Movimento dei Focolari
Guatemala: i colori di un viaggio

Guatemala: i colori di un viaggio

I colori la fanno da padroni in questa terra del Guatemala. Basta osservare i vestiti delle donne indigene o fare un giro al mercato della frutta. È giocando coi colori che la popolazione locale usa comporre dei tappeti “provvisori”, composti da ramoscelli, petali, foglioline e segatura colorata, a formare figure allegoriche, disposte a mo’ di tappeto, appunto. Qui in Guatemala vengono stesi al suolo in primo luogo per manifestare la devozione a Gesù Cristo e ai santi nelle processioni; ma non solo, perché servono anche per esprimere riguardo e accoglienza festosa a persone che si vuol onorare. Era un tappeto del genere l’ultimo breve tratto di sentiero che hanno percorso a piedi, all’interno del Centro Mariapoli “Maria dei focolarini” della capitale guatemalteca, Maria Voce con Giancarlo Faletti, scendendo dalle auto fino alle loro residenze. E, affianco al tappeto, i saluti del folto gruppo di amici della comunità locale del Movimento: volti commossi, sprizzanti di gioia, braccia stese a stringere mani, abbracci insistiti. Con un ingrediente insolito, quello dei petardi, dei botti, sparati lì accanto a testimonianza del giubilo e per rendere l’ambiente ancora più festoso. Se possibile… Poco prima Maria Voce e Giancarlo Faletti erano in effetti arrivati all’Aeroporto emozionati, consci che era scoccata l’ora d’inizio di un altro dei loro grandi viaggi, in regioni lontane in quanto a chilometraggio, ma vicinissime al loro cuore, popolate da quella “famiglia di Chiara” che la presidente sin dall’inizio si è promessa di visitare per conoscerla, per sostenerla nella fedeltà e nel servizio alla Chiesa e all’umanità. Nel corso della tappa guatemalteca, la delegazione incontrerà, oltre ad autorità civili ed ecclesiali, in primo luogo i membri, gli aderenti e gli amici dei Focolari di Guatemala, Honduras, El Salvador, Nicaragua e Belize. Vi saranno incontri anche con i rappresentanti delle organizzazioni laicali locali. Il tutto accompagnato da un’immersione nelle millenarie culture di queste regioni, a cominciare da quella maya. di Filippo Casabianca, da Ciudad del Guatemala

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Guatemala: i colori di un viaggio

Guatemala, “luogo di molti alberi”

Il suo nome deriva dal náhuatl Quauhtemallan, “luogo di molti alberi” e si trova nell’estremo nordoccidentale del Centro America, con una cultura autoctona frutto dall’eredità maya e dell’influenza spagnola durante l’epoca coloniale. Il Paese possiede una grande bellezza naturale. La lingua ufficiale è lo spagnolo, e ci sono 23 dialetti maya, il dialetto xinka ed il garifuna. Ha una superficie di 108.889 km2 ed una popolazione di circa 14 milioni di abitanti, dei quali un terzo sono popolazioni autoctone. Vogliamo in questa pagina toccare brevemente anche i Paesi vicini al Guatemala, che saranno interessati dal viaggio della presidente e del co-presidente dei Focolari. L’idea di un Centroamerica unito ormai si fa infatti strada in tante aree della società, in politica, con lo sforzo di unificare le frontiere e nella ricerca dell’identità centroamericana. Guatemala, Belize, El Salvador, Honduras, Nicaragua costituiscono un territorio ricco di diversità multi-etniche. Popoli che hanno subito tante sofferenze, sia quelle imposte dai governi militari, per oltre 40 anni al potere, da cui le guerre civili negli anni 70-80, sia dal “conflitto armato interno”, dichiarato in Guatemala contemporaneamente alla guerra fredda in Europa. Sono stati più di 36 gli anni di combattimento, con migliaia di vittime, genocidio, persecuzioni alla chiesa, esecuzioni sommarie, assassini di sacerdoti e catechisti, come, tra gli altri, Monsignor Romero e Monsignor Gerardi, terre devastate, violazioni dei diritti umani. Negli anni 80, il 90% della popolazione del Guatemala era indigena, oggi si parla di un 51%. Negli anni 90 si consolida la pace e si inizia una nuova tappa, non facile a causa delle conseguenze del dopoguerra: insicurezza, disgregazione familiare, emigrazione di tanti in cerca di lavoro. Difficoltà che si mescolano oggi con nuove piaghe come il narcotraffico, la lotta fra bande, le estorsioni. Sono paesi con  l’Indice di Sviluppo Umano” (ISU) tra i più bassi ma, nonostante questo, i popoli di queste terre conservano la speranza che nasce dalla fede in Dio, popoli generosi, che non si arrendono. L’Ideale dell’unità è arrivato in queste terre negli anni ’80 e – tra le sfide che permangono e interpellano ciascuno – porta un contributo al dialogo tra culture ed etnie diverse, e all’accoglienza reciproca. In Guatemala, con don Vitale Traina, sacerdote italiano, nasce una piccola comunità dei Focolari. Alcune di queste persone, qualche tempo dopo, partecipano ad una Mariapoli in Messico, dalla quale ritornano entusiaste e decise a portare questa vita ad altri. Così, nel 1981, si tengono due Mariapoli, proprio in Guatemala. Il 1986 è un anno importante: arriva il focolare. Valeria Ronchetti – una delle prime compagne di Chiara Lubich – durante un viaggio, mette le basi per la nascita di un  Centro Mariapoli e, dall’Italia, si trasferisce una famiglia di focolarini sposati, Paolo e Pinella Maciotta. Oltre che nella capitale, l’ideale dell’unità si diffonde in una regione indigena dell’ovest, nei pressi di Patzun. Nel febbraio del 1992 s’inaugura il Centro Mariapoli “Santa Maria dei Focolarini” che, in seguito, diverrà un centro di formazione per tutte le nazioni di questa regione. Con l’aiuto dell’Azione per un Mondo Unito (AMU), ONG internazionale dei Focolari, prende il via, nelle vicinanze del Centro Mariapoli, una “Scuola di Promozione Umana” che sarà di grande aiuto per moltissime persone che hanno estremo bisogno di imparare un mestiere per guadagnarsi la vita. In seguito nasce il Centro educativo Fiore (asilo nido e scuola elementare). Attualmente i membri del Movimento sono circa 3100. El Salvador ha visto la prima Mariapoli nel 1982, con 600 persone circa: un vero miracolo considerando le difficilissime condizioni del Paese a causa della guerra civile iniziata due anni prima. Si potrebbe dire che quella Mariapoli ha segnato il consolidamento del Movimento con l’adesione di molte persone che sarebbero diventate le sue pietre miliari. A San Salvador, la capitale, si trovano oggi i centri che coordinano la vita del Movimento dei cinque Paesi centroamericani. In Honduras il Movimento dei focolari è arrivato per una circostanza fortuita. Una persona, recandosi in Messico alla ricerca di letteratura cattolica, per caso, conobbe il focolare. Nel giugno dello stesso anno, il 1981, ritornò in Messico insieme ad altre due persone per partecipare alla Mariapoli. Dal 1982 le focolarine  del Messico cominciarono ad andare in Honduras e, nella capitale, la piccola comunità che viveva la Parola di vita conobbe un importante sviluppo con l’arrivo della famiglia Turatti, trasferitasi dall’Italia per 10 anni. Il 1995 segnò una tappa importante: si tenne la prima Mariapoli, con 250 persone, alla presenza del vescovo Mons. Oscar Andrés Rodríguez – ora Cardinale – che incoraggiò a portare la Spiritualità dell’unità a tutti, chiedendo più volte a Chiara Lubich l’apertura di un centro del Movimento. Questo sogno si è avverato nel febbraio 2010 con l’arrivo delle focolarine a Tegucigalpa. I membri del Movimento in Honduras si calcolano intorno a 900 persone. A dicembre di quest’anno Maria Voce, dialogando con le focolarine del Guatemala, durante un convegno a Castelgandolfo, di fronte alla situazione difficile delle loro popolazioni, esortava a fare come Gesù: “Gesù non disperava. Perché guardava dentro di sé. Cioè guardava al suo rapporto con Dio, e sapeva che Dio avrebbe compiuto il suo disegno anche in quella situazione. Un disegno che passa, magari, per la croce, per la persecuzione, che passa oggi per questi catechisti uccisi, per questi sacerdoti uccisi; che passa per questi narcotrafficanti; ma che fa parte di questa storia che Dio – nonostante tutto – costruisce nell’umanità. Storia che ha pagine luminose, pagine dolorose, momenti belli, momenti difficili, ma che sono storia di Dio”. Cosa fare allora? “In questa storia di Dio entriamo anche noi, come c’è entrato Gesù a suo tempo”, afferma ancora Maria Voce. “Cosa faccio in Salvador con questo Ideale così grande di fronte a queste situazioni? Cosa faccio in Guatemala con questa potenza di Gesù dentro di me, fra di noi, in questa situazione? Faccio quello che ha fatto lui, cioè passo attraverso queste strade, guardo, ma guardo di più a Dio e a quello che Dio sta facendo. Quindi io penso che la nostra forza è questa qui”. Visita la pagina di Guatemala su Focolare Worldwide! (altro…)

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USA: un popolo “adatto alla spiritualità dell’unità”

L’Unione di 50 Stati, conosciuta come Stati Uniti d’America, si estende su un vasto territorio dall’estremo nordovest dell’Alaska all’estremo sudest della Florida. I primi focolarini arrivano dall’Italia nel 1961. In quegli anni si aprono i primi centri del Movimento a Manhattan, Chicago e Boston; verso la fine del ’70, a San Antonio e Los Angeles, seguiti dai centri di Washington, D.C., Columbus e Atlanta. La “Mariapoli Luminosa”, situata a Hyde Park (NewYork) e inaugurata nel 1986, è il cuore del Movimento in Nord America. “Sono stata profondamente colpita da questo Paese, ho avuto una bella impressione – ebbe a scrivere Chiara Lubich nel 1964 durante il suo primo viaggio a New York – (…)  Mi sembra particolarmente adatto allo spirito del Focolare. Non c’è aria di superiorità etnica, ma un chiaro senso di internazionalità. Vi è la semplicità. Alla Messa ho pregato per il Movimento in questo continente e spero che Dio ascolti la mia preghiera perché sto pregando per la diffusione del Suo regno”. La sua preghiera viene ascoltata. Infatti, nel corso degli anni fioriscono comunità in tutto il Paese. Con la crescita del Movimento dei focolari si sviluppano i dialoghi con altre religioni. Con gli ebrei che vengono a contatto con la Spiritualità dell’unità, il dialogo si esprime nella vita quotidiana, nella collaborazione professionale e nello studio teologico. Un fraterno “dialogo della vita” si sviluppa con i musulmani seguaci dell’Imam W.D Mohammed in ogni angolo del Paese. Chiara visita gli Stati Uniti per ben sette volte. Nel 1990 evidenzia di avercolto i vari segni d’un mondo unito” in questa terra. Nel maggio 1997, ospite dell’Imam W. Deen Mohammed, parla della spiritualità dell’unità a circa 3000 musulmani riuniti alla Moschea Malcolm Shabazz, di Harlem.  Al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite, poi, in un simposio organizzato in suo onore dalla WCRP (Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace), parla dell’unità dei popoli. Infine, le viene conferita una laurea h.c.  dalla Sacred Heart University di Fairfield (Connecticut). Nel 2000, l’Imam Mohammed la invita a tornare negli Stati Uniti: “L’America ha bisogno del tuo messaggio”– dice. Il 2 novembre di quell’anno, 5000 tra cristiani e musulmani si radunano a Washington D.C. per un incontro promosso dalle due comunità intitolato “Faith Communities Together” (Comunità di fede insieme). Incontri di questo tipo si moltiplicano in varie città, con eventi annuali che somigliano di più a riunioni di famiglia che ad incontri di dialogo. In quello che è il suo ultimo viaggio negli USA, Chiara riceve una laurea honoris causa in pedagogia all’Università Cattolica di Washington D.C., con una sala gremita da oltre 3.000 persone tra cui ebrei, buddisti, indù e numerosi musulmani afro americani, a sottolineare il contributo dei Focolari al dialogo tra le religioni. Intanto, mette radici il progetto dell’Economia di Comunione con 19 aziende che operano in campi diversi: come l’ingegneria ambientale, l’arte, l’istruzione, l’agricoltura, il tempo libero e la consulenza aziendale. La recente visita, nel 2011, dell’attuale presidente dei Focolari Maria Voce e del co-presidente Giancarlo Faletti, in occasione del 50° anniversario dell’arrivo del Movimento in Nord America, raduna 1.300 persone rappresentanti delle molte comunità del Canada, Stati Uniti e Caraibi, compresi ebrei e musulmani afroamericani. E sempre per il 50° anniversario, esce il volume “Focolare – Living a Spirituality of Unity in the United States. Il libro cerca di rispondere alle domande sul Movimento oggi, attraverso storie avvincenti di una varietà di Americani (bambini, giovani, coppie di sposi, anziani, single, suore, sacerdoti e vescovi che fanno parte dei Focolari), le cui vite sono state trasformate dall’incontro con Gesù. I lettori vi possono scoprire i valori spirituali e pratici essenziali del Focolare, i vari ‘sentieri vocazionali’ dei suoi membri e la sua efficacia nell’impegno per sostenere i valori della cultura americana come la felicità, la libertà, la comunità e l’impegno per il bene comune nella vita pubblica.

Mariapolis Luminosa

NY Incontro Giovani

NY celebrazione 50esimo

Fordham Uni – St Patrick’s Cathedral

St Patrick’s Cathedral

Focolarini

Washington DC

Chicago – Giovani

Chicago – Incontro Interreligioso

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Guatemala: i colori di un viaggio

USA: Un sobborgo che si prende cura degli altri

Nel 1979, la nostra famiglia si è trasferita a North Riverside, un sobborgo di circa 6.000 abitanti, vicino a Chicago. Durante quel periodo venimmo a sapere che nostro figlio David, gravemente handicappato, aveva bisogno di terapia intensiva. I nostri vicini, compresi anche i vigili del fuoco, ci hanno aiutato, ogni giorno, per sei anni, per far sì che David potesse un giorno riuscire a camminare e a parlare. Mi ricordo di aver chiesto a Dio che ci mostrasse il modo di fare anche noi qualcosa per la nostra città e la sua gente. Non molto tempo dopo, il nostro ex-sindaco scrisse una lettera chiedendo idee per un programma di servizi di quartiere per cui vi sarebbero stati dei responsabili per ogni isolato. Risposi alla sua lettera raccontandogli la mia esperienza. Qualche tempo dopo, mi chiese se potevo essere io a coordinare il programma. C’erano 72 responsabili, uno per ogni isolato di North Riverside. Pensai di proporre loro di mirare a far diventare il loro isolato una famiglia, in cui nessuno si sentisse più solo. Abbiamo adattato “i punti dell’arte di amare”, di Chiara Lubich, e ne son venuti fuori quattro che ho chiamato “L’Arte del Prendersi Cura”. In ogni incontro dei responsabili prendevo uno dei punti e lo illustravo con un’ esperienza concreta su uno di questi punti. All’inizio utilizzavo esperienze mie e della mia famiglia , oppure storie di persone famose. Dopo un paio d’anni, però, loro stessi cominciarono a comunicare agli altri ciò che avevano fatto per vivere i punti del “prendersi cura”. Una delle prime esperienze riguardava una nuova arrivata che aveva l’abitudine di lasciare i suoi cani fuori ad abbaiare, dalla mattina presto fino alla sera tardi. Invece di lamentarsi e chiamare la polizia, il responsabile e i vicini si misero ad “amare i loro nemici” cercando di stabilire un rapporto con la proprietaria, preparando dei biscotti per lei ed aiutandola perfino a prendere i cani quando scappavano dal cortile. Solo allora le fecero presente la loro preoccupazione che il continuo abbaiare potesse disturbare un bambino appena nato loro vicino. Il sindaco non solo incoraggiava queste azioni individuali, ma cercò anche, attraverso i responsabili degli isolati, di coinvolgere tutto il villaggio nel “prendersi cura degli altri”. Ad esempio, quando arriva un nuovo residente, i responsabili gli danno il benvenuto con pacco regalo. Si interessano delle persone, specialmente di quelle che soffrono. Mandano loro un biglietto, portano viveri, ascoltano i loro problemi… “Ci serviamo del mail per comunicarci queste necessità, come in una famiglia, e così tutti sappiamo chi ha bisogno di aiuto” – raccontano. Alcuni responsabili spesso si offrono di portare qualcuno dal medico o far la spesa per chi è confinato in casa. “Proprio di recente abbiamo pubblicato un libretto con le esperienze fatte nell’arco di vent’anni; ed anche con delle idee per aiutare chiunque voglia vivere la ‘Regola d’Oro’ di fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te” – continuano. Il libretto è stato distribuito a medici, assistenti sociali, insegnanti e politici; e a tutti quelli che vogliono fare la differenza nel loro angolo di mondo. “L’Arte del Prendersi Cura” si è anche estesa da North Riverside ad altre città. In uno degli incontri tra delegazioni di varie città, il redattore del bollettino d’informazione ha detto: “Quando parlo di North Riverside ai miei concittadini, mi dicono che una città del genere non può esistere. Ed io rispondo: Venite e vedrete!” Leggi più: http://www.northriverside-il.org/departments/recreation/neighborhoodservices.html (altro…)