Movimento dei Focolari

Parola di vita Settembre 2001

Ago 31, 2001

«Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona» (Lc 16,13)

L'insegnamento di Gesù qui riguarda l'uso della ricchezza, e Luca, l'evangelista dei poveri, se ne fa portavoce. Il termine “mammona” è una parola aramaica che significa i beni materiali, ma è usato qui da Gesù in senso negativo e cioè come quell'insieme di tesori che possono prendere nel cuore umano il posto di Dio. Il pericolo della ricchezza è che ci si possa innamorare a tal punto di essa, da richiedere l'impegno di tutte le forze e di tutto il tempo a disposizione per mantenerla ed accrescerla. Essa diventa un idolo a cui sacrificare tutto. Per questo Gesù la paragona a un padrone così esigente da non ammetterne altri. Di qui la richiesta di una scelta senza compromessi.

«Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona».

Le parole di Gesù non devono suonare come una condanna della ricchezza in se stessa; ma del posto esclusivo che essa può avere nel cuore umano. Egli non richiede a tutti la povertà assoluta, anche esterna, tanto è vero che ci sono dei ricchi fra i suoi discepoli, come Giuseppe d'Arimatea. Ciò che egli richiede è il distacco dai propri beni. Occorre che il ricco non si consideri tanto padrone, quanto amministratore dei beni in suo possesso, i quali sono primariamente di Dio e destinati non solo ad alcuni privilegiati ma a tutti. La ricchezza è un ottimo mezzo se serve a chi è nel bisogno, se aiuta a fare del bene, se si usa a fini sociali, non solo con opere di carità ma anche nella gestione di un'azienda. Solo in questo modo ci si potrà servire dei propri beni senza essere asserviti ad essi. Grande è il pericolo di accumulare ricchezze per sé. E sappiamo bene dall'esperienza e dalla storia, quanto l'attaccamento ai beni di questa terra possa corrompere e allontanare da Dio. Per cui non deve sorprendere l'aut aut così deciso di Gesù: o Dio o la ricchezza.

«Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona».

Come mettere in pratica, allora, questa parola? Oltre a chiarirci il rapporto con la ricchezza, essa, come ogni parola di Dio, ci dice molte altre cose. Gesù non ci pone di fronte all'alternativa fra lo scegliere Dio o mammona. Dice chiaramente che, nella nostra vita, dobbiamo scegliere Dio. Forse, fino ad oggi, questo non l'abbiamo ancora fatto. Forse abbiamo mescolato un po' di fede in lui, una qualche pratica religiosa, un certo amore per il prossimo, con tante altre piccole, grandi ricchezze, che occupano il nostro cuore. Analizzandoci bene, possiamo vedere se ciò che più importa a noi è il lavoro o la famiglia o lo studio o il benessere o la salute o tante altre cose umane che amiamo per se stesse o per noi, senza nessun riferimento a Dio. Se così è, il nostro cuore è già schiavo: poggia su idoli, idoletti, incompatibili con Dio. Che fare? Decidersi; e dire a Lui che non desideriamo altro che amarlo con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra mente, con tutte le nostre forze. E poi sforzarci di tradurre in pratica questo proposito, che non è difficile se lo attuiamo momento per momento, ora, nel presente della nostra vita, amando tutto e tutti soltanto per Dio.

Chiara Lubich

 

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