoli di pace! Vorrei ripetere a voi le parole che ho pronunciato ad Assisi il 24 gennaio scorso, in occasione della Giornata di Preghiera per la Pace: "Giovani del terzo millennio, giovani cristiani, giovani di tutte le religioni, chiedo a voi di essere, come Francesco d’Assisi, “sentinelle” docili e coraggiose della pace vera, fondata nella giustizia e nel perdono, nella verità e nella misericordia! Avanzate verso il futuro tenendo alta la fiaccola della pace. Della sua luce ha bisogno il mondo!" (Discorso ad Assisi, n. 7: L’Osservatore Romano, 25.1.2002, p. 7). Così il Papa vi desidera, perché così vi vuole Gesù. Non abbiate paura di donarvi totalmente al Signore.
Vi aiuti Maria Santissima , che ama come proprio figlio ogni singolo discepolo di Gesù. Amatela, cari Ragazzi, come vostra Madre, e lasciatevi sempre guidare da Lei nel cammino della vita. Io vi accompagno volentieri con grande affetto e vi mando di cuore una speciale Benedizione.

Dal Vaticano, 8 Maggio 2002

JOANNES PAULUS II

Chiara Lubich alla manifestazione interreligiosa per la pace

Carissimi ragazzi per l’unità e voi tutti ragazzi e ragazze presenti,


eccovi qui, nella città di Roma, piena di sole, colma di storia, centro della Chiesa cattolica, convenuti da novantadue nazioni del mondo, rappresentanti di tante culture e di molte fedi: ebrei, musulmani, buddisti, indù, sikhs, zoroastriani, di religioni tradizionali africane e cristiani di 14 Chiese.
Eccovi all’ombra del Colosseo, dove tanti cristiani dei primi secoli hanno pagato col martirio la loro fede in Gesù.
Eccovi qui a celebrare e a manifestare a favore di un grandissimo ideale: la pace.

La pace.
Ma è di così grande attualità la pace?
Certamente sì, e forse più che mai. E non solo per le decine di guerre in corso qua e là sul nostro pianeta, ma anche perché oggi la pace è minacciata in modo diverso, più subdolo.

Vedete: anche se sono passati più mesi ormai, è certamente ancor vivo nei vostri giovani cuori quel terribile 11 settembre col crollo delle due torri gemelle a New York. Ed è vivo in modo particolare in questi giorni in cui sembrano profilarsi nuove analoghe minacce di terrorismo. Ebbene, di fronte a tale situazione, si fa sempre più strada il pensiero di spiriti eletti e illuminati che tutto ciò non sia frutto solamente dell’odio fra singoli o popoli, ma sia anche effetto dell’oscura forza del Male con la M maiuscola.

La situazione, dunque, è seria. Perché, se le cose sono così, non è sufficiente opporsi a tanto pericolo con sole forze umane. Occorre impegnare le forze del bene con la B maiuscola.
E voi tutti conoscete cos’è questo Bene: è anzitutto Dio e tutto ciò che ha radice in lui: il mondo dello spirito, dei grandi valori, dell’amore vero, della preghiera.
E qui è il perché di Assisi, il 24 gennaio scorso, quando Giovanni Paolo II ha invitato per la seconda volta i rappresentanti delle più grandi religioni del mondo nella città di san Francesco per invocare dal Cielo la pace.

La pace però è oggi un bene così prezioso che tutti noi, adulti e giovani, persone responsabili e semplici cittadini, dobbiamo impegnarci a salvaguardarla. E anche voi ragazzi e ragazze.

Naturalmente, per sapere come comportarci, occorre conoscere bene le cause più profonde dell’attuale drammatica situazione.
Anche a voi è noto come nel mondo non regni la giustizia, come vi siano Paesi ricchi e Paesi poveri, mentre il piano di Dio sull’umanità sarebbe quello d’essere tutti fratelli, in una sola grande famiglia con un solo Padre.
E’ questo squilibrio uno dei fattori, forse più determinante, che genera risentimento, ostilità, vendetta, terrorismo.
E allora come creare maggiore uguaglianza, come suscitare una certa comunione di beni?

E’ ovvio che i beni non si muovono se non si muovono i cuori. Occorre, quindi, diffondere l’amore, quell’amore reciproco che genera la fratellanza. Occorre invadere il mondo con l’amore! Cominciando da noi stessi.
Così voi, ragazzi.

Ma, qualcuno dei presenti mi potrebbe chiedere: "E’ compatibile l’amore, l’amarsi con lo stile di vita che le nostre culture ci hanno tramandato?"
Sì, è possibile: andate a cercare nei vostri Libri sacri e troverete – è quasi dovunque – la cosiddetta "Regola d’oro". Il cristianesimo la conosce così: "Fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te" (cf Lc 6,31). E così dice Israele: "Non fare a nessuno ciò che non piace a te" (Tb, 4,15).
L’Islam: "Nessuno di voi è vero credente se non desidera per il fratello ciò che desidera per se stesso" (Hadith 13, Al Bukhari). E l’induismo: "Non fare agli altri ciò che sarebbe causa di dolore se fosse fatto a te" (Mahabharata 5:1517). Tutte frasi che significano: rispetta e ama il tuo prossimo.
E se tu, ragazzo musulmano, ami, e tu, cristiano, ami, e tu, indù, ami, arriverete certamente ad amarvi a vicenda. E così fra tutti. Ed ecco realizzato un brano di fraternità universale.
Poi occorre amare gli altri prossimi, e voi in particolare, i ragazzi che incontrerete nella vita: perché se ogni simile ama il proprio simile, i ragazzi si lasciano meglio convincere e trascinare a grandi ideali dai ragazzi.

Amare dunque: è uno dei grandi segreti del momento.
Amare con un amore speciale. Non certo con quello rivolto unicamente ai propri familiari o agli amici, ma l’amore verso tutti, simpatici o antipatici, poveri o ricchi, piccoli o grandi, della tua patria o di un’altra, amici o nemici… Verso tutti.
E amare per primi, prendendo l’iniziativa, senza aspettare d’esser amati.
E amare non solo a parole, ma concretamente, a fatti.
E amarsi a vicenda.
Carissimi ragazzi e ragazze, se così farete, se così faremo tutti, la fratellanza universale s’allargherà, la solidarietà fiorirà, i beni saranno meglio distribuiti, e potrà risplendere sul mondo l’arcobaleno della pace: su quel mondo che, fra pochi anni, sarà nelle vostre mani.

Al Colosseo, le testimonianze di Joyce, Samuel e Hind

Tutti abbiamo assistito alla tragedia dell’11 settembre. E forse, guardando increduli le immagini della TV, abbiamo avuto l’impressione che, insieme a quelle Torri, crollassero anche tante certezze. Abbiamo provato sentimenti di paura, di incertezza per il futuro. Qui con noi c’è Joyce, che è arrivata dagli Stati Uniti. Vorremmo chiederti: come avete reagito a New York?

Da quel giorno il nostro Paese è cambiato. Appena la città si è ripresa dal terribile shock, abbiamo visto dilagare un incredibile senso di solidarietà che solo la sofferenza poteva generare e che ha unito la nazione. I muri di indifferenza si sono sciolti in una valanga di aiuti concreti. Tutti volevano fare qualcosa per gli altri. Era commovente vedere la gente riempire le chiese, rivolgere a Dio preghiere spontanee, dal Parlamento alle piazze.
Però c’era anche collera, risentimento.
A scuola alcuni miei compagni hanno iniziato a trattare con disprezzo gli studenti mediorientali. Ci faceva male constatare una discriminazione già in atto. Ci siamo detti di cominciare noi per primi ad andare oltre il dolore, per amare tutti. Solo così è possibile trovare una strada di pace. Insieme ad altri abbiamo organizzato raccolte di denaro per le vittime e per il popolo afgano. Abbiamo sentito l’esigenza di incontrarci con alcuni amici musulmani che si impegnano con noi a costruire il mondo unito. Mentre eravamo insieme nella loro moschea, la radio annunciava l’inizio dell’attacco in Afganistan.
Ma la guerra ci sembrava lontana: molto più reale era il nostro incontro tra fratelli.
Tutti, cristiani e musulmani, ci siamo sentiti parte di un unico disegno: realizzare la fraternità universale.


Samuel è arrivato dalla Nigeria, dove ci sono scontri fra le etnie. Tu ti sei trovato davanti ad una scelta difficile, vero?

Nel mio Paese, per più di 100 anni, le duecento minoranze etniche hanno vissuto in pace e in armonia.
Nello stesso periodo in cui a New York crollavano le Torri, anche in Nigeria è scoppiata la guerra civile a causa dei contrasti tra le etnie, tra cristiani e musulmani, con saccheggi e stragi da entrambe le parti.
Il governo ha cercato di riportare l’ordine ma, non riuscendovi, sia i cristiani che i musulmani hanno formato truppe di sorveglianza. Anch’io ero in uno di questi gruppi e combattevo dalla parte dei cristiani.
Una sera, durante un giro di controllo, ci siamo imbattuti in un gruppo musulmano. Avevamo accerchiato i nostri nemici. La maggioranza dei cristiani ha suggerito di ucciderli. Ma io non potevo farlo: il Vangelo dice che dobbiamo amare tutti, siano essi cristiani, musulmani o buddisti. E amare anche i nemici.
Ho chiamato il nostro capo-gruppo ed ho proposto a lui e agli altri di risparmiare le loro vite, non perché non ci avessero fatto del male, ma perché quelli dell’altra etnia sono, come noi, figli di Dio. Queste parole hanno colpito tutti e le vite di quei ragazzi musulmani sono state risparmiate.
Ero felice perché, anche se eravamo nemici, la volontà di Dio per i suoi figli è che ci amiamo come fratelli.


Hind arriva dalla Terra Santa e ci porta i saluti anche di tanti Ragazzi per l’unità che, data la difficile situazione, non sono riusciti a venire.
Che cosa vuol dire per voi vivere per la pace? Pensi che sia possibile realizzarla?


Un anno fa, in un incontro con ragazzi di diversi Paesi, la scoperta che Dio è amore e ci ama immensamente mi ha cambiato. Ho capito che non c’è differenza fra cristiani, musulmani ed ebrei. Dovevo amare tutti, senza distinzione. Con altri ragazzi della Terra Santa abbiamo fatto il patto di fare una rivoluzione d’amore nel nostro Paese. Ho saputo che anche alcuni ragazzi palestinesi vogliono vivere come noi per la pace e si sono accordati per trasformare la lotta in Intifada d’amore.
Per arrivare a scuola ogni giorno devo fare una lunga coda ad un posto di blocco israeliano. Questo fa nascere in me un sentimento di rabbia, ma cerco di amare tutti. Un giorno, arrivato il mio turno, alcuni soldati mi hanno rimandato alla fine della fila, ma consegnando il documento ho accolto il soldato con un sorriso. Lui, sorpreso, me ne ha chiesto il motivo. Ho detto che credo in un Dio che è Signore della pace: Lui mi dà la gioia. Alla sua richiesta a proposito dell’attentato negli USA ho spiegato che non è Dio a fare cose cattive, ma l’uomo. Gli ho assicurato che in tanti preghiamo per la pace. E lui: “In questa situazione, non avevo mai incontrato nessuno cosi felice!”.
Abbiamo poi lanciato il Time-out: un momento di silenzio per la pace che i Ragazzi per l’unità fanno ogni giorno in tutto il mondo. A Gerusalemme in varie scuole più di 600 ragazzi si fermano adesso insieme per chiedere insieme la pace.
Tra loro anche alcune amiche musulmane con le quali, superata la diffidenza, adesso ci vogliamo bene davvero. Una di loro, che frequenta una scuola dove tutti sono musulmani, ha risposto alle critiche sui cristiani spiegando che, più che le differenze, importa amarci reciprocamente: è questo che ci fa entrare in paradiso.
Questo cammino non è facile, ma sempre chiedo a Dio di aiutarci perché se ognuno sarà una pietra viva nella costruzione del mondo unito, riusciremo a fare della nostra terra una casa per tutti, dove tutti vivranno in pace.



“Lascia la tua impronta”

Un mondo di pace nasce e cresce ogni giorno da ognuno di noi.
Il segreto è: ‘fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te’. Questa ‘Regola d’oro’, presente in quasi tutte le fedi del mondo, è iscritta nel cuore di ogni uomo. Ci invita a vivere il rispetto, l’amore. Ma amare è un’‘arte’ che ha delle qualità.

Chiede di amare tutti, amare per primi, amare concretamente, amare immedesimandosi nell’altro, amare anche il nemico. Mettere in pratica questa ‘arte di amare’ in tutti gli ambiti della nostra vita, è già realizzare la fraternità universale per fare dell’umanità una famiglia di popoli uniti.

No al di più

Chiara Lubich cittadina onoraria di Torino

Città di Torino – Ufficio Stampa

Chiara Lubich, fondatrice e presidente del Movimento dei Focolari, ha ricevuto domenica 2 giugno la cittadinanza onoraria torinese, nel corso di una cerimonia iniziata alle 17.00 presso il Teatro Regio.

Il conferimento della cittadinanza onoraria alla signora Lubich era stato deliberato dal Consiglio comunale il 6 maggio scorso, in riconoscimento del suo impegno sociale, accompagnato dalla passione civile, teso a realizzare un progetto di solidarietà umana mirante all’equità sociale, al dialogo ed alla pace. Partendo da questi presupposti il Movimento dei Focolari, dal nucleo originario trentino, si è diffuso a partire dal secondo dopoguerra in 180 paesi, raccogliendo non soltanto cristiani ma ebrei, musulmani, induisti, esponenti d’altre religioni ed anche non credenti.

La cerimonia di domenica, alla quale hanno partecipato le autorità cittadine, sindaci, amministratori, personalità civili e religiose di diverse Chiese cristiane ed esponenti di altre religioni, oltre ad una folta rappresentanza di giovani, è stata aperta dagli interventi del presidente del Consiglio comunale Mauro Marino e del sindaco Sergio Chiamparino.

Hanno parlato inoltre il vice sindaco Marco Calgaro, il rappresentante del presidente della Regione Piemonte Giampiero Leo, la presidente della Provincia di Torino Mercedes Bresso, il cardinale Severino Poletto. Ci sono state le testimonianze di Sergio Zavoli, Alberto Pacher, sindaco di Trento (la città natale di Chiara Lubich) e di Doris Battistini (Movimento dei Focolari).

Ha preso poi la parola Chiara Lubich, con un intervento incentrato sul tema: “Della fraternità in politica”.

A concludere la manifestazione c'è stato un concerto del Coro dell’Università torinese, diretto da Sergio Pasteris.

Premio Ragazzi per la pace


Ufficio Stampa – Comune di Firenze


DA PALAZZO VECCHIO GIOVANI PAKISTANI E INDIANI LANCIANO UN APPELLO PER LA PACE FRA I LORO DUE PAESI

«India e Pakistan riprendano il dialogo e risolvano pacificamente i loro contrasti».
A lanciare l’appello un gruppo di giovani pakistani ed alcuni coetanei indiani che in questi giorno sono stati ospitati a Loppiano, in provincia di Firenze, per partecipare al "Forum interreligioso dei ragazzi per la pace". I pakistani sono provenienti dalla regione del Punjab mentre i giovani indiani fanno parte della comunità ghandiana "Shanti Ashram" ed oggi pomeriggio, insieme ad altre centinaia di ragazzi provenienti da ogni parte del mondo, hanno partecipato, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, alla cerimonia conclusiva del forum. «Siamo sconvolti dalle notizie che arrivano dalla nostra terra – hanno confessato i ragazzi – c’è addirittura il rischio di un conflitto nucleare. In questi giorni passati insieme abbiamo capito che è possibile costruire insieme un mondo di pace, sradicare l’odio e le vendette, per vivere in fraternità tra cristiani, ebrei, musulmani, buddisti, indù, sikhs».

A Loppiano indù, buddisti, cristiani, musulmani si erano dividisi in vari gruppi di lavoro, guidati da esperti, per approfondire in quali modi costruire concretamente la pace: nei rapporti tra le culture e le generazioni, nello sport, nella dimensione scolastica e formativa, nel campo della solidarietà promuovendo una "cultura del dare" contrapposta a quella dell’avere, nel campo dei mass media, della musica e della cultura giovanile. Uno dei progetti lanciati dal forum è "Schoolmates", i gemellaggi fra le scuole di tutto il mondo, al costo di un euro al mese, per diventare compagni di banco da una parte all’altra del globo e favorire lo scambio tra culture, lanciata anche via internet.

In questi giorni sono già arrivate, al sito www.lascialatuaimpronta.net oltre 4000 adesioni da 74 paesi.
«E’ importante – ha detto il Sindaco Leonardo Domenici intervenendo nel Salone dei Cinquecento – che tanti giovani di diverse religioni si incontrino per discutere e preparare la pace. Firenze li ospiterà sempre, la nostra città è messaggera di pace: questo è un tratto distintivo della sua storia, un riconoscimento conferito dalle Nazioni Unite, un impegno che la città porta avanti quotidianamente anche con iniziative concrete per promuovere il dialogo e l’incontro. Proprio dalle città, dalle realtà urbane possono crescere nuove forme dirette di assistenza, di aiuto materiale allo sviluppo e alla copereazione».
Durante la cerimonia conclusiva, alla quale hanno partecipato anche il Presidente della Regione Claudio Martini e della Provincia Michele Gesualdi, è stato consegnato il "Premio Ragazzi per la Pace" al reverendo Miyamoto, Presidente del Movimento buddista Myochikai, promotore della prima "Conference of children for Coming Generation".

Forum Interreligioso

FORUM INTERRELIGIOSO DEI RAGAZZI


27 MAGGIO 2002
LOPPIANO (Incisa Valdarno, Firenze)


Circa 300 ragazzi, delegati di varie nazioni e religioni si incontreranno a Loppiano, cittadella internazionale, interculturale ed interreligiosa del Movimento dei Focolari. I ragazzi dialogheranno tra loro sul tema della pace.
Alcuni rappresentanti di varie religioni (indù, buddisti, cristiani, musulmani) sottolineeranno i punti di contatto che ci accomunano. I ragazzi si divideranno quindi in vari gruppi di lavoro guidati da esperti per approfondire in quali modi costruire concretamente la pace (nei rapporti tra le culture e le generazioni, nello sport, nella dimensione scolastica e formativa, nel campo della solidarietà promuovendo una "cultura del dare" contrapposta a quella dell’avere, nel campo dei mass media, della musica e della cultura giovanile).
La sera, nell’anfiteatro all’aperto, si alterneranno coreografie, musica, danze e contributi artistici dei ragazzi delle diverse religioni.

CERIMONIA CONCLUSIVA DEL FORUM INTERRELIGIOSO


28 MAGGIO 2002
Firenze Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento – ore 16


presieduta dal Sindaco di Firenze Leonardo Domenici, con la partecipazione dei Presidenti della Regione Claudio Martini e della Provincia Michele Gesualdi.

La cerimonia conclusiva, presieduta dal Sindaco di Firenze Leonardo Domenici, prevede la partecipazione del Presidente della Regione Claudio Martini, del Presidente della Provincia, Michele Gesualdi, e di altre personalità cittadine, esponenti del campo politico, civile e sociale. Firenze, da sempre città aperta al dialogo tra culture e religioni, vuole essere un punto di arrivo e di partenza non solo del percorso di pace proposto dai ragazzi, ma una tappa importante del dialogo costruttivo tra le giovani generazioni e le istituzioni. Vorremmo che la Firenze di la Pira, di Don Milani, di Balducci e di quanti hanno lavorato per un futuro di pace e dialogo, possa trovare oggi un momento di slancio creativo e profetico di respiro planetario.

Rispondiamo all’odio con il perdono, iniettando dappertutto speranza

9000 ragazzi da 87 paesi per dire che la pace è possibile

Da tutto il mondo a Roma, ragazzi dai 12 ai 17 anni, non solo cristiani, ma di popoli, culture, religioni diverse.
Da 87 Paesi, tra cui Medio Oriente, Stati Uniti, Pakistan, Burundi, Congo, Angola, Bosnia, Serbia e Croazia, India, Hong Kong, Argentina, Colombia, per dire insieme che, nonostante tutto, UN FUTURO DI PACE È POSSIBILE

Di fronte al terrorismo, alla guerra e alla paura del futuro, i Ragazzi per l’Unità del Movimento dei Focolari, vogliono dare risposte di speranza con proposte concrete e fatti di vita, diffondendo tra i loro coetanei la cultura della comunione tra i popoli, della pace e della fraternità. Parteciperanno anche delegazioni di ragazzi ebrei di Roma, Argentina e Brasile; musulmani del Medio Oriente, Africa e Europa; buddisti di Giappone e Tailandia; indù, sikhs e zoroastriani dell’India; appartenenti alle religioni tradizionali africane.

25 Maggio 2002
’MUSICAL’ dei ragazzi per l’Unità

al Palaghiaccio di Marino (Roma) – ore 15.00-18.00
Sarà trasmesso Via Satellite e Via Internet

26 Maggio 2002
"THE GOLDEN RULE"

Al Colosseo "L’ Assisi dei Ragazzi" di varie religioni
Marcia per la Pace dal Colosseo a San Pietro
DIRETTA RAI 3 e Mondovisione via Satellite e Internet dalle 8,30 alle 10 con video-sintesi del Musical dei Ragazzi del 25 maggio al Palaghiaccio di Marino e il dialogo a tu per tu con Chiara Lubich.


La trasmissione in diretta via satellite per Europa, Medio Oriente, Americhe, Asia, potrà essere realizzata grazie al supporto tecnico di TELESPAZIO, ESA (Agenzia Spaziale Europea), TELECOM ITALIA e CRC del Canada
Patrocini: Presidente della Commissione Europea, Presidente Repubblica Italiana, Consiglio d’Europa, Ministeri Affari Esteri, Istruzione, e Università e ricerca, Regione Lazio, Comune di Roma
Si ringraziano vivamente la Regione Lazio per la sua partecipazione e l'Associazione buddista Myochikai.

Rispondiamo all’odio con il perdono, iniettando dappertutto speranza

’MUSICAL’ dei ragazzi per l’Unità

9.000 ragazzi tutti attori: musiche, coreografie, giochi scenografici e canzoni, testimonianze. Un programma condotto interamente dai ragazzi che daranno voce alle loro speranze.

Storie di adolescenti che hanno sperimentato la forza dell’amore nell’impegno a costruire un mondo unito a scuola, in famiglia, con gli amici ed anche in situazioni di guerra, solitudine e povertà.

Sarà presente la delegazione dei Ragazzi per l’unità intervenuta dal 5 al 10 maggio a New York, alla Sessione Speciale dell’ONU per l’Infanzia, a cui hanno proposto un messaggio per la pace in 10 punti, sottoscritto da 320.000 firme, oltre 500 di personalità del mondo politico e culturale di vari paesi.

Ospiti speciali: ragazzi indù dello Shanti Ashram (India), Street Children cristiani della Tanzania, studenti buddisti della Duang Prateep Foundation per l’educazione dei ragazzi degli slum di Bangkok (Tailandia), musulmani della Spagna e del Medio Oriente, ragazzi buddisti della Rissho Kosei-Kai (Giappone) e della Myochikai (Giappone); adolescenti ortodossi di Chernobyl (Ucraina), una generazione che porta il segno del disastro nucleare.

Lancio – attraverso un numero verde – di un progetto di solidarietà: "Schoolmates"
I ragazzi dei Paesi più ricchi si impegnano ad assicurare borse di studio per i loro coetanei delle nazioni più povere, mettendo così in contatto ragazzi di culture diverse con l’obiettivo di conoscersi e imparare ad amare il Paese e la cultura altrui come la propria.

Momento clou: il dialogo con Chiara Lubich, Premio Unesco ’96 per l’Educazione alla Pace.

Rispondiamo all’odio con il perdono, iniettando dappertutto speranza

"The Golden Rule"

Diretta RAI 3 e Mondovisione via satellite e Internet – 8,30 – 10 con video-sintesi del Musical dei Ragazzi del 25 maggio al Palaghiaccio di Marino e del dialogo a tu per tu con Chiara Lubich.

Invitati: il rabbino capo della comunità ebraica di Roma, Di Segni, il rev. Miyamoto del movimento buddista Myochikai (Giappone), la dott. Vinu Aram, indù, una delle presidenti della Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace (WCRP) leader del movimento Ghandiano indiano Shanti Ashram; l’Imam spagnolo Allal Bachar; il Card. Arinze, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso.

Testimonianze sulla pace di ragazzi: Medio Oriente; New York, Pakistan e Nigeria. Contributo musicale della scuola ebraica di Roma.

La manifestazione terminerà con un impegno comune per la pace: i ragazzi lo esprimeranno sul palco, imprimendo un’orma dorata su un enorme pannello. Un gesto che si ripeterà coinvolgendo l’intera piazza.

Coreografia dei ragazzi sulla pace, con 10.000 ombrelli colorati.
Canzone: “The Golden Rule”, cantata dai ragazzi rappresentanti delle principali religioni.

Messaggio di Giovanni Paolo II ai ragazzi.

Dal Colosseo, simbolo della difesa dei diritti umani, avrà inizio la Marcia dei Ragazzi per la Pace diretta verso S. Pietro. Vi aderiranno anche molti studenti delle scuole medie e superiori di varie regioni italiane.

Rispondiamo all’odio con il perdono, iniettando dappertutto speranza

Forum Internazionale

Vi parteciperanno circa 300 delegati di varie nazioni e religioni.
Si concluderà con il lancio di un messaggio programmatico ai ragazzi del mondo.

A Firenze, in Palazzo Vecchio, la cerimonia conclusiva e la consegna, da parte delle autorità, del premio ‘Ragazzi per la pace’, col Patrocinio del Comune di Firenze, della Provincia di Firenze e della Regione Toscana.

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Messaggio per la pace in 10 punti sottoscritto da 320.000 firme consegnato alla Sessione Speciale dell’ONU sull’Infanzia

Il messaggio, stilato lo scorso anno in Giappone, alla prima “Conference of children for the coming generation”, promossa dalla Fondazione buddista giapponese Arigatou, dall’Unicef e dai Ragazzi per l’unità, è stato consegnato il 10 maggio all’ONU.

Si fa “portavoce di tutti i ragazzi che nel mondo soffrono sfruttamento, guerre, malattie, Aids”.
Lancia proposte concrete sui rapporti tra i singoli e i popoli, mass media, ecolo- gia, nuove tecnologie, droga, Aids, globalizza- zione.
Propone di diffondere una nuova cultura, “la cultura del dare, del condividere”. Primo passo: condono del debito estero dei paesi poveri.
Ancora, chiede “una globalizzazione basata non solo sull’aspetto finanziario ed economico, ma sulla comunione tra le culture e le religioni, perché gli uomini diventino una sola famiglia”; che “entri nelle scuole l’educazione alla pace”.

“Noi abbiamo già cominciato a costruire la pace. Ma – concludono – abbiamo bisogno di voi”.
Rivolto a Capi di Stato, responsabili civili e religiosi, dirigenti dei mass media, organizzazioni nazionali ed internazionali, il messaggio aveva fatto il giro del mondo raccogliendo più di 320 mila firme per la pace, di cui 500 di personalità del mondo politico, culturale e religioso.

Commento di Chiara Lubich alla Parola di Vita di Maggio 2002

L’evangelista Matteo inizia il Vangelo ricordando che quel Gesù, di cui sta per narrare la storia, è il Dio-con-noi, l’Emmanuele , e lo conclude riportando le parole citate, con le quali Gesù promette che rimarrà sempre con noi, anche dopo essere tornato al Cielo. Fino alla fine del mondo sarà il Dio-con-noi.
Gesù rivolge queste parole ai discepoli dopo aver affidato loro il compito di andare nel mondo intero a portare il suo messaggio. Era ben consapevole che li mandava come pecore in mezzo ai lupi e che avrebbero subìto contrarietà e persecuzioni. Per questo non voleva lasciarli soli nella loro missione. Così, proprio nel momento in cui se ne va, promette di rimanere! Non lo vedranno più con i loro occhi, non sentiranno più la sua voce, non potranno più toccarlo, ma lui sarà presente in mezzo a loro, come prima, anzi più di prima. Se, infatti, fino ad allora la sua presenza era localizzata in un luogo ben preciso, a Cafarnao, o sul lago, o sul monte, o a Gerusalemme, d’ora in poi egli sarà là dovunque sono i suoi discepoli.

«Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»

Gesù aveva presenti anche tutti noi che avremmo dovuto vivere in mezzo alla vita complessa di ogni giorno. Perché Amore incarnato, avrà pensato: io vorrei essere sempre con gli uomini, vorrei dividere con loro ogni preoccupazione, vorrei consigliarli, vorrei camminare con loro per le strade, entrare nelle case, ravvivare con la mia presenza la loro gioia.
Per questo ha voluto rimanere con noi e farci sentire la sua vicinanza, la sua forza, il suo amore.
Il Vangelo di Luca racconta che dopo averlo visto ascendere al Cielo, i discepoli “tornarono a Gerusalemme con grande gioia”. Come poteva essere? Avevano sperimentato la realtà di quelle sue parole.
Anche noi saremo pieni di gioia se crediamo veramente alla promessa di Gesù:

«Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»

Queste parole, le ultime che Gesù rivolge ai discepoli, segnano la fine della sua vita terrena e, nello stesso tempo, l’inizio della vita della Chiesa, nella quale è presente in tanti modi: nell’Eucaristia, nella sua Parola, nei suoi ministri (i vescovi, i sacerdoti), nei poveri, nei piccoli, negli emarginati…, in tutti i prossimi.
A noi piace sottolineare una presenza particolare di Gesù, quella che lui stesso, sempre nel Vangelo di Matteo, ci ha indicato: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Mediante questa presenza egli vuole potersi stabilire in ogni luogo.
Se viviamo quanto lui comanda, specialmente il suo comandamento nuovo, possiamo sperimentare questa sua presenza anche fuori delle chiese, in mezzo alla gente, nei posti in cui essa vive, ovunque.
Quello che ci è chiesto è quell’amore vicendevole, di servizio, di comprensione, di partecipazione ai dolori, alle ansie e alle gioie dei nostri fratelli; quell’amore che tutto copre, che tutto perdona, tipico del cristianesimo.
Viviamo così, perché tutti abbiano la possibilità di incontrarsi con Lui già su questa terra.

Chiara Lubich
 

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Rispondiamo all’odio con il perdono, iniettando dappertutto speranza

In 6.000 a Loppiano danno voce ad un impegno per la pace

(da Agenzia Zenit)

Più di 6.000 giovani da 72 paesi sono venuti a Loppiano, cittadella vicina a Firenze, per impegnarsi personalmente a costruire ovunque la pace.

Hanno ascoltato numerose testimonianze di pace da giovani di tutto il mondo, e osservato un minuto di silenzio e di preghiera a mezzogiorno durante un collegamento telefonico con un gruppo di giovani della Terra Santa: ebrei, arabi cristiani, e arabi musulmani.

“Noi chiediamo la pace per quei 20 punti della terra dove è ancora minacciata, specie per la vostra terra, per tutti gli uomini e tutti i popoli” hanno detto i giovani in Italia in una dichiarazione. “Chiediamo perdono per tutte le guerre che devastano il nostro pianeta e ci impegniamo a far accelerare la costruzione di un mondo unito”.

I giovani della Terra Santa porteranno il testo di una preghiera per la pace al Muro del Pianto, al Santo Sepolcro e alla Moschea d'oro di Gerusalemme, luoghi che simbolizzano le tre grandi religioni.

In un messaggio mandato ai giovani riuniti a Loppiano, cittadella vicino Firenze, Chiara Lubich ha augurato: “Che la giornata odierna segni una tappa nel favoloso programma di vedere un giorno quella fraternità universale che è la soluzione di tutti i gravi problemi del nostro pianeta specie dopo l'11 settembre”, e ha dato una consegna: “Riportate nel mondo l'amore, che ha il potere di cambiarlo”.
Riportate nel mondo l'amore
Romano Prodi, presidente della Commissione europea, che stava partendo per gli USA per incontrare il Presidente Bush, si è collegato con i giovani in una video-conferenza, per esprimere la sua approvazione alla petizione che gli avevano inviato a sostegno dell' impegno europeo alla soluzione della crisi in Medio Oriente.
“Il vostro appello è un aiuto per me – ha detto Prodi – perché nel vostro messaggio mettete insieme profezia e realismo”.

A conclusione del meeting sono state raccolte firme in appoggio all'appello alla pace poi inviato a Prodi, al Presidente dell'Unione Europea José María Aznar, al ministro degli Esteri spagnolo Josep Pique, e a Javier Solana, responsabile dell'Unione Europea per gli Affari Esteri.
Ventimila quelle raccolte negli ultimi giorni in vari paesi d'Europa. Tra i firmatari, parlamentari europei, sindaci e consiglieri.
Centinaia di giovani hanno espresso il loro appoggio all'iniziativa attraverso Internet.

Messaggio al presidente della Commissione Europea Romano Prodi

Loppiano, 1 maggio 2002

Al Presidente della Commissione Europea Sig. Romano Prodi
Al Presidente del Consiglio Europeo Sig. José María Aznar
Al Presidente del Consiglio dell’Unione Europea Sig. Josep Piqué i Camps
All’Alto Rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune
dell’Unione Europea, Sig. Javier Solana

Siamo giovani europei, di differenti età e culture, oggi riuniti a Loppiano, Firenze, in 5000 e collegati con altri giovani in Italia e in Europa che, come noi, vivono per costruire un mondo unito.
In questo difficile momento storico, segnato da confitti drammatici e tensioni internazionali, vogliamo impegnarci, con tutte le nostre forze, per la realizzazione di un grande ideale: comporre sulla terra una famiglia di popoli, nel rispetto dell’identità di ciascuno.
Per questo crediamo che la categoria della fraternità, che è a cardine delle nostre azioni e delle nostre riflessioni, possa guidare anche l’azione politica, tanto più di fronte alle urgenti sfide di oggi.

Il nostro metodo e il nostro impegno, che sta dando vita nel mondo a cantieri di solidarietà e di condivisione, si fonda in particolare:

Rispondiamo all’odio con il perdono, iniettando dappertutto speranza

"Per una comunità in dialogo"

Oggi più che mai appare come un’urgenza ineludibile aprire un dialogo a 360 gradi, che tenda a suscitare rapporti d’amicizia e miri alla fraternità universale.
In questo dialogo sono impegnate parrocchie e diocesi che sempre più risentono della mobilità e molteplicità di mondi delle persone presenti nel loro territorio.

Presenti S.E. il card. J. Francis Stafford, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, ha presieduto la celebrazione della S. Messa, sabato 20 aprile, e Chiara Lubich che ha parlato su “Gesù Abbandonato via maestra per una comunità in dialogo”, il Congresso si è concluso domenica 21 in Piazza S. Pietro, dove gli oltre duemila animatori dei Movimenti Parrocchiale e Diocesano si sono recati per partecipare alla preghiera dell’Angelus e ricevere la benedizione del Santo Padre.

I partecipanti hanno inteso approfondire, alla luce del carisma dell’unità, quanto il Santo Padre afferma nella Novo millennio ineunte: “L’amore al crocifisso contemplato nel momento culminante della sofferenza e dell’abbandono costituisce la via maestra non soltanto per rendere più effettiva la comunione a tutti i livelli della compagine ecclesiale ma anche per aprire un fecondo dialogo con le altre culture e religioni”.

Si sono preparati così a contribuire alla crescita della comunione nelle comunità in cui operano e a farle diventare sempre più aperte al dialogo con tutti, nella piena fedeltà al messaggio evangelico.

Una sintesi del cammino di dialogo, delineato nei documenti pontifici e attuato nella vita della Chiesa dal Concilio Vaticano II alla recente Giornata di Assisi, è stata presentata da Mons. Piero Coda, professore dell’Università Lateranense.

Sono stati inoltre comunicati i frutti della ricca esperienza del Movimento dei Focolari nei vari dialoghi: all’interno della propria Chiesa, in campo ecumenico, con fedeli di altre religioni e con persone di altre convinzioni.
Diverse esperienze di comunità parrocchiali e diocesane, animate dalla spiritualità dell’unità, ne hanno illustrato l’attuazione e la fecondità nel contesto multiculturale in cui esse si trovano.

Rispondiamo all’odio con il perdono, iniettando dappertutto speranza

Saluto del Santo Padre

Rivolgo un cordiale saluto al folto gruppo di animatori parrocchiali e diocesani appartenenti al Movimento dei Focolari, convenuti da diversi Paesi per il Congresso sul tema "Per una comunità in dialogo".

Sono lieto, carissimi, che abbiate approfondito le indicazioni della Lettera apostolica Novo millennio ineunte a proposito della spiritualità di comunione e delle sue esigenze concrete. Portate la mia benedizione nelle vostre comunità!

Gesù abbandonato, via maestra per una comunità in dialogo

Benarrivati all’attuale Convegno riservato al Movimento Parrocchiale ed a quello Diocesano!
Come tutti sappiamo, queste due realtà ecclesiali sono diramazioni del più vasto Movimento dei Focolari.

Il loro scopo?
Dare un volto nuovo, atteso ai nostri tempi, alla parrocchia e, distintamente, alla Chiesa diocesana.
Ciò può essere possibile attraverso un particolare dono dall’Alto: il "carisma dell’unità", offerto dallo Spirito alla Chiesa di oggi.

Volto nuovo, dunque, atteso ai nostri tempi, alla parrocchia ed alla diocesi: quindi desiderato dai fedeli e voluto dal Cielo: il volto dell’amore che fa la "Chiesa-comunione" ed è pienamente attuabile attraverso la nostra "spiritualità dell’unità" se vissuta con fedeltà nei suoi vari cardini.
Chiesa-comunione desiderata già dal Concilio Vaticano II che vedeva la Sposa di Gesù ad immagine della Santissima Trinità, la più alta e perfetta comunione che si possa pensare.
Chiesa-comunione, di cui parla spesso il Santo Padre, come ad esempio nella Novo millennio ineunte, chiedendo più precisamente che la Chiesa sia "casa di comunione" in se stessa, naturalmente, e cioè vera famiglia soprannaturale, che necessita di un’autentica "spiritualità di comunione".
"Spiritualità di comunione" che, come abbiamo documentato più volte, è, nel pensiero del Papa, sinonimo della nostra "spiritualità dell’unità". Lo ha dichiarato lui stesso in una nota lettera ai Cardinali e Vescovi amici del Movimento dei Focolari il 14 febbraio 2001.
Chiesa-comunione – come continua ancora il Papa nella Novo millennio ineunte – che sia pure "scuola di comunione".
Per chi?
Per tutti coloro che, nei territori affidati alle parrocchie ed alle diocesi, non conoscessero e non vivessero la comunione, che è unità, che è fraternità.
E cioè – e qui siamo al tema di oggi – per tutti coloro con i quali necessita aprire un dialogo per farla loro conoscere.

Ma una comunità, per poter essere in grado di aprire un dialogo, deve essere comunione in atto. Sì, comunione in atto perché, prima di rivolgere la parola agli altri, occorre testimoniarla con la propria vita.
Sappiamo però come nelle nostre parrocchie, così come nelle diocesi, solamente una certa percentuale di persone crede in Dio, nella Chiesa. Ed una percentuale, ancora minore, frequenta la Chiesa.
Su chi puntare, allora, per avere al più presto una comunità in dialogo?
E’ ovvio: su chi crede e frequenta la Chiesa come fate voi: senza contatto con gli altri fedeli, non è possibile creare comunione, comunità. E senza l’Eucaristia, che la Chiesa dona, manca il vincolo dell’unità.
Le altre persone costituiscono il campo d’amore, d’attenzione, d’azione, di dialogo delle prime.

Per compiere il dialogo, poi, come dice il titolo, riportando parole del Santo Padre , esiste una "via maestra" e cioè: Gesù crocifisso e abbandonato, il "Volto dolente del Cristo" come lo definisce la Novo millennio ineunte.
Fra noi, molti senz’altro conoscono questo "volto"; alcuni, forse, no.
Sarà, comunque, il caso di parlarne, perché chi non lo conoscesse, o non a sufficienza, abbia di che ammirarlo. E chi crede di conoscerlo, di scoprirne di più le infinite ricchezze.
Chi è, dunque, Gesù abbandonato? Ce lo ha rivelato un po’ il nostro Ideale.
Hans Urs von Balthasar, infatti, un grande teologo contemporaneo, ora in Cielo, spiega che, quando lo Spirito Santo manda un carisma sulla terra è come se s’aprisse per la prima volta nel Cielo della Chiesa una finestrella , attraverso la quale ci viene rivelata una verità nuova, pur contenuta nel patrimonio della fede.
Ecco: attraverso la finestrella aperta dallo Spirito Santo col nostro carisma dell’unità, si è intravisto qualcosa del mistero che si nasconde nel grido di Gesù in croce: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mt 27,46): una prova abissale del Figlio di Dio per l’abbandono del Padre, ma per la fiducia sconfinata, che Gesù subito dopo dimostra in Lui, per chi è chiamato a realizzare il Testamento di Gesù, la rivelazione di Colui che può dirsi porta, chiave dell’unità.
Ricordo che uno dei primi giorni della nostra storia, avendo compreso la finalità del Movimento nascente e cioè realizzare l’unità (misteriosissima parola divina), sintesi dei desideri e comandi di Gesù, oggetto d’una sua famosissima preghiera, avevamo chiesto a Lui di rivelarci il modo d’attuarla, di darcene la "chiave". Ed ecco che, poco dopo – è un altro episodio noto -, ce ne ha svelato il segreto: Gesù crocifisso e abbandonato.
Quel Gesù abbandonato che tutti ci sforziamo di amare, di seguire, nostro unico tesoro, quando lo abbiamo compreso per davvero.
Ma, poiché Gesù abbandonato costituisce, col dialogo, il titolo del nostro tema, data la sua importanza, vediamo questa volta di approfondire un po’ di più il suo infinito dolore, chiedendoci, ad esempio: cosa dice di Lui la Scrittura?
A parlarne per primi sono i Vangeli, come quello di Matteo: "Dall’ora sesta fino all’ora nona si fece buio su tutta la faccia della terra, e all’ora nona Gesù gridò a gran voce: ’Eli, Eli, lemà sabactàni?’, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mt 27,46)

Durante il periodo dei primi cristiani, poi, è noto che si preferiva non parlare di questo suo particolare dolore: era un momento di Gesù difficile da spiegare.

Solo secoli dopo, qualche raro mistico e teologo accenna a Lui.
Dice san Giovanni della Croce: "(…) proprio mentre ne era oppresso, Egli compì l’opera più meravigliosa di quante ne avesse compiute in cielo e in terra durante la sua esistenza terrena ricca di miracoli e di prodigi, opera che consiste nell’aver riconciliato e unito a Dio, per grazia, il genere umano" .

E L. Chardon O.P. fa questa considerazione: Gesù nell’abbandono sembra perdere il vincolo che lo legava al Padre. Ma cos’era questo vincolo? Era lo Spirito Santo. Egli lo perde per darlo a noi. E’ lo Spirito Santo, infatti, che lega ciascun uomo a Dio e uomo a uomo. Ecco le sue parole: "Avendoci generati in quel grido, qui nasce la Chiesa, il popolo nuovo. Qui è dato lo Spirito Santo. E’ lo Spirito Santo che, come Dio, legava Gesù al Padre. E nell’abbandono in Gesù è oscurato il vincolo col Padre.
Essendo lo Spirito Santo – aggiunge pure – il vero Paraclito, cioè il perfetto Consolatore (…) opera interiormente nell’anima [di Gesù] una croce più disastrosa (…) [di quella esteriore] con la sospensione delle sue meravigliose consolazioni (…)" .

Fra i teologi contemporanei, è frequente l’impressione che Gesù dà con questo suo tremendo strazio: quella che, in quel momento, la Santissima Trinità stessa, di cui è il Figlio, il Verbo, un tutt’uno col Padre e con lo Spirito Santo, quasi si spezzasse. "Quasi" perché non può essere così. Infatti l’ortodosso S. Bulgakov afferma: "(Nell’abbandono di Gesù) la stessa inseparabilità della Trinità Santissima sembra spezzarsi, il Figlio rimane solo (…) E’ questa la morte divina, perché ’triste è l’anima mia fino alla morte’, fino alla morte spirituale, che è l’abbandono di Dio" .
E S. Bulgakov aggiunge ancora: "Il calice è bevuto fino in fondo, e il Figlio rende il suo spirito al Padre: la SS. Trinità (che è sembrato spezzarsi) si ricompone nell’unità indivisibile" .

Gesù aveva sofferto quel tremendo senso di abbandono, di separazione dal Padre, proprio per l’unità e cioè per riunire tutti noi uomini a Dio, staccati come eravamo dal peccato, e per riunirci fra noi. Era Lui, dunque, il modello, la strada per realizzarla.
Infatti, non è rimasto nel baratro del suo infinito dolore, ma con uno sforzo immane e inimmaginabile, si è riabbandonato al Padre, da cui si sentiva come uomo quasi respinto, dicendo: "In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum", "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito" (Lc 23,46). Ed ha così ricomposto l’unità con Lui.

Un altro teologo che parla di Gesù abbandonato è Hans Urs von Balthasar, già citato, che sottolinea l’immensità di quel dolore. Egli afferma: (Rimettendo) "esplicitamente nelle mani del Padre divino l’eterno vincolo d’unione, che a Lui lo legava, lo Spirito Santo", Gesù sperimenta "fino all’ultimo l’abbandono completo anche da parte del Padre", muore "nelle tenebre estreme abbandonate dallo Spirito" .

Mentre Karl Barth vi vede il dono stra-grande che Egli ci ha fatto: "Dio non tiene per sé la sua divinità come un bottino, come il ladro tiene la borsa, ma Egli si dà" .

Nella Lettera Novo millennio ineunte Giovanni Paolo II dà una sua spiegazione, mirabile per la sua completezza, di questo dolore di Gesù. Egli, parlando di Gesù abbandonato, come dell’"aspetto più paradossale del suo mistero" (di croce) dice: "E’ possibile immaginare uno strazio più grande, un’oscurità più densa?" Poi lo spiega così: "In realtà, l’angoscioso ’perché’ rivolto al Padre con le parole iniziali del Salmo 22, pur conservando tutto il realismo di un indicibile dolore, si illumina con il senso dell’intera preghiera, in cui il Salmista unisce insieme (…) la sofferenza e la confidenza" .

Pasquale Foresi, copresidente emerito del nostro Movimento e teologo, precisa: "(…) Anche se la redenzione è avvenuta per tutti i dolori spirituali e fisici di Gesù, tuttavia il dolore (…) che simboleggia tutta la redenzione è nel momento in cui egli sente la separazione del Padre; è lì che opera il ricongiungimento dell’umanità col Padre" .

E qui non possiamo dimenticare i nostri Statuti approvati dalla Chiesa, maestra di dottrina. Essi danno a noi Gesù abbandonato come chiave dell’unità; Gesù abbandonato al quale dobbiamo riservare un posto particolare nel nostro cuore. Fissando una lunga esperienza di vita, essi dicono che "nel loro impegno per attuare l’unità (i membri del Movimento) amano con predilezione e cercano di vivere in se stessi Gesù crocifisso che, nel culmine della sua passione, gridando: ’Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’ s’è fatto artefice e via dell’unità degli uomini con Dio e tra loro" .


Ora, da tutto quanto è stato detto, si può capire come Gesù abbandonato, avendo realizzato in sé l’unità, avendo riunito Cielo e terra e uomo a uomo, abbia dato compimento al più difficile, importante ed a chiunque altro impossibile dialogo.
E lo ha potuto fare perché Egli è l’Amore, il massimo Amore, sì da ridursi così, crocifisso, abbandonato dal Padre, per amore nostro.
Lo ha fatto già nascendo su questa terra, col farsi uno di noi, come l’amore domanda: un uomo. "Figlio dell’uomo" amava chiamarsi.
Assumendo poi la natura umana, ha preso su di sé tutto quanto la riguardava: i nostri dolori, i nostri limiti, le nostre colpe, facendosi persino "peccato", come dice Paolo, pur senza aver mai peccato, "scomunica", pur senza essere mai stato scomunicato.
E tutto ciò perché il Padre ha caricato Lui, consenziente, dei nostri pesi, dei nostri guai, e a Lui ha chiesto di rimediarvi.
E’ divenuto maestro d’amore, svuotandosi completamente di sé, riducendosi a nulla, perdendo persino il senso d’essere Figlio di Dio, Dio stesso, per fare noi figli di Dio.
E così ha indicato a noi cosa significa dialogare: quali esigenze esso comporti, come vedremo in seguito.

* * *

E passiamo al dialogo vero e proprio, quello che dobbiamo condurre noi.

Di dialogo ha parlato il Santo Padre, cominciando dal 1983, quando ha lanciato una "nuova evangelizzazione".
Egli, spiegando perché all’evangelizzazione ha aggiunto la parola "nuova", ha affermato, fra il resto, che la “nuova evangelizzazione” sarà nuova "nelle sue espressioni" .
"E’ ormai tramontata – ha detto -, anche nei Paesi di antica evangelizzazione (come l’Europa), la situazione di una ‘società cristiana’, che (…) si rifaceva ai valori evangelici. Oggi si deve affrontare (…) una situazione (…) nel contesto della globalizzazione e del nuovo (…) intreccio di popoli e culture che la caratterizza" .
Per questo occorrono nuove espressioni di evangelizzazione.
E non c’è dubbio che fra le forme di evangelizzazione moderne emergano i dialoghi, nei quali è impegnata la Chiesa e sono impegnati soprattutto diversi Movimenti e Nuove Comunità ecclesiali.
Il nostro Movimento – come sapete – ha aperto sin dall’inizio, il dialogo nella nostra Chiesa, fra singoli cattolici e più recentemente fra Movimenti ecclesiali e altre Associazioni, come pure con Famiglie religiose nate da antichi carismi.
E’ un dialogo che raggiunge proprio lo scopo di cui abbiamo parlato: la “Chiesa-comunione”.
Infatti, anche nel mio breve discorso il 24 gennaio u.s. ad Assisi, durante il convegno interreligioso indetto dal Santo Padre sulla pace, assieme a rappresentanti di altre confessioni cristiane e di altre religioni, ho affermato che la Chiesa, svolgendo il primo dialogo fra i suoi figli e le sue figlie, innesca quella comunione richiesta ad ogni livello, che è pace assicurata. Ora possiamo aggiungere: è unità, è fraternità assicurata e certa.

E già qui dobbiamo pensare a noi, a noi presenti in questa sala per ricevere un impulso al dialogo fra noi figli e figlie della Chiesa.
Come lo possiamo fare bene e con successo?
Al contatto con cattolici non privi di problemi, di dolori, di dubbi, di pesi, ma anche di gioie da condividere, dobbiamo comportarci come ho già detto di Gesù abbandonato: amarli anzitutto, con tutta l’arte di amare che conosciamo, farci uno con loro, operando un vuoto completo in noi per capire, comprendere appieno l’altro, farci uno, anzi "farci lui", come Gesù s’è fatto uomo, s’è fatto "peccato".
E – occorre ricordarlo bene – non pensare a ciò che dobbiamo dire, ma soffrire o godere con lui. Alla fine, quando ci avrà confidato ogni cosa, lo Spirito Santo ci darà la parola giusta per illuminarlo, sollevarlo, consolarlo o anche, se il caso è diverso, aiutarlo a godere bene delle sue gioie, dei doni di Dio, condividendo felicità, speranze, sogni.
Ho detto: lo Spirito Santo ci darà la parola… Sì, perché, come nell’abbandono di Gesù ha avuto a che fare lo Spirito Santo (ricordate?), lo Spirito Santo avrà a che fare anche con noi, se, per amore del fratello, riviviamo un po’ il suo abbandono.

Il nostro Movimento poi – e anche questo vi è noto -, nel 1961, ha iniziato il dialogo ecumenico, dove facciamo calcolo del molto che abbiamo in comune con i cristiani delle altre Chiese: il battesimo, la Scrittura, il Credo, i primi Concili, e la nostra stessa spiritualità dell’unità, che si vive insieme quasi integralmente. Essa, fra il resto, è ritenuta qua e là, spiritualità ecumenica.
In tal modo, per tutti questi elementi comuni, sentiamo di poter già formare con i cristiani di 350 Chiese, che aderiscono al nostro Movimento, un solo popolo cristiano in attesa della piena unità. E ciò allevia di molto i dolori della divisione e inculca pazienza, saper attendere l’ora.

Anche di questo dialogo ho fatto cenno ad Assisi.
Ora, anche se tutti voi vi comporterete nella maniera dettataci dal carisma, sprigionando cioè tutto l’amore a Gesù abbandonato, vivo in loro, di cui siete capaci; facendo calcolo delle cose comuni, e sentendovi con loro una sola famiglia cristiana (il battesimo, che è comune, ci fa tutti figli di Dio! cosa meravigliosa!), darete un colpo d’ala all’ecumenismo in parrocchia e, già uniti con tutti in questo modo, preparerete voi e questi vostri fratelli all’unità piena. Non solo. La nostra unità (di noi e loro insieme) sarà già una grande testimonianza di Gesù per altri fratelli: i fedeli di altre religioni e per le persone di convinzioni non religiose.

Alla fine degli anni ’70 si è aperto fra noi il dialogo con i fedeli di altre religioni, nel quale, come primo passo, cominciamo col vivere assieme la "Regola d’oro" presente in quasi tutti i Libri Sacri; regola che, nel Vangelo, recita così: "Fate agli altri ciò che vorreste fosse fatto a voi" (Mt 7,12). E’ quella regola menzionata recentemente ad Assisi dal Santo Padre e da altri.
Regola per la quale, dato l’amore al prossimo, che si chiede da ambo le parti, è già possibile mettere a base del rapporto fra noi e le persone di altre religioni l’amore reciproco. Ed ecco fiorire brani di fraternità.
Poi, in questo clima, ponendosi sullo stesso piano, si può stabilire il dialogo col proprio partner, dialogo nel quale si cerca, come Gesù abbandonato, di farsi nulla per "entrare", in certo modo, in lui.
Ci si pone quindi in quest’atteggiamento importantissimo e imprescindibile, che ha un duplice effetto: aiuta noi ad inculturarci nel mondo dell’altro, a conoscerne la cultura ed il linguaggio, e predispone l’altro ad ascoltare noi.
Si passa così al "rispettoso annuncio" – bella e indovinata espressione del Santo Padre – dove, per lealtà davanti a Dio, a se stessi, come pure per sincerità verso il prossimo, diciamo quanto la nostra fede afferma sull’argomento di cui si parla, senza con ciò imporre nulla all’altro, senza voler conquistare nessuno, quindi senza ombra di proselitismo. Ma per amore.
Il nostro dialogo interreligioso abbraccia – come sapete – fedeli delle più importanti religioni: ebrei, musulmani, buddisti, scintoisti, indù, ecc., dai quali siamo spesso stimati ed amati sì da chiamarci a portare la nostra esperienza cristiana anche in moschee musulmane (in 40 finora negli USA), in templi buddisti, in centri ebraici e altri.
Ci può essere poi chi, rimanendo nella propria religione, l’approfondisce (e sono molti!) e chi abbraccia liberamente il cristianesimo, come è stato – anche questo lo sapete – di migliaia di persone a Fontem, nel Camerun, per le quali abbiamo dovuto costruire una chiesa ed è stata istituita la parrocchia.

Quante persone di altre religioni si sono ormai stabilite anche nei nostri Paesi, nelle vostre rispettive parrocchie, nelle vostre diocesi!
Il mio consiglio è individuarle, stabilire con loro l’amore reciproco, e pian pianino, con prudenza, dialogare, se si può, con esse come fa il Movimento.


Ma anche le persone di buona volontà, pur senza un riferimento religioso, si rendono conto che l’amare gli altri non è solo dei cristiani, ma è un imperativo inscritto nel DNA d’ogni uomo, perché – così noi pensiamo – ogni uomo è creato ad immagine di Dio che è Amore.
Si può perciò amarsi a vicenda pure con loro e può nascere, anche con essi, il dialogo, col nostro "annuncio rispettoso" delle verità cristiane.
E, poiché credono almeno nell’uomo, si lavora insieme, a gloria di Gesù, uomo oltre che Dio, a salvaguardare i grandi valori umani a cui danno anch’essi tanta importanza, quali la libertà, la solidarietà, i diritti umani, la pace.
Anche nelle nostre parrocchie, e nelle nostre diocesi, c’è molto da fare. Oggi incontriamo dovunque persone in ricerca, o non credenti. Occorre amarle con l’arte di amare vissuta alla lettera, vedendo in esse Gesù abbandonato e possibilmente lavorare con loro per ideali comuni.

Quelli spiegati fin qui sono i quattro dialoghi già annunciati da Paolo VI nell’Ecclesiam suam e oggi così attuali.

Ma tutto riusciremo a fare se Gesù abbandonato sarà la stella del nostro cammino!
Sempre nel nostro cuore, sempre presente alla nostra mente. Sempre nella nostra preghiera: "Sei Tu, Signore, l’unico nostro bene".

Commento di Chiara Lubich alla Parola di Vita del mese di Aprile 2002

Nel Vangelo di Giovanni “vedere” Gesù è di un’importanza capitale. È la prova evidente che Dio si è fatto veramente uomo. Già nella prima pagina del Vangelo leggiamo l’appassionata testimonianza dell’Apostolo: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria”.

Soprattutto dopo la resurrezione di Gesù sentiamo riecheggiare il grido di quanti lo hanno visto. Lo annuncia Maria di Magdala: “Ho visto il Signore”, così come gli apostoli: “Abbiamo visto il Signore”. Anche il discepolo che Gesù amava “vide e credette”.

Soltanto l’apostolo Tommaso non vide il Signore risorto, perché non era presente il giorno di Pasqua quando egli apparve agli altri discepoli. Tutti avevano creduto perché avevano veduto. Anche lui – così disse – avrebbe creduto se, come gli altri, avesse veduto. Gesù lo prese in parola e otto giorni dopo la resurrezione si mostrò a lui, perché anche lui credesse. Vedendo Gesù vivo davanti a sé Tommaso esplose in quella professione di fede che è la più profonda e la più completa che mai sia stata pronunciata in tutto il Nuovo Testamento: “Mio Signore e mio Dio”. Allora Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto”:

«Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!»

Anche noi come Tommaso vorremmo vedere Gesù. Specialmente quando ci sentiamo soli, nella prova, sotto il peso delle difficoltà… Ci riconosciamo un po’ in quei greci che si avvicinarono a Filippo e gli chiesero: “Signore, vogliamo vedere Gesù”. Come sarebbe stato bello, ci diciamo, se fossimo vissuti al tempo di Gesù: avremmo potuto vederlo, toccarlo, ascoltarlo, parlare con lui… Come sarebbe bello se potesse apparire anche a noi, così come apparve a Maria di Magdala, ai Dodici, ai discepoli…
Erano veramente beati quelli che stavano con lui. Lo disse anche Gesù in una beatitudine che ci riporta il Vangelo di Matteo e di Luca: “Beati i vostri occhi perché [mi] vedono”. Eppure a Tommaso Gesù disse un’altra beatitudine:

«Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!»

Gesù pensava a noi che non possiamo più vederlo con questi nostri occhi, ma che pure possiamo vederlo con gli occhi della fede. La nostra condizione non è poi così diversa da quelli che vivevano al tempo di Gesù. Anche allora non bastava vederlo. Tanti, pur vedendolo, non gli credettero. Gli occhi del corpo vedevano un uomo, occorrevano altri occhi per riconoscere in lui il Figlio di Dio.

Ma già molti dei primi cristiani non avevano visto personalmente Gesù e vivevano quella beatitudine che anche noi oggi siamo chiamati a vivere. Nella prima lettera di Pietro leggiamo, ad esempio: “Voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime”.
I primi cristiani avevano ben capito da dove nasce la fede di cui Gesù parlava a Tommaso: dall’amore. Credere è scoprire di essere amati da Dio, è aprire il cuore alla grazia e lasciarsi invadere dal suo amore, è affidarsi totalmente a questo amore rispondendo all’amore con l’amore. Se tu ami, Dio entra in te e testimonia dentro di te lui stesso. Lui dà un modo tutto nuovo di guardare la realtà che ci circonda. La fede ci fa vedere gli avvenimenti con i suoi stessi occhi, fa scoprire il disegno che egli ha su di noi, sugli altri, sulla creazione intera.

«Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!»

Un esempio luminoso di questo nuovo modo di guardare le cose con gli occhi della fede è quello di Teresa di Gesù Bambino. Una notte, a causa della tubercolosi che l’avrebbe portata alla morte, ebbe uno sbocco di sangue. Avrebbe potuto dire: “Ho uno sbocco di sangue”. Invece disse: “È arrivato lo Sposo”. Ha creduto anche senza vedere. Ha creduto che in quel dolore Gesù veniva a visitarla e la amava: il suo Signore e il suo Dio.

La fede, come per Teresa di Gesù Bambino, ci aiuta a vedere tutto con occhi nuovi. Come lei ha tradotto quell’avvenimento in “Dio mi ama”, così anche noi possiamo tradurre ogni altro avvenimento della nostra vita in “Dio mi ama”, oppure: “Sei tu che vieni a visitarmi”, oppure: “Mio Signore e mio Dio” .
In Cielo vedremo Dio così come egli è, ma la fede già da ora ci spalanca il cuore sulle realtà del Cielo e ci fa intravedere tutto con la luce del Cielo.

Chiara Lubich


 

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Primo incontro dei responsabili di 15 movimenti evangelici

Un momento di festa, il primo incontro dei responsabili di 15 movimenti evangelici tedeschi con Chiara Lubich e Andrea Riccardi alla cittadella ecumenica di Ottmaring.

Mi sembrava di intravvedere uno squarcio della visione della Chiesa futura: mi trovavo in un giardino meraviglioso pieno di fiori preziosi” l'impressione a caldo di una giovane evangelica.
Gioia comune, perché l'avvenimento di Pentecoste '98 con il grande incontro dei Movimenti e nuove comunità con il Papa in piazza San Pietro che aveva segnato l'inizio di un cammino e testimonianza comune, si allarga ora al mondo evangelico, aprendo nuove prospettive di unità e di evangelizzazione.

Previsto per il 2000 a Monaco un grande incontro di Movimenti e Nuove Comunità evangelici e cattolici

Significativo che questo incontro abbia avuto luogo nel pomeriggio dello stesso 31 ottobre, quando il Presidente della Federazione Luterana mondiale, il vescovo dott. Christian Krause, durante la solenne cerimonia per la storica firma, aveva detto che “la Dichiarazione congiunta sulla Giustificazione vuole spalancare la via perché tutti gli uomini possano avvalersi dei doni di Dio”. Gioia comune per l'accordo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa luterana dopo oltre 450 anni di controversie, e per lo scoprirsi animati dallo stesso spirito di amore e di unità.

(02-03-2002)

Commento di Chiara Lubich alla Parola di Vita di Marzo 2002

In questa perla del Vangelo che è il discorso alla Samaritana, nei pressi del pozzo di Giacobbe, Gesù parla dell’acqua come dell’elemento più semplice, ma che si evidenzia più desiderato, più vitale per chi ha consuetudine col deserto. Non gli occorrevano molte spiegazioni per far intendere cosa significasse l’acqua.

L’acqua sorgiva è per la vita nostra naturale, mentre l’acqua viva, di cui parla Gesù, è per la vita eterna.
Come il deserto fiorisce solo dopo una pioggia abbondante, così i semi sepolti in noi col battesimo possono germogliare solo se irrorati dalla Parola di Dio. E la pianta cresce, mette nuovi germogli e prende la forma di un albero o di un bellissimo fiore. E tutto questo perché riceve l’acqua viva della Parola che suscita la vita e la mantiene per l’eternità.

«Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna»

Le parole di Gesù sono rivolte a tutti noi, assetati di questo mondo: a quelli che sono coscienti della loro aridità spirituale e sentono ancora i morsi della sete e a quelli che non avvertono più neanche il bisogno di abbeverarsi alla fonte della vera vita, e dei grandi valori dell’umanità.
Ma, in fondo, è a tutti gli uomini e alle donne di oggi che Gesù rivolge un invito, svelando dove possiamo trovare la risposta ai nostri perché, e la piena soddisfazione dei nostri desideri.

A noi tutti, dunque, attingere alle sue parole, lasciarsi imbevere del suo messaggio.
Come?
Rievangelizzando la nostra vita, confrontandola con le sue parole, cercando di pensare con la mente di Gesù e di amare con il suo cuore.
Ogni attimo in cui cerchiamo di vivere il Vangelo è una goccia di quell’acqua viva che beviamo.
Ogni gesto d’amore per il nostro prossimo è un sorso di quell’acqua.
Sì, perché quell’acqua così viva e preziosa ha questo di speciale, che zampilla nel nostro cuore ogniqualvolta l’apriamo all’amore verso tutti. E’ una sorgente – quella di Dio – che dona acqua nella misura in cui la sua vena profonda serve a dissetare gli altri, con piccoli o grandi atti di amore.

«Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna»

Dunque abbiamo capito che, per non soffrire la sete, dobbiamo donare l’acqua viva che attingiamo da Lui in noi stessi.
Basterà una parola, talvolta, un sorriso, un semplice cenno di solidarietà, per darci di nuovo un sentimento di pienezza, di soddisfazione profonda, uno zampillo di gioia. E se continuiamo a dare, questa fontana di pace e di vita darà acqua sempre più abbondante, senza mai prosciugarsi.

E c’è anche un altro segreto che Gesù ci ha rivelato, una specie di pozzo senza fondo a cui attingere. Quando due o tre si uniscono nel suo nome, amandosi dello stesso suo amore, Lui è in mezzo a loro. Ed è allora che ci sentiamo liberi, uno, pieni di luce e torrenti di acqua viva sgorgano dal nostro seno. E’ la promessa di Gesù che si avvera perché è da Lui stesso, presente in mezzo a noi, che zampilla acqua che disseta per l’eternità.

Chiara Lubich
 

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Rispondiamo all’odio con il perdono, iniettando dappertutto speranza

La spiritualità di comunione, compito anzitutto dei Pastori

Grande gioia ha espresso il Papa per questo incontro di oltre 80 vescovi, amici del Movimento dei Focolari.
Un’udienza a sorpresa, quella di giovedì 28 febbraio, che, all’ultimo momento, ha sostituito la partecipazione dei vescovi all’udienza generale.

Il Papa ha rivolto un saluto speciale a Chiara Lubich fonda- trice del movimento dei Focolari, e parole di gratitudine al cardinale Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga, che aveva tracciato il cammino percorso dai vescovi in questi 25 anni, dal 1977, quando ebbe inizio il 1

Udienza ai partecipanti al convegno dei Vescovi amici

Venerati Fratelli! 1. Con grande gioia vi accolgo, durante il vostro convegno di approfondimento della spiritualità di comunione, promosso dal Movimento dei Focolari. A ciascuno rivolgo il mio cordiale saluto, con uno speciale pensiero di gratitudine al Cardinale Miloslav Vlk, che si è fatto interprete dei comuni sentimenti, illustrando i temi del vostro incontro. Un saluto particolare desidero riservare alla Fondatrice del Movimento, Chiara Lubich, che ha voluto essere presente qui con noi. Carissimi, voi state riflettendo sulla comunione, realtà costitutiva della natura stessa della Chiesa. La Chiesa, come ben sottolinea il Concilio Vaticano II, si trova, per così dire, tra Dio e il mondo, adunata nel nome della Santissima Trinità per essere “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen gentium, 1). La comunione all’interno del popolo cristiano, pertanto, chiede di essere sempre più assimilata, vissuta e manifestata, anche grazie ad un deciso impegno programmatico, a livello sia di Chiesa universale che di Chiese particolari. Occorre coltivare un’autentica e profonda spiritualità di comunione, come ho voluto sottolineare nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte (cfr n. 43). Si tratta di un’esigenza che riguarda tutti i membri della Comunità ecclesiale. Questo compito spetta però anzitutto ai Pastori, chiamati a vigilare affinché i diversi doni e ministeri contribuiscano alla comune edificazione dei credenti ed alla diffusione del Vangelo. 2. Il servizio dell’unità, su cui voi giustamente amate molto insistere, è intrinsecamente segnato dalla Croce. Il Signore ha sofferto la passione e la morte per distruggere l’inimicizia e riconciliare gli uomini col Padre e tra di loro. Seguendone l’esempio, la Chiesa, Corpo mistico di Cristo, ne prolunga l’opera. Con la forza dello Spirito Santo partecipa intimamente al Mistero pasquale, al di fuori del quale non vi è crescita del Regno di Dio. L’esperienza della storia evidenzia che la Chiesa vive la passione e la croce indissolubilmente unita al suo Signore risorto, illuminata e confortata dalla presenza che Egli stesso le ha garantito per tutti i giorni, fino alla fine del mondo (cfr Mt 28,20). E’ lo stesso Signore, nel cui corpo glorioso permangono i segni dei chiodi e della lancia (cfr Gv 20,20.27), ad associare i suoi amici alle sue sofferenze, per conformarli poi alla sua gloria. Questa fu, in primo luogo, l’esperienza degli Apostoli, a cui i credenti nel loro pellegrinaggio fanno costante riferimento. Il loro ministero di comunione e di evangelizzazione ha goduto della stessa fecondità di quello di Cristo: la fecondità del chicco di grano, come ricorda l’evangelista Giovanni, che produce molto frutto se e perché muore nella terra (cfr Gv 12,24). 3. Segno per eccellenza di tale fecondità pasquale sono i frutti dello Spirito, anzitutto “amore, gioia e pace” (Gal 5,22), che caratterizzano, pur nella varietà degli stili e dei carismi, la testimonianza dei santi di ogni epoca e di ogni nazione. Anche nella prova, anche nelle situazioni più drammatiche niente e nessuno può togliere a colui che vive unito a Cristo la certezza del suo amore (cfr Rm 8,37-39) e la gioia di essere e di sentirsi una cosa sola con Lui. Questo amore, questa gioia e questa pace invoco in abbondanza per ciascuno di voi, carissimi Fratelli nell’Episcopato, e per le Comunità che vi sono affidate. Maria, la Vergine dell’amore fedele, vegli su di voi e sul vostro ministero. Vi aiuti a camminare in perfetta sintonia con il cuore del suo divin Figlio, sorgente di immensurabile carità e misericordia. Io vi assicuro un costante ricordo nella preghiera e ben volentieri vi imparto una speciale Benedizione, estendendola a quanti quotidianamente incontrate nel vostro servizio pastorale.  

“Spiritualità di comunione, evangelizzazione e cultura dell’unità”

La notizia dell’Udienza privata con il Papa, giovedì 28 marzo, è giunta come gradita sorpresa, proprio nella giornata in cui si ricordavano a Castel Gandolfo i 25 anni da quando, nel febbraio del 1977, si era svolto il primo Convegno di Vescovi amici del Movimento dei Focolari. Sarà presente all’udienza anche Chiara Lubich.

L’incontro è stato aperto sabato 23 febbraio, dal card. Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga e moderatore dell’annuale convegno spirituale di Vescovi amici del Movimento dei Focolari. Aveva messo in luce come nuova evangelizzazione e rinnovamento della cultura sarebbero state approfondite sulla base delle linee spirituali tracciate dalla Novo millennio ineunte ed aveva affermato: “Dobbiamo ricordarci che non si tratta solo di mettere in atto una buona collaborazione fra gli agenti pastorali, ma di vivere a tutti gli effetti quella spiritualità di comunione che rende presente Cristo e che è l’indispensabile presupposto per poter affrontare le sfide del terzo Millennio”.

E in quei giorni, infatti, gli oltre 80 Vescovi di 43 Paesi dei cinque continenti hanno vissuto un’esperienza profonda di comunione fraterna, nutrita da conversazioni di spiritualità, approfondimenti teologici e momenti di dialogo, nei quali si realizza un toccante scambio di testimonianze personali e pastorali, vissute spesso in regioni di grande sofferenza come il travagliato Medio Oriente, la Repubblica Democratica del Congo, il Burundi; zone fortemente secolarizzate come i Paesi Bassi o alcuni Paesi post-comunisti, e le lontane Isole di Wallis et Futuna nell’Oceano Pacifico.

Chiara Lubich, nel suo intervento al Convegno, domenica 24, ha enucleato dieci capisaldi della nuova evangelizzazione come emergono dall’insegnamento di Giovanni Paolo II ed ha illustrato come il Movimento dei Focolari con la sua spiritualità di comunione può offrire un particolare contributo ad attuarli. “La nuova evangelizzazione proposta dal Papa a tutta la Chiesa – ha affermato – ha dato a noi le ali”. Ed faceva notare: “L’evangelizzazione sarà ‘nuova nel suo ardore’ se, man mano procede, cresce, in chi la promuove, l’unione con Dio”. Con grande interesse i partecipanti hanno quindi seguito la presentazione di due progetti di evangelizzazione, uno in contesto metropolitano (Roma) e l’altro in terra di missione (Fontem / Cameroun).

Ogni giorno il Convegno si è aperto con una meditazione su quello che Giovanni Paolo II nella Novo millennio ineunte ha definito il “mistero nel mistero”: Gesù crocifisso ed abbandonato, come via all’unione con Dio e come sorgente di comunione. Molto apprezzate le testimonianze di alcuni dei primi focolarini e delle prime focolarine su questo che è anche uno dei cardini della spiritualità dei Focolari.
Chiara Lubich è intervenuta nuovamente al Convegno, mercoledì 27, per un dialogo aperto con i Vescovi.

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Il nascente Polo imprenditoriale di Loppiano laboratorio per un nuovo agire economico

La Giunta della Regione Toscana si è impegnata ad inserire nei programmi di sviluppo della Regione il progetto del Polo Imprenditoriale di Loppiano (Incisa Valdarno, FI), riconosciuto come laboratorio di una nuova economia, "modello da proporre e moltiplicare anche al fine di rafforzare e organizzare l’attuazione di una nuova politica di cooperazione allo sviluppo".

Loppiano incontra gli Imprenditori – Questo progetto verrà presentato nella cittadella internazionale di Loppiano, il 9-10 febbraio 2002, in un incontro a livello nazionale con imprenditori, dipendenti, operatori economici, ricercatori e studenti interessati al progetto di Economia di comunione.

Verranno presentati:
– La cittadella di Loppiano e la sua vita
– Gli ultimi sviluppi del progetto dell’Economia di Comunione a 10 anni dal suo lancio
– Il nascente Polo produttivo "Lionello"

Una mozione approvata per il sostegno del progetto imprenditoriale promosso dal Movimento dei Focolari

Una mozione di sostegno al polo imprenditoriale di Loppiano, presentata dal Gruppo Rinnovamento Italiano e Riformisti per l’Ulivo, è stata approvata a maggioranza, con l’astensione dello SDI e di alcuni consiglieri del centro sinistra.
Nel testo si chiede alla Giunta regionale di aderire al progetto del polo imprenditoriale di Loppiano nel Comune di Incisa Valdarno, laboratorio di una nuova economia, promosso dal Movimento dei Focolari, sottoscrivendo simbolicamente alcune quote di azionariato popolare e di inserire il progetto nei programmi di sviluppo della Regione Toscana quale modello da proporre per l’attuazione di una nuova politica di cooperazione allo sviluppo.

Premessa

La “Dichiarazione sul futuro dell’Unione”, allegata al trattato di Nizza, ha rilanciato il dibattito sul “metodo di governo” quale processo di cooperazione costruttiva tra tutti i livelli di potere e responsabilità in Europa.
I principi guida sono la sussidiarietà, il pluralismo istituzionale e la legittimità democratica.
Sono punti programmatici che devono trovare realizzazione completa anche nelle politiche dei governi nazionali e tra le pluralità delle istituzioni territoriali.

Nel frattempo, si sono affermati in Europa valori importanti quali l’uguaglianza dei popoli, politiche di coesione economica e sociale, la libertà di circolazione, la parità di trattamento ed il riconoscimento dei diritti fondamentali.
E’ il concetto di “fraternità politica”, quale effettiva composizione di strutture, territori, funzioni, identità e culture ma anche per fornire risposte originali alle molteplici sfide del nuovo millennio. La prima sfida importante è stata raccolta da Chiara Lubich e dal Mov.to dei Focolari che, realizzando nel corso degli ultimi anni, in tutto il mondo, piccole città autonome, modello di vita da proporre e moltiplicare, hanno voluto conciliare plurime esigenze capaci di coniugare valori imprescindibili.


I sottoscritti Consiglieri (Lucia Franchini e Francesco Pifferi)

atteso che dal lancio del progetto dell’Economia di Comunione, pensato da Chiara Lubich e dal Movimento dei Focolari, sono sorte nel mondo iniziative tese a far crescere e diffondere una cultura economica innovativa, dove si coniuga il “bilancio economico” con il “bilancio sociale”;

considerato che da detta iniziativa è nata l’esigenza di dar vita ad un polo imprenditoriale in cui concentrare alcune aziende italiane che già aderiscono al progetto stesso tale da rappresentare un modello all’interno della realtà economica nazionale;

considerato che il Movimento dei Focolari ha presentato il progetto di far nascere un Polo Industriale nei pressi della cittadella di Loppiano nel Val d’Arno, attraverso la sottoscrizione di azionariato popolare;
preso atto che gli scopi principale saranno la costruzione di capannoni, uffici e infrastrutture, oltre ad attività di supporto alle aziende e promozione di nuove imprese, scuole per imprenditori, manager e operatori;

considerato che Loppiano rappresenterà la prima esperienza industriale del Movimento, oggetto di attenzione anche da parte delle Istituzioni comunitarie e del Governo nazionale;

ritenuto necessario, nello spirito di costituzione di un “laboratorio di fraternità”, sostenere politicamente e materialmente i programmi di investimento solidale, anche quale attuazione di iniziative di cooperazione allo sviluppo;

visto il contesto operativo nel quale il progetto di Loppiano si colloca, teso a comprendere l’inserimento dello stesso nei programmi di sviluppo regionale anche quale modello contro l’esclusione sociale;

tutto ciò premesso
impegnano la Giunta


– ad aderire al progetto del Polo Imprenditoriale di Loppiano nel comune di Incisa Valdarno, laboratorio di una nuova economia, promosso dal Movimento dei Focolari.

– ad inserire il progetto nei programmi di sviluppo della Regione Toscana quale modello da proporre e moltiplicare anche al fine di rafforzare ed organizzare l’attuazione di una nuova politica di cooperazione allo sviluppo”.

Il nascente Polo imprenditoriale di Loppiano

Lucia Franchini (Rinnovamento Italiano) ha illustrato la mozione sottolineando che l’esperienza di Loppiano dimostra la possibilità concreta di coniugare sviluppo e solidarietà, tenendo conto non soltanto del bilancio economico, ma anche della valenza sociale. L’esperienza di Loppiano è un esempio da valorizzare e far conoscere sull’intero territorio regionale.

Franco Banchi (Centro Democratici Uniti) ha evidenziato gli aspetti positivi dell’esperienza di Loppiano, ma la Regione non deve avere un coinvolgimento diretto, perché il compito della politica è di dare degli input propositivi, non di entrare nella gestione diretta dell’attività. L’esperimento di Loppiano dimostra la possibilità di un nuovo rapporto tra economia e solidarietà.

Varis Rossi (Democratici di Sinistra) ha evidenziato il valore di questa esperienza, ha preso l’impegno di approfondire ulteriormente la conoscenza del progetto in Terza Commissione. E’ necessario sostenere vari modelli di sviluppo, aiutando anche coloro che hanno un passo economico più lento, ma un alto valore sociale. E’ necessaria la massima attenzione e cautela per conoscere le potenzialità di un’esperienza notevole come quella portata avanti a Loppiano.

Marco Carraresi (Centro Cristiano Democratico) ha dichiarato di condividere totalmente la mozione che rende giustizia di un Movimento di grande valore, una esperienza quotidiana di vivere il Vangelo in modo concreto. Un modello da imitare nei progetti di cooperazione promossi dalla Giunta regionale.

Anche Giovanni Barbagli (Rifondazione Comunista) e Lorenzo Zirri (Forza Italia) hanno dato il pieno sostegno alla mozione presentata, mentre Pieraldo Ciucchi (Socialisti Democratici Italiani) ha dichiarato il proprio voto di astensione per la troppa enfatizzazione che si vuole dare a questa esperienza ecclesiastica.

Angelo Passaleva, vicepresidente della Giunta regionale ha dichiarato l’adesione alla mozione e all’esperienza di Loppiano che è un nuovo modo di fare impresa con l’attenzione ai valori sociali. E’ un modello sperimentale che si può trasferire anche ad altre situazioni regionali. Nella società globale è sbagliato accettare soltanto la logica del profitto, perché la guerra e la violenza nascono anche dalla mancanza di una giusta distribuzione della ricchezza complessiva.

Rispondiamo all’odio con il perdono, iniettando dappertutto speranza

Il significato del Polo imprenditoriale di Loppiano nell’attuale contesto economico

Il dialogo in politica e l’economia di comunione, così come l’economia solidale e la finanza etica, sono elementi essenziali per sviluppare un nuovo modello del "vivere insieme".
In questo senso la Regione Toscana non può non riconoscere che la realizzazione del polo industriale di Loppiano rappresenta una sfida importante per tutto il nostro territorio, un progetto al quale aderire e da inserire nei programmi di sviluppo della Regione medesima al fine di rafforzare ed organizzare una nuova politica di cooperazione allo sviluppo.

Si potrà quindi affermare con la pratica che non è vero che l’unico modello adottabile all’interno del mercato del lavoro è quello classico economico liberista. Si potrà affermare che la competitività delle aziende sussiste, pur destinando parte del ricavato ad azioni di formazione e solidarietà sociale.

E soprattutto che l’economia di comunione è un modello di convivenza per il quale all’interno del mondo economico ogni attore, sia impresa, lavoratore o consumatore, riscopre la libertà di scelta e di azione e la preziosa unitarietà tra valori e comportamento. Un modello in sintesi che, oltre a prestare attenzione al bilancio economico, non dimentica "il bilancio sociale", cioè la valutazione di quanto nell’azienda la risorsa umana sia da valorizzare (pur non dimenticando il profitto) e quindi i rapporti con i dipendenti, fornitori e concorrenti siano da improntare principalmente su una competizione di qualità, sulla trasparenza e sul rispetto dell’ambiente.


Quali sono i punti di riferimento a cui attingere per la sua attività politica?

La più alta sfida per tutti noi è oggi promuovere e diffondere valori importanti quali l’uguaglianza dei popoli, le politiche di coesione economica e sociale, i diritti di cittadinanza, la sussidiarietà, l’unità, rispettando il pluralismo delle diverse identità, tradizioni e religioni.

Chiara Lubich ancora una volta ci indica, con semplicità ma con grande tensione emotiva e ideale, il principio guida a cui far riferimento: "la fratellanza". Anche in politica non si può prescindere da questo concetto, perché Chiara molto lucidamente ci ricorda che "la risposta alla vocazione politica è anzitutto un atto di fraternità: non si scende in campo infatti solo per risolvere un problema, ma si agisce per qualcosa di pubblico, che riguarda gli altri, volendo il loro bene come fosse il proprio".

Un valore semplice da comprendere, ma arduo da praticare quando deve corrispondere una conseguente linearità nell’azione.

D’altra parte sono convinta che quello è il valore da realizzare. Forse inizialmente rappresenterà solo una tensione, ma se vogliamo davvero innalzare e qualificare le azioni di governo e di rappresentanza politica, costruire insieme un comune senso di identità, destino e cittadinanza, dobbiamo partire dal riconoscimento che solo il concetto di "fraternità politica" potrà tracciare un percorso di coesione e partecipazione.

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Il dialogo continua

In occasione della giornata di preghiera per la pace di Assisi, Chiara Lubich ha potuto intrattenersi con diverse personalità di altre religioni, approfondendo il dialogo già intrapreso o avviando nuovi contatti.

Al Centro del Movimento dei Focolari a Rocca di Papa ha incontrato Nichiko Niwano, Presidente del movimento laico buddista Rissho Kosei Kai del Giappone, con cui i Focolari sono in dialogo sin dal 1979.

Per la prima volta, sempre a Rocca di Papa, Chiara Lubich ha ricevuto il rev. Joginder Singh, leader spirituale di oltre 20 milioni di Sikhs nel mondo, che risiede nel centro di Amritsar (India). Si è instaurato un rapporto vivo e cordiale centrato su Dio e sulla fratellanza fra tutti gli uomini. Chiara aveva incontrato ad Assisi anche il guru dei Sikhs inglesi, il rev. Bhai Sahib-ji Mohinder Singh con cui il Movimento dei Focolari in Inghilterra aveva già iniziato un dialogo.

Alcuni giorni dopo, anche la signora Didi Athavale, che in rappresentanza del mondo indù aveva dato la sua testimonianza di pace ad Assisi, ha desiderato incontrare Chiara. E’ la figlia del fondatore di un grande movimento indù denominato Swadhyàya.
Più che un movimento è un nuovo stile di vita che ha cambiato l’esistenza a milioni di persone: dagli emarginati e analfabeti alle élites della società, facendo crollare i muri di separazione causate da religione, ricchezza, educazione, casta, razza e sesso. Ha seminato così la pace e l’armonia sia a livello individuale che sociale.

Swadhyaya è stata iniziata dal rev. Pandhurangshastri Athavale, chiamato Dada (fratello maggiore). Un pensatore, filosofo e sociologo, che ha messo al centro della sua attività la devozione verso Dio (Bhakti) e l'attenzione all’uomo. Nei 17 stati dell’India ha 19.500 centri ed è diffuso in 110.000 villaggi.

Questi colloqui hanno aperto nuove prospettive di dialogo.

Assisi 2002: "Una forza enorme di pace per creare la fraternità base della futura comunità mondiale"

Vedere gli esponenti di tutte queste religioni, delle diverse espressioni di Chiese, tutti così uniti, così desiderosi che questo avvenimento si ripeta. E’ difficile spiegare lo Spirito Santo… ma qui lo Spirito Santo invadeva tutto. Il Papa ha parlato anche a un dato punto del vento, che è simbolo della Spirito Santo.

E pensando che dietro ciascuno c’erano popoli, mondi così vari, veniva da dire: questa è una forza enorme per la pace, e anche per creare appunto questa fraternità che è la base per arrivare domani a quella meta a cui pure certi governanti mirano. Adesso, essendo stati costretti a stringere i rapporti, per esempio, la Russia con l’America, si può pensare che, in un domani, sia possibile arrivare ad un’unica comunità mondiale.

E l’anima, mi sembra, è proprio quanto abbiamo visto oggi: tutti si stimavano a vicenda… Quindi c’era proprio un amore che va e che viene. E’ una grandissima speranza!

Da intervista della Radio Vaticana – 24.1.2002

Come diffondere lo “spirito di Assisi” e tener fede ai solenni impegni presi dai leader religiosi?

Col considerare intanto questo convegno un fatto storico, perché lo è stato, ma pensandolo come un momento non isolato. Già questa volta ha avuto, in molte parti del mondo e non solo cristiano, dei significativi riflessi con incontri di preghiera locali ed altre manifestazioni per la pace. Non isolato anche perché in qualche modo dovrebbe continuare. È ciò che speriamo.
È nel nostro cuore quindi il desiderio che Assisi 2002 sia l’inizio di una serie di varie iniziative vagliate e pensate da chi ne ha la responsabilità, perché il grido: “Mai più la guerra” diventi realtà.

Da intervista Città Nuova n. 3 – 10.2.2002

Rispondiamo all’odio con il perdono, iniettando dappertutto speranza

Risposte di Chiara Lubich alla Radio Vaticana al ritorno da Assisi

Qual’ è stata l’emozione più forte che ha vissuto in questa giornata ad Assisi?


Vedere gli esponenti di tutte queste religioni, delle diverse espressioni di Chiese, tutti così uniti, così desiderosi che questo avvenimento si ripeta. E’ difficile spiegare lo Spirito Santo… ma qui lo Spirito Santo invadeva tutto. Il Papa ha parlato anche a un dato punto del vento, che è simbolo della Spirito Santo.

E pensando che dietro ciascuno c’erano popoli, mondi così vari, veniva da dire: questa è una forza enorme per la pace, e anche per creare appunto questa fraternità che è la base per arrivare domani a quella meta a cui pure certi governanti mirano. Adesso, essendo stati costretti a stringere i rapporti, per esempio, la Russia con l’America, si può pensare che, in un domani, sia possibile arrivare ad un’unica comunità mondiale.

E l’anima, mi sembra, è proprio quanto abbiamo visto oggi: tutti si stimavano a vicenda… Quindi c’era proprio un amore che va e che viene. E’ una grandissima speranza!

E’ anche una forte rivincita della religione in quanto tale, perché tante fedi diverse che si sono rivolte però a Dio in maniera simultanea e per lo stesso motivo… E’ di nuovo tornato il miracolo d’Assisi.


E’ tornato, e forse anche meglio, io penso! Perché non so se erano così tanti l’altra volta. Certo c’è questo fatto: che il Papa qualche volta ha detto … che quanto è successo col terrorismo non è solo causato da una forza umana, semplicemente, l’odio, non so, la rivendicazione di tante ingiustizie, ma che c’è la forza del Male che ha agito. E di fronte alle forze del male bisogna che si contrappongano le forze del Bene, del bene col b maiuscolo, contro il Male magari con M maiuscolo. E quindi mobilitare le religioni è la cosa più intelligente da fare contro questo fenomeno del terrorismo. Non basta che la politica si muova, non basta la guerra per far giustizia … anzi si deve stare attenti a come ci si muove, ma qui occorre l’elemento religioso, è indispensabile!

D. – E la fiamma, le tante fiamme che sono state accese, continueranno a brillare?


Assolutamente! E’ stato troppo bello. Hanno fatto un’esperienza .. L’hanno confermato tanti, anche perché li conosciamo, questi sikhs, questi musulmani. E’ stato troppo bello, troppo bello! Non si può dimenticare una cosa così. Ha agito lo Spirito Santo.

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Tante Assisi

D – Il Papa, facendo riferimento al vento che soffiava impetuoso, ha detto, improvvisando, che era “il soffio dello Spirito”. Tanti hanno avuto l’impressione che lo Spirito Santo abbia guidato l’incontro del 24 gennaio. E’ anche la tua opinione? Cosa te lo fa dire?

«E’ anche la mia impressione. Me lo ha confermato l’atmosfera che si è creata fra tutti, nella quale si potevano percepire i doni dello Spirito: pace e gioia, in un reciproco tangibile amore, quell’amore sublime che è diffuso nei cuori proprio dallo Spirito Santo.
«Durante l’incontro, infatti, che era stato preparato in maniera che le diverse denominazioni cristiane presenti, così come le varie altre religioni, fossero sullo stesso piano, l’amore fra tutti era così forte che, anche quando il pubblico applaudiva ripetutamente il Santo Padre, non appariva una stonatura, anzi».


D. – La giornata di preghiera per la pace ha visto riuniti i rappresentanti di tutte le principali Chiese cristiane, compresa – una felice novità – quella ortodossa russa. Una testimonianza di unità di fronte al mondo. Quale rapporto ti sembra esistere tra l’unità dei cristiani e la pace?

«Un rapporto di primo piano. Anzitutto perché l’unità fra i cristiani, una volta raggiunta, sarà sinonimo di pace per più di un miliardo di persone, quanti sono i cristiani nel mondo. E in più, poiché l’unità fra i cristiani è il tipico distintivo dei seguaci di Gesù, testimoniando essa Cristo, Signore della pace, il suo Vangelo d’amore e di pace potrà avere nel mondo una grande influenza. Ed anche al presente lo sforzo ecumenico di molti cristiani e delle loro chiese dà già sicuramente un certo contributo di pace nel mondo».


D. – Anche tu hai parlato nel tuo intervento della “regola d’oro”, come hanno fatto il Papa, il patriarca Bartolomeo e il card. Kasper. Quali prospettive concrete può aprire?

«E’ la norma base per poter instaurare il dialogo interreligioso fra le religioni. Poiché i vari libri sacri affermano che tutto ciò che si desidera fatto a sé stessi, occorre farlo agli altri (“Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi anche voi fatelo a loro”, Mt 7,12), domanda a tutti, in pratica, di amare. Lo domanda con la voce stessa della propria religione attraverso la presenza di questa frase che non è altro che uno dei “semi del Verbo”, princìpi di verità diffusi nelle varie fedi».


D. – È inutile negare come esistano tra i cristiani delle resistenze contro il dialogo interreligioso. Si teme una perdita di identità, e si paventa il rischio del sincretismo. Qual è il tuo pensiero al riguardo? Cosa diresti a un cristiano “tiepido” nei confronti di questo dialogo?

«Non è per nulla sbagliato temere una perdita di identità e il sincretismo nell’approccio con fedeli di altre religioni. E’ un vero pericolo se si pensa che qualunque cristiano può essere in grado di dialogare. Lo possono fare solamente persone preparate e che ne abbiano la vocazione.
«D’altra parte nel tempo presente ormai, in molti paesi, fedeli di religioni diverse vivono quotidianamente gomito a gomito fra loro. Dovrà pur esserci quindi un modo di rapportarsi.
«Secondo il mio parere esso può consistere, da parte dei cristiani, nel mettere in pratica quell’amore che Gesù ha portato sulla terra e che ha precise esigenze: va rivolto a tutti, e non solo ai parenti e agli amici, sull’esempio dell’amore del Padre celeste che manda pioggia e sole su buoni e cattivi, quindi pure sui nemici.
È un amore che spinge ad amare per primo, senza attendere d’essere amato, come ha fatto Gesù il quale, quando eravamo ancora peccatori e quindi non amanti, ha dato la vita per noi.
È un amore che considera l’altro come sé stesso, che ama l’altro come sé.
Quest’amore non è fatto solo di parole o di sentimento, è concreto: esige cioè che ci si faccia uno con gli altri, che “si viva” in certo modo “l’altro” nelle sue sofferenze, nelle sue gioie, per capirlo, per poterlo aiutare efficacemente.
Infine quest’amore vuole che si veda Cristo nella persona amata. Anche se diretto all’uomo, alla donna, Egli, infatti, ritiene fatto a sé quanto di bene e di male si fa loro.
«Ad un cristiano tiepido spiegherei quanto ho detto fin qui, cercando di tranquillizzarlo e spronando pure lui ad amare».


D. – A rappresentare la Chiesa cattolica, il Papa ha chiamato due laici, una donna e un uomo, espressioni dei nuovi carismi… Cosa pensi stia a significare questa scelta inedita?

«A quanto so, questa è stata proprio una scelta del Santo Padre. Forse ha pensato che, come si conosce un mandorlo dai suoi fiori, così si può meglio capire la Chiesa dalle sue più piccole creature, ultime nate, ma vive: due membri dei nuovi movimenti o comunità carismatiche. Ultimi e piccoli figli della Chiesa, ma nei quali la Madre vede, come in altre realtà ecclesiali, i fautori, per grazia di Dio, d’una sua nuova giovinezza, anzi di una nuova primavera da tempo attesa e preannunciata».


D. – Giovanni Paolo II è stato a più riprese indicato dai rappresentanti delle grandi religioni come “l’unica persona” che avrebbe potuto organizzare una manifestazione come quella di Assisi. Come hai visto il Papa nella città di Francesco, e quale ti sembra debba essere il suo ruolo nel dialogo interreligioso?

«Nella città di Assisi ho visto nel Santo Padre soprattutto quella benedetta “debolezza” di cui parla san Paolo, che è garanzia di “forza”. L’ho visto nella sua veste di “servo dei servi di Dio” che detiene, fra gli altri, anche il primato dell’amore.
«Nel dialogo religioso il suo ruolo mi sembra quello che si è già affermato per la terza volta quest’anno ad Assisi: punto di incontro fra tutti, perno d’amore fra le varie confessioni cristiane e religioni. Dimostrazione vivente che il suo è un amore più grande: “Mi ami più di costoro?” (cf Gv 21,15), garanzia di fraternità sotto lo sguardo di un Padre comune».


D. – Come diffondere lo “spirito di Assisi” e tener fede ai solenni impegni presi dai leader religiosi? E quale può essere il contributo concreto del Movimento dei Focolari?

«Col considerare intanto questo convegno un fatto storico, perché lo è stato, ma pensandolo come un momento non isolato. Già questa volta ha avuto, in molte parti del mondo e non solo cristiano, dei significativi riflessi con incontri di preghiera locali ed altre manifestazioni per la pace. Non isolato anche perché in qualche modo dovrebbe continuare. E’ ciò che speriamo.
«Oggi infatti, dopo l’11 settembre, si è aggiunto un nuovo motivo per incontrarsi e per pregare Dio per la pace. In effetti certe guerre, presenti in più luoghi nel mondo, non sono più soltanto effetto dell’odio, di risentimenti per ingiustizie perpetrate, di rancori a lungo sopportati ed ira esplosi: tutti fattori negativi, ma forse semplicemente umani.
Con l’affacciarsi del terrorismo diffuso, siamo di fronte anche a “forze del male” – come le ha definite il Santo Padre –, per vincere le quali non bastano più sforzi unicamente umani, non è più sufficiente che si mobiliti, ad esempio, il mondo politico…
«Occorre che il mondo religioso avverta la necessità di far prevalere il Bene sul male, il bene con la B maiuscola, in uno sforzo comune per creare su tutto il pianeta quella fraternità universale in Dio alla cui realizzazione è chiamato. Fraternità che sola può essere l’anima di quella comunità mondiale a cui più d’uno degli ultimi papi ha fatto cenno e che è nell’aspirazione di molti cristiani.
«È nel nostro cuore quindi il desiderio che Assisi 2002 sia l’inizio di una serie di varie iniziative vagliate e pensate da chi ne ha la responsabilità, perché il grido: ’Mai più la guerra’ diventi realtà.
«Il Movimento dei Focolari? Poiché è frutto d’un carisma per questi tempi, avverte d’essere già, con i suoi vari dialoghi, le sue attività ed il suo spirito, in sintonia con quanto le presenti esigenze oggi domandano. La giornata di Assisi è servita però a dare al Movimento un’accelerazione in più, che faremo del nostro meglio per mantenere ed aumentare. Sempre, il tutto, a totale servizio di quant’altro lo Spirito e la Chiesa vorranno chiederci».

a cura di Michele Zanzucchi

Commento di Chiara Lubich alla Parola di Vita del mese di febbraio 2002

E’ la risposta di Gesù alla prima delle tentazioni nel deserto, avendo digiunato “quaranta giorni e quaranta notti”. Ed è la più elementare, la fame.
Da qui la proposta del tentatore di utilizzare i suoi poteri per trasformare le pietre in pane. Che male ci sarebbe a soddisfare un bisogno che è proprio della condizione umana?
Gesù però avverte l’insidia che si cela dietro la proposta: è il suggerimento di strumentalizzare Dio, pretendendo che egli si metta solo al servizio delle nostre necessità materiali. A Gesù viene chiesto, in fondo, di assumere un atteggiamento di autonomia invece dell’abbandono filiale nel Padre.
Ecco dunque la risposta di Gesù, che è anche una risposta a tutti i nostri perché di fronte alla fame del mondo, e alla sempre più drammatica richiesta di cibo, di casa, di vesti di milioni di essere umani. Lui che sfamerà le folle con il miracolo della moltiplicazione dei pani, e che baserà il giudizio finale anche sul dar da mangiare agli affamati, ci dice che Dio è più grande della nostra fame e che la sua Parola è il primo ed essenziale nostro nutrimento.

«Sta scritto: non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio»

Gesù presenta la Parola di Dio come pane, come nutrimento. Questo pensiero, questa similitudine di Gesù ci illumina sul nostro rapporto con la Parola.
Ma come si fa a nutrirsi della Parola?
Se il grano prima è seme, poi è spiga e infine pane, così la Parola è come un seme deposto in noi che deve germogliare, è come un frammento di pane che va mangiato, assimilato, trasformato in vita della nostra vita.

La Parola di Dio, il Verbo pronunciato dal Padre e incarnatosi in Gesù, è una sua presenza fra noi. Ogni volta che l’accogliamo e cerchiamo di metterla in pratica è come nutrirsi di Gesù.
Se il pane nutre e fa crescere, la Parola nutre e fa crescere Cristo in noi, la nostra vera personalità.
Venuto Gesù in terra e fattosi nostro cibo, non può più bastarci un alimento naturale come il pane. Abbiamo bisogno di quello soprannaturale che è la Parola per crescere come figli di Dio.

«Sta scritto: non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio»

La natura di questo cibo è tale che di esso si può dire, come di Gesù nell’Eucaristia, che, quando ne mangiamo, non si trasforma in noi, ma siamo noi che ci trasformiamo in lui, perché veniamo, in certo modo, assimilati da lui.
Così il Vangelo non è un libro di consolazione ove ci si rifugia unicamente nei momenti dolorosi, ma il codice che contiene le leggi della vita, leggi che non vanno solo lette, ma assimilate, mangiate, con l’anima, e con ciò ci fanno simili a Cristo in ogni istante.

Si può essere dunque altri lui attuando in pieno e alla lettera la sua dottrina. Sono Parole d’un Dio le sue, cariche d’una forza rivoluzionaria, insospettata.
Questo dobbiamo fare: nutrirci della Parola di Dio. E, come oggi l’alimento necessario al corpo può essere concentrato in una pillola, così noi possiamo nutrirci di Cristo vivendo volta per volta anche una sola delle sue Parole, perché in ognuna di esse egli è presente.
C’è una Parola per ogni momento, per ogni situazione della nostra vita. La lettura del Vangelo ce le potrà rivelare.
Viviamo ora l’amore al prossimo per amor di Dio, che è come un concentrato di tutte le Parole.

Chiara Lubich

(altro…)

Il dialogo interreligioso, una esigenza improrogabile

"La Giornata di Assisi è molto molto importante, molto molto urgente. Se prima il dialogo interreligioso si poteva fare, era segno dei tempi, adesso è un’esigenza improrogabile, proprio per le circostanze. Perché c’ è la minaccia anche di uno scontro di culture, di religioni. Non solo. Come ha detto il Papa ed ho pensato anch’io quando sono cadute le torri, qui non si tratta soltanto di un fattore umano come l’ odio, ma qui c’ è di mezzo „la forza delle tenebre“, ci sono forze del male, per cui non basta l’elemento politico, civile, umano, per contrapporsi. Anche quello sarà stato necessario, ma è necessario che si arruolino anche le religioni, che le religioni si mobilitino, perché contro il Male – con la M grande – ci vuole Dio, ci vuole l’aiuto di Dio, l’aiuto soprannaturale. E’ essenzialissimo l’aspetto religioso oggi nel mondo".

Il dialogo interreligioso del Movimento dei Focolari e l’Islam

Quando Giovanni Paolo II visitò l’India nel 1986, incontrò a Madras i rappresentanti delle varie religioni e disse loro queste parole:
“Il frutto del dialogo è l’unione fra gli uomini e l’unione degli uomini con Dio. Attraverso il dialogo facciamo in modo che Dio sia presente in mezzo a noi, perché mentre ci apriamo l’un l’altro nel dialogo, ci apriamo anche a Dio”.

Sono parole che esprimono esattamente ciò che Chiara sentì fin dal primo incontro con fratelli e sorelle di altre fedi religiose.
La prima forte esperienza fu quella vissuta da lei nel 1966 in una sperduta valle dell’Africa camerunense, a Fontem, a contatto con la tribù dei Bangwa fortemente radicata nella religione tradizionale. Per farle festa tutti si erano radunati in una grande radura della foresta per i loro canti e le loro danze e lì Chiara ebbe la forte impressione che l’Amore di Dio, come un immenso sole, abbracciasse tutti e ci facesse uno. Per la prima volta nella sua vita Chiara intuì che il carisma datole da Dio poteva essere una forza soprannaturale di coesione fra cristiani e fedeli di altre religioni.

Ma l’evento in qualche modo "fondante" del nostro dialogo interreligioso fu il Premio Templeton per il Progresso della Religione, che venne assegnato a Chiara nel 1977. A Londra, dopo il suo discorso alla cerimonia nella Guildhall davanti a rappresentanti qualificati delle grandi religioni mondiali, ebbe la profonda sensazione che tutti i presenti fossero una cosa sola, anche se di fedi diverse. Cercando una spiegazione a tutto questo, Chiara pensò che forse dipendeva dal fatto che la maggior parte dei presenti avesse una viva fede in Dio e che Egli, anche qui, ci avvolgesse col suo amore.

Quando uscì dalla sala, i primi a salutarla furono proprio gli appartenenti ad altre religioni: buddisti, musulmani, ebrei, sikhs, indù, ecc. Chiara intuì che questa circostanza dava al Movimento una nuova apertura: avremmo dovuto da allora in poi cercare di portare il nostro spirito, il nostro amore, la nostra vita, non solo nelle altre Chiese o comunità ecclesiali cristiane, ma anche a questi nostri fratelli di altre fedi.

Ciò che è accaduto in più di 20 anni di dialogo è difficile da riassumere. Sono stati scritti dei libri sui suoi incontri con i buddisti del Giappone e della Thailandia, con gli ebrei in Sud America, con i musulmani negli U.S.A.
Prima di affrontare il dialogo con l’Islam, nel breve tempo che abbiamo a disposizione, vorremmo chiederci quale sia la chiave del nostro dialogo e come mai abbia avuto una evoluzione così rapida e profonda. La risposta è tutta nella nostra spiritualità che è la spiritualità dell’unità e che ci porta a vivere il nostro dialogo con quell’arte di amare che Chiara ha riassunto in quattro punti e che sono perfettamente condivisibili da tutte le tradizioni religiose.

L’arte di amare di Chiara è attinta direttamente dal Vangelo. Ed è:

Commento di Chiara Lubich alla Parola di Vita del mese di gennaio 2002

Tutti i cristiani sono invitati in questo mese a pregare per l’unità e si sono dati una Parola di Dio da meditare e da vivere, tratta dal Salmo 36. Questa Parola della Scrittura ci dice qualcosa di così importante e vitale, da essere uno strumento di riconciliazione e di comunione.
Anzitutto ci dice che una sola è la sorgente della vita, Dio. Da lui, dal suo amore creativo, nasce l’universo e ne fa la casa dell’uomo.

E’ lui che ci dà la vita con tutti i suoi doni. Il salmista, che conosce le asprezze e le aridità dei deserti e che sa cosa significa una sorgente d’acqua, con la vita che le fiorisce attorno, non poteva trovare un’immagine più bella per cantare la creazione che nasce, come un fiume dal grembo di Dio.
Ecco, dunque, sgorgare dal cuore un inno di lode e di riconoscenza. Questo è il primo passo da fare, il primo insegnamento da cogliere nelle parole del Salmo: lodare e ringraziare Dio per la sua opera, per le meraviglie del cosmo e per quell’uomo vivente che è la sua gloria e l’unica creatura che sa dirgli:

«E’ in te la sorgente della vita»

Ma non è bastato all’amore del Padre, pronunciare la Parola con cui tutto è stato creato. Ha voluto che la sua stessa Parola prendesse la nostra carne. Dio, l’unico vero Dio, si è fatto uomo in Gesù e ha portato sulla terra la sorgente della vita.
La fonte di ogni bene, di ogni essere e di ogni felicità è venuta a stabilirsi fra di noi, perché l’avessimo, per così dire, a portata di mano. “Io sono venuto – dice Gesù – perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” . Egli ha riempito di sé ogni tempo e spazio della nostra esistenza. E ha voluto rimanere con noi per sempre, in modo da poterlo riconosce ed amare sotto le più varie spoglie.

A volte ci viene da pensare: “Come sarebbe bello vivere ai tempi di Gesù!” Ebbene, il suo amore ha inventato un modo per rimanere non in un piccolo angolo della Palestina, ma su tutti i punti della terra: Egli si fa presente nell’Eucaristia, secondo la sua promessa. E lì noi possiamo abbeverarci per nutrire e rinnovare la nostra vita.

«E’ in te la sorgente della vita»

Un’altra fonte cui attingere l’acqua viva della presenza di Dio è il fratello, la sorella. Ogni prossimo, specie quello bisognoso, che ci passa accanto, se noi lo amiamo, non si può considerare un nostro beneficato ma un nostro benefattore perché ci dona Dio. Infatti, amando Gesù in lui [“Ho avuto fame (…), ho avuto sete (…), ero uno straniero (…), ero in carcere (…)] riceviamo in cambio il suo amore, la sua vita, perché lui stesso, presente nei nostri fratelli e sorelle, ne è la sorgente.

Una fontana ricca di acqua è anche la presenza di Dio dentro di noi. Egli sempre ci parla e sta a noi ascoltare la sua voce, che è quella della coscienza. Quanto più ci sforziamo di amare Dio e il prossimo, tanto più la sua voce si fa forte e sovrasta tutte le altre. Ma c’è un momento privilegiato nel quale come mai possiamo attingere alla sua presenza dentro di noi: è quando preghiamo e cerchiamo di andare in profondità nel rapporto diretto con lui, che abita nel fondo della nostra anima. E’ come una vena d’acqua profonda che non s’asciuga mai, che è sempre a nostra disposizione e che ci può dissetare in ogni momento. Basterà chiudere un attimo le imposte dell’anima e raccoglierci, per trovare questa sorgente, pur nel bel mezzo del più arido deserto. Fino a raggiungere quell’unione con lui nella quale si sente che non siamo più soli, ma siamo in due: egli in me e io in lui. Eppure siamo – per suo dono – uno come l’acqua e la sorgente, il fiore e il suo seme.

In questa Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, la Parola del Salmo ci ricorda, dunque, che è solo Dio la sorgente della vita e quindi della comunione piena, della pace e della gioia. Quanto più ci abbevereremo a questa fonte, quanto più vivremo di quell’acqua viva che è la sua Parola, tanto più ci avvicineremo gli uni gli altri e vivremo come fratelli e sorelle. Allora si avvererà, come continua il Salmo: “Quando ci illumini viviamo nella luce” , quella luce che l’umanità attende.

Chiara Lubich
 

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"Il Dialogo con l’Islam un'emozione stupenda"

Una giovanissima donna di 81 anni, i capelli bianchi e gli occhi chiari che guardano lontano.
Chiara Lubich, classe 1920, è la fondatrice e leader di un movimento diffuso su scala planetaria, quello dei Focolari: un popolo di due milioni e duecentomila persone attorno a cui gravitano almeno cinque milioni di simpatizzanti, presenti in 182 paesi.
La Lubich, di casa in Vaticano e nei palazzi del potere civile di tutta Europa, da ieri è a Genova: riceverà oggi un premio in denaro della Regione Liguria, destinato a finalizzare la ricostruzione di un istituto scolastico in Pakistan.
Domani sarà a Palazzo Tursi per ricevere la cittadinanza onoraria della città di Genova.

Chiara Lubich, come comincia l’avventura dei Focolari?
“Era il 1943, iniziava la guerra. Ricordo un grande bombardamento durante il quale mi ritrovai in un bosco di Trento che viene chiamato ’Goccia d’oro’. Sentivo le bombe che cadevano da ogni parte e mi rendevo conto che tutti gli ideali che avevamo io e le mie amiche, lo studio, la famiglia, una bella casa, erano niente. Quella notte piansi e vidi scorrere sopra di me tutte le stelle, senza chiudere occhio. Quando il giorno dopo i miei genitori sfollarono sui monti, io rimasi in città con le mie compagne, con la benedizione di mio padre, un vecchio socialista”.

Da quella esperienza traumatica di guerra è nato un movimento che coinvolge milioni di persone. Parlate di valori difficili da accogliere nella società di oggi: fratellanza, castità, amore …
“Abbiamo fatto nostro il Vangelo preso alla lettera, come è proposto dalla Chiesa: non annacquato”.

Anche il Papa parla di valori che sembrano fuori dal tempo. Però domani, 14 dicembre, ha chiesto un digiuno per la pace.
“E’ una proposta molto bella. Il Papa non ha avuto paura di fare una cosa simile all’Islam, nel giorno della fine del Ramadan. E l’invito al digiuno è rivolto a tutti, anche agli anziani come”.

Perché questo Papa trova tanto seguito tra i giovani con le sue richieste così estreme?
“I giovani non sono come gli adulti, non hanno un passato come i vecchi, delusi e prevenuti per il crollo delle ideologie. Sono fisicamente rivolti verso il futuro e vanno avanti pronti per grandi ideali. Recentemente mi sono trovata a parlare nella cattedrale di Santo Stefano a Vienna. C’erano 6.000 giovani. Ho raccontato qualche fatterello di quando ero bambina, quando le suore mi portavano all’ adorazione del Santissimo Sacramento: ricordo che una volta svenni, tanto ero concentrata. Ebbene, durante quella Messa non c’erano più ostie per la Comunione e alla fine c’era la coda ai confessionali”.

Il Movimento dei Focolari nasce all’interno del cattolicesimo, ma comprende anche fedeli dell’Islam e di altre religioni. Come è possibile?
“E’ un movimento aperto al dialogo con tutti: il primo dialogo è quello tra i cattolici. Poi c’è quello ecumenico: in 58 anni di vita dei Focolari abbiamo raggiunto cristiani di 350 chiede diverse. Nemmeno sapevo che esistessero. E poi c’è il dialogo stupendo con le altre religioni. Perché c’è stato un solo popolo eletto, ma gli altri non sono stati dimenticati. I semi del Verbo sono sparsi in tutte le religioni”.

L’Islam oggi fa paura a molti, nel paesi islamici il proselitismo religioso è punito con la morte. Com’è possibile il dialogo?
“Noi abbiamo contatti con l’Islam in Asia, in Africa, nell’America del Nord; i musulmani possono far parte dei Focolari restando musulmani. Tempo fa un Imam a capo di 2 milioni di Afro-americani mi ha invitato a NewYork nel quartiere di Harlem, dove aveva vissuto Malcolm X. Ho parlato col chador sul volto, rivolta a La Mecca, davanti a tremila persone, con un altoparlante che amplificava perché potesse sentire chi era rimasto fuori. Ci sono parti del Corano che valgono anche per noi. Nel libro sacro dell’Islam compare 42 volte il nome di Maria. E le frasi di Gesù che paragonano i fedeli ai gigli dei campi sono universali”.

L’11 settembre ha cambiato le cose? Cosa può fare una donna di 81 anni?
“Stiamo lavorando in Pakistan per la ricostruzione di una scuola, a Dalwal, vicino a Islamabad. Sarà aperta anche alle donne”.

Consegnato dalla Regione Liguria il premio per la pace, la solidarietà e lo sviluppo dei popoli

Comunicato Stampa

Nel corso di una seduta straordinaria del Consiglio regionale questa mattina, alla presenza di un folto pubblico è stato conferito a Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, il Premio per la pace, la solidarietà e lo sviluppo dei popoli. In base alla Legge regionale 28 del 1998 sulla cooperazione allo sviluppo, alla solidarietà internazionale e alla pace, le sono stati donati una medaglia e un assegno di 20 milioni per finanziare le numerose opere benefiche del movimento.

Il premio venne istituito sulla base di una mozione proposta fra gli altri da Massimiliano Costa (capogruppo Ppi-Udeur Insieme) e Nicola Abbundo (Forza Italia) e approvata all’unanimità dal Consiglio regionale. Chiara Lubich nel suo intervento, ha annunciato che il contributo finanziario ricevuto verrà destinato a un complesso scolastico in Pakistan frequentato da 118 allievi e all’annesso Centro per il dialogo cristiano-musulmano: “Sarà un ulteriore segno – ha detto – che la convivenza fra religioni diverse è possibile e rappresenterà una testimonianza di pace”.

“Vogliamo consegnarglieli – ha detto il Presidente del Consiglio Vincenzo Gianni Plinio aprendo la seduta – in segno di riconoscenza per la sua incessante e meritoria opera per la pace ed al servizio dell’umanità”. Plinio ha ricordato i 12 dottorati honoris causa e le altrettante cittadinanze onorarie, i sei premi internazionali che la Lubich ha ricevuto e in particolare quello prestigioso dell’Unesco del 1996.
“A parlare della Lubich – ha aggiunto Plinio – sono i fatti: in poco più di 50 anni ha dato vita ad un ampio movimento impegnato nel rinnovamento spirituale e sociale della comunità e nella diffusione del Vangelo come fonte di valori capaci di ricostruire l’uomo e ricomporre la famiglia umana. In 182 paesi la Lubich è riuscita a coinvolgere non solo cattolici ma persone di oltre 350 diverse Chiese e fedi religiose insieme a moltissime persone animate da diverse convinzioni. Con la forza dell’amore verso gli altri è riuscita a sanare violenze, odi e pregiudizi ridando a tanti disperati un po’ di fiducia e dignità”.

Ma Plinio ha voluto ringraziare la Lubich anche per quanto lei e i suoi collaboratori hanno fatto e continuano a fare per i più deboli e i più poveri fra i liguri ed i genovesi: “E’ infatti degno di massimo rispetto anche e soprattutto da parte della pubblica amministrazione chi, superando le logiche del profitto, ha saputo, come il consorzio Tassano, creare cooperative sociali in grado di condividere parte dei loro utili con i poveri e attente all’inserimento lavorativo di soggetti in fascia debole che oggi risultano fuori dal processo produttivo”.
Dopo il presidente Plinio ha preso la parola il Presidente della Giunta Sandro Biasotti che nel rivolgersi a Chiara Lubich si è detto emozionato come quando ha incontrato il Papa”. Biasotti si è poi detto onorato di poter incontrare una persona del suo valore morale: “Lei – ha aggiunto – è riuscita ad adattare il suo ruolo all’evoluzione dei tempi ed è riuscita ad essere attuale per ben 50 anni”.

Chiara Lubich, dopo aver ringraziato il Consiglio regionale per l’ambito riconoscimento, ha ripercorso a grandi linee le tappe del suo movimento nato nel 1943 a Trento in piena guerra. Ed è proprio in quel momento terribile che si sviluppò la volontà di far crescere la fratellanza e l’amore fra i popoli. Chiara Lubich ha ricordato i primi contatti, nel 1969, con il capoluogo ligure, i suoi imprenditori e i suoi lavoratori. Grazie anche al contributo di questi ultimi, l’azione incessante dei focolarini si sviluppò fra i Bangwa, un popolo che abitava un posto sperduto nella foresta del Camerun ed era in via di estinzione, decimato da una mortalità infantile che raggiungeva il 90 per cento. Vennero inviati medici, creato un piccolo dispensario, diffusa una cultura igienico sanitaria di base. “I risultati – ha ricordato la Lubich – non si fecero attendere: la mortalità infantile diminuì rapidamente.
Ma quello è stato solo il primo passo: oggi il villaggio un tempo sperduto nella foresta è diventato sede di sotto-prefettura”.
Altra operazione che ha visto l’intervento dei genovesi è il progetto “Genova per il Nord Est del Brasile”: grazie a 150 opere donate da pittori e scultori e al patrocinio della Regione Liguria, è stata creata a Recife una moderna falegnameria che dà lavoro in una zona poverissima. Negli anni ‘80 inoltre è nata un’azienda dedicata alla cooperazione allo sviluppo grazie alla quale sono stati dotati di acqua potabile 25 villaggi del Benin.
Domani Chiara Lubich riceverà la cittadinanza onoraria della città di Genova.

Un contributo di unità e fratellanza sullo sfondo dell’attuale contesto internazionale

Venerdì 14 dicembre alle ore 18, nella Sala del Maggior Consiglio al Palazzo Ducale, il Sindaco ha conferito a Chiara Lubich la cittadinanza onoraria.

Anche l’Università di Genova le ha assegnato un riconoscimento per l’apporto dato alla cultura.

Particolare significato assume questo avvenimento in coincidenza con la giornata di digiuno e di preghiera promossa dal Papa per “accrescere la comprensione reciproca tra cristiani e musulmani, chiamati più che mai, nell’epoca attuale, ad essere insieme costruttori di giustizia e di pace”.

Ed è proprio sullo sfondo dell’attuale contesto internazionale che al Palazzo Ducale Chiara Lubich ha parlato della spiritualità dell’unità e dell’impegno nel dialogo ecumenico, interreligioso e con persone di buona volontà, mentre Shahrzad Hushmand, teologa islamica iraniana, ha dato testimonianza del dialogo tra cristiani e musulmani promosso dal Movimento dei Focolari in varie parti del mondo.
Tra le personalità, è intervenuto anche l’arcivescovo di Genova, card. Dionigi Tettamanzi.

Il Consiglio regionale della Liguria, considerata “l’importanza di questo momento per tutta la comunità cittadina e regionale”, ha istituito un premio che è stato assegnato a Chiara Lubich quale riconoscimento del suo apporto nel campo dello sviluppo, della solidarietà internazionale e della pace. Le è stato consegnato dal Presidente della Regione, Sandro Biasotti, giovedì 13 dicembre, alle ore 10,30, durante la seduta straordinaria del Consiglio stesso.

Sabato 15 dicembre, al Palasport di Genova, alle ore 15, c'è stato un grande incontro di associazioni, movimenti e nuove comunità. Anche questo appuntamento è stato nel segno del dialogo e dell’unità. E' stata presentata l’esperienza di dialogo tra cristiani e musulmani promosso dai Focolari e il cammino di comunione tra associazioni, movimenti e nuove comunità incoraggiato dal Papa alla vigilia di Pentecoste ’98. E' seguita la presentazione del contributo dei vari carismi al momento storico attuale. Hanno preso la parola rappresentanti dell’Azione Cattolica, Comunità di Sant’Egidio, Rinnovamento carismatico, Comunione e Liberazione. Ha concluso Chiara Lubich. L’incontro è culminato con la celebrazione eucaristica presieduta dal card. Tettamanzi, alle ore 17,30.

Sabato, al Palasport, alle 21, appuntamento aperto alla cittadinanza: il complesso internazionale Gen Rosso ha presentato il musical “Streetlight” che porta in scena la storia vera di un giovane afroamericano ucciso per il suo impegno non violento.

Rispondiamo all’odio con il perdono, iniettando dappertutto speranza

"Come, se non insieme?"

Incontro di movimenti  cattolici e evangelici nel duomo di Monaco di Baviera

Monaco – Chiara Lubich, presidente e fondatrice del Movimento internazionale dei Focolari, ha invitato i 5000 partecipanti all’incontro – primo nella storia – nel duomo di Monaco, ad una nuova passione per portare il messaggio cristiano.
Questa nuova passione può crescere solo da un nuovo amore a Dio e agli uomini. L’amore cristiano è molto esigente e va oltre i confini di un amore puramente naturale che si ferma alla cerchia dei propri amici. L’amore cristiano deve rivolgersi a tutti, ai simpatici e agli antipatici, ai belli e a brutti, a quelli della mia patria e agli stranieri, a quelli che appartengono alla mia religione e a quelli di altre religioni – diceva la Lubich. E proprio per questo è importante per i cristiani il dialogo interreligioso, senza tacere il messaggio dell’amore cristiano dell’amore di Dio in Gesù Cristo.

A diffondere il Vangelo, non sono chiamati solo i ministri nelle Chiese. E’ compito di tutto il popolo di Dio – diceva Chiara Lubich. Qui c’entra la grande forza dei Movimenti che si sono formati nelle varie Chiese.

L’arcivescovo di Monaco, card. Friedrich Wetter, e il vescovo evangelico-luterano della Baviera, Johannes Friedrich sottolineavano il legame dei Movimenti con le Chiese. “La Chiesa e i Movimenti non sono alternative – diceva Friedrich – Le Chiese hanno bisogno di voi e voi avete bisogno della Chiesa per non chiudervi in voi stessi”.
Il card. Wetter diceva che solo insieme possiamo costruire la civiltà dell’amore.

Il vescovo Friedrich ricordava anche la firma sulla Dichiarazione congiunta sulla Giustificazione tra le Chiese evangelico-luterana e cattolica; l’incontro dei Movimenti in duomo è un segno visibile che la Dichiarazione comune non è rimasta senza seguito.
La pluralità e la vivacità dei nuovi movimenti spirituali sono inoltre una dimostrazione che lo spirito di pentecoste è ancora molto forte.

Il pastore Friedrich Aschoff, presidente del Rinnovamento nello Spirito della Chiesa evangelica in Germania diceva: “Già il fatto che sono nati questi movimenti è un segno dell’agire dello Spirito Santo. Il secolo passato non è stato solo un secolo di guerre mondiali terribili e di crolli diversi, ma anche un secolo di risveglio spirituale.

In questo contesto, Aschoff nominava anche la nascita del movimento pentecostale, la fondazione di nuove comunità, come Taizè e anche il Concilio Vaticano II, a cui erano invitati anche osservatori evangelici. Adesso si tratta di cercare di più l’unità tra queste nuove forme associative, e diceva: “Il nostro mondo così frammentato, così in ricerca, ha bisogno di una Chiesa che diventi unita e che comprenda la molteplicità. Una tale Chiesa è il segno più certo in cui il mondo secolarizzato può riconoscere Gesù quale salvatore mandato da Dio”.

Per questo incontro dei Movimenti nel duomo di Monaco erano stati invitati circa 50 gruppi del mondo evangelico, di quello cattolico e delle chiese libere. Alcuni movimenti presentavano anche alcune loro realizzazioni, come la comunità di Sant’Egidio che si impegna nella lotta contro la povertà e l’Aids, il CVJM (= YMCA), che si impegna per il rinnovamento spirituale nelle capitali, il movimento Cursillos che offre corsi di approfondimento della fede e la Équipe Nôtre Dame che si impegna per il sostegno delle famiglie. E’ stato il primo incontro a livello tedesco di questo tipo, che è stato organizzato in modo ecumenico. Il titolo era: “Come, se non insieme?”.

Parola di vita dicembre 2001

Ecco una Parola decisiva per la nostra vita e la nostra testimonianza nel mondo. Per spiegare la condotta del cristiano, Paolo ama spesso far l’esempio delle vesti che il seguace di Cristo deve indossare. E anche qui, nella lettera ai Colossesi, parla delle virtù, che devono prendere posto nel nostro cuore, come di tanti capi di vestiario. Esse sono: la misericordia, la bontà, l’umiltà, la mansuetudine, la pazienza, la sopportazione, il perdono.
Ma “al di sopra di tutto – dice, quasi pensando ad una cintura che lega tutto insieme e dà perfezione all’abbigliamento – vi sia la carità”. Sì, la carità; perché non basta per un cristiano esser buono, misericordioso, umile, mansueto, paziente… Egli deve avere per i fratelli e le sorelle la carità. Ma la carità – può obiettare qualcuno – non è forse esser buoni, misericordiosi, pazienti, saper perdonare? Sì, ma non solo. La carità ce l’ha insegnata Gesù. Essa consiste nel dare la vita per gli altri. L’odio toglie la vita agli altri (“chi odia è omicida” ), l’amore dà loro la vita. Ogni cristiano, solo se muore a se stesso per gli altri ha la carità. Ma se ha la carità – dice Paolo – sarà perfetto e ogni altra sua virtù acquisterà la perfezione.

«Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione»

Certamente alcuni di noi possono avere una buona disposizione verso i fratelli e le sorelle, perdonando e sopportando. Ma, se ben osserviamo, quello che spesso ci manca può essere proprio la carità. Pur con le più sante intenzioni, la natura ci porta a ripiegarci su noi stessi e, di conseguenza, nell'amare gli altri usiamo le mezze misure. Ma non si è cristiani se si è solamente così. Occorre mettere il nostro cuore nella massima tensione. Di fronte ad ogni prossimo che incontriamo nella nostra giornata (in famiglia, al lavoro, dappertutto) dobbiamo dire a noi stessi: “Su, coraggio, rispondi a Dio, è il momento di amare, con un amore così grande da mettere in gioco anche la vita”.

«Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione»

Questa Parola dell'Apostolo ci invita, dunque, ad esaminarci fino a che punto la nostra vita cristiana è animata dalla carità, la quale, come vincolo della perfezione, è quel legame che ci porta alla più alta unità con Dio e fra noi. Ringraziamo, dunque, il Signore per averci riversato nei cuori il suo amore che ci rende sempre più capaci di ascoltare, di immedesimarci con i problemi e le preoccupazioni dei nostri prossimi; di condividerne il pane, le gioie e i dolori; di far cadere certe barriere, che ancora ci dividono; di mettere da parte certi atteggiamenti di orgoglio, di rivalità, di invidia, di risentimento per eventuali torti ricevuti; di superare quella terribile tendenza alla critica negativa; di uscire dal nostro egoistico isolamento per metterci a disposizione di chi è nella necessità o nella solitudine; di costruire dappertutto l'unità, voluta da Gesù. E' questo il contributo che noi cristiani possiamo dare alla pace mondiale e alla fraternità fra i popoli, specie nei momenti più tragici della storia.

Chiara Lubich

 

La dottrina spirituale

La dottrina spirituale di Chiara Lubich viene presentata secondo tre grandi momenti:
il primo concentrato sul cuore del carisma;
il secondo sull’originale modalità di vivere e pensare la fede; il terzo sulla visione del mondo nei suoi aspetti più diversi, dalla politica all’economia, dalla filosofia alle scienze della comunicazione.

Come dimostrano i saggi teologici introduttivi, la figura di Chiara Lubich può essere collocata, senza timore di eccedere nella valutazione, accanto alle più grandi personalità della spiritualità cattolica di tutti i tempi.

Il suo insegnamento ha già mostrato lungo gli anni tutta la propria ricchezza, generando libri, discorsi, lettere, interventi. Di tale variegato e ricco messaggio però mancava un’organica articolazione che ne abbracciasse sia l’estensione cronologica di oltre mezzo secolo, sia l’ampiezza degli argomenti trattati.

Il presente volume, che della figura di Chiara Lubich offre la dottrina spirituale, intende colmare tale vuoto.
Gli scritti che lo compongono vanno dal 1943 (anno di fondazione del Movimento dei Focolari) ai nostri giorni, e racchiudono l’intera varietà dei generi letterari nei quali ha preso vita la spiritualità di Chiara Lubich: lettere personali e manifesti programmatici, pagine a stampa e parole sussurrate all’orecchio, magistrali lezioni accademiche e frasi stringate come aforismi, discorsi pubblici e colloqui intimi e personali. In queste pagine non manca nessuno dei numerosi registri utilizzati da Chiara Lubich per esprimere la sua originale interpretazione del cristianesimo.

Curato da un esperto studioso di Chiara Lubich, questo libro è stato rivisto dall’Autrice parola per parola, non senza nuove integrazioni e una significativa presenza di inediti. Al testo si affiancano due saggi sul valore teologico e spirituale, la bibliografia completa delle opere e una rassegna dei principali scritti sulla sua figura, due dettagliate schede sulla biografia e sul Movimento dei Focolari, un indice dei temi spirituali.
Frutto di una competenza e di un amore rari, questo libro è una vera piccola “summa” che consente di conoscere in profondità una delle più suggestive spiritualità del nostro tempo.

Chiara, il carisma del dialogo e dell’unità

Qual è il destino del cristianesimo nel terzo millennio? Quale ascolto riesce a ottenere il suo messaggio – cruciale – di amore, in un’epoca continuamente minata e smembrata dall’odio e dalla violenza? Quali vie deve percorrere la fede, e quale spazio può avere la provocazione evangelica o il modello ecclesiale mariano nel mondo globalizzato, dove vecchi e nuovi fanatismi si intrecciano a facili sincretismi acquisiti a basso costo nel supermarket del sacro? Il teologo Karl Rahner non aveva dubbi: per lui, il cristiano del futuro o sarà un mistico (vale a dire, uno che vive l’esperienza di Dio nel mondo) o, semplicemente, non sarà.

Chiara Lubich è la testimonianza vivente di questa convinzione. Sin da quando, ventenne, scriveva in una lettera degli anni ’40 dalle macerie della sua Trento bombardata: “Vedi, io sono un’anima che passa per questo mondo. Ho visto tante cose belle e buone e sono sempre stata attratta solo da quelle. Un giorno (indefinito giorno) ho visto una luce. Mi parve più bella delle altre cose belle e la seguii. Mi accorsi che era la Verità”. In queste poche, semplici parole è racchiuso il nocciolo di un carisma, di un’utopia incarnata nel movimento cattolico del Focolare, fondato il 7 dicembre del 1943 da Lubich: classe 1920, maestra elementare appassionata di filosofia che proprio dal crollo di ogni progetto e valore provocato dalla seconda guerra mondiale ha scoperto il Dio-amore, il suo ideale di unità e santità comunitaria.
A 81 anni, dopo 12 dottorati honoris causa, altrettante cittadinanze onorarie, ruoli di spicco che l’hanno resa familiare e amata in ogni angolo del pianeta e un mare di premi nazionali e internazionali, Chiara conserva lo stesso sorriso fresco e contagioso di allora, la stessa schiva ma autorevole mitezza e l’infaticabile operosità che ha fatto crescere il movimento da lei fondato e presieduto. Radicato, oggi, in 182 Paesi del mondo, con due milioni di aderenti e un’irradiazione di più di cinque milioni di persone.

Per approfondire la peculiare spiritualità contemplattiva di questa figura – non a torto considerata una delle più profetiche personalità cattoliche di tutti i tempi, maestra di dialogo, economia di comunione, ecumenismo interreligioso – giunge quanto mai opportuna la pubblicazione della sua dottrina spirituale. Si tratta di un florilegio di scritti dalle origini del percorso di Chiara Lubich ai giorni nostri, raccolto per la cura dello studioso Michel Vandeleene per Mondadori in un corposo volume (pagg. 446, lire 36mila) che si avvale, tra l’altro, di due saggi teologici di Piero Coda e Jesus Castellano.

Il volume (Chiara Lubich, la dottrina spirituale) verrà presentato oggi alle 18 a Roma, nel Teatro Quirino, in un incontro durante il quale il giornalista Sergio Zavoli (ammiratore della religiosità laica di Chiara, alla quale ha non a caso dedicato dei versi nella raccolta poetica In parole strette) dialogherà con l’autrice.

(da Il Mattino On Line – di Donatella Trotta)