Movimento dei Focolari

Parola di vita Ottobre 2000

Set 30, 2000

«E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli» (Mt 19,24).

E' una parola essenziale per comprendere il rapporto di Gesù con la ricchezza. L'immagine è forte, paradossale com'è nello stile semitico. Tra la ricchezza e il regno di Dio c'è incompatibilità ed è inutile voler annacquare un insegnamento che più volte ritroviamo nella predicazione di Gesù, quando dirà, ad esempio, che non si può servire Dio e mammona (cioè la ricchezza). O quando sembra chiedere al giovane ricco rinunce impossibili all'uomo ma non a Dio. Ma cerchiamo di capire il vero senso di questa Parola da Gesù stesso, dal suo modo di comportarsi con i ricchi. Egli frequenta anche persone benestanti. A Zaccheo, che dà soltanto metà dei suoi beni, dice: “La salvezza è entrata in questa casa”. Gli Atti degli Apostoli testimoniano inoltre che nella Chiesa primitiva la comunione dei beni era spontanea e libera. Gesù non aveva dunque in mente di fondare soltanto una comunità di persone chiamate a seguirlo, che lasciano da parte ogni ricchezza. Eppure dice:

«E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli».

Che cosa condanna allora Gesù? Non certamente i beni di questa terra in sé, ma chi è attaccato ad essi. E perché? E' chiaro: perché tutto appartiene a Dio e il ricco invece si comporta come se le ricchezze fossero sue. Il fatto è che le ricchezze prendono facilmente nel cuore umano il posto di Dio e accecano e facilitano ogni vizio. Paolo, l'Apostolo, scriveva: “Coloro che vogliono arricchire, cadono nella tentazione, nel laccio e in molte bramosie insensate e funeste, che fanno affogare gli uomini in rovina e perdizione. L'attaccamento al denaro, infatti, è la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato desiderio alcuni hanno deviato dalla fede e si sono da se stessi tormentati con molti dolori”. Quale allora l'atteggiamento di chi possiede? Occorre che egli abbia il cuore libero, totalmente aperto a Dio, che si senta amministratore dei suoi beni e sappia, come dice Giovanni Paolo II, che sopra di essi grava un'ipoteca sociale. I beni di questa terra, non essendo un male per se stessi, non è il caso di disprezzarli, ma bisogna usarli bene. Non la mano, ma il cuore deve star lontano da essi. Si tratta di saperli utilizzare per il bene degli altri. Chi è ricco lo è per gli altri.

«E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli».

Qualcuno però potrebbe dire: io non sono ricco per davvero, quindi queste parole non mi riguardano. Bisogna fare attenzione. La domanda che i discepoli costernati hanno fatto a Cristo subito dopo questa sua affermazione è stata: “Chi si potrà dunque salvare?” . Essa dice chiaramente che queste parole erano rivolte un po' a tutti. Anche uno che ha tutto lasciato per seguire Cristo può avere il cuore attaccato a mille cose. Anche un povero che bestemmia perché gli si tocca la bisaccia può essere un ricco davanti a Dio. Eppure tanti ricchi, nella storia della Chiesa non si sono tirati indietro e hanno seguito Gesù nella via della povertà più radicale. Com'è stato di Eletto, che conoscevo bene: un giovane alto, bello, intelligente e ricco, che quando ha sentito la chiamata di Dio a seguirlo, non ci ha pensato un attimo. Non si è voltato indietro. Sembrava che le ricchezze per lui non esistessero affatto. Donò ogni suo bene e anche la vita. Mentre compiva un atto di carità verso un ragazzo trovò la morte in un lago a soli 33 anni. Là, sulla costa, una lapide-ricordo porta scritte queste sue parole: “Ho scelto Dio solo, nessunissima altra cosa”. Eletto, apparendo davanti a Gesù, non si è certamente sentito ripetere: “E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli”.

Chiara Lubich

 

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