Dal 29 giugno al 4 luglio scorso Maria Voce e Jesús Morán si sono recati a Birmingham (UK), per partecipare ad una sessione dell’incontro dei Segretari Generali delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE). Hanno incontrato anche la comunità dei Focolari e hanno fatto visita a uno dei centri Sikh della città. Da secoli nota come “città dei mille mestieri” e “officina del mondo”, Birmingham è la seconda città più popolosa del Regno Unito; oggi presenta un volto giovane – il 25% dei suoi abitanti ha meno di 25 anni – e spiccatamente multiculturale. Conseguenza, in larga parte, del via vai di lavoratori provenienti da ogni parte del Paese e del mondo che, dalla Rivoluzione Industriale ad oggi, hanno calpestato (e costruito) le vie della città e l’economia del Paese. È qui che dall’1 al 4 luglio si è svolto l’incontro dei Segretari Generali delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE) sul contributo del cristianesimo al risveglio di una coscienza che possa dirsi realmente europea. Maria Voce è stata invitata a portare la sua testimonianza sull’importanza dei carismi all’interno della Chiesa, con una relazione dal titolo “Profilo petrino e profilo mariano: insieme per una nuova Pentecoste”. Nonostante il viaggio-lampo, la presidente e il co-presidente dei Focolari hanno potuto conoscere la piccola comunità del Movimento che rispecchia la varietà di razze e culture presenti in città. C’erano persone da Burundi, Uganda, India, Malesia, Filippine accanto a quelle nate in Gran Bretagna; erano Sikh, Musulmani e Cristiani dalle Chiese Cattolica e Anglicana, ma anche di convinzioni non religiose. In un dialogo semplice e spontaneo, Maria Voce ha indicato loro una via: “La fratellanza del genere umano è la nostra meta e ciascuno di noi deve fare il proprio passo; e lo facciamo quando amiamo, perché l’amore fa vedere ciò di cui gli altri hanno bisogno. Questa città dei mille mestieri può diventare la città dei mille volti, dei mille sapori e dei mille incontri con le tante persone che incontrate. Vi auguro che ogni persona che incontrate sia veramente toccata dall’amore che avrete verso tutti”. Hanno poi visitato anche il Guru Nanak Nishkam Sewa Jatha Gurdwara dove ha sede il centro di una delle comunità Sikh della città. Il Presidente, Bhai Sahib Bhai Mohinder Singh l’ha accolta con affetto, assieme a un gruppo di ragazzi di due scuole superiori della città, la scuola Sikh Nishkam High school e la scuola cattolica Saint Paul’s High. Presente anche l’arcivescovo cattolico di Birmingham Bernard Longley e un rappresentante del vescovo anglicano David Urquhart . Da anni le due comunità – quella Sikh e dei Focolari – lavorano fianco a fianco per la pace, per testimoniare, come è stato detto, che è molto di più ciò che unisce che ciò che divide. La tappa a Birmingham del complesso internazionale Gen Verde, nel novembre scorso, ne è stata un esempio: molti giovani di fedi diverse hanno partecipato ai workshop organizzati dalla band e allo spettacolo finale. Durente la visita al Gurdwara, a Maria Voce è stata consegnata la “Carta della pace per il perdono e la riconciliazione”, sottoscritta da diversi leader e organizzazioni religiose internazionali e che punta a “a promuovere la guarigione dalle divisioni, l’armonia, la giustizia e la pace sostenibile nel nostro mondo”, come recita il preambolo stesso. “La divisione non è il progetto di Dio; il progetto di Dio è l’unità e noi ci crediamo – ha concluso quindi Maria Voce – ciò che ci lega non sono solo gli sforzi di collaborazione per scopi comuni. Ci lega un dono di Dio: il sogno di unità di tutta la famiglia umana”. Ha poi sottolineato la centralità del perdono in uno stile di vita e di relazioni incentrate sul dialogo e l’accoglienza reciproca: “Solo attraverso questi piccoli passi riusciremo a superare anche i conflitti che ogni giorno tentano di dividerci”. Bhai Sahib Bhai Mohinder Singh ha poi donato alla presidente dei Focolari un brano tratto dalle Sacre Scritture Sikh che raccontano l’amore e l’unione tra Dio e il creato, auspicando di continuare a camminare insieme per la pace e l’armonia dei popoli. Il 2 luglio la presidente dei Focolari ha tenuto il suo intervento all’incontro dei Segretari Generali delle Conferenze Episcopali d’Europa; presente anche Jesús Moran, Co-presidente, che ha partecipato ad una sessione di dialogo. Maria Voce ha sottolineato la “co-essenzialità tra doni gerarchici e doni carismatici nella Chiesa”. Per la presidente dei Focolari le diverse realtà “che nascono da un carisma hanno bisogno di vivere ben innestate nell’insieme della compagine ecclesiale di cui fanno parte e di coltivare un fecondo interscambio con tutte le altre realtà”. “Non si tratta di fare tutti insieme la stessa cosa, stando fermi ‘a casa’, ma di mettersi in cammino nelle direzioni più diverse, animati dalla comune ansia di arrivare fino ai confini della terra”. Infine ha indicato il profilo mariano della Chiesa quale dimensione che “insegna come dar vita a una pastorale autenticamente generativa”.
Dalle voci degli abitanti di Gerusalemme un punto di vista che scorge semi di speranza nella città più contesa al mondo oltre ciò che la cronaca ci consegna quotidianamente. https://vimeo.com/319177846 (altro…)
Profondo conoscitore del continente asiatico dove aveva vissuto quasi 30 anni e del quale parlava varie lingue, Silvio Daneo, spentosi recentemente, ha dato un importante contributo nell’ambito del dialogo interreligioso, non solo nel Movimento dei Focolari. Negli ultimi anni era impegnato per i più soli ed emarginati. Ora riposa nel cimitero di Loppiano. “Non è facile racchiudere in poche righe una vita intensa e avventurosa come la sua. Nel suo recente libro afferma di aver vissuto sette vite!‘, in una continua scoperta della ricchezza del divino in ogni persona incontrata“. Con queste parole Maria Voce, Presidente dei Focolari, ha ricordato Silvio Daneo, che per tutta la sua vita, per diffondere la spiritualità dell’unità, ha vissuto in molti Paesi dal nord America all’Asia: Usa, Filippine, Cina, Hong Kong, Macao, Taiwan, India, Thailandia, Pakistan e poi Singapore, Malesia, Indonesia e Vietnam. Il primo viaggio lo aveva affrontato a 21 anni nel 1962. Direzione gli Stati Uniti per dare vita, insieme ad altri due focolarini, al primo centro maschile del Movimento in Nord America. Quattro anni dopo vola dall’altra parte del mondo: con Guido Mirti, conosciuto nel Movimento come Cengia, arriva nelle Filippine. In Asia, nel corso degli anni, contribuirà alla nascita delle comunità dei Focolari in molti Paesi. Aveva un amore incondizionato per la gente, senza schemi prefissati, rivolto all’uomo ed al suo bene: aiutava tutti con cuore generoso affinché potessero percepire l’amore divino attraverso il servizio concreto e quotidiano. Pochi discorsi e molti atti concreti. Un giorno accompagnò un giovane del Movimento in un tempio buddhista per la sua ordinazione. Dormì per terra per giorni interi, mangiando quello che passavano i monaci, a temperature tropicali da capogiro, pizzicato dalle zanzare. Un gesto che segnò l’inizio del dialogo interreligioso in Thailandia. Silvio dette un contributo fondamentale per conoscere i monaci buddhisti thailandesi. Nel 1995 organizzò il primo incontro tra il monaco buddhista Phra Mahathongrattanathavorn e Chiara Lubich continuando a seguirne poi gli sviluppi fino a che la salute glielo ha permesso. Silvio conosceva musulmani, hindu, parsi, guru e lo faceva guardando e cercando il bene delle persone che aveva davanti. Personalmente Silvio mi ha donato tanto: devo a lui l’apertura che sento dentro di me per le grandi religioni ed il non sentire ostacoli di fronte a persone con credi diverso dal mio. “Ho ripetutamente descritto – diceva in uno dei suoi libri – che, in ogni Paese asiatico in cui ho abitato e di cui ho cercato di assimilare cultura e tradizioni, sono stato arricchito dalla conoscenza delle varie tradizioni religiose. Ho avuto molte concrete occasioni di conoscere persone praticanti le più diverse fedi, e proprio dalla loro testimonianza di vita, di preghiera, di meditazione, di coerenza, di dedizione agli altri, di onestà nel loro operare quotidiano, è nata in me l’esigenza di conoscere il contenuto delle dottrine insegnate dalle rispettive religioni”. Insieme abbiamo lavorato per l’apertura di una via commerciale in Vietnam nel 1990, con successo. Un giorno ci ha sorpreso a Bangkok quando l’abbiamo visto chinarsi per curare le ferite di alcuni lavoratori che costruivano la strada davanti casa: in ginocchio, ha disinfettato le loro ferite e le ha fasciate. Un gesto, per quei tempi, impensabile che ha colpito quei semplici lavoratori. Questi, poi, di loro spontanea volontà, costruirono, giorni dopo, la rampa di accesso tra la casa e la strada senza volere denaro, con grande sorpresa di tutti. Silvio ha incontrato vescovi, sacerdoti, Imam, Rabbini e monaci, salutandoli spesso nelle loro lingue originarie, con grande meraviglia di tutti. “Se venisse in mente a qualcuno di elogiarmi – scriveva Silvio Daneo nell’introduzione al suo ultimo libro – involontariamente commetterebbe un errore. Sono persuaso, almeno lo spero, di essere stato null’altro che uno strumento, spesso assai poco docile. (…) Tutto il merito e i riconoscimenti vanno a Lui, a Dio, il solo capace di compiere opere così grandi”. Negli ultimi anni a Roma, segnato dalla malattia, non ha mollato, spendendosi per carcerati, per gente sola, abbandonata, raccogliendo cibo e quant’altro poteva essere loro utile. Un anno fa circa, incontrandolo insieme ad un gruppo di monaci buddhisti thailandesi, mi sono accorto di quanto la malattia lo avesse purificato. Rimaneva il sorriso inconfondibile ed un viso luminoso, anche se pieno di dolore. Perché la vita è anche questo – ho pensato – saper arrivare in fondo conservando quello che conta, saper trasformare in amore, sempre più forte, tutto il dolore che ci viene incontro.
“A Dio importa che siamo uomini e viviamo l’amore scambievole”. Intervista a Claude Gamble, pioniere dei Focolari in Marocco. Dopo il viaggio apostolico negli Emirati Arabi, il viaggio del Papa in Marocco è stato un’altra importante occasione, come lui stesso aveva detto, “per sviluppare ulteriormente il dialogo interreligioso e la reciproca conoscenza fra i fedeli di entrambe le religioni”. Claude Gamble, che ha seguito la nascita delle prime comunità dei Focolari nel Paese, ci offre dei brevi flash tratti dalla sua esperienza. Quali sono oggi le sfide per i cristiani in Marocco? La sfida è quella di costruire ponti. Oggi siamo in una fase di estremismi che coinvolge tutti, cristiani e musulmani. Nei quartieri poveri è molto pericoloso perché le persone sono prese da idealismi che le radicalizzano. Andando alla messa, a Tangeri, con un gruppo di persone che condividono lo spirito dei Focolari, più volte fuori dalla chiesa abbiamo trovato pietre lanciate per intimidire, però noi crediamo alla fratellanza universale ed è questo che dobbiamo testimoniare. Pian piano qualcuno accetta questa amicizia. In Algeria, dove ho vissuto, gli esempi di fratellanza sono tanti: ogni volta che andavo a far visita ad una famiglia mi sentivo a casa. Erano tutti musulmani ma eravamo fratelli. L’amicizia è l’antidoto all’estremismo. A Dio importa che siamo uomini e viviamo l’amore scambievole. Cosa possiamo aspettarci da questo viaggio sul fronte del cammino per il dialogo? Il dialogo non è la ricerca di chi ha la verità, perché la verità ce l’ha Dio solo. Io credo che il Papa, come rappresentante della Chiesa cattolica, possa mostrare come vive il suo essere cristiano. Dunque si tratta di una testimonianza e come tale non si può rifiutare. Soprattutto perché lui viene in pace. La bellezza della mentalità araba è l’accoglienza, dunque accoglieranno il Papa come un fratello caro. L’incontro fra il Papa e il re è un invito a procedere insieme per il bene dell’uomo. Nel Movimento parliamo di dialogo ma anche di “comunione”. Vivere in comunione significa che io posso parlare da cristiano e tu da musulmano ma possiamo vivere insieme condividendo le esperienze. Questo si può fare a livello di relazioni personali, non di popoli, perché il dialogo è a tu per tu. In che modo persone di fedi e convinzioni diverse posso sentirsi fratelli? A livello umano è necessario valorizzare ciò che è comune. Nel Corano tutte le sure, tranne una, cominciano con la frase “Nel nome di Dio, il Misericordioso”, e con la parola misericordia un musulmano si avvicina molto a quello che noi intendiamo per amore. Dunque con i musulmani possiamo condividere la parola misericordia, che viene dal termine rahmache significa il grembo materno, dove c’è la culla della vita. E Dio, che è misericordia, ricorda l’amore di una mamma che custodisce il suo bambino. La stessa cosa vale per l’ebraico rehem, che ha la stessa radice semantica di rahma, e traduce le “viscere”, anche qui, di nuovo, il grembo materno. Dunque anche per l’ebreo la misericordia di Dio significa che dobbiamo avere un amore di mamma per gli altri. Per gli atei è lo stesso: un ateo che crede nell’uomo, crede nell’amore materno per l’altro. San Francesco, 800 anni fa, incontrava il sultano al-Kāmil in segno di pace. In Marocco inviò i primi frati. Da allora la presenza dei francescani nel Paese ha sempre incontrato grande rispetto. In Marocco i Frati Minori si lasciavano mettere in prigione per dare coraggio ai detenuti nelle carceri. Due di loro sono stati martirizzati. Recentemente il vicario generale di Tangeri ha ritrovato nelle biblioteche spagnole e marocchine più di 160 lettere tra i francescani e i sultani del Marocco, dove i sultani esprimono apprezzamento per il loro lavoro. Questo mostra che c’è un profondo rispetto per la Chiesa Cattolica. Il Re attuale ha chiesto il libro che raccoglie le lettere per conoscere questo antico rapporto. In definitiva, quale terreno comune ci può essere fra cristiani e musulmani? In comune c’è Dio. A chi dice che non abbiamo lo stesso Dio rispondo che non è vero. È come in una famiglia dove ci sono più figli. Col primo il padre è forse stato duro per correggerlo. L’ultimo è forse il preferito. Se a entrambi chiedi com’è il padre, il primo ti dirà che ne ha paura, l’ultimo che è un amore di padre. Eppure è lo stesso padre visto da angolature diverse.
La pace si può costruire in mille modi. A volte servono anche luoghi dove incontrarsi, luoghi di spiritualità, studio, dialogo e formazione. Un progetto dei Focolari per Gerusalemme. https://vimeo.com/319174305